CULTURA  
    di Fausto Provenzano    
       
    LA CATTEDRALE DI PALERMO    
   
Di fronte allo studio giace da mille e più anni la cattedrale.
Enorme e statica .
Dalle possenti mura, e merlate, essa è anche una cinta muraria che difende una città nel deserto.
Non so dirvi se mi trovo al di qua o al di là del proseguimento delle sue mura.
Infatti la cattedrale è dimorfica e può farti sentire dentro o fuori la città.
Quale città?
Propendo per un regale avamposto del regno di un emiro: potremmo essere in Afghanistan o più probabilmente in Marocco, comunque in un luogo ai limiti di un deserto che continua oltre, del quale la muraglia segna al contempo l'inizio e la fine.
Le mura possenti e alte, costruite con la nostra pietra arenaria che ha conosciuto lo sciabordio del mare, la sua risacca primordiale (ne sono segno i fossili che ancora ingloba: le grandi conchiglie, diremmo noi profani, che sembrano segnali del camino di san Jago), le piccole finestre timorose di assalti, il ricamo di fastigi e ricorsi che ingentiliscono la sua possanza.
Dai merli potrebbero apparire punte di frecce, e certo questo avvenne.
Ai suoi piedi un patetico giardinetto geometrico vuol contrastare, a chi proprio lo vuol fare, lo spettacolo indecente appena fuori le mura della città. Fatto di sterpi e concime, radi cespugli, carogne, buttate giù dalle mura per non appestare l'aria: ma siamo quindi all'esterno.
Se invece vogliamo sentirci entro le mura, nella città che esse difendono, siamo in un camminamento di armigeri pronti all'estrema difesa delle mura.
Antichi archi murati indicano come il tempo e le astuzie progressive abbiano potuto sovrapporsi con naturalezza, senza complessi e pentimenti.
Ogni emiro o generale ha voluto lasciare il segno della sua presenza, così resa meno effimera.
Uno realizzando un grande camminamento aereo, un altro operando un enorme foro rotondo in alto, buono per apprestare le prime salve di cannone, un altro ancora ricamando una infinita serie di archetti lanceolati intervallati da colonnine esili, come fanciulle offerte al nemico per impetrarne la rinuncia all'assedio.
Questo costruire per essere menzionati nel futuro, dalle future generazioni, in molti casi appare esercizio futile e distratto di chi non vuol ammettere che l'opera resta, non la memoria del suo fortuito autore.
Per questo l'architettura non sempre perdona, in virtù della sua stessa durata, le ambizioni memoriali.
Quattro torri da minareto sorvegliano poi il paesaggio per ampio tratto. Esse vedono più lontano, come il popolo riconosce al generale della guarnigione; hanno campane e banderuole per conoscere il percorso del vento e avvertire di quel polverone che si intravede in lontananza.
Questo fortilizio è irregolare per altimetria delle sue parti, ciascuna tesa a dissimulare, si direbbe, con inadeguati artifici decorativi, la reale portata difensiva dell'avamposto.
La Santa Romana Chiesa, impadronitasi della città, con adeguato ritardo di tempo - lunga riflessione imposta dalla stessa gravità della materia - collocò sopra il maschio centrale un cilindro sormontato da una ogiva.
Questo enorme proiettile a retrocarica era poi richiamato da altri simili ordigni ma di minore calibro, che, in numero di otto per lato, costituivano l'ulteriore armamento della Controriforma: una cartucciera da mitraglia che si ripeteva per ogni chiesa della città antica.
L'antico muro si trasformò così in una santabarbara contro le eresie.
Fausto Provenzano
Le quattro torri angolari, per quanto in anticipo sui tempi, preannunciavano ingenuamente missili da venire.
CULTURA
di Lino Lavorgna
A NATION ONCE AGAIN
LA LOTTA FRATRICIDA CONTINUA
Le continue stragi e i feroci scontri tra le due fazioni in lotta spinsero il Governo britannico a individuare una soluzione ritenuta accettabile per tutti. Con l'abolizione del Parlamento di Stormont si stabilì che i cittadini nord-irlandesi avrebbero avuto una loro Assemblea (Northern Ireland Constitution Act, 1973). Ai cittadini coinvolti nella guerriglia, nonostante l'opposizione di molti parlamentari, fu riconosciuto lo status di prigionieri politici, come da loro fortemente richiesto. Fu anche stabilito che, per qualsivoglia cambiamento dello status costituzionale, si rendeva necessario il consenso della maggioranza dei cittadini nord-irlandesi, tenendo conto, per quanto possibile, anche del punto di vista dell'EIRE. In un articolo dell'atto parlamentare si legge testualmente: "Con la presente [legge, N.d.R.] si dichiara che l'Irlanda del Nord resta parte dei domini di Sua Maestà e del Regno Unito, e si afferma che in nessun caso l'Irlanda del Nord o parte di essa cesserà di far parte dei domini di Sua Maestà e del Regno Unito senza il consenso della maggioranza del popolo dell'Irlanda del Nord, che vota in un sondaggio tenuto ai fini della presente sezione in conformità con l'Allegato 1 alla presente legge".
L'intento era quello di placare gli animi dei militanti dell'Ira e dei fiancheggiatori e non a caso fu anche stabilito che i rappresentanti della minoranza cattolica partecipassero al potere esecutivo. Come già anticipato nel capitolo precedente, anche tra i cattolici nacquero dei dissensi e i moderati ostili all'Ira diedero vita al Partito Socialdemocratico e Laburista (SDLP), che rifiutava la lotta armata come strumento per ottenere l'indipendenza. Il 9 marzo 1973 i nord irlandesi furono chiamati a scegliere, con un voto referendario (nella nota succitata definito "sondaggio"), se restare provincia del Regno Unito o riunificarsi con l'Eire e formare un'Irlanda unita.
Il referendum fu giudicato dai cattolici una presa per i fondelli in quanto era chiaro che avrebbero vinto gli unionisti, più numerosi: (più o meno il 60% contro il 40%). Fu deciso di boicottarlo, pertanto, lasciando ai soli protestanti il compito di recarsi alle urne. Va detto, tuttavia, che anche alcuni cattolici, per lo più elettori del SDLP, votarono per il remain, nonostante il chiaro appello al boicottaggio lanciato anche dai dirigenti del loro partito. Su un totale di 1.029.544 votanti, quindi, si ebbe un'astensione di circa il 42%, che consentì agli unionisti di vincere con il 98,2%. I militanti dell'Ira manifestarono il loro disappunto con numerosi attentati, sia nel Nord Irlanda sia a Londra, dove due autobombe provocarono un morto e duecento feriti. Lo scontato risultato referendario portò alla creazione di un esecutivo formato da sei membri degli Unionisti Ufficiali e cinque membri del Partito Socialdemocratico e Laburista.
Questo atto politico, alla pari di tanti altri descritti in precedenza, consente una considerazione molto importante, che la dice lunga sul perché il processo di riunificazione non è mai andato in porto: il Partito dei cattolici moderati, che aveva boicottato legittimamente il referendum, non ci pensò due volte a governare con gli unionisti. Ѐ si vero che era nato proprio con quello scopo, concettualmente definibile, come in effetti da tanti definito, "un nobile proposito1", ma a quel punto era anche chiaro che gli unionisti non avrebbero mai lasciato vero spazio operativo ai cattolici e che l'unica opposizione seria era quella effettuata dal Sinn Féin. Si andò avanti a tentoni, pertanto, e fu concordata con il governo dell'EIRE una conferenza che si tenne nel piccolo villaggio di Sunningdale, una cinquantina di chilometri a ovest di Londra. (Sunningdale Agreement, 9 dicembre 19732). Fu stabilita l'istituzione di un Consiglio d'Irlanda che avrebbe dovuto consentire una cooperazione tra l'entità giuridica nord-irlandese e l'Eire, riunendo collegialmente rappresentanti della nuova Assemblea nordirlandese e rappresentanti del parlamento irlandese. Il Consiglio era composto da trenta membri della nuova Assemblea nord-irlandese e da trenta membri del Dail di Dublino, ossia la camera bassa dell'Oireachtas (Parlamento) della Repubblica d'Irlanda. I socialdemocratici irlandesi in buona fede (perché ovviamente non tutti erano come quelli descritti nella nota nr. 1) confidavano, ingenuamente, che il Consiglio potesse rappresentare il primo passo verso l'unità dell'isola. I protestanti, infatti, temendo che con il Trattato si sarebbe potuto realmente coronare il sogno unitario dei cattolici, formarono l'Ulster Unionist Council, organismo di contrasto composto dagli eletti nell'Assemblea, che subito firmarono una mozione di sfiducia nei confronti dell'Esecutivo, guidato da Brian Faulkner, anch'egli unionista ma convinto sostenitore dell'accordo sottoscritto a Sunningdale e per questa ragione inviso alla maggioranza dei colleghi di partito. La mozione fu respinta e l'Ulster Workers Council indisse uno sciopero generale, cui aderì anche l'Ulster Defence Association, che mise in ginocchio le Contee e sancì il completo fallimento del Trattato nel maggio 1974. Il successo galvanizzò i protestanti, che ripresero una feroce campagna di attentati contro inermi cittadini cattolici e i militanti dell'Ira. La risposta non si fece attendere e ancora una volta fu la violenza ad avere il sopravvento. Nell'ottobre 1974, a Guildford, cittadina a sud-est di Londra, due bombe, collocate in due pub frequentati prevalentemente da militari inglesi, provocarono cinque vittime (quattro militari e un civile) e sessantacinque feriti. Il 21 novembre 1974 si replicò in due pub di Birmingham, con un bilancio più grave: ventuno vittime e 182 feriti. Gli attentati alimentarono il già abbondante odio nei confronti dei nord-irlandesi cattolici, grazie anche alla stampa che non perse tempo nel gettare benzina sul fuoco: l'essere umano è portato a vedere il male solo negli altri, senza rendersi conto di quello proprio e senza mai chiedersi il perché di certe azioni.
Le masse inferocite avevano bisogno di colpevoli da crocifiggere, ma i guerriglieri dell'Ira non erano certo degli sprovveduti e non avevano lasciato alcun elemento che consentisse la loro identificazione. Il Parlamento di Westminster, però, varò in fretta e furia il Prevention of Terrorism Acts (Legge di prevenzione contro il terrorismo), che prevedeva il fermo dei cattolici per sette giorni, senza assistenza legale, sol che fossero sospettati di simpatizzare per l'Ira - accusa che praticamente era possibile imputare al 90% dei cattolici - ed essere processati senza una giuria. Le pressioni sulle forze dell'ordine affinché trovassero subito "dei" colpevoli s'intensificavano giorno dopo giorno e alla fine, in mancanza di meglio, furono presi undici poveracci che con l'Ira non avevano nulla a che vedere e sbattuti in prigione. Bisognava indurli a confessare, però, per rendere credibile l'arresto, cosa che fu ottenuta facilmente con i pressanti interrogatori, la tortura psicologica, la privazione del sonno e la minaccia di uccidere i familiari. A uno di loro, Paul Hill, dissero che avrebbero ucciso la moglie incinta se non avesse "confessato". Alle confessioni estorte con la tortura furono allegati falsi verbali dai quali risultava la positività alla nitroglicerina, che i poveretti manco sapevano cosa fosse. In un processo farsa furono comminati quattro ergastoli; due condanne a 14 anni; tre condanne a dodici anni; due condanne a 5 e 4 anni per due fratelli minorenni. Un vero incubo per due famiglie imparentate, che in prigione subirono pesanti vessazioni. Nei testi e nei media che si sono occupati della vicenda si parla dei "quattro di Guildford" (Gerry Conlon, Paul Hill, Carole Richardson e Paddy Armstrong) e dei "sette Maguire", creando un po' di confusione. Tra i sette Maguire, infatti, vengono inseriti anche Giuseppe Conlon (padre di Gerry3 e cognato di Anne Smith, che aveva sposato suo fratello Patrick), e Patrick O'Neill, amico di famiglia. In pratica i membri della famiglia Maguire arrestati furono cinque: Anne e il marito Patrick; il primo figlio diciassettenne Vincent; il secondo figlio quattordicenne Patrick; Sean Smith, fratello di Anne, 37enne.
I membri dell'Ira rivendicarono ufficialmente l'attentato e nel dicembre 1975, quattro militanti catturati a Londra per altri fatti, dichiararono che degli undici se ne ignorava addirittura l'esistenza e pertanto andavano scarcerati subito. I giudici, però, fecero orecchie da mercanti: con la riapertura del processo avrebbero perso credibilità agli occhi dell'opinione pubblica. Dopo tutto si trattava solo di undici poveracci irlandesi: marcissero pure in carcere, anche se innocenti. Per l'attentato di Birmingham accadde esattamente la stessa cosa: altri sei irlandesi innocenti (Hugh Callaghan, Patrick Hill, Gerard Hunter, Richard McIlkenny, William Power e John Walke) furono condannati all'ergastolo nel 1975.
Giuseppe Conlon inviò numerosi appelli ai media, ai politici, ai giudici, chiedendo che si riaprisse il processo, facendone chiaramente percepire la natura farsesca e strumentale, ma fu tutto inutile: si ammalò, non fu curato e morì tra le sbarre il 23 gennaio 1980, senza aver potuto mai rivedere il figlio. La sua tragica morte, però, diede linfa ai tanti appelli rimasti inascoltati, e qualcosa iniziò a muoversi.

Vi è un dato importante su questo punto che, come per tante altre fenomenologie sociali più o meno analoghe, non viene preso sufficientemente in considerazione, pur essendo fondamentale per inquadrare il problema. Gli inglesi che "bramavano" sangue irlandese sapevano benissimo che il processo era una farsa e che gli attentati erano imputabili a "veri" militanti dell'Ira: bastava guardarli anche senza che aprissero bocca, gli imputati, per capire che manco alle giostre sarebbero stati capaci di imbracciare un fucile e men che mai di destreggiarsi con gli esplosivi e organizzare attentati impeccabili. La farsa giudiziaria, tuttavia, risultava appagante in virtù di particolari processi mentali e quindi scambiata per un legittimo processo. Attenzione: non si faccia confusione tra gli esponenti del potere (magistrati, politici, giornalisti) e le masse: i primi mentivano sapendo di mentire e con spietato cinismo mandavano innocenti in galera, esponendoli al pubblico ludibrio; il popolo "si convinceva realmente" della colpevolezza degli imputati, anche di fronte a un'evidenza che avrebbe dovuto e potuto consentire di aprire gli occhi. La psicologia spiega questa distonia dell'essere con il termine "scotoma", mutuato dalla scienza oculistica: l'occhio vede solo ciò che la mente vuole vedere. Allo scotoma spesso si associa una seconda distonia mentale che affligge una consistente fetta del genere umano: ridurre il proprio livello di frustrazione, per qualsivoglia motivo insorto, praticando atti di violenza contro chi non si possa difendere. Anche la manifestazione di odio verso soggetti con in quali non si entrerà mai in contatto, infatti, è una forma di violenza. Si rendono necessari eventi davvero straordinari o sconvolgenti affinché l'effetto di offuscamento mentale cessi e sentimenti diversi affiorino - parliamo sempre "esclusivamente" delle masse aduse a ragionare di pancia e a conferire valore assoluto al proprio pensiero - facendo cambiare completamente le prospettive analitiche, tra l'altro a volte sostituite da altre non meno fallaci delle precedenti. Nella fattispecie, la stampa iniziò ad attenuare la linea aggressiva nei confronti degli irlandesi ingiustamente imprigionati; a livello di opinione pubblica si iniziò a parlare sempre più insistentemente della loro innocenza e dell'atroce morte provocata al povero Giuseppe Conlon; Amnesty International (che quando non esagera nella difesa di chi si renda colpevole di crimini efferati, fa cose buone) intervenne drasticamente, denunciando le decisioni strumentali dei giudici e diffondendo gli articoli della stampa irlandese, che evidenziavano punto per punto le discrasie processuali e la chiara volontà persecutoria. A poco a poco, persone che fino al giorno precedente sputavano fuoco e fiamme contro gli irlandesi, si trovarono a marciare a favore dei detenuti, chiedendone la scarcerazione. E' a questo punto che entra in gioco l'avvocato inglese Gareth Peirce, nota per la sua straordinaria abilità nella tutela dei diritti civili. (Vi invito a guardare il film "Nel nome del Padre", diretto da Jim Sheridan, con lo straordinario Daniel Day-Lewis che interpreta Gerry Conlon ed Emma Thompson nei panni della Peirce, la cui struggente colonna sonora è stata composta da Bono degli U2 - già citati per il brano sul Bloody Sunday - e dal cantante irlandese Gavin Friday). La Peirce si mise al lavoro sommando furore civile a razionale metodo professionale e ben presto riuscì a dimostrare che le prove erano state manipolate e la pubblica accusa aveva nascosto ogni elemento in grado di scagionare gli imputati. Negli archivi della polizia trovò documenti che riportavano la scritta: "da non mostrare alla difesa". Vinse la sua battaglia e il 19 ottobre 1989, dopo ben quindici anni dietro le sbarre, "i quattro di Guildford" furono finalmente scarcerati. Per i cinque Maguire e l'amico di famiglia, invece, l'innocenza fu riconosciuta solo nel 1991, quando ormai avevano finito di scontare le proprie condanne. Il riconoscimento valse simbolicamente anche Giuseppe Conlon, che come abbiamo visto morì in carcere.
Gerry Conlon, dopo la terribile esperienza, non riuscì più a reinserirsi nella vita civile: depresso, sfiduciato, ferito nel profondo dell'animo per essere stato, sia pure senza colpa diretta, causa delle sofferenze e della morte del padre, si diede all'alcool e morì di cancro il 21 giugno 2014, a sessanta anni. Paul Hill, invece, s'impegnò subito nella causa dei diritti umani e scrisse il libro "Anni rubati" (Dalai Editore, 1995), che funse da soggetto per il film "In nome del padre". Nel 1993 si sposò con Courtney Kennedy, figlia del senatore Bob (assassinato nel 1968) e nipote dell'ex presidente John (assassinato nel 1963). La coppia si separò nel 2006 e la loro unica figlia, Saoirse Rosin, morì a soli 22 anni, nel 2019, per overdose.
Paddy Armstrong si trasferì a Dublino con la moglie, che gli ha dato due figli. Nel 2017 ha scritto un bellissimo saggio (purtroppo non disponibile in italiano): "Life after Life" (Edito da Gill Books), nel quale esprime una toccante testimonianza sulla capacità di resistenza dello spirito umano, sul potere del perdono e sulla ritrovata libertà che funge da balsamo in grado di guarire le profonde ferite causate dall'ingiustizia più selvaggia. "Questo libro mette in luce la dolce anima di Paddy", esclamò commosso il regista Jim Sheridan, dopo averlo letto. Nel 2014, quando morì Gerry Conlon, Paddy volle mettersi al posto di uno dei portatori di bara a spalla, per accompagnare l'amico fino alla tomba, nel Miltown Cemetery di Belfast, dove riposano tanti eroi della resistenza irlandese. Carole Richardson si ritirò a vita privata dopo essersi sposata e aver messo al mondo una figlia. E' morta di cancro, a 55 anni, nel 2013. I figli di Anne e Patrick, ai quali fu negata la loro adolescenza, continuano a raccontare la tragica storia in conferenze e convegni celebrativi. Il 14 marzo 1991 furono scarcerati anche i sei di Birminghan, con il pieno riconoscimento della loro innocenza.
Tony Blair, così come fece il suo predecessore Cameron nel 2010 per il Bloody Sunday (vedi la terza parte, Confini nr. 109), si scusò per i quattro di Guildford, riconoscendo "l'errore giudiziario" in una lettera inviata a Courtney Kennedy e resa pubblica durante un programma della BBC: "Credo che sia un atto d'accusa contro il nostro sistema di giustizia e motivo di grande rammarico quando qualcuno subisce una punizione a causa di un errore giudiziario. Ci sono stati errori giudiziari nel caso di suo marito, e nei casi di coloro che sono stati condannati insieme con lui. Sono davvero molto dispiaciuto che ciò sia accaduto". In questo caso, però, la toppa fu peggiore del buco, come si suol dire: parlando di "errore giudiziario" svilì "artatamente" la vera essenza di un dramma umano, civile e politico. Non dimentichiamo che Blair fa parte del primo gruppo succitato (i potenti spietati), non delle masse ballerine, e il suo cinismo avrebbe raggiunto vette apicali nel 2003, quando passò a Bush Junior le informazioni sulle presunte armi di distruzione di massa possedute da Saddam, pur sapendo che erano false.
Ben altro avrebbe dovuto fare, invece, per dare un effettivo segnale di vero rincrescimento: riconoscere l'azione strumentale dell'autorità giudiziaria e mettere sotto accusa il giudice che emise la sentenza, il feroce e squallido John Donaldson, che si permise anche di lamentarsi per non aver potuto comminare la pena di morte, come avrebbe desiderato, impedendogli di proseguire la brillante carriera, culminata col prestigioso incarico di Master of the Rolls, il secondo giudice più importante d'Inghilterra dopo il Lord Chief. Per tutti pagarono i tre poliziotti che avevano occultato le prove, come se fossero stati loro i registi della messa in scena e non dei timorosi e forse non consenzienti esecutori di ordini.
ANNI OTTANTA: BOBBY SANDS E I MARTIRI DI LONG KESH
Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, alias Robert Gerard Sands, detto "Bobby", nacque a Belfast il 9 marzo 1954, in un quartiere popolato prevalentemente da protestanti, confessione abbracciata dai suoi avi. I genitori, John (deceduto nel 2014) e Rosaleen (deceduta nel 2018), invece, erano cattolici e ben presto furono costretti a trasferirsi in una nuova dimora nella zona sud di Belfast, amorevolmente messa a disposizione dai genitori di Rosaleen, per sfuggire alle continue intimidazioni dei lealisti. Bobby era il maggiore di quattro figli: Marcella, nata nel 1955; Bernadette, nata nel 1958, importante membro della causa indipendentista, fondatrice del County Sovereignty Movement e moglie di Michael McKevitt, a sua volta importante membro dell'Ira (deceduto nel gennaio 2021); Sean, nato nel 1962.
L'infanzia di Bobby è stata segnata dalla continua visione delle angherie subite dai cattolici. Una vicina offendeva sistematicamente la madre, mentre il papà era al lavoro. Rosaleen subiva in silenzio, per evitare guai peggiori alla famiglia. Anche dopo il trasferimento, però, i problemi non si risolsero del tutto e la casa fu quasi distrutta dai lealisti. La famiglia, pertanto, preferì trasferirsi in un altro quartiere, più protetto, nella zona ovest della città.
Bobby, nel 1970, iniziò un apprendistato come carrozziere, ma le continue vessazioni subite lo costrinsero ad abbandonare il percorso formativo. La goccia che fece traboccare il vaso si ebbe nel 1971, quando i colleghi lo affrontarono armi in pugno, dicendogli che la zona dove sorgeva l'istituto era interdetta ai "sporchi feniani" e che se si fosse fatto rivedere lo avrebbero ucciso. Nel 1972, a diciotto anni, entrò nel 1° Battaglione della Brigata "Belfast" dell'Ira, citata in un precedente articolo per motivi strettamente personali4. Nello stesso anno sposò Geraldine Noade e nel 1973 nacque il loro unico figlio, Gerard.
Arrestato più volte e condotto nel terribile carcere di Long Kesh, si batté ripetutamente affinché ai combattenti dell'Ira fosse riconosciuto lo status di prigionieri politici. Con i compagni di prigionia, nel 1978, diede vita alla dirty protest: spalmavano gli escrementi sui muri delle celle e buttavano l'urina sotto le porte per evitare di essere picchiati duramente dai secondini quando andavano a svuotare i buglioli. Dopo quattro anni di trattamenti disumani, i detenuti decisero di dare seguito a proteste più incisive e il 27 ottobre 1980 iniziarono il primo sciopero della fame. Bobby Sands, che già fungeva da portavoce del gruppo, fu scelto come ufficiale comandante della rivolta. Lo sciopero della fame durò 53 giorni e fu interrotto a seguito delle promesse della Thatcher sull'accoglimento delle loro istanze. Promesse mai mantenute. Il 1° marzo 1981, pertanto, Bobby Sands decise che si sarebbe dovuto iniziare un secondo sciopero della fame, coinvolgendo più detenuti, in modo che subentrassero a coloro costretti a fermarsi avendo raggiunto condizioni critiche. Poco dopo l'inizio dello sciopero morì Frank Maguire, un repubblicano indipendente non affiliato all'Ira, membro del Parlamento del Regno Unito per il collegio di Fermanagh and South Tyrone. Per le elezioni suppletive Bobby Sands fu scelto come candidato del Sinn Féin, ma con una lista denominata Anti H-Blocks/Armagh Political Prisoner (H-Blocks erano gli otto edifici tristemente famosi del carcere di Long Kesh; nel carcere femminile di Armagh erano rinchiuse le detenute dell'IRA e dell'INLA- Irish National Liberation Army). Nonostante fosse impossibilitato a dialogare con gli elettori, sia per lo stato detentivo sia per le condizioni pietose in cui si era ridotto, Bobby Sands strapazzò il rivale dell'Ulster Unionist Party, diventando, a 27 anni, il più giovane membro del Parlamento del Regno Unito. Come rabbiosa vendetta, il Governo varò subito una legge che vietava ai detenuti di partecipare alle elezioni politiche. Il cinque maggio 1981, dopo sessantasei giorni di digiuno, il grande cuore dell'Eroe cessò di battere. La sua morte generò sdegno in tutto il mondo e su Londra piovvero miglia di richieste da parte di governanti, politici, associazioni, semplici cittadini, affinché si creassero le condizioni per far interrompere lo sciopero della fame agli altri detenuti. Quella perfida donnaccia alla guida del Regno Unito, però, non diede ascolto a nessuno e lasciò morire, uno dopo l'altro, i compagni di sventura dell'Eroe, ivi compresi alcuni militanti dell'Inla (Irish National Liberation Army, organizzazione parallela dell'Ira, ma politicamente più orientata a sinistra) di seguito citati mentre la gola prende a bruciare e gli occhi luccicano, come sempre accade quando devo rievocare le tragedie scaturite dall'umana crudeltà: Francis Hughes, di Bellaghy, contea di Derry, 12 maggio; Raymond McCreesh, di Camlough, contea di Armagh, 21 maggio; Patsy O'Hara (membro dell'Inla) di Derry,21 maggio 1981; Joe McDonnell, di Belfast, 8 luglio 1981; Martin Hurson, di Cappagh, contea di Tyrone, 13 luglio 1981; Kevin Lynch (Inla), di Dungiven, contea di Derry, 1º agosto 1981; Kieran Doherty, di Belfast, 2 agosto 1981; Thomas McElwee, di Bellaghy, contea di Derry, 8 agosto 1981; Mickey Devine (Inla) di Derry, 20 agosto 1981. Riposano tutti nel cimitero di Miltown, a Belfast. A Derry, nel quartiere del Bogside, dove si trova il Free Derry Corner, è stato eretto un memoriale a forma di H. Sotto i nomi delle vittime - è proprio il caso di dirlo una volta tanto non in senso figurato: scolpita sulla pietra - vi è una delle tante stupende frasi lasciate in eredità al mondo da Bobby Sands: "La nostra vendetta sarà la risata dei nostri figli". I memorial e i murales di Belfast e Derry meritano di essere visti almeno una volta, nella vita.

Durante lo sciopero della fame gli scontri tra le due fazioni crebbero notevolmente. L'Ira colpiva prevalentemente le guardie carcerarie che maltrattavano i detenuti; i lealisti colpivano indiscriminatamente tutti i cattolici. Il Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord, presumendo di allentare la tensione, nel 1982 propose un progetto di legge per la creazione di un'Assemblea elettiva cui delegare gli affari interni dell'Ulster, sulla base di una devoluzione progressiva. Le elezioni si tennero il 20 ottobre e cinque dei 78 seggi furono conquistati dal Sinn Féin che, nelle successive elezioni generali del 9 giugno 1983, incrementò sensibilmente il consenso elettorale (da 64.191 a 102.701 voti) eleggendo al parlamento di Westminster quel gigante della causa indipendentista che risponde al nome di Gerry Adams.
L'Assemblea varata nel 1982 ebbe vita breve e fu sciolta nel 1986, senza esercitare alcun peso sulla politica nordirlandese: i protestanti, infatti, non avevano nessuna intenzione di condividere il potere con i cattolici.
Allarmato dal crescente successo del Sinn Féin, ma soprattutto dal soverchiante carisma di Gerry Adams, John Hume (rimando ancora alla nota nr. 1), si recò a Dublino per chiedere l'aiuto del Primo Ministro dell'EIRE, Gerry Fitzgerald. I due leader organizzarono un convegno passato alla storia come "New Ireland Forum", al quale parteciparono i delegati dei principali partiti nord-irlandesi (Fianna Fáil, Fine Gael, Labour e SDLP) che, seppure avversari tra loro, trovavano sempre una salda unione quando si trattava di andare contro il Sinn Féin. Il Forum si svolse dal 21 settembre 1983 al 9 febbraio 1984, suscitando l'ilarità degli esponenti del Sinn Féin, che lo bollarono come una "lunga chiacchierata senza costrutto", come di fatto si rivelò realmente. Quasi cinque mesi di discussioni infinite, cui parteciparono anche importanti esponenti della società civile, docenti, accademici, scrittori, religiosi di varie confessioni, per redigere due stringate proposte da sottoporre alla Thatcher, per le quali non serviva alcuna discussione, rappresentando esse un obiettivo secolare, e una misera opzione: un'Irlanda unita con il consenso dei cittadini delle trentadue Contee, la creazione di uno Stato federale oppure la creazione di un'autorità congiunta.
Cinque mesi di inutile lavoro bruciati in cinque secondi, ossia il tempo necessario alla Thatcher per dire, durante una conferenza stampa: "questo è fuori; questo è fuori; questo è fuori".
Dopo la fase tragica, diceva qualcuno che non mi va di citare, la storia si ripete come farsa e così, ancora una volta, fu stipulato l'ennesimo inutile trattato tra i rappresentanti del Regno Unito e della Repubblica d'Irlanda che prevedeva il consenso della maggioranza della popolazione nord-irlandese per la modifica dello status costituzionale. Il Trattato prese il nome dal castello di un piccolo villaggio non lontano da Belfast, dove fu sottoscritto il 15 novembre 1985: "Trattato di Hillsborough". Esso prevedeva anche una Conferenza intergovernativa, presieduta dal Ministro degli Esteri irlandese e dal Segretario di Stato dell'Irlanda del Nord, il cui compito consisteva nella gestione dei problemi giuridici, politici e di sicurezza comuni alle due entità irlandesi. Si auspicava, infine, la creazione di un governo nord-irlandese che fosse compatibile con gli interessi della minoranza cattolica.
Come sempre accaduto per qualsivoglia concessione ai cattolici, anche di infima importanza, i protestanti si opposero con determinazione al Trattato, dichiarando addirittura di "sentirsi traditi" dal Governo inglese. Manco a dirlo, gli attentati contro i cattolici ripresero, impetuosi, in tutte le Contee. Furono anche organizzati scioperi e manifestazioni di vario tipo per far giungere a Londra un chiaro messaggio di disaccordo. Per rendere il messaggio ancora più eloquente si effettuarono sistematici attacchi agli agenti della RUC (già citata nei capitoli precedenti: il Corpo di polizia al servizio del Governo inglese), molti dei quali ebbero le case incendiate e finirono all'ospedale per le botte ricevute durante gli scontri, che li vedevano in forte difficoltà, non potendo certo usare contro i protestanti le maniere forti solitamente usate contro i cattolici. Il messaggio fu ben recepito da Londra e, nel 1988, il Governo emanò un provvedimento in pure stile talebano, il Broadcasting Ban, in base al quale fu vietato agli esponenti di dieci organizzazioni politiche nord-irlandesi di parlare in trasmissioni televisive e radiofoniche. Per salvare la faccia nell'elenco furono inseriti anche un paio di gruppi unionisti, ma era chiaro a tutti che s'intendeva colpire precipuamente il Sinn Féin. Il ministro dell'Interno Douglas Hurd, rivolgendosi ai membri della Camera dei Comuni, affermò testualmente: "I terroristi traggono sostegno e sostentamento dall'accesso alla radio e alla televisione; è giunto il momento di negare questa facile piattaforma a coloro che la utilizzano per propagare il terrorismo". Gli fece da eco la donnaccia a capo del Governo, che a sua volta dichiarò: "Negherò ai terroristi l'ossigeno della pubblicità". Per la cronaca: il Broadcasting Ban è stato revocato solo nel 1994, grazie anche alle continue proteste dei giornalisti, in particolare della BBC, che contestarono sin dall'inizio l'assurdo provvedimento, che tra l'altro contemplava anche l'abominio della "retroattività": le emittenti televisive non potevano trasmettere nemmeno i documentari, i film, i reportage realizzati in precedenza, se in essi figuravano esponenti dei gruppi sanzionati con l'oblio mediatico. (continua, i capitoli precedenti sono stati pubblicati nei numeri 106, 107, 109 di Confini: www.issuu.com/confini)



NOTE
1. John Hume ha vinto il premio Nobel per la pace, è stato nominato Cavaliere Comandante dell'Ordine Pontificio di San Gregorio Magno e addirittura "Il più grande d'Irlanda" in un sondaggio pubblico. Leviamoci il cappello e facciamogli un bell'inchino, pertanto, per il doveroso rispetto che si deve non solo a lui ma anche agli alti dignitari della Fondazione Nobel, a Sua Santità Benedetto XXI e al popolo irlandese, che da sempre porto nel cuore, insieme con i luoghi magici di un'isola realmente "fantastica", nella quale si sogna ad occhi aperti, fino al momento in cui (purtroppo in lassi di tempo sempre troppo brevi) non t'imbatti in uno dei mille simboli che spezzano il cuore, facendone riaffiorare la tormentata storia. Detto questo, per quel poco che può valere il mio pensiero, mi corre comunque l'obbligo di precisare che non ho mai creduto alla sua "purezza d'intenti" e ancor meno a quella dei suoi successori. Mi è capitato di parlare con alcuni sostenitori del partito e mi hanno sempre dato l'impressione, tanto per rendere l'idea, che in Italia danno soggetti come Berlusconi e Renzi o ancora meglio i loro servi, pronti a spararle grosse pur di tutelare esclusivamente i loro interessi, magari dicendo oggi il contrario di ciò che dicevano ieri. Posso sbagliarmi io, ovviamente, ma ricordo che anche di Costantino si dice ancora che sia stato un "grande" imperatore (per mantenersi al potere fece uccidere il suocero, la moglie Fausta, il figlio Crispo, il marito della sorella Costanza, il cognato e s'inventò la favoletta della croce in cielo per galvanizzare i suoi soldati nella battaglia di Ponte Milvio, comportandosi come un Berlusconi qualsiasi che alterna le promessi di milioni di posti di lavoro a promesse di pensioni sostanziose pur di gabbare un po' di creduloni). In quanto alla nomina papale, ricordo che la Chiesa cattolica (tacendo su altro) ha nominato santo Carlo I d'Asburgo, che autorizzò le armi chimiche durante la battaglia di Caporetto, adducendo come prova della sua santità "la guarigione delle vene varicose di una suora in Sudamerica che pregava per lui". Alfred Worm, considerato uno dei giornalisti austriaci più importanti del XX secolo, dichiarò testualmente: "La beatificazione di Carlo I è una presa per i fondelli dei fedeli. Centinaia di migliaia di persone sono morte come martiri nei campi di concentramento. Loro non vengono fatti santi. La lobby dei monarchici ce la fa con le vene varicose. E l'Austria ufficiale applaude. Penoso" (Frase tratta da un articolo de "Il Piccolo" di Trieste del 3 ottobre 2004, a firma di Flavia Foradini, citata nel saggio sulla Grande Guerra "Il Piave mormorava", pubblicato a puntate su Confini da gennaio a dicembre 2018). Ciò premesso, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Sul comportamento delle masse presumo di aver scritto già abbastanza e quindi faccio solo riferimento a tanti pregressi articoli pubblicati in questo magazine e altrove, aggiungendo solo, per dovere di cronaca, che anche in Irlanda del Nord si stanno rendendo conto, sia pure con molto ritardo, che forse hanno preso un grande abbaglio con la "beatificazione" dei furbastri socialdemocratici, ridimensionandoli progressivamente politicamente, a vantaggio di chi veramente il consenso se lo merita per il suo passato, per il presente e sicuramente per ciò che farà anche in futuro, nel commosso ricordo di chi alla causa indipendentista ha donato la propria vita.
2. A pag. 176 un mio articolo sul "Secolo d'Italia" del 12 dicembre 2017: www.issuu.com/linolavorgna/docs/lino_lavorgna_-_raccolta_articoli_2
3. Giuseppe, operaio in una fabbrica di vernici a Belfast, si era recato a Londra per chiedere informazioni sul figlio, ben sapendo che era innocente. Fu subito arrestato anche lui, invece, perché il semplice tentativo di voler scagionare il figlio lo rese complice.
4. www.ondazzurra.com/attualita/samhain-quella-terra-magica-chiamata-irlanda/

CULTURA
di Lino Lavorgna
SECONDA RASSEGNA MULTIMEDIALE CITTA' DI CASERTA
Dopo il successo della 1^ edizione, nonostante fosse stata varata in piena pandemia (di seguito il link al video della cerimonia di premiazione: www.youtu.be/55Y3XbvbLiQ) è stato diffuso a livello nazionale il bando della seconda edizione, con importanti novità contemplate nelle aree tematiche dedicate alle problematiche giovanili, ai terribili venti di guerra che spirano sul cielo d'Europa e all'ottantesimo anniversario dei tragici eventi dell'autunno 1943.


 

Le associazioni culturali Europa Nazione ed Excalibur Multimedia, con la collaborazione dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (U.N.U.C.I. – sezione di Caserta), del Cenacolo Accademico “Poeti nella Società” e dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (federazione provinciale CE), organizzano la II edizione della RASSEGNA MULTIMEDIALE CITTÀ DI CASERTA, concepita per valorizzare i talenti nell’ambito dell’arte e della cultura residenti nel territorio italiano, indipendentemente dalla loro nazionalità. La rassegna è insignita del patrocinio concesso dal Comune di Caserta.

REGOLAMENTO

Art.1 – Sezioni ordinarie.

Adulti (18 anni compiuti in data antecedente al 1° gennaio 2023)

Sezione A: Poesia

Max tre poesie a tema libero.

Sezione B: Silloge

Raccolta di poesie inedite o edite in data non antecedente al 1° gennaio 2019.

Sezione C: Racconto

Max. dieci pagine formato A4 – Font Times New Roman – Corpo 12.

Sezione D: Narrativa

Romanzi inediti o editi in data non antecedente al 1° gennaio 2019.

Sezione E: Fotografia

Max. tre fotografie 30x40 cm, formato JPG. Peso: max. sei Mb.

Sezione F: Video reportage effettuato nell’ambito del continente europeo.

Documentario di max. trenta minuti, professionale o amatoriale (per esempio realizzato durante una vacanza o un viaggio di lavoro), che illustri le peculiarità del luogo: piccolo o grande agglomerato urbano, capitale di uno Stato, area particolarmente interessante per motivi storico-archeologici o di altra natura. Ai ventisette Stati aderenti all’UE vanno aggiunti: Montenegro, Serbia, Macedonia (inteso per tale lo Stato definito ufficialmente Macedonia “del Nord”), Albania, Moldavia, Ucraina, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Georgia, Groenlandia, Islanda, Isole Faroe, Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, Principato di Monaco, Andorra, Malta, San Marino, Città del Vaticano.

 

Studenti delle scuole medie e istituti superiori. (Il comitato organizzatore preferisce la vecchia denominazione dei livelli di studio, ritenendola più appropriata, sintetica ed elegante di quella attuale).

Sezione G: Poesia

Max. tre poesie a tema libero.

Sezione H: Racconto

Max. dieci pagine formato A4 – Font Times New Roman – Corpo 12.

Sezione I: Componimento

“La spirale che uccide e spegne il futuro dei giovani: droga, alcool, rifiuto della cultura come valore primario, accettazione e pratica di formule proprie del degrado sociale promosse in campo musicale e in alti settori.  Analisi del fenomeno e riflessioni sulle azioni da adottare per uscire dal tunnel”. 

Max. dieci pagine formato A4 – Font Times New Roman – Corpo 12.

Sezione L: Fotografia

Max. tre fotografie 30x40 centimetri, formato JPG. Peso: max. 6Mb.

 

Art. 2 – Sezioni tematiche.

Adulti (18 anni compiuti in data antecedente al 1° gennaio 2023)

Sezione M: Componimento inedito o edito.

“Venti di guerra. Riflessioni sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e sul ruolo che dovrebbe esercitare l’Europa per creare i migliori presupposti di pace e tutelare i propri confini dalle altrui mire espansionistiche”.

Nessun limite di pagine – Formato A4 - Font Times New Roman – Corpo 12.

 

 

 

Cittadini ucraini residenti in Italia, senza limiti di età.

Sezione N: Componimento inedito o edito.

“Slava Ukraïni. Riflessioni sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”.

Nessun limite di pagine. Formato A4 – Font Times New Roman – Corpo 12.

Per i componimenti inediti possono essere allegate max. dieci foto, da stampare su fogli A4 secondo le modalità di composizione preferite (una o più per ogni pagina).

Ferma restando la massima libertà espressiva, il candidato potrà raccontare episodi vissuti in prima persona o appresi da connazionali; esporre il proprio pensiero sul presidente Zelensky, rimasto a coordinare la resistenza del suo popolo pur potendo scegliere di mettersi subito in salvo con la famiglia; descrivere come meglio ritenga opportuno il triste momento che si trova a vivere il popolo ucraino. Il componimento può essere presentato in lingua ucraina, con versione in italiano; nella sola versione in italiano; nella sola versione in ucraino qualora non si fosse in grado di tradurlo adeguatamente in italiano. (In quest’ultimo caso la traduzione sarà effettuata a cura dell’organizzazione).

 

Adulti (18 anni compiuti in data antecedente al 1° gennaio 2023).

Sezione O (Suddivisa in due sottosezioni: Traccia 1 e Traccia 2). Saggio edito in qualsiasi data o inedito.

Il candidato può scegliere la traccia preferita o svolgerle entrambe.

I premi saranno assegnati ai primi tre classificati di ogni sottosezione.

Traccia nr. 1: “Quel terribile autunno di ottanta anni fa: per non dimenticare.  Riflessioni sulle stragi perpetrate, in provincia di Caserta, dai soldati tedeschi in ritirata, dopo l’annuncio dell’armistizio firmato a Cassibile con i rappresentanti delle Forze Alleate”.

Traccia nr. 2: “Mortui ut patria vivat”. Riflessioni sull’attività del 1° Raggruppamento Motorizzato, incaricato di facilitare l'avanzata delle truppe Alleate per lo sfondamento delle linee nemiche nel settore di Cassino, soffermandosi in modo particolare sulla battaglia di Montelungo e sugli aspetti reconditi che ne segnarono la sorte, nel bene e nel male”.

Nessun limite di pagine per i componimenti brevi e i saggi inediti. Formato A4 – Font Times New Roman – Corpo 12. I componimenti e i saggi inediti possono essere integrati da documenti storici e foto d’epoca, riprodotti su fogli A4 secondo le modalità di composizione preferite.


Art. 3 – Struttura delle opere e modalità di invio.

Ѐ possibile presentare opere già premiate in altri concorsi. Poesie, romanzi, racconti e componimenti dovranno pervenire in formato Word o Pdf, in copia singola.

Per le sezioni “fotografia” e “video reportage” è preferibile utilizzare una casella abilitata all’inoltro dei file voluminosi (Jumbo Mail, sistemi equivalenti, dropbox.com, etc.)

Ѐ possibile utilizzare i suddetti strumenti anche per inviare le opere delle eventuali altre sezioni scelte ai fini della candidatura. In alternativa, esclusivamente per le sezioni “fotografia” e “video reportage”, è possibile spedire il materiale (formato cartaceo e supporto magnetico) al seguente indirizzo: “Excalibur Multimedia – C/O Sepi S.r.l.– Via Ernesto Rossi 18 – 81100 Caserta”, preferibilmente con modalità che consentano la tracciatura del plico.

 

Art. 4 – Contributo di partecipazione.

Per ogni sezione è previsto un contributo di dieci euro ed è possibile candidarsi a più sezioni effettuando un unico versamento cumulativo. Per i soli candidati della sezione “N” la partecipazione è gratuita. Per la sezione “O” il contributo resta fissato a dieci euro anche in caso di svolgimento di entrambi i componimenti.

Il versamento del contributo potrà essere effettuato con una delle seguenti modalità:

1)       Ricarica presso ufficio postale su carta Postepay Nr. 4023601025185232 intestata a Pasquale Lavorgna – C.F. LVRPQL55E07H955Z – Causale: “Rassegna Multimediale Città di Caserta – Seconda edizione”.

2)       Bonifico su conto Bancoposta intestato a Pasquale Lavorgna. IBAN: IT82M0760103400000010645828 – Causale: “Rassegna Multimediale Città di Caserta – Seconda edizione”.

 

Art. 5 – Scadenza invio opere.

Le opere devono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica rassegna@europanazione.eu  entro il 6 maggio 2023 (o spedite entro tale data, limitatamente all’opzione prevista all’art. 3), insieme con i seguenti allegati:

a)       Scheda di partecipazione debitamente compilata e sottoscritta. Qualora non fosse possibile produrre il file PDF si dovrà optare per il formato immagine;

b)       Copia della ricevuta del versamento;

c)       Copia del documento di identità;

d)       Curriculum vitae quanto più esaustivo possibile, sotto qualsivoglia punto di vista.

Art. 6 – Giuria.

La giuria sarà composta da eminenti personalità del mondo dell’arte, della cultura, delle professioni.

Art. 7 – Premi.

Ogni sezione prevede premi per i primi tre classificati, come di seguito specificato.

a)       Premio in denaro per i vincitori delle singole sezioni. L’importo sarà quantificato entro la data di scadenza per la presentazione delle opere, in funzione delle sponsorizzazioni che saranno acquisite, e comunicato a tutti i partecipanti con formula work in progress. In ogni caso il premio in denaro non potrà essere inferiore al 50% dell’importo proveniente dai contributi versati dai candidati, al netto delle spese organizzative.

b)       Coppa e pergamena con indicazione del risultato conseguito per i vincitori delle singole sezioni.

c)       Pergamena con indicazione del risultato conseguito ai secondi e terzi classificati di ogni sezione.

Ai succitati premi, stabiliti nella fase organizzativa, potranno aggiungersene altri in funzione delle sponsorizzazioni acquisite, la cui entità sarà tempestivamente comunicata ai candidati e pubblicizzata tramite gli organi mediatici di riferimento.

 

Art. 8 – Cerimonia di premiazione.

La cerimonia di premiazione avrà luogo a Caserta, in una data da stabilire, nel mese di settembre 2023.  

La sede prescelta (nel centro di Caserta) sarà comunicata entro la fine del mese di giugno 2023. Chi volesse pernottare a Caserta potrà beneficiare dell’assistenza dell’organizzazione per il reperimento di una struttura alberghiera o di una casa vacanza. Nel caso in cui un vincitore fosse impossibilitato a partecipare alla cerimonia di premiazione potrà delegare una persona di fiducia. La cerimonia di premiazione sarà interamente registrata e il video sarà pubblicato su YouTube.

Articolo 9 – Privacy.

Ciascun candidato autorizza l’organizzazione della rassegna al trattamento e alla tutela dei dati personali inseriti nella scheda di partecipazione e negli altri documenti inviati, ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” e dell’art. 13 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679). Autorizza, altresì, l’invio di messaggi “esclusivamente” in posta elettronica da parte delle strutture che collaborano a vario titolo con la rassegna, ben identificabili in questo bando attraverso la denominazione ufficiale o attraverso il logo pubblicato nella parte alta o in calce del medesimo. Ogni comunicazione conterrà la formula prevista dalle vigenti norme in materia di privacy per l’immediata cancellazione dal database del mittente. 

 

Art. 10 – Accettazione del regolamento.

L’organizzazione si riserva la facoltà di apportare variazioni al presente regolamento entro la data di scadenza fissata per la presentazione delle opere, eccezion fatta per l’aggiunta di ulteriori premi, che potranno essere inseriti anche nel periodo che separa la succitata data dalla cerimonia di premiazione, impegnandosi a comunicarle tempestivamente ai candidati e ad aggiornare il bando nei portali on line di riferimento. La partecipazione alla rassegna implica l’accettazione di tutti gli articoli del presente regolamento. Implica, altresì, l’autorizzazione, senza nulla pretendere, alla pubblicazione nell’antologia dedicata alla rassegna delle opere premiate e degli abstract di quelle non pubblicabili integralmente, ivi comprese le opere che, pur senza classificarsi nei primi tre posti, dovessero essere ritenute valide e degne di promozione.

 

Art.11 – Infoline.

E-mail: excalibur@europanazione.eu; Concorsiletterari.net; Pagina Facebook: Rassegna Multimediale Città di Caserta; Blog: Excalibur Multimedia

 

                                                                                                                                            

                                                                                                          Europa Nazione – Excalibur Multimedia

                                                                                                                          Lino Lavorgna

 

 

 


   
  CULTURA  
    di    
         
         
         
       
         
  Home Archivio Cultura Avanti