EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
    IL TAGLIASIEPI    
   
Considerando una vita media di 50 anni e, voltandoci indietro, vediamo che soltanto 80 persone prima di noi ci separano dall'età dei Sumeri. E questi soli ottanta sono stati capaci di versare fiumi di sangue, di rendere schiavi interi popoli, di consumare eccidi e genocidi, di infliggere dolore e raffinate torture, di inventare divinità autoproclamandosi, poi, mediatori del divino, di accumulare smodatamente potere e ricchezze fregandosene di accollare ad altri il prezzo da pagare, di governare con astuzia e violenza, persino di distruggere un pianeta.
Tutto questo, i pochi protagonisti, i pochi detentori del potere, hanno avuto la spudoratezza di chiamarlo "civiltà", facendosi essi stessi "Storia".
E poco importa se tra questi ottanta qualcuno ha inventato la ruota e poi la scrittura e le lingue, ha distillato idee, ideali e pensieri nobili, ha ricercato e scoperto... Poco importa perché mai ha plasmato il mondo determinandone il destino. Un destino che, al di là delle meraviglie della tecnica, ci promette solo miseria e distruzione. Una promessa alleviata solo dalla narcosi nella quale i più vivono e sono assuefatti.
Una narcosi alimentata da forme di "evasione" sempre più sofisticate e soporifere, da costosissimi sistemi di organizzazione sociale che offrono l'illusione di diritti quasi mai pienamente esercitabili, a partire dalla libertà e dalla sovranità e che confinano ciascun individuo in un lock-down perpetuo di doveri senza corrispettivo reale che non sia la mera sussistenza, se va bene, e che concedono a pochissimi di drenare, ed accumulare quote crescenti e smodate di ricchezza collettiva senza mai porre un argine al sopruso, il che sarebbe un paradosso nel paradosso di una sovranità popolare esercitata, però, da piccole oligarchie di avidi potenti.
La siepe cresce intorno a noi rigogliosa e impenetrabile facendoci credere liberi all'interno del suo recinto, sempre più angusto. Ogni giorno crescono foglie e rami fatti di prescrizioni, regole, norme, direttive, circolari, ciascuno dei quali ruba un pezzo di libertà individuale sempre con la scusa di una maggior tutela, dell'interesse collettivo, della salute pubblica, della sicurezza...
A volte, raramente, in uno sprazzo di lucidità, a qualcuno viene la voglia di metter mano al taglia siepi per tornare a contemplare l'orizzonte, i più coraggiosi riescono a bucarla la siepe e si ritrovano sprofondati nel buio impenetrabile di una notte perpetua. Si ode solo il rumore delle acque che salgono per sommergere tutto e tutti.
   
         
  EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
       
    CHE DELUSIONE! CHE TRISTEZZA!    
    Una parte consistente della Destra italiana si è dichiarata "conservatrice". Che tristezza! Cosa ci sarebbe da conservare? Il vecchio trinomio Dio, Patria e Famiglia? Quale dio, quale patria, quale famiglia? I privilegi dei ceti dominanti? Una democrazia malata? Uno stato avido e sprecone? Una Storia scritta dai vincitori e mai dai vinti? Un cosiddetto welfare che lascia marcire crescenti schiere di poveri senza solidarietà alcuna e che umilia la dignità del lavoro? Una burocrazia asfissiante? Istituzioni costose, difettose e inefficienti neanche in grado di spendere i fondi loro assegnati o di assolvere ai compiti più banali quali manutenere scuole, strade e verde pubblico? Una Costituzione che è la causa prima dei mali italiani? O i Valori tanto declamati e quasi mai praticati?
Ho sperato per quasi un'intera vita di vedere sorgere una Destra Futurista, capace di immaginare e forgiare mondi nuovi, in grado di guardare davanti per scorgere orizzonti inaspettati e desiderabili, incline a comprendere la scienza per allearsi con essa, in grado di superare l'idea di nazione per concepire imperi e nuovi ordini. Una Destra in grado di risolvere oggi i quesiti e le contraddizioni di scenario che già si intravedono nelle brume di un futuro figlio del caso e non della volontà.
Una Destra sognata, capace di dare onore e riconoscimento al merito, generosa e altruista, onorabile perché i Valori li pratica e non li predica... Una Destra di cultura solida, che conosce il passato per costruire un futuro che non sia la tegola che si abbatte sul popolo ma una meta in grado di garantire il bene collettivo. Una Destra consapevole della responsabilità che comporta il primato della politica e che, per questo, è giusta, equa, solidale.
Una Destra che, conoscendo il passato, ha compreso che il buono ottenuto dall'Italia tra le due guerre non fu frutto di un regime ma della poderosa spinta della cultura nelle arti, nelle scienze, nell'urbanistica, nell'architettura, nel diritto, nelle leggi, nell'ordinamento. Merito del regime fu di sostenerla. E se l'Italia ha mai conosciuto un'avanguardia artistica capace di influenzare la società ed in grado di fare proseliti e imitatori nel mondo questa fu il Futurismo.
Addio "Conservatori", oggi so che non ci incontreremo mai.
   
       
         
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