EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
    ANCHE TURANDOSI IL NASO    
   
Solo uno del PD (Rosato) poteva concepire una legge elettorale come quella con la quale saremo costretti a votare.
Una legge liberticida che costringe a votare chiunque sia catapultato nel collegio per la quota maggioritaria, solo invotabili fantasmi i candidati nella quota proporzionale, dominio integrale delle scelte dei partiti.
Non che il voto esprimibile sul maggioritario costituisca una reale scelta, eccettuata la lista. D'altro canto il voto espresso per una lista va automaticamente al candidato nel maggioritario, anche se odiato o indigesto o piazzato da un partito della coalizione che mai avresti scelto.
Questa è la democrazia concepita a sinistra (ma oggi Rosato è passato al cosiddetto "nuovo centro" di Renzi e Calenda, lo ricordino gli elettori): turlupinatura degli elettori.
Per la prima volta nella mia lunga vita ho avuto la seria e forte tentazione di rifugiarmi nell'astensione o di esprimere un voto di pura protesta, ad esempio per Rizzo ancorché comunista.
E poi ci si lamenta del crescente basso tasso di partecipazione dei cittadini al voto.
Purtroppo andrò a votare, come sempre. Il senso del dovere in uno di destra come me è, purtroppo, ineludibile, nonostante le tante riserve sulla democrazia ed, in particolare, sulla democrazia italiana mal declinata da una Costituzione inadeguata e da leggi elettorali sempre partigiane e mal fatte.
Sono stato tentato - pulsione a me sconosciuta - di dare il mio voto al Cavaliere "Tic-Toc". Ma, spulciando le liste nel proporzionale, ho visto che ha candidato la sua nuova moglie e mi sono ricordato che il lupo perde il pelo ma non il vizio e ho cancellato repentinamente la tentazione. Quindi scartati tutti i "Lupi" che resta? Meloni o Salvini.
Sulla prima, fin dai tempi di AN, ho sempre avuto più di una riserva, pur riconoscendole grinta e intelligenza.
Ultimamente il suo sfrenato "atlantismo", il viaggio negli Usa per ottenere la benedizione dei guardiani del mondo, il flirt sotterraneo con Mario Draghi e i cosiddetti "migliori", l'endorsement della Clinton e le copertine del "Secolo d'Italia", quasi tutte dedicate a lei - prova certa di una fastidiosa tendenza al culto della personalità -, hanno accentuato le mie riserve...
Resta il "capitano". Anche lui qualche errore lo ha commesso, soprattutto negli ultimi tempi.
Il più grave ai miei occhi è stato quello di annunciare un "partito nazionale" senza approfondire seriamente le ragioni del Sud per creare una reale sintonia, senza capire che si trattava di una battaglia da affrontare prioritariamente sul piano della cultura e senza filtrare seriamente una classe dirigente degna di questo nome.
Tuttavia è il solo ad aver avuto il coraggio di denunciare l'effetto boomerang delle sanzioni. E questo gli varrà il mio voto.
   
         
  EDITORIALE  
    di    
         
         
         
       
         
  Home Archivio Editoriali Avanti