EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
    I POPOLI DELL'OPPIO    
   
Strana coincidenza che i Talebani siano, allo stesso tempo, tra i fondamentalisti più accaniti e tra i maggiori produttori di oppio al mondo. Con loro, guarda caso, gli iraniani con i loro ayatollah e i pachistani dell'omonima Repubblica islamica. I tre Paesi insieme formano la cosiddetta "Mezzaluna d'oro", ossia il maggior cartello mondiale di produzione dell'oppio. Insomma i popoli dell'oppio (e dell'eroina e della morfina).
Che ne direbbe Marx che, nel 1843, scrisse: "Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un'entità astratta posta fuori dal mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma spirituale.
La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.
"
E' comunque innegabile la correlazione tra un certo modo di intendere l'Islam e l'oppio.
Ma come si conciliano Sharia e oppio?
La prima proibisce alcol, droghe, tabacco e gioco d'azzardo e prevede pene severe per i trasgressori: dal taglio delle mani a quello della testa. Alcuni esegeti sottilizzano che il Corano proibisce solo il vino per l'effetto inebriante e, quindi, le droghe sarebbero comprese nella proibizione solo per deduzione. Fatto sta che i Sufi erano definiti "mangiatori di hashish" per l'uso smodato che ne facevano con motivazioni "mistiche" e che il "Vecchio della montagna" nutriva i suoi "assassini" con la stessa droga.
Ed anche per dire che gli afgani, grandi coltivatori di papavero bianco, da cui ricavano l'oppio, lo consumano normalmente dandolo persino ai neonati per calmarli quando piangono troppo e che a molte milizie islamiche venivano e vengono fornite droghe per incrementarne lo sprezzo del pericolo.
Difficile quindi dare una risposta soddisfacente al quesito.
Resta la contraddizione tra fondamentalismo religioso e comportamenti. Come restano tutte le contraddizioni tra religioni e violenza, tra fede e prevaricazione. Fatti salvi buddismo e taoismo.
   
         
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