POLITICA  
    di Roberta Forte    
       
    FUTURA    
   
Lo so di essere una vecchia insofferente e anche un po' stizzosa ma, il direttore mi perdonerà, non potevo lasciar passare il mese senza una riflessione sulle vicende politiche di fine agosto, protrattesi sino a qualche giorno fa. È stato più forte di me anche perché, devo confessarlo, non ho capito un granché sulle motivazioni che hanno portato il primo governo Conte alla fine. Certo, nonostante l'età, le mie orecchie ancora percepiscono i suoni e le dichiarazioni di Salvini atte a giustificare lo 'stacco della spina'.
Ma a me, chissà perché, quelle scusanti non convincono affatto; sembrano più da coppia esausta, sfiancata, che da leader politico-partitico. E che Salvini, nel recente passato, abbia dimostrato la sua 'statura', non c'è da dubitarne.
Un uomo che, nonostante Bossi e il suo entourage, dichiaratamente identificati (e radicati) col Nord, è riuscito ad aprire la Lega fino a farne un partito a livello nazionale, votato ancora dal Nord ma, a piene mani, anche dal Sud tanto da farne il primo partito del cosiddetto 'centro destra'. Certo, un aiutino probabilmente lo avrà anche avuto dall'impatto delle traversie giudiziarie del vecchio boss sull'opinione pubblica e sull'elettorato ma è innegabile la dose di coraggio impiegata per un'operazione del genere, per quanto a sostenerlo, in particolare al Sud, ci sia stata pure una larga fascia di ex AN rampanti delusi anche dal Biscione. Un uomo, Salvini, che, peraltro, alle scorse Europee aveva fatto una tale man bassa di voti, pure tra i delusi dei pentastellati, al punto da essere indicato dai puntuali sondaggisti come il leader di un partito di futura maggioranza assoluta.
Eppure, diciamolo, in un anno di governo non è che abbia fatto molto. Certo, il decreto sicurezza e l'impegno per il riavvio della TAV ma l'atteggiamento maggiormente pagante è stato quello, da ministro dell'Interno, nei confronti delle navi ONG nel trasporto immigrati. Non credo che Salvini abbia un animo razzista; penso semplicemente che egli abbia interpretato le riflessioni, alquanto moderate, della maggior parte della gente sul perché noi, in quanto Paese, dovessimo sobbarcarci l'onere, sia pur umanitario, di ricevere tutti gli immigrati di questo mondo quando altri Paesi, rivieraschi al pari nostro, assumevano un atteggiamento a dir poco ambiguo: rifiutavano l'approdo e, nel contempo, esprimevano pesanti giudizi nei nostri confronti.
Penso che egli abbia incarnato buona parte degli elettori nell'assumere un atteggiamento tendente al chiarimento soprattutto con l'Unione Europea, silente fino a poco più di un anno fa dinanzi alle centinaia di migliaia di 'arrivati' all'anno che si riversavano sulle nostre coste e balbettante in quest'ultimo scorcio di tempo.
E che un chiarimento si reputasse necessario anche nei confronti dei 'soccorritori', le ONG, che sembrano particolarmente interessate al 'salvataggio' fino al punto da spingersi al ridosso delle coste di partenza e di rifiutare aiuti da natanti di quegli stessi Paesi, era nei fatti. Come era negli stessi fatti chiarire se un'imbarcazione ONG possa bellamente ignorare le direttive di uno Stato democratico, universalmente riconosciuto, co-fondatore dell'Unione, annoverato nel G7 e partecipante a pieno titolo ai consessi internazionali.
A meno che qualcuno degli illustri giuristi che hanno difeso l'operato dei capitani di 'ventura' non la pensino diversamente. Nel qual caso sarebbe interessante ascoltare la loro costruzione giuridica a sostegno di un ipotetico natante battente bandiera italiana che cerca di far sbarcare in uno dei porti europei del nord Atlantico indigenti immigrati di Bahama dopo l'ultimo tornado. Lo so, lo so, l'ipotesi non sta in piedi ma, a pensarci bene, è proprio la sua aberrazione a sostenerla.
Ora, se l'accortezza e la lungimiranza dell'uomo l'avevano portato da un lato a sottrarsi all'abbraccio appiccicaticcio del Cavaliere, smaccatamente sconfitto nelle ultime tornate elettorali (scelta comunque non facile) e, dall'altro, a stringere un 'contratto' di Governo con l'M5S, di dimensioni doppie rispetto alle sue, c'era da aspettarsi, a mio sommesso avviso, che lavorasse dal di dentro del 'contratto' per erodere consensi, per acquisire meriti e per innescare la miccia di potenziale deflagrazione interna ai pentastellati: l'esuberanza smaniosa di Di Battista. A parere della mia debole mente, era Di Battista la 'quinta' colonna, insofferente verso il suo segretario nonché verso l'alleato in poderosa crescita, appena frenato nel suo agire da un senso di opportunità.
E, invece, l'ultima scelta che una sprovveduta al pari mio poteva aspettarsi è stata quella di vederlo presentare una mozione di sfiducia al suo presidente del consiglio. Mi domando, nella pochezza delle mie riflessioni: chi pensava la potesse votare? Il PD, impedito da Renzi dall'andare al voto per non perdere la sua forza? Forza Italia nella sua ondivaga esternazione tra l'opposizione e la ricerca di un nuovo patto del Nazareno? I renziani, insoddisfatti della tiepidezza del fratello del commissario Montalbano, contro la restante parte del partito dimostrando così la volontà di dar vita ad un nuovo soggetto a 'sinistra' (si fa per dire)?
Oppure, pensava che, facendo cadere il Governo, il PD o i 5S non potessero mai e poi mai allearsi a causa delle passate dichiarazioni? O credeva che, venendo meno una maggioranza, il Capo dello Stato potesse sic et simpliciter prenderne atto, sciogliere le Camere e mandare il Paese al voto così da fargli incassare la piena di consensi e non invece, come suo dovere, verificare se vi fosse in Parlamento una maggioranza diversa da formarsi con un partito che ha avuto 1/3 dei voti e ben 202 deputati? Perché se nella sua mente fosse passata una delle ipotesi suddette e le avesse dato credito, a parere personale, ci sarebbe da dubitare della sua esperienza politica se non della sua sanità mentale.
Inspiegabile, poi, agli occhi di una povera vecchia, il ritiro della mozione e, addirittura, l'offerta di ritornare sui suoi passi qualora i Grillini, si pensi, avessero smesso di dire 'NO'. Beh! Questo mi sembra un atteggiamento da asilo infantile che, a volte, mi è capitato di vedere tra due bambini uno dei quali ha tirato o' cuppetiell con lo spillo all'altro e, sonoramente redarguito, promette di non farlo più. Ho quasi tratto un sospiro di sollievo quando una tale 'profferta di pace' è stata rifiutata con derisione. E che diamine, mi sono detta nei miei sconclusionati, senili, pensieri: un minimo d'orgoglio.
Beh! Alla fine, una nuova maggioranza s'è trovata. Nella mia pochezza, non sono ovviamente al dentro delle sottigliezze politiche, ma mi chiedo quale importanza possa avere continuare a ripetere che il M5S avesse dichiarato in passato che mai e poi mai avrebbe formato un governo con il PD e che il PD, nei trascorsi, avesse espresso lo stesso sentimento.
Che importanza possa avere continuare a ribadire il fatto che i pentastellati nascano all'insegna del 'vaff…lo day' rivolto ai partiti di sedicente 'centro destra' e 'centro sinistra' che nel ventennio passato avevano paralizzato il Paese con la loro nullità. A che porterà la manifestazione del prossimo ottobre.
Peraltro, nell'elencazione delle 'incongruenze' ha dimenticato che persino Grillo, animatore del video della ripresa (mandata in streaming sulla rete) dell'incontro a suo tempo tenuto tra la delegazione pentastellata da lui guidata e quella del PD guidata dal Bersani nel 2013, ha dato ampio sfoggio della sua istrionesca capacità di deridere l'emiliano smacchiatore di giaguari per poi, nel 2019, in tutta solitudine, fare un video con il quale accoratamente 'prega' il PD di pensare 'bene' all'opportunità che gli veniva offerta; praticamente la loro 'ultima spiaggia'.
Sottolineo a me stessa, con disappunto, che i 'figli' del Carroccio dovrebbero ben sapere che la politica è il 'gioco' delle opportunità (e, a volte, degli opportunismi) e l'arte del possibile.
Certo, sarà anche la più nobile attività dell'essere umano ma la nobiltà, come sappiamo, è decaduta e prìncipi, baroni, conti e marchesi fanno gli imprenditori quando non gli intermediatori d'affari.
Oooh! Forse i leghisti pensano che continuare ad additare agli elettori tali incongruenze salga in quest'ultimi uno sdegno tale da 'gasarli' fino alla prossima consultazione elettorale. Eppure, dovrebbero ben sapere, anche per esperienza diretta, quanto può essere corta la memoria dell'elettore. Ma, comunque, mi auguro sappiano che tra gli appartenenti alla fascia della mia veneranda età, recentemente 'convertiti' alla Lega o maturi aficionados, serpeggia una forte perplessità, se non delusione, nei confronti dell'agire del leader di quel partito, non foss'altro per aver ridato ossigeno a due malati terminali, il PD e Forza Italia. Per cui, da vegliarda, mi auguro che tratti gli elettori da adulti e spieghi le ragioni vere, se ci sono, di questa mossa all'apparenza barbina.
Spieghi, se vi sono fondati motivi, del perché 'questa', quale che sia, sarebbe una manovra ordita a Parigi e a Berlino.
E, se ricorrono i presupposti, lo faccia alla svelta. Altrimenti, per il tempo che durerà questo governo, Conte 2, le uniche risultanze che si determineranno saranno tutte a detrimento leghista. In ordine, poi, alla durata dell'attuale governo lo scenario appare ai miei vetusti occhi alquanto interessante: la comunità internazionale ha già espresso il suo apprezzamento nei confronti della 'squadra' e del suo reggitore: la neo presidente della Commissione Esecutiva ha avuto lunghi, cordiali e proficui colloqui con lui e persino il presidente americano Trump ha manifestato apprezzamento nei suoi confronti ('dimenticando' che il leader leghista era stato addirittura invitato alla festa della sua proclamazione). Lo spread è vorticosamente disceso a significare che i mercati sono tranquilli e la benedizione fornita dalla vigile e solerte Standard & Poor chiude l'idilliaco quadro.
Il possesso delle presidenze di ben 11 commissioni parlamentari da parte della Lega, poi, è un fatto di ulteriore nota: certo tutte di peso quali alla Camera, il Bilancio, l'Ambiente, i Trasporti, le Attività produttive e il Lavoro e al Senato, Finanze e tesoro, Affari costituzionali, Giustizia, Difesa, Istruzione, e Agricoltura. Ma queste, ai deboli occhi di un'anziana, appaiono come 'armi' a doppio taglio perché, se si volessero adoperare, esporrebbero immancabilmente la Lega ai voleri di Forza Italia da un lato e ai parlamentari rispondenti a Matteo Renzi dall'altro. Penso sia una questione di algebra. Ci sarebbe da chiedersi, infatti, per quale motivo il Matteo di Rignano, con i suoi 40 senatori, abbia avversato prima e sposato poi l'alleanza giallo-rossa.
Toh! Guarda. L'alleanza giallo-rossa …. Già. I colori della Roma Calcio, se non erro. Alla fine, credo che anche la Raggi possa dirsi tranquilla con l'attenzione che il governo le riserverà e sperare che tutti gli 'svarioni' nei quali è incappata finora passino nel dimenticatoio, adesso che è venuta meno l'unica opposizione, non contando l'altalenante atteggiamento di Forza Italia. Tranquilla al punto da pensare ad un secondo mandato? Oh! Cielo. Non scherziamo. L'importante è provare a far dimenticare il degrado e i supplizi logistici così da non penalizzare nel futuro il partito di riferimento.
Questo ci porta a chiederci quanto possa durare un'alleanza simile. Tra un partito che, comunque, ha più di un secolo di storia e un altro che ha neanche cinque anni ed è alla prima esperienza di governo. Tra uno strumentale decisionismo e un'approssimazione demagogica… e c'è chi teme la scarsa 'figura' che potremmo fare nei confronti internazionali. E, prima fra tutte le preoccupazioni, la improbabile scelta di affidare a Luigi di Maio il dicastero degli Affari Esteri per il quale è tornata di moda la battuta partenopea 'a pucchiacca 'n mane 'e creature. Ed invece no, non mi preoccupano tali aspetti. Perché ritengo che a salvaguardare la nostra immagine all'estero e a renderla omogenea e coerente con i rituali ci penserà il PD (mai e poi mai avrei pensato di affermare una cosa del genere e riporre in quel partito le mie speranze). Non ritengo un caso la presenza di Gentiloni nella Commissione Esecutiva europea, beneficiato dall'assenso renziano dopo l'iniziale ostracismo.
Ma, allora, ritorniamo al punto: quanto potrà mai durare un'alleanza del genere, basata su un 'programma' come si ostina a dire il fratello di Montalbano, ovviamente 'nell'interesse del Paese', 'a favore degli italiani', da realizzare manco a dirlo 'con senso di responsabilità'? A tale domanda, onestamente, non so rispondere, prudente dopo aver 'bucato' la previsione di durata del precedente governo nell'articolo dell'altro mese, non pensando mai e poi mai che a 'staccare la spina' fosse l'unico che, a mio sommesso giudizio, non aveva interesse. Ma, non a caso esistono le variabili indipendenti. L'unica previsione che ora mi sento di arrischiare è quella di pensare che almeno un anno vada avanti: tra pochi mesi non si rinnovano i vertici dei maggiori gangli amministrativi-operativi del Paese?
E ciò senza pensare che tra un paio d'anni inizieranno le manovre per il rinnovo del mandato di Capo dello Stato. Oh! A proposito … comincia a girare in certi ambienti la voce secondo la quale il presidente del consiglio Conte potrebbe essere l'uomo adatto alla bisogna. Bah! Va a sapere.
Adesso me ne vado a letto. Tanto non c'è dibattito e sono stanca. La mia debole testa si è affaticata e probabilmente farnetica.
Ma confido nella speranza: Chissà chissà domani/ Su che cosa metteremo le mani/ Se si potrà contare ancora le onde del mare/ E alzare la testa …. Aspettiamo che ritorni la luce/ Di sentire una voce/ Aspettiamo senza avere paura, / domani/ come cantava Lucio Dalla nel suo Futura.
   
   
         
    POLITICA    
    di Pierre Kadosh    
       
    E SE CI FOSSE LO ZAMPINO DEGLI USA?    
    Forse è solo un esercizio di fantapolitica e, certamente, non vi sarà modo alcuno di provarlo, ma se la crisi italiana scaturita dal "gran rifiuto" di Matteo Salvini fosse la conseguenza del suo viaggio negli Usa del 17 giugno 2018? Un viaggio "oscuro", consumatosi con un incontro del "capitano" con il vice di Trump, Pence. Stranamente, sugli esiti di quell'incontro e sulle sue motivazioni vi è stato un silenzio assoluto, sia dei protagonisti, sia dei media. Eppure, se fosse stato un incontro gravido di conseguenze positive il Matteo nazionale ce lo avrebbe fatto sapere. Che sia scattato un veto? Un "niet" degli Stati Uniti alla continuazione dell'esperienza di governo della Lega? Che qualche testa d'uovo della Cia abbia confezionato la polpetta avvelenata per Salvini facendo leva sui contatti con Putin e sull'accordo di collaborazione siglato tra la Lega e Russia Unita? Singolare il fatto che le registrazioni dei colloqui di Savoini a Mosca siano state pubblicate su un sito statunitense, singolare e fuori dai suoi schemi anche il voltafaccia di Trump nei confronti dell'amico Matteo e l'improbabile apertura di credito nei confronti di "Giuseppi". E non ci si venga a raccontare - come qualcuno pur ha fatto - che è stato per via dell'apprezzamento di Trump per il buon taglio sartoriale degli abiti di Conte. E che pensare del furto della cassaforte di casa Salvini (padre) avvenuto un mese dopo previo smuramento? Vero è che i ladri hanno svaligiato anche un altro appartamento nello stesso stabile, ma i film di spionaggio ci hanno abituati a pensare sempre ad ogni possibile depistaggio.
C'è poi una considerazione finale: possibile che Salvini, che non ha sbagliato una sola mossa da quando ha preso le redini della Lega, si sia fatto fregare da Renzi o abbindolare da una falsa promessa di Zingaretti? Come mai l'Unione Europea si è mossa con apparente largo anticipo e intollerabile tracotanza nell'ostracizzare la Lega vincitrice delle Europee e nell'eleggere un Pd alla presidenza del Parlamento Europeo il 3 luglio? Avrebbe osato tanto se Salvini avesse goduto ancora del favore degli Usa?
Finora l'operato di Salvini è sempre stato credibile e conseguenziale ad impegni assunti con gli elettori, ma su una particolare affermazione non risulta altrettanto credibile, quando dice: "Alle poltrone abbiamo preferito la dignità" quanto meno perché mai avrebbe dovuto proporre, a crisi aperta, a Di Maio la Presidenza del consiglio.
Renzi, con acume machiavellico, si è infilato magistralmente nella vicenda, ha dissuaso Zingaretti dall'ostinarsi in uno sterile no ai Cinquestelle, ha benedetto la nascita del nuovo governo, ha piazzato i suoi in posizioni chiave e non appena completate le nomine dei sottosegretari ha annunciato la formazione dei suoi gruppi parlamentari dicendo addio al Pd.
Con tale mossa si è fatto ago della bilancia per la tenuta del governo, terrà "per le palle" Conte, Zingaretti e Di Maio, puntando sul loro orrore per il voto, potrà fare ampio bottino in vista delle prossime importanti nomine che andranno a scadenza e, ma anche questo non lo sapremo mai, potrà "negoziare" la sua "buona uscita" dal Pd.
Fossi Zingaretti farei cadere subito il governo per andare al voto così da lasciare il Machiavelli di Rignano con un pugno di mosche, Luigi di Maio in coma irreversibile e "Giuseppi" con un palmo di naso. E così farei anche capire agli Usa che in politica estera, come spesso accade, non ne azzeccano una.
Ma è improbabile che il Segretario del PD trovi tanta determinazione da opporsi ai disegni del Colle.
   
       
       
         
    POLITICA    
    di Cristofaro Sola    
       
    I PECCATI CAPITALI DEL "CAPITANO"    
    Ora che la frittata è fatta parliamone e poi mettiamoci una pietra sopra. Non c'è altro modo per dirlo: Matteo Salvini, aprendo la crisi al buio in pieno agosto, ha combinato una cavolata di dimensioni galattiche.
Voleva le urne e ha rimediato, per la gioia della maggioranza degli italiani, il peggiore governo che si potesse desiderare. Il "Capitano" ha goduto della nostra stima. Ne abbiamo esaltato le doti di stratega razionale quando l'universo mondo gli dava del rozzo, dell'improvvisato, del barbaro. In sei anni alla guida della Lega ha compiuto imprese mirabili che soltanto in parte possono essere riassunte dalle straordinarie percentuali di consenso raggiunte. Ora, è pur vero che siamo umani e che il primo tratto distintivo dell'homo sapiens è che sbaglia, ma come è stato possibile che proprio Salvini abbia toppato a quel modo?
Di certo ha ignorato la seconda regola aurea della politica per la quale gli spazi lasciati vuoti vengono occupati. Ha deciso di staccare la spina al governo che gli stava regalando successi e popolarità e i nemici storici non si sono lasciati scappare l'occasione d'infilarsi nella fessura creatasi insperatamente. Davvero credeva Salvini che la sua presa di posizione avrebbe comportato l'automatico ritorno alle urne?
Il leader leghista non ha valutato a sufficienza la forza della disperazione dei potenziali perdenti e, soprattutto, la ferrea intenzione del Capo dello Stato di fare l'impossibile per non consegnare la guida del Paese a una forza egemone che si richiama a quel sovranismo che lui, da Presidente della Repubblica, non smette di criticare in ogni occasione pubblica. Non ci dica Salvini che ha creduto alla storia del Capo dello Stato notaio e arbitro imparziale tra le parti in campo.
L'odierno inquilino del Quirinale, come i suoi predecessori, è uomo di idee e di pulsioni sentimentali, con un passato politico che non può essere messo da parte come un abito dismesso. La proclamata imparzialità è soltanto l'ennesima leggenda metropolitana che aleggia sulla "Costituzione più bella del mondo".
Nella circostanza, il presidente Mattarella non ha vestito i panni del notaio ma quelli più modesti del contabile. Calcolatrice alla mano ha verificato che i numeri per una maggioranza alternativa vi fossero e, da subito, non ha avuto dubbi nell'assecondare le aspettative di tutti gli establishment operanti in giro per l'Europa per benedire la nascita del Governo "laqualunque". Nei giorni passati sono circolate voci secondo le quali Matteo il "Capitano" avrebbe concordato con Nicola Zingaretti la richiesta di voto anticipato.
Se fosse vero, Salvini dovrebbe fare per punizione tre volte il giro a piedi del Grande Raccordo Anulare, e di corsa. Ma che fa? Si fida della parola di uno del Pd? Se fosse vero il leghista avrebbe violato la terza regola aurea della politica, che discende direttamente dalla prima "in politica nulla è come appare". Il terzo decisivo comandamento prescrive che "in politica non ci si fida di nessuno, dei nemici e neppure degli amici". Enrico Letta docet.
Si sostiene che l'errore di Salvini sia stato di carattere temporale, avrebbe sbagliato i tempi di apertura della crisi ritardandoli rispetto al momento più favorevole. Questo è ciò che pensa la comune vulgata. Noi la pensiamo all'opposto.
Se errore di tempo c'è stato è perché Salvini ha anticipato la sua mossa. Abbiamo convintamente sostenuto la posizione del "Capitano" quando ha tenuto duro nel tenere in vita il rapporto con i Cinque Stelle. Avrebbe dovuto continuare a farlo almeno fino al momento della loro implosione. Solo dopo che la frattura tra le molte anime del Movimento si fosse consumata palesandosi con la creazione di gruppi parlamentari separati, Salvini avrebbe potuto lanciare la sua Opa su ciò che sarebbe residuato della corazzata grillina. Non c'era da aspettare molto. Un ultimo scossone elettorale alle regionali in autunno, magari con un Cinque Stelle ridotto nel consenso a un prefisso telefonico, avrebbe dato il via alla blitzkrieg nella campagna elettorale di primavera.
La rottura prematura ha avuto come effetto immediato il ricompattamento dei Cinque Stelle, con l'aggravante della resurrezione della corrente dell'ultrasinistra di Roberto Fico che ha preso le redini del Movimento facendo leva sull'accusa a Luigi Di Maio di totale subalternità all'alleato sovranista. Salvini, per giustificarsi, si professa uomo di ideali che mai svenderebbe le sue convinzioni per tenersi le poltrone di sette ministeri. Sarà che siamo più prosaici e meno idealisti di lui, ma noi il conto delle rinunce lo facciamo.
Saltando dal Governo, la Lega ha perso il diritto di nominare il Commissario italiano alla Ue. Lo è diventato l'accomodante Paolo Gentiloni Silveri. Incredibile, il Pd da sconfitto alle Europee ha piazzato a Bruxelles l'ennesimo yes-man destinato, come l'uscente Federica Mogherini, a fare da tappezzeria nei saloni climatizzati di Palazzo Berlaymont.
Addio Governo, si perde la chance di portare per la prima volta nella storia repubblicana una personalità di destra a succedere a Sergio Mattarella alla scadenza del mandato presidenziale. Con assoluta probabilità all'inizio del 2022 ci toccherà subire un altro cattocomunista al vertice dello Stato. Magari una Rosy Bindi o un Romano Prodi, sai che allegria!
Via dal Governo si perde l'opportunità di mettere becco nella nomina di oltre 400 personalità manageriali destinate ai vertici delle aziende di Stato, delle partecipate e di altri organismi vitali della Pubblica Amministrazione.
Via dal Governo, fine della possibilità di bloccare l'infamia dell'allungamento all'infinito della prescrizione nel processo penale. Via dal Governo, saranno i nuovi arrivati a raccogliere i frutti della battaglia condotta dalla Lega all'interno del Cipe per lo sblocco dei 56 miliardi per le opere pubbliche da fare ripartire. Via dal Governo saranno i nuovi padroni del vapore, i "dem", a scrivere la prossima legge di Bilancio a proprio uso e consumo. Via dal Governo, stop alla difesa dei confini dall'assalto delle navi delle Ong cariche d'immigrati clandestini.
Non andiamo avanti nell'elencazione per carità di patria. Salvini si giustifica sostenendo che gli avrebbero impedito di fare la Flat Tax. È bastato questo per gettare la spugna? Avrebbe dovuto almeno provarci. E solo dopo aver certificato il fallimento della trattativa con i Cinque Stelle avrebbe potuto rivolgersi agli italiani spiegando il motivo della fine dell'esperienza giallo-blu.
Va bene che un capo deve assumere su di se la responsabilità di una sconfitta, ma non è credibile che tutte le colpe ricadano soltanto su di lui. La verità è che Matteo ha ceduto alle pressioni dei dirigenti del suo partito, in particolare della vecchia anima nordista, perché staccasse la spina. In questo harakiri poco rituale c'è stata la manina subito ritratta dei due governatori leghisti di Lombardia e Veneto che hanno montato una polemica assurda sul fatto che non avessero ottenuto l'autonomia differenziata a tempi di record.
Hanno rotto i timpani un giorno sì e l'altro pure perché si chiudesse ad horas il negoziato altrimenti minacciavano sfracelli. Adesso saranno contenti. Con il flemmatico pugliese Francesco Boccia alla guida degli Affari regionali, l'autonomia per i loro territori la vedranno col binocolo. E poi i partner del centrodestra. Che forti che sono. Hanno insultato Salvini perché restava in affari con i grillini e ora che si è risolto a rompere cosa gli rimproverano? Di aver consegnato l'Italia alla sinistra. Roba da matti.
Come riprendersi dalla botta? Il modo c'è. Ma non parliamone adesso.
   
       
       
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