POLITICA  
    di Cristofaro Sola    
       
    SALVINI E IL CALUMET DELLA PACE    
   
Matteo Salvini chiede a Mario Draghi di guidare un processo di pacificazione della politica. Sembrerebbe una proposta di buonsenso. Nella realtà è una boutade. Spiace per Salvini, ma la sua iniziativa è quanto meno ingenua. Non esistono i presupposti perché in Italia si ricomponga un dialogo civile tra la sinistra e la destra. Il problema è culturale, storico e antropologico. Esiste un mondo di sinistra che odia quelli di destra. Sentimento talvolta ricambiato. La proposta, orrenda ma sincera, di Giuseppe Provenzano, vicesegretario del Partito Democratico, di mettere fuori dalle istituzioni repubblicane Giorgia Meloni e il suo partito è nutrita da un'ostilità che ha radici profonde. In passato, il Partito Comunista italiano aveva tentato di bandire il Movimento Sociale italiano dalla vita democratica. Non vi riuscì grazie all'opposizione della Democrazia Cristiana.
Tuttavia, l'avversione viscerale della sinistra verso il nemico di destra è covata come fuoco sotto la cenere, nonostante la stagione berlingueriana ne avesse mitigato i toni più aspri. Per inciso, una correzione è dovuta a un'asserzione del direttore de "Il Riformista", Piero Sansonetti il quale, in un'intervista a "Il Giornale", ha sostenuto che:" Il terribile e feroce Pci non ha mai chiesto di mettere fuori legge l'Msi che certamente era molto più legato al fascismo di FdI". In realtà, il Pci provò a mettere fuori gioco il nemico nel 1961 (III Legislatura), con il disegno di legge d'iniziativa del senatore Ferruccio Parri per lo Scioglimento del Movimento sociale italiano in applicazione della norma contenuta nel primo comma della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Nel corso del dibattito parlamentare la relazione di minoranza la svolse il senatore Pietro Secchia, esponente dell'ala "leninista" del Pci dalla fine degli anni Quaranta fino alla sua uscita di scena dalla politica in netto dissenso con la svolta rinnovatrice imposta al partito da Palmiro Togliatti.
Non a caso citiamo Secchia. Al suo ideale insurrezionalista, secondo cui il lavoro cominciato in Italia dai comunisti con la Guerra civile del 1943 per l'instaurazione della dittatura del proletariato dovesse essere portato a termine, si sono ispirati il brigatismo e in generale la galassia extraparlamentare rossa degli anni Settanta-Ottanta dello scorso secolo. Ed è in quel tragico tornante della storia nazionale che va ricercata la causa ostativa di una pur auspicabile pacificazione. La guerra totale allo Stato borghese, di rimando alla struttura sociale tradizionale che ne costituiva la spina dorsale e alle forze partitiche che la rappresentavano, è stato il totem della "Contestazione" che dal Sessantotto, con altri mezzi e altri soggetti, è sfociata negli "Anni di piombo".
I protagonisti di quella fase sanguinosa furono sconfitti dalla reazione dello Stato, supportata dal Partito Comunista di Enrico Berlinguer che sbarrò la strada al terrorismo rosso.
A destra si produsse specularmente un analogo scenario: il Movimento Sociale italiano di Giorgio Almirante contrastò senza tentennamenti i gruppuscoli che nuotavano nello stagno dell'eversione nera. L'impegno speso su entrambi i fronti per difendere lo Stato dalla minaccia terrorista, che fosse di destra o di sinistra, condusse, se non a un reciproco riconoscimento, a un rispetto maggiore tra due parti che non cessavano di percepirsi nemiche. Il momento che simbolicamente suggella l'embrione di un cambio di clima è l'episodio, poco raccontato dalla vulgata mediatica, della notte in cui Giorgio Almirante si presentò a Botteghe Oscure, la storica sede del Pci dove era allestita la Camera ardente per il defunto Enrico Berlinguer e, nell'incredulità delle centinaia di militanti comunisti presenti, rese omaggio alla salma del nemico. Era il 13 giugno 1984. Il gesto non restò isolato. Quattro anni dopo (24 maggio 1988) ai funerali del "fascista" Giorgio Almirante si presentò il "comunista" Giancarlo Pajetta a rendergli omaggio. Azzardiamo un'ipotesi: se non ci fosse stato il crollo traumatico del comunismo alla fine degli anni Ottanta, che portò alla crisi del Pci, probabilmente quel lento processo di reciproco riconoscimento, avviato da due uomini politici di grandissimo valore quali Berlinguer e Almirante e che ebbe un'eco, il 10 maggio 1996, nel discorso d'insediamento di Luciano Violante alla presidenza della Camera dei deputati, avrebbe portato nel tempo a rimarginare le ferite lasciate aperte dalla Guerra civile combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945.
La fine del Pci, negli anni successivi alla "caduta del muro di Berlino", ha liberato gli "spiriti animali" del ribellismo contestatario dei decenni precedenti. Il Sessantottismo non era stato debellato dalle coscienze dei suoi protagonisti ma si era soltanto sopito. L'idea di abbattere la società tradizionale, e le sue sovrastrutture, non avrebbe ripreso quota fin quando il campo della sinistra fosse stato occupato dal pragmatismo meta-ideologico del Pci. Perciò, la resa dei conti tra compagni appartenuti allo stesso album di famiglia (la definizione è di Rossana Rossanda, citata in un corsivo su Il Mainifesto il 28 marzo 1978 a proposito degli autori del sequestro Moro) era solo rimandata.
Con la "svolta della Bolognina" il 3 febbraio 1991, che sancì lo scioglimento del Pci e la sua sostituzione con il Partito Democratico della Sinistra (Pds), e con il "golpe bianco" di Tangentopoli, il mondo sommerso del Sessantottismo, popolato da una borghesia intellettuale progressista nel frattempo accasatasi ai "piani alti" della società, è riemerso occupando gli spazi lasciati vuoti dalla struttura partitica. Così i giovani contestatori di un tempo si sono ritrovati nei punti nevralgici del sistema: in magistratura, nelle università, nelle redazioni dei giornali, nelle istituzioni scientifiche e culturali del Paese. E financo negli assetti manageriali delle grandi imprese. Dalle posizioni occupate hanno potuto dare corpo alla loro infatuazione rivoluzionaria: abbattere il vecchio mondo e sostituirlo con un nuovo sistema sociale, rovesciato nei contenuti, nelle priorità politiche e nelle scale valoriali.
A riprova, basterà verificare i curricula di tutti coloro che dal 1994 in poi si sono dedicati al "linciaggio" sistematico del nemico di turno, sospettato di spostare a destra l'asse egemonico del Paese. Si scoprirà che gli odierni datori di lezioni morali hanno una giovinezza trascorsa nelle sedi delle conventicole settarie della sinistra extraparlamentare. Quanti opinionisti, che oggi dalle colonne dei "giornaloni" vomitano fango e veleno su Giorgia Meloni e Matteo Salvini non meno di quanto ne sputassero ieri su Silvio Berlusconi, hanno fatto la gavetta a "Lotta Continua" e "Potere operaio"? Potranno mai essere costoro, cresciuti nel mito di Mao Zedong e nell'illusione dell'immanenza del Sol dell'Avvenire portato dal carro alato del terzomondismo, i protagonisti di una pacificazione con la parte liberale, conservatrice e tradizionalista della società? Certo che no.
Solo il tempo potrà sanare ciò che oggi resta insanabile. Bisognerà attendere che la generazione approdata al potere per effetto di accadimenti storici, indipendenti dalla sua capacità di determinarli, tramonti. Quando i contemporanei riusciranno a discutere di Resistenza e antifascismo con la medesima serenità di giudizio con la quale oggi gli storiografi valutano gli eventi che portarono, nel 1855, il Regno di Sardegna a partecipare alla Guerra di Crimea, la frattura che lacera il confronto politico potrà considerarsi superata. Fino ad allora ci sarà sempre un "loro" e un "noi". Con buona pace di Matteo Salvini.
   
   
         
    POLITICA    
    di Cristofaro Sola    
       
    LEGA: EFFETTO NOTTE    
    Cosa accade alla Lega? Qualcuno li chiama scricchiolii, per altri è l'inizio di una frana. Alla Camera dei deputati, 51 parlamentari leghisti (oltre ai 12 assenti giustificati) non si sono presentati in Aula a votare la fiducia al Governo Draghi, posta sul secondo Decreto Green Pass. A marcare visita è stato il gruppo dei fedelissimi salviniani, contrari all'estensione illimitata della certificazione sanitaria Covid free. Ma non è l'unico segnale del parossismo che anticipa la deflagrazione. L'eurodeputata Francesca Donato ha lasciato il partito, denunciandone l'appiattimento sulle decisioni di Mario Draghi in materia di contrasto alla pandemia. Nell'occasione, ha lanciato un'accusa velenosissima all'indirizzo del "Capitano": nella Lega non è Matteo Salvini a comandare, ma Giancarlo Giorgetti.
L'agosto scorso c'è stato il "caso Durigon", il sottosegretario leghista all'Economia che aveva proposto di intitolare i giardinetti pubblici di Latina ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. In quella circostanza non è stata soltanto la sinistra a chiederne la testa. L'ala nordista, guidata da Giorgetti, ha preteso che il "burino" Claudio Durigon si facesse da parte. E così è stato. Tali "contrattempi" potrebbero essere giudicati ininfluenti rispetto alla tenuta complessiva del partito; si potrebbe perfino pensare che siano fisiologici per una comunità politica articolata in una pluralità di anime e sensibilità diverse.
Argomentazione consolatoria che tuttavia non rispecchia ciò che invece si sta muovendo nella coscienza profonda del movimento leghista. Il punto politico lo ha centrato, sebbene in malo modo, l'eurodeputata Francesca Donato. Dire, infatti, che oggi a comandarla sia Giorgetti e non Salvini è gossip. Cionondimeno, è in atto nella Lega un'ampia manovra di riposizionamento strategico il cui principale ispiratore è Giancarlo Giorgetti. Ora, ci sta che una forza partitica presente attivamente nel Paese possa correggere in itinere alcune scelte programmatiche assunte in passato. Non è disdicevole adeguare la propria offerta politica alle istanze emergenti dal tessuto sociale, ma il percorso imboccato dalla dirigenza leghista è qualcosa di più di una correzione di rotta.
La strada intrapresa allontana la Lega da quel progetto sovranista sul quale Matteo Salvini ha fondato la sua ascesa nel consenso degli italiani. Ciò che sta accadendo in casa leghista è qualcosa di già visto con i Cinque Stelle. Con quali risultati? La perdita di credibilità e, con essa, il disperdersi del capitale elettorale conquistato alle politiche del 2018. Perché a Salvini e ai suoi non dovrebbe toccare la medesima sorte che ha colpito Luigi Di Maio e compagni? Il grande merito del "Capitano", che solo un'opposizione incattivita ha sprezzantemente ridotto a un successo comunicativo, è stato quello di ricomporre sotto l'ombrello della Lega un blocco sociale. La proposta "sovranista", superando i conflitti di classe e la divisione Nord-Sud alimentata da un'idea antica di sviluppo dell'economia del Paese a due velocità, ha avuto il pregio di raggiungere trasversalmente la società. Il denominatore comune su cui è stato costruito il paradigma salviniano ha puntato al riscatto nazionale, declinato nei termini di riappropriazione identitaria di una storia e di un destino comunitari. Le parole d'ordine vincenti lanciate dal segretario leghista hanno restituito un ordito unitario e coerente di visione della società.
Da "prima gli italiani" a "padroni in casa nostra"; da "locale è bello" alla lotta senza quartiere alla mondializzazione; dalla battaglia per il rilancio della manifattura italiana alla guerra alla finanziarizzazione dell'economia; dal no al saccheggio industriale alla contestazione ai burocrati di Bruxelles. Condivisibili o no, su queste parole d'ordine la Lega ha ampliato il suo consenso fino a essere nelle urne delle Europee del 2019 il primo partito italiano. Il territorialismo bottegaio che aveva caratterizzato il movimento padano della prima ora - quello di Umberto Bossi e di "Roma ladrona" - è stato spazzato via dallo spirito organicistico della weltanschauung salviniana. La sintesi sovranista ha consentito alla Lega di assorbire le contrapposizioni di classe tra padroni, piccoli e grandi, e lavoratori, stabili e precari, disoccupati e pensionati, giovani e vecchi, per ricomporne le istanze all'interno della medesima comunità partitica. Un'impresa riuscita in passato soltanto alla Democrazia Cristiana.
Oggi la spinta propulsiva si è esaurita e la Lega sta tornando a privilegiare la rappresentanza di gruppi sociali e territori dagli interessi fortemente parcellizzati. Può essere che Giorgetti abbia ragione nel sostenere in toto l'azione di governo di Mario Draghi, ma su questa china la Lega torna a essere il movimento asfittico che vince in alcune regioni del Nord ma che su scala nazionale rimedia uno striminzito 6-8 per cento, giacché non potrà più contare sul voto dei tanti - quelli che il professore Giulio Sapelli chiama il "popolo degli abissi" - che non si sentono ascoltati e debitamente sostenuti dal "sistema". Salvini aveva conquistato la fiducia del mondo dell'impresa; Giorgetti si pone come "l'uomo di Confindustria" all'interno del Governo. Che non è di per sé una bestemmia, ma è sicuramente un passo indietro dal punto di vista della rappresentanza degli interessi diffusi.
La spaccatura sul Green pass è stata il prologo della guerra che sta per scatenarsi nella Lega, l'epilogo si avrà con il Decreto sulle delocalizzazioni. Negli anni, il più convinto sostenitore di una pesante azione sanzionatoria contro le imprese in fuga dall'Italia è stato il "Capitano". Ricordiamo le sue intemerate contro il saccheggio industriale a cui è sottoposto il nostro sistema produttivo e le sue devastanti ricadute sui livelli occupazionali. Oggi le cronache raccontano che sul Decreto anti-delocalizzazioni messo a punto, tra l'altro con contenuti sanzionatori annacquati, dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, con la collaborazione della viceministra (contiana) allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, il ministro Giancarlo Giorgetti si sia messo di traverso per ostacolarne l'approvazione. Ora, non stiamo a discutere dell'utilità del provvedimento, ma la virata pro-multinazionali è la sconfessione in radice della costruzione ideologica impostata da Salvini, oltre che un insperato regalo alla sinistra demo-contiana che si riappropria di un tema di forte impatto presso l'opinione pubblica. Nessuna sorpresa, quindi, se alle prossime tornate elettorali il consenso alla Lega dovesse ritornare sotto le due cifre, con un colpo mortale alle aspirazioni della coalizione di centrodestra di raggiungere la maggioranza nella prossima legislatura.
Liberissima la nomenclatura leghista di cambiare rotta rispetto al recente passato. Tutto è legittimo, tutto è possibile a patto che i protagonisti di questa vicenda siano pienamente consapevoli delle conseguenze. Come evitare il peggio? Non serve a Salvini postare sui social le foto che lo ritraggono in atteggiamenti affettuosi con gli ispiratori del riposizionamento strategico della Lega. Serve un confronto a viso aperto e il luogo naturale per mettere in chiaro le cose in un partito c'è: si chiama congresso. Il "Capitano" farebbe bene a pensarci.
   
       
       
         
    POLITICA    
    di Emilio Petruzzi    
       
    OPIUM DES VOLKES    
    L'argomento merita, senza alcun dubbio, una inevitabile citazione del Sig. Karl Marx: "Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un'entità astratta posta fuori dal mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma spirituale.
La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.
"
La vicenda Afgana che si trascina da 40 anni, dapprima con l'occupante russo e poi con l'occupante americano ed i paesi vassalli, ha un dato storico ed evidente…la sconfitta di due superpotenze mondiali. L'ultima, certamente più scottante in quanto coinvolge anche vassalli, valvassori e valvassini in nome della sudditanza atlantica (soggetto anacronistico visto il dissolvimento del patto di Varsavia cui si frapponeva, ma ormai secolarizzato e per questo, inossidabile come d'uso delle pseudo-democrazie occidentali).
Agosto 2021 ha rappresentato l'apoteosi di un fallimento di proporzioni bibliche in quanto è venuto a galla il patto scellerato tra gli amerikani ed i Talebani (ultimamente, a differenza di quanto succedeva in passato, i servi di regime hanno sottolineato la differenza tra talebani e discepoli Isis). Tutti si meravigliano di quanto è successo a Kabul l'ultima decade di agosto, quando gli stati vassalli e valvassori (ivi compreso il valvassino), si sono trovati dinanzi all'accordo amerikano-talebano benchè, forse, qualcuno dimentica dei talebani (le prime immagini trasmesse, per sbaglio in Tv e poi eliminate) a bordo di schiere di veicoli militari americane (lunghe autocolonne) dove avanzavano senza colpo ferire (mi chiedo se fossero forniture regolari dell'esercito Usa). Gli invasori amerikani dopo aver convenuto il ritiro perché non erano in grado di vincere una guerra ventennale, in totale solitudine, hanno trovato un accordo per il ritiro. Ovviamente non conosceremo mai i termini dell'ccordo ma di sicuro la resa amerikana è stata clamorosa oltreché penosa.
Venendo al tema immagino che gli amerikani che volevano esportare il loro modello di democrazia (lo stesso esportato in Europa), hanno raggiunto un unico obbiettivo con la destabilizzazione di un'area dove, ci hanno sempre detto, venivano ospitati i responsabili degli attentati alle torri gemelle di cui mister Bidet, in questi giorni, farà conoscere al mondo i particolari desecretando i documenti relativi (non sappiamo fino a che punto), documenti elaborati dagli annalisti della C.I.A. L'obbiettivo è economico certamente e ci sarebbero un trilione di ragioni ed in particolare il parco minerario più grande al mondo (i cinesi saranno primi partner del nuovo Afghanistan) a cui gli americani ambivano visto che il litio rappresenta il minerale del futuro (ricorderemo la carenza di litio durante il periodo pandemico che ha dato origine al blocco della produzione di automobili anche in Italia e più in generale a tutta la meccanica ed alla elettronica posto che il 90% della produzione mondiale dipende dalla elettronica). Le indagini geologiche in Afghanistan, hanno rivelato che il sottosuolo del Paese può contenere fino a 60 milioni di tonnellate di rame, 2,2 miliardi di tonnellate di ferro cui si aggiungono 1,4 milioni di tonnellate di un'altra tipologia di minerali, definiti Rare Earth Elements (REE), come il lantanio, cerio, neodimio. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, citati dalla testata USA The Diplomat, la fase iniziale di ricerca è stata condotta in una località afghana nella provincia Orientale di Ghazni. Dall'analisi è emerso che il potenziale dei giacimenti di litio sarebbe analogo a quello delle riserve presenti in Bolivia, Paese che dispone delle più grandi vene di litio al mondo. L'USGS ha stimato che i depositi di Khanneshin, situati nella provincia Meridionale di Helmand, possono arrivare a produrre fino a 1,4 milioni di tonnellate di REE. Citando altri rapporti, analisti di The Diplomat hanno sottolineato che le risorse REE dell'Afghanistan possono essere tra le più grandi al mondo; i REE svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo delle ultime tecnologie. Sono utilizzati per i telefoni cellulari, per i televisori, per i motori ibridi, ma anche per la tecnologia a laser e le batterie. Oltre a ciò, gli REE rappresentano una risorsa chiave anche nella produzione di apparecchiature militari, quali sistemi di navigazione per carri armati, sistemi di guida missilistica, nonché componenti per la difesa missilistica, satelliti e sistemi di comunicazione militari.
Ora se la vera economia è quella sulle fonti alternative e per utilizzare le fonti alternative è necessario avere la disponibilità di materie prime che consentano lo sviluppo della c.d. mobilità sostenibile e delle comunicazioni e che il petrolio è divenuto desueto…. cosa consente di poter utilizzare l'energia che ha costo pari a zero fatta eccezione per la distribuzione il cui costo, comunque, è risibile? ....come posso accumulare energia senza creare gli accumulatori ed i chip che lo gestiscono senza il Litio? La domanda sorge spontanea come declamava un compianto giornalista partenopeo! Altro che via della seta….. qualcuno dovrebbe spiegare a Gigino che le sciocchezze sono l'oppio dei popoli, le sciocchezze del Web, le sciocchezze della stampa di regime, le sciocchezze dei mezzi di distrazione di massa. Le ragioni afgane sono ben altre e sono di natura economica. L'Afghanistan, nei prossimi decenni, sarà una risorsa come le aride terre degli emirati arabi sono state per gli amerikani che hanno sfruttato il loro petrolio (in Italia un signore tentò di fare qualcosa e ci ha rimesso la vita a seguito degli accordi iraniani cosi come i tempi della Libia 30 anni prima quando un altro signore ci rimise le penne); questo i cinesi lo hanno capito da tempo ma, a differenza degli amerikani che amano le prove muscolari, loro producono servizi ed utilità senza imporre nulla, emuli dei primi europei che si presentavano nelle indie con le perline abbindolando gli indigeni. Faranno strade, illuminazioni pubbliche, stadi e palestre a differenza degli americani che distruggono line di comunicazioni e devastano i territori e non per mera cattiveria come d'istinto verrebbe da pensare ma solo perché il loro core business è rappresentato dall'industria bellica per la quale il mercato occorre sia vitale….. l'oppio che ci verrà detto servirà a finanziare l'Isis o i gruppi terroristici, al massimo, servirà a soddisfare qualche desiderio alternativo di qualche a.d. amerikano in cerca di avventure con la escort di turno (non quella di Friedmann ovviamente il cui buon gusto è sotto la suola delle mie scarpe).
Cogliamo questa opportunità per una riflessione senza farci abbindolare dalle sintesi che di certo, non giovano all'analisi. Parafrasando Marx: “Eliminare le democrazie illusorie in quanto fonti di illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della finta democrazia, dunque, è in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la democrazia illusoria è l'aureola."
   
       
       
    POLITICA    
    di Lino Lavorgna    
    IL BLA BLA BLA DEGLI SCIACALLI    
    INCIPIT 1
Risultati elettorali di "Forza Nuova" dalla fondazione alle ultime elezioni europee.
Elezioni politiche (Percentuali e voti alla Camera e Senato). 2001: 0,04 (13.6229); 0,12 (39.545); 2006 (nella lista Alternativa Sociale): 0,67 (255.354); 0,63 (214.526); 2008: 0,30 (108.837); 0,26 (85.630); 2013: 0,26 (90.047); 0,26 (81.578); 2018 (nella lista Italia agli italiani, con Movimento Sociale Fiamma Tricolore): 0,39 (126.543; 0,50 (149.907)
Elezioni Europee. 2004: 1,23 (399.073) con la lista Alternativa sociale, che consentì a Fiore di diventare europarlamentare nel 2008 a causa delle dimissioni di Alessandra Mussolini); 2009: 0,47 (146.619); 2014 (lista non ammessa); 2019: 0,15 (40.781). Chi parla di pericolo fascista in Italia o è un cretino o è in mala fede. E ovviamente non mancano i cretini in mala fede.

INCIPIT 2
A proposito dei milioni di persone che si stanno sgolando per chiedere lo scioglimento di quei quattro gatti di Foza Nuova: 928 North Randolph Street, Arlington, Virginia, U.S. Questo è l'indirizzo della SEDE LEGALE DEL PARTITO NAZISTA negli USA: nessuno li prende in considerazione per le loro farneticazioni, senza però nemmeno "sognarsi" di impedire loro di pronunciarle. Se alle farneticazioni dovessero seguire atti concreti contrari alla legge, si interverrebbe nel rispetto di ciò che le leggi prevedono per i singoli reati. Tutto qui, senza bla bla bla.

PROLOGO
A scanso di equivoci ribadisco, sia pure sinteticamente, concetti triti e ritriti in decine di articoli, di volta in volta arricchiti con fatti contingenti che li rendevano più sostanziosi e inconfutabili: il cosiddetto centro-destra, i cui esponenti ed elettori utilizzano impropriamente il termine "destra", è un'armata brancaleone che costituisce qualcosa che si avvicina molto a quanto di peggio abbia espresso la politica italiana dalla caduta di Romolo Augustolo ai giorni nostri; i profondi cambiamenti nei "costumi", scaturiti dalla indubbia capacità di un uomo come Berlusconi nel condizionare le masse, hanno fatto perdere di vista i valori essenziali che dovrebbero costituire il patrimonio comune di ogni essere umano a vantaggio di mode destrutturanti, non facilmente sradicabili soprattutto in ambito giovanile.
Non esiste nessuno che, potendo degnamente definirsi a pieno titolo di "destra", si riconosca nell'attuale centro-destra. Queste persone, tantissime, alimentano quel fronte dell'astensionismo che oramai ha raggiunto il 50% degli aventi diritto al voto e purtroppo si appresta a superarlo a causa del continuo decadimento della classe politica, in qualsivoglia schieramento, come tra l'altro è risultato abbastanza evidente anche in occasione dei recenti ballottaggi per le elezioni amministrative, che hanno visto il 56% degli elettori astenersi dal voto!
Sgombrato il campo, quindi, da ogni possibile strumentalizzazione, cerchiamo di inquadrare nella giusta ottica le vicende alla ribalta della cronaca in questo periodo.

INCHIESTA FANPAGE - ASSALTO ALLA BASTIGLIA CGIL E ALTRE DISTRAZIONI DI MASSA
Sta facendo molto scalpore l'inchiesta di Fanpage sulla galassia neofascista nel nostro Paese, che si prefigge - sono parole del direttore della testata - di dimostrarne non tanto l'esistenza e la consistenza, cosa sempre utile ed opportuna se fatta con onestà intellettuale e senza fini reconditi, quanto il tentativo di incunearsi proprio nei partiti di centro-destra con intenti che vanno be oltre la diffusa pratica di procurarsi finanziamenti illeciti.
Diciamolo a chiare lettere per l'ennesima volta: nell'Italia delle tante incertezze l'unica cosa certa è che non vi è nemmeno la più remota possibilità che il nostalgismo nazifascista possa costituire un reale e grave pericolo sia sotto il profilo "quantitativo" sia sotto quello "qualitativo". I soggetti che compongono la composita "galassia nera", siano essi le teste rasate dei gruppuscoli extraparlamentari o i buffi esponenti dei partiti, basta metterli davanti a un microfono (come spesso avvenuto) e porre loro tre domande per far emergere l'inconsistenza culturale, etica, morale e tutte le altre distonie esistenziali di cui sono depositari. Le scempiaggini profferite sconclusionatamente, come quelle che stiamo ascoltando a profusione dai "no vax", non fanno testo; per gli atti di razzismo, di antisemitismo, di violazione delle norme costituzionali e per qualsiasi altro crimine commesso, basta perseguirli "seriamente", processandoli e condannandoli nel rispetto delle leggi vigenti.
Cerchiamo di essere seri, quindi. Siamo un Paese di oltre sessanta milioni di persone e non è proprio possibile prendere in seria considerazione due o trecentomila giovinastri che, generalmente, di generazione in generazione, dopo aver giocato a fare i rivoluzionari dai quindici ai 25-30 anni, prendono altre strade, a volte più o meno normali, a volte nella malavita, ma comunque lontane mille miglia da quei furori giovanili, magari rimembrati esclusivamente in goliardiche serate enogastronomiche, tanto per dare un senso illusorio a un'esistenza quasi sempre grama. Parimenti non è possibile prendere in seria considerazione vecchietti oramai ultrasettantenni che, in virtù di evidenti limiti culturali, si rifugiano in un patetico nostalgismo, i cui prodromi risalgono per lo più a quando il fascismo era già nella fase finale o nei primi anni post bellici e in continuo assottigliamento numerico per ovvi motivi.
L'inchiesta di Fanpage, pertanto, con tanto di ribalta televisiva nel programma "Piazzapulita" e ampio risalto mediatico addirittura oltre i confini nazionali, perde di consistenza proprio in virtù dell'attenzione riservatale, spropositata e non di poco rispetto alla reale consistenza dei fatti narrati. Nella puntata di "Piazzapulita" del 7 ottobre, per esempio, sia il conduttore Formigli sia gli ospiti hanno effettuato una vera e propria opera di "distrazione di massa" dell'opinione pubblica dai veri problemi, che scaturiscono da chi il potere effettivamente gestisca e non da coloro che lo bramano sognando trame impossibili. Non a caso Sallusti, replicando alla dura ed esasperata gogna tributata a Giorgia Meloni, ha chiesto perché mai Bersani, primo ospite della serata, non fosse stato invitato a ripudiare pubblicamente il comunismo, ovviamente da considerare "male assoluto" quanto meno alla pari del nazismo e del fascismo. Apriti cielo! Per poco Formigli e i suoi ospiti sinistrorsi non lo linciavano! "Ma come si fa a chiedere a uno che viene da un partito che si chiama PCI di ripudiare il comunismo", hanno esclamato in coro, come se l'osservazione fosse una baggianata! Una donna nata nel 1977, invece, che ha iniziato a fare politica addirittura quasi mezzo secolo dopo la fine del fascismo, deve essere triturata come se fosse la reale responsabile delle devianze mentali di un po' di fuori di testa che, almeno in Italia, non fanno paura a nessuno: è appena il caso di ricordare, infatti, che in Germania la galassia nazifascista è sicuramente preoccupante e il principale partito di riferimento ha ottenuto quasi CINQUE milioni di voti alle recenti elezioni federali, conquistando ben 83 seggi! Quello della Meloni, invece, è un partito che risulta attrattivo precipuamente per quella media-borghesia italiana, capace di resistere alle sirene sinistrorse ma non sufficientemente preparata per "andare oltre", anche per assenza di punti di riferimento solidi, ossia una vera destra che fosse in grado di far emergere in modo più eloquente la differenza tra grano e loglio. Da qui a considerare il partito e chi lo voti un pericolo per la democrazia, tuttavia, ce ne corre! L'unico rimprovero che si può fare a Giorgia Meloni, caso mai, è di appropriazione indebita del termine "destra", che proprio non si addice né a lei né ai suoi adepti, tanto più perché alleata di Berlusconi, che di una destra moderna, europea, sociale, colta, raffinata, con le carte in regola per governare, rappresenta l'esatta antitesi.

SMETTIAMO DI GUARDARE IL DITO MENTRE SI INDICA LA LUNA
Non vi sono rischi di rigurgiti fascisti in Italia e, per fortuna, anche coloro che ancora si definiscono "comunisti" non fanno più paura a nessuno. Sono ben altre, infatti, le persone pericolose.
Sempre nella puntata di "Piazzapulita" andata in onda il 7 ottobre, era presente lo spocchioso Carlo Calenda, la cui nervosa saccenteria è emersa più che in altre circostanze grazie all'elegante lezione di "buone maniere" impartitagli da Jasmine Cristallo, portavoce delle "Sardine", che lo ha fatto letteralmente uscire dai gangheri, soprattutto quando lo ha invitato a scendere dalla "torre eburnea". È stato davvero utile ascoltare le sue masturbazioni mentali che, sommate alle dichiarazioni rese negli ultimi mesi e alla storia personale di trasformista aduso ad accusare gli altri di "trasformismo", ne caratterizzano in modo inequivocabile la struttura mentale. Il personaggio è l'emblema di una stratificazione sociale priva di connotazioni ideali o, per meglio dire, espressione di quel liberalismo assimilabile alle polveri sottili, che fanno danni immani ma risultano invisibili ad occhio nudo e possono essere esaminate solo dagli esperti. Sul fecciume liberale esiste una corposa saggistica e qui mi fa piacere ricordare sia quanto scritto nel numero 81 di CONFINI, uscito nel mese di dicembre 2019, sia la stupenda conferenza tenuta da Alain de Benoist a Pietrasanta nell'ottobre 2019, il cui resoconto è reperibile proprio nel numero di Confini citato. Su come debba configurarsi una "vera destra", poi, questo magazine offre continui spunti di riflessione, l'ultimo dei quali pubblicato nel numero 97, uscito lo scorso mese di luglio.

UNA LEZIONE DI DIRITTO AI MISTIFICATORI
I mistificatori, che tanto spazio stanno trovando nei media in questo periodo, sono stati ben "cucinati" nel numero 92 di CONFINI, uscito nel mese di febbraio 2021. Con loro, però, non bisogna mai abbassare la guardia perché sono tanti e non perdono occasione per confondere le idee. L'occasione questa volta è stata offerta dai fuori di testa che hanno assaltato la sede della CGIL, dopo aver insulsamente invaso le strade di Roma per rendere edotto il mondo intero della confusione mentale che alberga nelle loro teste: possono protestare contro il "green pass" e contro il vaccino proprio perché in maggioranza ci siamo vaccinati, consentendo un repentino regresso della pandemia (che è ben lungi dall'essere stata sconfitta) e l'abolizione delle rigide restrizioni imposte dal lockdown.
Ricordiamo quindi, ai tanti mistificatori adusi a parlare di pancia e non di testa, che chi entri in proprietà altrui, devastandole, va individuato, processato e condannato secondo il Codice penale e quanto previsto dall'articolo 27 della Costituzione, che imputa alle singole persone la responsabilità penale. Per quanto concerne il fascismo, in Italia ne è vietata la "ricostituzione" e quindi può essere sciolto qualsiasi partito che si prefigga di riproporlo secondo le note modalità del regime mussoliniano. Nessuno nega, ovviamente, le simpatie fasciste dei militanti di Forza Nuova e di altri gruppuscoli della galassia nera, ma per legittimare lo scioglimento non basta accusarli delle loro "simpatie" e delle strampalate visioni del mondo che traspaiono dai loro organi informativi: bisogna "attendere" che si trasformino in una vera minaccia per le Istituzioni, con azioni tese a sostituirsi ad esse, proprio come fece Mussolini prima con la marcia su Roma e poi con lo scioglimento del Parlamento. Che si possa realizzare qualcosa del genere, però, con i numeri effettivi che caratterizzano l'intera galassia nera, i contrasti e le contraddizioni interne che ne minano l'unità d'intenti e la capacità di difesa assicurata dalle forze dell'ordine e dall'esercito, più che difficile appare semplicemente impossibile e risulta patetico, oltre che ridicolo, il solo pensarlo.
Chiunque, pertanto, dovesse promuovere o attuare un provvedimento che cozza con i principi basilari della nostra Costituzione, oltre che con il buon senso, a pieno titolo potrebbe essere egli stesso definito "fascista". E sarebbe anche il caso di aggiungere: "della peggiore specie".
   
       
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