EDITORIALE  
    di Angelo Romano    
    LA LIBERTA' EVANESCENTE    
   
Non saziandovi di quel che desiderate si conquista la libertà, bensì sopprimendo il desiderio. (Epitteto)

Nel mondo moderno la libertà viene compressa ogni giorno di più. Norme, leggi, regolamenti, ordinanze, divieti, prescrizioni si affastellano sugli individui in maniera crescente, asfissiandoli. In teoria spingendo all'infinito le attività degli organi legislativi, normativi e burocratici si avrebbero prescrizioni infinite. Come in parte già accade in Italia.
Anche se avesse un senso la frase "la mia libertà finisce dove comincia quella del mio vicino" - attribuita a Martin Luther King, ma in realtà pensata e meglio formulata da Kant1 - tale libertà (ancorché non definita nel contenuto) si ridurrebbe proporzionalmente al crescere della popolazione e non v'è dubbio che la libertà di cui godevano i coloni americani nella corsa ai territori inesplorati dell'ovest fosse incomparabilmente più ampia di quella di cui si gode, per lo più, oggi in un condominio. Per lo più perché per chi ha risorse sovrabbondanti è ancora possibile esplorare lo spazio e non solo.
A questo vanno aggiunti gli infiniti controlli ai quali si viene quotidianamente sottoposti: videosorveglianza, tra poco, grazie al 5G, con riconoscimento facciale, come in Cina (ogni uscita di un cittadino in Italia è mediamente registrata da almeno 100 telecamere, in Gran Bretagna da almeno 200), audiosorveglianza e intercettazioni (Echelon e trojan vari), monitoraggio delle propensioni al consumo e correlata schedatura digitale dei profili psicografici.
Per non parlare dei controlli sui mezzi di trasporto e su strade e autostrade e delle recenti manie censorie di alcuni "social network" pronti a sospendere o cancellare gli utenti ritenuti "politicamente scorretti" in barba alla libertà di espressione ma ossequienti al principio "capitalistico": "a casa mia comando io", quindi la mia libertà è fin dove si spinge il mio dominio, dei diritti altrui non mi importa un beneamato.... altro che antiche regole dell'ospitalità.
Tanta pressione fa sì che gli individui spesso perdano la bussola e confondano la libertà con l'essere lasciati in pace nella microsfera della cosiddetta "privacy" o, peggio, la confondano con la pazza voglia di fare strage di innocenti.
Questo stato di cose, unitamente al predominio dell'economia sulla politica e della finanza su tutto ci ha resi e ci rende "glebalizzati", ossia simili a coloro che un tempo erano definiti "servi della gleba". Paradossalmente in una situazione addirittura peggiore dei nostri omologhi medievali. Loro, pur essendo legati indissolubilmente ad un pezzo di terra da coltivare avevano almeno delle guarentigie feudali e la pagnotta assicurata dal duro lavoro, i moderni sono invece legati ad una fragile "opportunità" di lavoro, non importa se al di sotto delle minime necessità di sopravvivenza, non importa se fatta di precariato senza prospettiva, né futuro, non importa se assassina di ogni libertà, persino di quella di procreare. E nel frattempo il ceto dei "pochi" drena le risorse di tutti, in maniera ben più massiccia che ai tempi delle monarchie assolute che almeno hanno lasciato ai posteri le vestigia del loro dissennato agire per apparire.
E poiché la logica capitalistica è egoistica, accumulatoria e tendente all'anonimato e poiché come diceva "Zio Paperone": - l'archetipo dell'avidità avara del capitalismo - "la cosa più difficile è mettere insieme il primo milione di dollari, dopo tutto diventa più facile", non è lontano il giorno in cui il cento per cento delle risorse sarà nelle mani di pochi sempre più pochi, già oggi il 10% della popolazione detiene il 90% delle risorse. Con l’aggravante, per le persone comuni, che i pochi sono in grado di orientare il futuro e gli accadimenti. E allora si passerà dalla "glebalizzazione" alla "schiavizzazione intensiva e globale" e solo Spartaco potrà farsi "libero".





Nota:
1. Il diritto è [...] l'insieme delle condizioni per mezzo delle quali l'arbitrio dell'uno può accordarsi con l'arbitrio di un altro secondo una legge universale della libertà. (p. 216) - Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). (E. Kant)
   
     
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