ECONOMIA  
    di Francesco Diacceto    
 
    E' LA EPSILON A FARE LA DIFFERENZA    
   
Forse, a Fitch, la nota società di rating, sembrava poco confermare la valutazione sull'Italia già espressa lo scorso anno di BBB con outlook negativo. Per inciso, in termini di valutazione saremmo al pari di Romania (BBB-) e di Bulgaria (BBB). Così, tanto per giustificarsi, ci ha aggiunto che, secondo lei, il governo attuale più in là di giugno non andrà.
Mi chiedo, con una punta d'invidia, dove andranno a prendere queste mirabolanti palle di vetro… forse le hanno fregate alla Sibilla la quale, poverina, si sta disperatamente guardando attorno in una vana ricerca. Come potrà fare, meschina, a coniare mitiche frasi di risposta al soldato implorante, quali ibis redibis non morieris in bello? 'Andrai, tornerai, non morirai in guerra' ma anche 'Andrai, non tornerai, morirai in guerra'. Dipende. Ovviamente dalla virgola, a seconda di dove si posiziona. Un po' come la recente previsione di caduta del governo… Col punto interrogativo? Con i puntini di sospensione? Col punto esclamativo? E' sempre una questione di segni di interpunzione.
La traduzione del responso della Sibilla scaturiva dagli eventi, dalle condizioni strategiche, politiche, economiche, dai flussi dei barbari, dall'estensione delle parentele del soldato e da un'infinità di altre considerazioni che facevano propendere per riconoscere come preveggente, in ogni caso, il responso della Sibila. Sia che si fosse salvato, sia che fosse morto. Già, ma chissà perché mi viene in mente l'escatologia la cui radice dal greco antico è 'eskatos', il fine ultimo, il destino. E nel contempo ricordo, per dirla con Manzini, che 'puzza', sempre in greco antico, si potrebbe tradurre con 'katos'. In sostanza, se prima era una virgola a fare la differenza, stavolta si tratta di una epsilon a denotare la discrepanza tra il 'destino' e la 'puzza' che, in via traslata, è 'cacca'. In questo caso, dipende dalla pronuncia. E se il lettore fosse dislessico, più o meno strumentalmente? Allora, siamo alla liaison funzionale tra eskatos e katos, ad un destino di cacca.
Me le vedo le sedi di Londra e di New York, tutto cristallo e acciaio, piene di giovani volenterosi, guidati da smagati dirigenti appena appena incanutiti, incravattati e strizzati in camicie slim fit, tutti estremamente smart, che tengono sotto costante controllo la resa dei potentissimi computers, collegati con la sede italiana, i quali monitorizzano in tempo reale le affermazioni di Di Maio, quelle di Salvini, l'arcata sopraccigliare di Conte, le votazioni in Abruzzo, l'umore del popolo del web, il funzionamento della piattaforma Rousseau, l'atteggiamento dei disoccupati organizzati, il flusso delle maree e l'attrazione lunare, le esplosioni solari, lo stato dei rifiuti e le buche stradali.
Sinapsi pronte a cogliere il benché minimo fruscio, brusio, sibilo. Persino una fetecchia non passa inosservata per valutare se è frutto di stizza da stitichezza o se deriva da un appagamento, dalla soddisfatta rilassatezza della pausa postprandiale durante il chilo.
Ma veramente il mondo si è ridotto a questo? A fare la fila nell'antro per ascoltare il vaticinio dell'oracolo? Mancava la epsilon ad avvalorare la discrepanza quando le tre società di rating, che hanno l'obbligo di certificare la qualità di ogni emissione di nuovi titoli sul mercato, hanno dato ampio placet all'emanazione di 'titoli spazzatura', i cosiddetti derivati, che sono stati e sono la causa della crisi che travaglia il mondo da ben undici anni. E chi ne sa qualcosa ritiene che non sia ancora finita. E sempre la epsilon mancava quando venne concessa la tripla A alla Lehman Brothers fino al giorno prima che fallisse, dando il via alla mattanza planetaria.
La procura di Trani, su denuncia di Adusbef e Federconsumatori, ha indagato sulle attività di Standard and Poor's, Moody's e Fitch per un danno finanziario ritenuto conseguente alla loro azione nel nostro Paese, valutato in oltre 120 miliardi di euro. Terminate le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio di alcuni manager di Fitch e di Standard and Poor's, con l'accusa di aver manipolato il mercato azionario e delle merci con giudizi falsati; con l'aggravante, per Fitch, di avere un rapporto contrattuale con l'Italia. Ma, nonostante l'apparente fondatezza, il rinvio a giudizio è servito a poco. Il processo si è concluso nel marzo 2017 con l'assoluzione di tutti gli indagati perché il fatto non sussiste.
Ben diversamente è andata altrove. Ad esempio, in Australia, la Corte Federale di Sidney ha condannato Standard and Poor's, a pagare oltre 30 milioni di dollari a tredici municipalità della provincia australiana del New South Wales, che avevano perso il 93% del loro investimento di 16,6 milioni di dollari nei titoli, noti come Rembrandt Notes, emessi da ABN Amro e certificati da Standard and Poor's come AAA, in altre parole di assoluta affidabilità. Insieme a Standard and Poor's, la Corte ha anche condannato, per "condotta fuorviante e ingannevole", ABN Amro, una delle maggiori banche olandesi, nazionalizzata nel 2008 a seguito della crisi finanziaria, e la società di consulenza finanziaria Local Government Financial Services Ltd., che nel 2006 aveva intermediato la vendita ai comuni. Il legale delle municipalità australiane ha, poi, dichiarato di pensare ad ulteriori azioni nel Regno Unito, in Olanda e in Nuova Zelanda, a tutela dei danni subiti dagli enti pubblici loro clienti: in particolare per un finanziamento di due miliardi di euro in Constant Proportion Debt Obligation (CPDO), un tipo di derivato che ABN Amro ha venduto sempre grazie all'alto rating garantito da Standard and Poor's, nel silenzio delle altre due società.
È curioso il fatto che la linea di difesa delle società di rating si è stata quella di sostenere che "il sistema di rating è un'arte e non una scienza".
In sostanza, per diretta affermazione delle agenzie, il destino di Stati e di popoli sarebbe nelle mani di 'artisti' che, senza alcun riconoscimento internazionale (non è previsto), emettono soggettive valutazioni che hanno un'enorme, drammatica, influenza. Ma ciò che ancor più sconcerta è la composizione azionaria delle società di rating che apertamente confligge con il ruolo di 'terza parte' che dovrebbe assumere l'agenzia stessa rispetto al fornitore del prodotto o servizio, da un lato, e all'acquirente, dall'altro; un conflitto, peraltro, ulteriormente collidente con il vantaggio delle agenzie rappresentato, come detto, dall'impossibilità di introdurre sulla piazza un prodotto finanziario non valutato.
La stragrande maggioranza degli azionisti di queste agenzie è, infatti, costituita da giganti specializzati negli investimenti finanziari e nell'assets management, del livello di Capital World Investors, The Vanguard Group Inc., BlackRock Fund Advisors, State Street Global Advisors, ecc. In pratica, dai principali giocatori del mercato obbligazionario e valutario. Le loro fortune finanziarie dipendono, indifferentemente, dalle evoluzioni, al rialzo e al ribasso, della situazione dei mercati finanziari. Non sembra un po' curioso che nessuno, sottolineo nessuno, controlli un tantino più da presso l'operato di questi 'controllori' dei destini di popoli, di Stati, di municipalità, di aziende, senza che qualcuno, colto dal dubbio, intenti causa (con ampio dispendio di tempo, di mezzi e di risorse) per presunti danni che l'opera di quei 'controllori' gli ha procurato?
Mi viene in mente il celebre passo di Giovenale, a feroce attacco dei vizi delle donne, romane e non, ricche e povere, nobili e plebee, secondo lui tutte corrotte e depravate. A cominciare da Messalina: Pone seram, cohibe, sed quis custodiet ipsos custodes? Cauta est et ab illis incipit uxor."1. "Spranga la porta, impedisci di uscire, ma chi sorveglierà i sorveglianti? La moglie è astuta e comincerà da quelli.". Il fatto è che non esiste un'autorità in tal senso e sembra che, paradossalmente, a nessuno interessi costituirla. A livello internazionale, non certo al FMI, in tutt'altre faccende affaccendato, sospinto dalla caleidoscopica Legard. A livello comunitario, non certo alla BCE e alla giovane EBA, l'Autorità bancaria europea. A livello nazionale, non certo alla Banca d'Italia la quale, per bocca del suo Governatore, di fronte al caso MPS ha dichiarato di non essere la 'polizia'. E, infine, a livello borsistico, non certo alla CONSOB che sembra perdersi tra la velocità della sequenza degli indici, le frecce rosse e verdi e il loro senso. Eppure, a ognuno dei citati organismi competerebbe il 'controllo'.
Per semplice curiosità mi chiedo quale potrà essere il rating della Francia, detentrice della doppia A, dal momento che le riforme, premiate negli intenti dalle società di rating non sembra decollino a causa di scapestrati cittadini con un pittoresco gilet; o quello della Germania, in possesso della tripla A per la sua affidabilità, compromessa tuttavia da un futuro incerto e da una previsione di crescita dimezzata. In ogni caso, per i 'controllori' chissà se una visita oculistica, oppure una seduta dal logopedista o almeno il ripasso del greco (antico, visti gli svarioni sul moderno) possa servire allo scopo.




Nota:
Giovenale - Satire, VI, O31-O32
   
     
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