ECONOMIA  
    di Pietro Angeleri    
    LA NEBBIA D'IMPORTAZIONE    
   
Una cosa, in premessa, va detta: non siamo i soli produttori di nebbia. L'Unione europea ci sta ad una incollatura e non demorde. Ed è talmente brava da riuscire a coprire le sue penalizzanti staticità da risultare sempre e comunque la sentinella del buon governo, l'armonizzatrice delle diversità, la garante di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia. Un soggetto, specie la Commissione Esecutiva, al quale guardare per trarre ispirazione e consiglio.
Potrei continuare sull'onda del sarcasmo e non mancherebbero argomenti per dettagliare meglio ma non è mia intenzione riproporre il cahier de doleance perché in svariate occasioni la rivista ha toccato i temi interessati con più ampi risvolti. Ciò che invece voglio fare è parlare dei cosiddetti mini-bot, immediatamente bollati dalla Commissione come impraticabili.
Partiamo da un dato: il debito dello Stato nei confronti dei propri fornitori sembrerebbe ammontare a 57 miliardi. I tempi di pagamento, come sappiamo, sono secolari e la suddetta Commissione dallo scorso febbraio ha riattivato, dopo due anni di stand by, la procedura che porta alla sanzione ad un Paese in caso di ritardo nei pagamenti ai propri fornitori; ritardi da penalizzare se superano i 30 giorni (vien da ridere) o i 60 giorni in casi particolari.
Già nel 2014 Bruxelles aveva aperto una procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese sotto l'allora Commissario Antonio Tajani. Una procedura che si bloccò a seguito della subitanea promessa di velocizzare i tempi dell'ex premier Matteo Renzi. Ma, come sappiamo, i debiti furono cancellati in esigua parte e, in altra parte, rinviati ad un fantomatico decreto sblocca-debiti. Nessuno, tuttavia, si sognò di censurarlo né di tirare la giacca al successivo governo Gentiloni. Ma, a voler essere cattivo, quelli erano tempi nei quali aleggiava una sorta d'intesa tra il Rottamatore di Rignano e il Biscione di Arcore. Comunque, dallo scorso febbraio dicevo, la Commissione ha rispolverato le vecchie normative e ha deciso di imputare all'attuale governo tutto il carico: pena, appunto, l'avvio della suddetta procedura d'infrazione. Non voglio speculare su tempi e modi, anche se non mancherebbero gli agganci ma ciò che mi preme sottolineare è la soluzione che l'attuale governo avrebbe trovato, rifiutata a priori.
La questione, direi, è alquanto semplice: alcune imprese fornitrici, vista l'annosità dell'incasso, rischiano il fallimento (diverse ci sono già incappate) mentre altre, in un rapporto fluente con la banca, scontano il credito a tassi che oscillano tra il 10% e il 20%. La banca, cioè, nel convertire il credito vantato dall'impresa ne trattiene una percentuale. L'ipotesi che l'attuale governo ha formulato è quella di trasformare il suo attuale debito in titoli da trasferire ai creditori; titoli trasferibili a terzi, da incassare a scadenza.
L'effetto sarebbe quello di dare respiro alle imprese e scaglionare il saldo dello stesso debito. E fin qui non mi sembra che siano state commesse delle atrocità. Ma la Commissione Esecutiva e il Presidente della BCE hanno rigettato la proposta affermando che da un lato l'ipotetica iniziativa si configurerebbe come una moneta alternativa all'euro e, dall'altro, creerebbe ulteriore debito. Non parliamo, poi, dei soloni del Sole 24 Ore il quali, con dovizia di particolari e con un uso smodato di termini inglesi, hanno provato a spiegarci che allo strumento della cartolarizzazione (perché di cartolarizzazione si tratta) fa ricorso il creditore e non il debitore.
Ora a me manca la competenza necessaria per controbattere tecnicamente le suddette affermazioni. Quindi, mi limiterò a commentarle sul piano della logica, per il gusto di farlo. E, per iniziare, mi domando perché il mini-bot si configurerebbe come una moneta aggiuntiva e come ulteriore debito. Lo Stato, tutti gli Stati, periodicamente, non collocano sul mercato loro cartolarizzazioni del debito, cioè titoli il cui andamento è quello che fa muovere l'arcinoto spread? Per quale ragione, quindi, i mini-bot si dovrebbero configurare diversamente?
In quanto, poi, ai Soloni del Sole vorrei inviarli dove sarebbe opportuno che andassero perché la loro 'scienza' non ha minimamente previsto né a posteriori denunciato le banche che, allucinate dal guadagno, si sono caricate di titoli tossici che non sono altro che cartolarizzazioni del 'credito' (per buona loro pace) ripetuto a dismisura per uno stesso 'rischio'; una moltiplicazione dissennata che ha portato all'attuale, decennale crisi.
Ma non basta. Dov'erano gli stessi Soloni nel 2001, quando venne avviata la 'cartolarizzazione' degli immobili degli enti pubblici; un'operazione definita dal ministro Tremonti "la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo". In quel caso, attesa la indiscussa pubblicità del soggetto emanante, dove si configurava il 'credito'? Dopo sei anni, di mirabolanti vagheggiamenti, la morale della favola è stata che, tranne lo Stato, come i resoconti hanno dimostrato, ci hanno guadagnato più o meno tutti: le banche, gli investitori finanziari, le agenzie di rating, gli immobiliaristi, gli studi legali, gli ex inquilini diventati proprietari.
Non si è registrato, tuttavia, alcun commento. Un silenzio che si è protratto quando fu evidente che con quelle operazioni di cartolarizzazione una buona parte del patrimonio immobiliare pubblico (in primis quello degli enti previdenziali, pagati con i contributi dei lavoratori e garanti delle loro rendite e pensioni) è stato venduto, con elevatissimi costi di gestione della Società che ha gestito l'operazione. Non solo. I pur scarsi proventi ottenuti non sono stati reinvestiti, ma utilizzati per tamponare le voragini dei conti pubblici. Una terribile presa per i fondelli, in sostanza, senza che non dico l'Unione ma almeno i 'vigili' tecnici nostrani proferissero verbo.
Tralascio per carità di Patria i commenti dell'opposizione per la quale, la proposta dei mini-bot non sarebbe altro che la preparazione dell'uscita dell'Italia dall'euro e dall'Unione. Li tralascio perché, per commentare tali affermazioni, correrei il rischio di venir meno alla mia proverbiale educazione e cedere a reminiscenze giovanili e all'uso del turpiloquio.
Un fatto ultimo, comunque, mi sento di additarlo: non bastava la nebbia casareccia. Adesso la importiamo pure e ne facciamo uno smodato uso.
   
     
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