GEOPOLITICA  
    di Gustavo Peri    
    LA FORZA DEI PETRODOLLARI    
   
Sul caso Khasoggi la Casa Bianca ha preferito mettere il silenziatore nonostante le copiose prove del coinvolgimento del reggente saudita Bin Salman fornite sia dalla Turchia che dalla Cia e la finale ammissione della stessa Arabia Saudita che ha scaricato la colpa sui soliti "servizi deviati".
Il presidente Trump ha minimizzato il possibile coinvolgimento del principe ereditario saudita, nell'omicidio e ha anche aggiunto che si tratta di un fattore che non influenzerà l'alleanza "di ferro" Washington e Riad aggiungendo che non intende prendere misure punitive contro l'Arabia Saudita oltre le sanzioni nei confronti dei 17 membri del "commando".
"Potrebbe essere che il principe ereditario conoscesse questo tragico evento. Forse sì e forse no! Potremmo non sapere mai tutti i fatti riguardanti l'omicidio di Mr. Jamal Khashoggi", ha detto Trump.
Eppure a caldo, il presidente Usa aveva condannato fermamente l'omicidio di Khashoggi: "Il crimine contro Jamal Khashoggi è terribile, si tratta di un atto che il nostro Paese non approva. Abbiamo preso misure ferme contro coloro che sono già noti per aver partecipato all'omicidio. Abbiamo sanzionato 17 sauditi che sono noti per essere stati coinvolti nell'omicidio di Khashoggi e nell'eliminazione del suo corpo".
Trump ha anche detto che gli Stati Uniti intendono rimanere "un partner fisso" dell'Arabia Saudita. Ha anche aggiunto che il regime saudita aveva fatto un investimento di 450.000 milioni di dollari USA, 110 dei quali in attrezzature militari, e non aveva alcuna intenzione di annullare i contratti militari con Riyadh, sostenendo che "se finiamo stupidamente questi contratti, Russia e Cina sarebbero gli enormi beneficiari".
Un realismo onesto, ma davvero sconfortante.
   
     
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