EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
 
    AUTONOMIA E COESIONE SOCIALE    
   
C'é qualche contraddizione tra le accezioni del termine "autonomia" in politica, in diritto e nella teoria dei sistemi. Nella prima si intende la facoltà concessa da un organo superiore ad uno inferiore di avere funzioni proprie per specifiche esigenze, é il caso dei recenti referendum di Lombardia e Veneto. Nella seconda è la possibilità per un organo di svolgere funzioni e/o incarichi senza ingerenze o condizionamenti, é il caso delle regioni a statuto speciale, come la Sicilia. Per la terza ci si riferisce alle proprietà di un sistema di determinare da sé le interazioni che lo definiscono, è il caso del tentativo indipendentista catalano. Tali contraddizioni si riflettono puntualmente nella realtà.
Per le persone l'autonomia sottende il concetto di crescere per differenziarsi al fine dispiegare la propria specifica individualità nei limiti di una necessaria socialità, anche se, in alcuni casi patologici alcuni pensano di poteri realizzare nell'autarchia.
Gli individui si aggregano in nuclei familiari, in cerchie, in comunità, in popoli e nazioni e le dinamiche, in ciascun aggregato, si fondano essenzialmente sulla dialettica binomiale tra collaborazione ed autonomia.
Ciascun aggregato, difatti, punta ad ottenere il massimo grado autonomia che, quasi sempre, è frutto del più alto grado di coesione sociale. Ma quest'ultimo tende, generalmente, ad affievolirsi in proporzione diretta all'ampiezza dell'aggregato: la coesione della Polis greca era incomparabilmente più forte di quella che esiste oggi in una grande metropoli.
E' di tutta evidenza che l'autonomia implica la capacità di decidere positivamente, ossia in modo tale gli effetti della decisione comportino, o possano comportare, un vantaggio individuale e/o collettivo.
Coloro che esercitano la funzione di governo di un qualunque aggregato sociale, nei limiti della particolare autonomia connessa alla specifica funzione esercitata, dovrebbero essere dotati della più alta capacità decisionale, con particolare orientamento al vantaggio collettivo o sociale, in buona parte corrispondente all'ideale modello del "buon padre di famiglia".
Quindi comunità e grado di coesione sociale, autonomia e capacità decisionale sono intimamente e circolarmente connessi.
Una comunità è tanto più coesa quanto più alto è il grado di coesione sociale (o quanto più alto è il suo capitale sociale che è determinato dai flussi fiduciari, per dirla con Fukujama), più alta è la coesione più ampia sarà l'autonomia esercitabile che dipenderà, come il grado di coesione, dalla capacità decisionale di chi esercita la leadership.
Sulla base di tale criterio occorrerebbe rimeditare i concetti di partito e di rappresentanza, altro che "tweet", blog e "primarie".
Non a caso uno dei sistemi sociali più complessi ed efficienti oggi esistenti, quello cinese, funziona secondo i criteri sopradescritti e che, a ben guardare, sono strettamente meritocratici.
Difatti in Cina il partito comunista seleziona le sue classi dirigenti in base alla loro capacità decisionale ed al grado di coesione sociale che le decisioni determinano. E questo vale sempre, sia per coloro che guidano una cellula del partito, sia per quanti, facendosi strada, ascendono alla guida di aggregati, via via, più ampi e complessi come le città, le province, le articolazioni dello stato. Certo con un solo partito è più facile, ma non è il pluralismo ad essere in discussione, solo il criterio di merito adottato.
Da noi vale, invece, il criterio di demerito.
Ad oltre un anno dal terremoto che ha colpito l'Italia centrale è stato consegnato solo il 27% degli alloggi provvisori previsti, non è stata varata alcuna misura legislativa in deroga temporanea e quindi non si tocca pietra e neanche maceria per ragioni burocratiche, gli abitanti che "resistono" sono costretti ad enormi disagi e vengono offesi nella loro dignità con l'aggravante che viene chiesto loro di pagare anche le tasse (per servizi non ricevuti, sic!) contraendo un mutuo con qualche banca convenzionata allo scopo. E quei territori, privi anche di un De Mita e di una Nusco, rischiano la desertificazione.
E' solo un triste esempio di quello che mai andrebbe fatto, di come la coesione sociale non interessi a nessuno dei cosiddetti leader che ascendono solo “per fedeltà”, giustamente di recente condannati, sia pure simbolicamente, dal Tribunale della Libertà "Marco Pannella".
D'altro canto neanche in casa sua, l'ex Presidente del Consiglio e Segretario del PD, è particolarmente attento alla "coesione sociale".
In Cina non potrebbe accadere...
   
     
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