POLITICA  
    di Cristofaro Sola    
       
    CENTRODESTRA AI RAGGI X    
   
Enrico Letta è alla canna del gas. Dopo aver toppato clamorosamente nella composizione delle alleanze, non sa a che santi votarsi per recuperare credibilità presso l'opinione pubblica. Ma non ha niente di solido da proporre agli elettori. D'altro canto, come potrebbe? Avendo scelto di stare con formazioni partitiche - dalla sinistra massimalista di Nicola Fratoianni all'europeismo acritico di +Europa di Benedetto Della Vedova ed Emma Bonino - che percorrono traiettorie politiche antitetiche, al confuso segretario del Partito democratico non resta che vomitare insulti sugli avversari politici. Tuttavia, delle molte ingiurie riversate sul centrodestra il solo argomento che merita di essere esaminato è la critica alla proposta, fortemente spinta da Giorgia Meloni, di modifica dell'architettura costituzionale in senso presidenzialista.
Per il leader "dem" il passaggio al presidenzialismo sarebbe la conferma della torsione autoritaria da lui più volte richiamata nell'anatema, menzognero ma efficace, "con la destra torna il fascismo". Dice Letta, intervistato a Radio Capital: "Per me la questione chiave è il presidenzialismo, lo ha detto Silvio Berlusconi, con una maggioranza larga possono cambiare la Costituzione, introducono il presidenzialismo e dicono a Sergio Mattarella ti dimetti. Fanno un danno al Paese perché dopo aver cacciato Mario Draghi ora vogliono cacciare Mattarella". È concreto il pericolo paventato dal segretario "dem"? La risposta è nell'accordo quadro di programma del centrodestra che al punto 3 affronta il tema. La coalizione intende procedere all'elezione diretta del presidente della Repubblica.
Niente di più. Ciò ha un significato di straordinario valore democratico. Il fatto che non si preordini la dettagliata modifica dei poteri e delle prerogative che il dettato costituzionale in vigore assegna al capo dello Stato evidenzia la volontà della coalizione di riformare l'organo costituzionale con l'ampio coinvolgimento di tutte le forze che siederanno nel prossimo Parlamento. Quindi, nessun colpo di mano della maggioranza ma dialogo costruttivo tra le forze di governo e quelle di opposizione, a prescindere dai numeri di cui la futura maggioranza potrà godere in conseguenza del risultato elettorale. Ma Enrico Letta insiste. Per lui il pericolo che il prossimo 25 settembre il centrodestra possa fare il pieno dei seggi parlamentari, ben oltre il risultato ottenuto nelle urne, è reale. La causa dell'anomalia, a parere di Letta, va ricercata nella pessima legge elettorale, il "Rosatellum", che nella frazione dell'uninominale favorirebbe la coalizione più coesa rispetto alla frammentazione degli sfidanti.
Argomentazione alquanto bizzarra se si considera che la riforma del meccanismo elettorale, oggi ripudiata, sia stata voluta e votata dal Partito democratico. L'estensore del testo di legge di riforma è stato Ettore Rosato (perciò "Rosatellum"), che all'epoca della sua approvazione, nel 2017, era il capogruppo alla Camera del Partito democratico. E poi, se era tanto sbagliata perché la legge non è stata modificata nel corso della legislatura che si è appena chiusa? I dem, per vanificare l'utilità della costruzione di coalizioni allargate, avrebbero potuto imporre all'alleato grillino un ritorno al proporzionale allineandolo al taglio dei parlamentari, approvato in via definitiva dalla Camera l'8 ottobre 2019 anche con il voto del Pd. Perché non l'hanno fatto?
Dalla palese contraddizione della tesi di Letta si evince che il presidenzialismo additato come minaccia alla tenuta democratica dello Stato sia solo un debolissimo argomento di campagna elettorale per nulla apprezzato dagli italiani. Più convincente, invece, è il programma del centrodestra in materia di grandi riforme istituzionali. Nell'accordo quadro è scritto che si andrà avanti sulla strada del federalismo fiscale; vi sarà il pieno "riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell'articolo 116, comma 3 della Costituzione, garantendo tutti i meccanismi di perequazione previsti dall'art. 119 della Costituzione"; si lavorerà alla "Valorizzazione del ruolo degli enti locali". Il che significa: maggiore autonomia alle regioni perché vicine alle esigenze quotidiane dei cittadini, ma niente fughe in avanti da parte dei territori più ricchi rispetto a quelli più poveri.
Non si correrà il rischio che la separazione tra un'Italia di seria A, al Nord, e una di serie B, al Sud, che da decenni è una realtà fattuale di un Paese che viaggia a due velocità, diventi una condizione strutturale del sistema socio-economico nazionale. Non si tratta di fare un favore ai meridionali ma è la presa d'atto di una verità incontrovertibile: il Paese cresce se tutte le sue parti armonicamente crescono. Un Sud perennemente depresso finirebbe per trascinare a fondo anche un Nord più reattivo sul lato dello sviluppo economico. Tuttavia, nessuna riforma dell'architettura istituzionale dello Stato può funzionare se prima non si mette mano alla riforma delle riforme che è il funzionamento della Pubblica amministrazione. Il centrodestra ne è consapevole. La lotta alla burocrazia, che tarpa le ali alla modernizzazione del Paese, è una priorità assoluta.
Il pacchetto di provvedimenti proposti nell'accordo quadro è ciò che serve per emanciparsi dal passato. "Principio della pari dignità fra Pubblica amministrazione e cittadino; Delegificazione e deregolamentazione per razionalizzare il funzionamento della Pubblica amministrazione; Digitalizzazione, efficientamento e ammodernamento della Pubblica amministrazione; Semplificazione del Codice degli appalti". È ciò che si deve fare. La raccomandazione che sentiamo di trasmettere ai leader della coalizione è di non farsi assorbire completamente dalla contingenza, che per quanto gravissima non cancella il futuro. Sarà come è stato per la pandemia. C'è sempre un "dopo" da cui ripartire. La guerra contro la Russia finirà e i prezzi delle materie prime caleranno. Sarà quello il momento della ricostruzione. Il come presentarsi all'appuntamento con il proprio destino varrà quanto il presentarsi stesso al nastro della ripartenza.
Una macchina-Italia più snella, affrancata dai lacciuoli di una burocrazia paralizzante, sarà garanzia di successo nel percorso accelerato di recupero della crescita. Quello che ci apprestiamo a vivere sarà il tempo della destra. Se vi è da ripensare la globalizzazione e se, come afferma il politologo Lorenzo Castellani in un'intervista a Il Giornale: "Price cap, nazionalizzazioni (come quelle avanzate in Francia da Macron), prezzi amministrati, controllo dei capitali, ritorno ai contratti di fornitura a lungo termine sono tutti segni del fatto che il sistema neoliberale è oramai al tramonto", solo una destra responsabile, che abbia fatto fino in fondo i conti con le proprie contraddizioni, sarà in grado di corrispondere alle istanze di cambiamento radicale che gli eventi di questo tempo storico impongono.
Enrico Letta con le sue intemerate lunari rende plastica la differenza tra una classe dirigente - della sinistra - che, con la crisi della globalizzazione, è diventata drammaticamente inattuale e una classe dirigente di centrodestra, allineata al presente, pronta, perché maturata negli anni della Seconda Repubblica, a guidare la transizione verso un nuovo paradigma sociale ed economico nel segno di una diversa declinazione comune del liberalismo e del conservatorismo. Nel punto 3 dell'accordo di programma vi è una parte dedicata alla riforma della Giustizia fortemente garantista. Atteso che ci è familiare dare pagelle, per antiche consuetudini nelle quali mai fummo di manica larga, il giudizio sintetico su questo specifico punto programmatico lo affidiamo a un numero. Voto: 8.
   
   
         
    POLITICA    
    di Cristofaro Sola    
       
    UE: LA PACCHIA E' FINITA    
    Ci sono parole che, ad ascoltarle, fanno bene al cuore. Vi sono pensieri che i leader politici debbono esprimere perché glielo chiede il proprio popolo. Giorgia Meloni alcune di quelle parole le ha dette e noi siamo felicissimi che lo abbia fatto. È accaduto di recente, all'affollato comizio della presidente di Fratelli d'Italia la scorsa domenica in Piazza Duomo, a Milano. Argomento: la sinistra insinua che a Bruxelles siano preoccupati per una vittoria del centrodestra il prossimo 25 settembre. La Meloni ha risposto: "In Europa sono tutti preoccupati per la Meloni al Governo e dicono: cosa succederà? Ve lo dico io cosa succederà, che è finita la pacchia e anche l'Italia si metterà a difendere i propri interessi nazionali come fanno gli altri, cercando poi delle soluzioni comuni".
Era ora che qualcuno trovasse il coraggio di dire pubblicamente ciò che milioni di italiani pensano circa il modo inaccettabile con il quale le istituzioni comunitarie si approcciano al nostro Paese. Per anni la destra si è sentita accusare di antieuropeismo per il solo fatto di manifestare un disagio per gli atteggiamenti arroganti avuti dai leader dei cosiddetti Paesi forti dell'Unione. Per anni, a Bruxelles come nelle principali capitali europee, hanno lavorato per fregare l'Italia e noi siano rimasti a guardare, silenti e arrendevoli, solo perché chi ci governava (il centrosinistra) lo faceva mostrando un ignobile servilismo verso lo straniero. Non abbiamo dimenticato ciò che la Francia di Nicolas Sarkozy ha fatto, nel 2011, con il colpo di mano in Libia consumato con il preciso obiettivo di ledere gli interessi economici e strategici italiani nel Mediterraneo. Né dimentichiamo l'assalto, nella maledetta estate dello stesso anno, ai titoli del debito pubblico italiano, partito dalle banche tedesche su input del Governo della signora Angela Merkel. A parole si sono sempre dichiarati amici dell'Italia, salvo poi fare a gara a pugnalarci alle spalle.
Non abbiamo dimenticato il male che l'Europa ci ha procurato lasciandoci da soli a fronteggiare l'invasione degli immigrati clandestini dalle coste del Nordafrica. Bruxelles, con la complicità del Governo di Matteo Renzi, ha anche provato a comprarci per pochi spiccioli perché - mediante la sciagurata operazione "Triton" - trasformassimo da noi stessi l'Italia nel più affollato hotspot del mondo. Non abbiamo dimenticato la pretesa di portarci via i pezzi migliori del nostro apparato produttivo e, nello stesso tempo, la chiusura a riccio praticata quando un'azienda italiana ha cercato di farsi spazio in casa d'altri in Europa. Le barricate issate dall'Eliseo per impedire a Fincantieri di rilevare i bacini di carenaggio di proprietà della Stx France a Saint-Nazaire in riva alla Loira continuano a tornarci alla memoria. Per non parlare del trattamento riservato da Bruxelles al comparto della pesca italiana e, in generale, alle produzioni del "made in Italy", in particolare dell'agroalimentare. Ancora oggi tocca combattere contro l'introduzione del sistema d'etichettatura europea dei prodotti alimentari Nutriscore. Praticamente, una pistola puntata alla tempia dei produttori italiani. Ci siamo legati al dito gli insulti ricevuti. Come quando, nel 2017, l'allora presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, disse in un'intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) che i Paesi meridionali dell'Eurozona, e prima tra questi l'Italia, spendevano i soldi europei per alcool e donne.
La solidarietà comunitaria? Una farsa. Dov'erano i "fratelli" europei quando l'Italia, da sola, ha dovuto subire il trattamento oltraggioso del Governo indiano nella vicenda dei nostri militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? I due marò, imbarcati come militari di scorta sulla nave Enrica Lexie, il 15 febbraio 2012 furono illegittimamente arrestati dalla polizia indiana con l'accusa (falsa) di aver provocato la morte di due pescatori. Quel calvario durato anni, tra l'indifferenza dei sodali europei e il fastidio della sinistra nostrana nemica giurata di qualsiasi cosa si accosti all'idea di patria, è stato soltanto italiano.
Per tacere poi di ciò che accade oggi: lo spettacolo indecente che l'Unione europea sta offrendo con la vicenda della guerra russo-ucraina. Ci hanno costretto dal 2014 ad adottare contro Mosca il pugno duro delle sanzioni economiche, ben consapevoli che la reazione russa avrebbe colpito alcuni Paesi membri della Ue più di altri. Noi abbiamo ubbidito in nome dei supremi valori dell'europeismo e dell'atlantismo. Tuttavia, l'Italia tra gli Stati europei è quella che sta pagando il prezzo più alto. Logica avrebbe voluto che in sede comunitaria scattasse una gara di solidarietà tra gli Stati membri per sostenere i danneggiati. Invece, si sta verificando l'esatto contrario: il trionfo del becero egoismo nazionalista di cui sono campioni i più devoti assertori del finto europeismo. Preveniamo l'obiezione: l'Europa ci ha aiutato finanziando con una montagna di quattrini il Piano nazionale di ripresa e resilienza per portare l'Italia fuori dalla crisi scatenata dalla pandemia. Occhio, che non è così che stanno le cose. Qui nessuno regala niente a nessuno. Spiegarlo adesso sarebbe molto complicato. Perciò, fidatevi sulla parola: ci sono altri soggetti nazionali che ci guadagnano dai denari imprestati all'Italia.
Per chi è di destra l'Unione europea era un sogno, ma si è trasformata in un incubo. Come è stato possibile? La risposta è semplice: in questa lunga stagione siamo stati governati da forze politiche di sinistra che scientemente hanno perseguito l'obiettivo di fare dell'Italia una sorta di discount per gli interessi stranieri. Questo è propriamente l'europeismo come lo intendono dalle parti del Nazareno e le sue formazioni ancillari del tipo +Europa di Emma Bonino. Oggi, però, una leader di centrodestra ci comunica che tutto questo può cambiare. Il nostro Paese può imboccare un'altra strada per stare in Europa, che passa dalla difesa dell'interesse nazionale. Nutrire questo legittimo auspicio ci rende meno europeisti? Assolutamente no. La storia che la destra sia contro l'Europa è una balla colossale. Va bene tutto quando c'è campagna elettorale, ma la mistificazione che la sinistra fa sul tema dell'europeismo è disgustosa.
E l'adesione di Giorgia Meloni ai principi dell'Unione europea e dell'atlantismo? Non può essere messa in dubbio. La leader di Fratelli d'Italia proviene dalla tradizione del Movimento Sociale italiano, che nella sua storia ha coltivato un europeismo ante litteram. Tralasciando le aspirazioni dei giovani missini alla costruzione dell'"Europa nazione", è una verità incontrovertibile che la destra italiana, fin dagli anni immediatamente successivi alla fine del Secondo conflitto mondiale, fosse orientata alla costruzione di una realtà interstatuale continentale che bilanciasse la potenza sovietica radicata a Est. Per la memoria: nel 1957, mentre il Partito Comunista italiano votata contro la ratifica del Trattato di Roma, costitutivo del Mercato comune europeo (Mec), il Movimento Sociale italiano, guidato da Arturo Michelini, si esprimeva a favore. Altrettanto accadde nel 1978, in occasione dell'adesione italiana al Sistema monetario europeo (Sme), quando a guidare il partito della Fiamma tricolore era Giorgio Almirante. I dubbi sul modello d'integrazione europea sorgono a destra con l'avvento della globalizzazione. Le preoccupazioni per l'insorgere di problemi sociali e di nuove disparità a livello comunitario, originati da una precipitosa cessione di sovranità a organismi burocratici sovranazionali, sono alla base dell'articolata opposizione missina alla ratifica del Trattato di Maastricht.
Le motivazioni del cambio di strategia rispetto al processo d'integrazione europea sono spiegate da Maurizio Gasparri in un articolo pubblicato da Il Secolo d'Italia l'8 dicembre 1992. Scrive Gasparri: "In troppe occasioni la retorica europeista, ben diversa da un'organica Europa delle patrie (…) sia servita da alibi, nel caso italiano, ad una classe dirigente che non ha saputo difendere l'identità e l'indipendenza della nostra nazione". Ebbene, Giorgia Meloni politicamente nasce e matura all'interno di questo solco valoriale. Si tratta di un diverso europeismo, vissuto nel tempo dalle generazioni di destra. Parliamo di uomini e donne che hanno ritrovato il loro orizzonte di senso in un romanticismo europeista maggiormente incline alla spiritualità che al crudo materialismo economicista. L'europeismo di Giorgia Meloni, che è anche il nostro, cammina di pari passo con il diritto-dovere di difendere e sostenere nell'ambito comunitario l'interesse nazionale. Ciò genera mal di pancia a sinistra, come in qualche ufficio a Bruxelles? Se ne facciano tutti una ragione, perché se arriva Giorgia la pacchia è finita.
   
       
       
         
    POLITICA    
    di Massimo Sergenti    
       
    QUADRETTI    
    E' questa una campagna elettorale strana. Non si mira alla rappresentazione di programmi organici e più o meno pseudo risolutivi quanto all'uscita d'effetto, alla 'botta' sensazionale quando non alle accuse surreali all'avversario. Dal che, in esito a quest'ultima notazione, sembra istaurarsi un astruso concetto secondo il quale il contendente non merita voti per le proprie capacità e per le proprie idee quanto per i demeriti degli altri. Accanto a questi strani percorsi, poi, sono i silenzi, le 'cose' non dette, ad inquietare. E, infine, ciò che colpisce sono le proposte bizzarre, umoristiche. Del che, i seguenti quadretti.

Quando Vegezio si attualizza
Non c'è dubbio alcuno che l'aggressione russa all'Ucraina vada stigmatizzata. Ma ciò che stupisce è che non c'è alcun partito, soprattutto in periodo elettorale, che invochi udibilmente un'attività diplomatica, degna di tal nome, volta a cercare la migliore conclusione di quel conflitto. Ora, un atteggiamento del genere, a pelle, uno se lo aspetterebbe dalla 'destra' ma non certo dalla 'sinistra' sempre pronta, nella sua dichiarata sensibilità, a cercare la 'pace', tra bandiere variopinte e marce. Per cui stupisce il silenzio di quella parte, rotto solamente dal contribuire ad indirizzare verso Putin una serie di contumelie.
Chissà perché mi viene in mente quando, in piena URSS, sodali italiani intessevano rispettosi e reverenti rapporti con gli agguerriti antesignani di Putin e quindi, strumentalmente, avversavano tuonando la guerra americana nel sud/est asiatico che, in ogni caso, era e resta un'emerita assurdità. Ma, di contro, ricordo anche la rivolta ungherese del '56 e quella nella ex Cecoslovacchia del '68, soppresse ambedue nel sangue dal Cremlino, mentre le genti europee erano atterrite; un tutto nel curiale silenzio di Botteghe Oscure. Poi, il 'cambio di pelo' operato alla Bolognina; ma il 'vizio' di tacere per opportunismo è rimasto: infatti, solamente il silenzio ha 'accompagnato' le truppe (a volte, anche italiane) in Corea, Guatemala, Indonesia, Cuba, Congo, Grenada, Libano, Libia, El Salvator, Nicaragua, Iran, Panama, Iraq, Kuwait, Bosnia, Sudan, Afghanistan, Serbia, Yemen e Siria.
Che la 'guerra' vada deprecata a seconda del …? Già, l'America, da tempo, ha perso la K. E non è certo un mistero che se la 'destra' occhieggia' verso i repubblicani americani, la 'sinistra flirta con il Democratic Party. Per cui, di fronte ad un evento universalmente aberrante, prima di aberrarlo, occorre considerare l'atteggiamento della Casa Bianca, cultrice della 'fedeltà' e piuttosto possessiva nelle sudditanze.
Ciò posto, spero che la 'sinistra', sempre attenta alle definizioni di specie e di genere, abbia tempo e modo di rivedere forse la più nota delle espressioni di Vegezio: Igitur, qui desiderat pacem, praeparet bellum1. Una revisione che introduca specifiche, delucidanti opportunità e norme stringenti verso la comunicazione. E ciò in quanto mi rendo ben conto che deve trovare impiego lo stanziamento annuale di 700 miliardi di dollari nei soli USA, a salvaguardia della 'civiltà occidentale e dei suoi valori', ma non è necessario subire, ad libitum, esternazioni in accompagno, irritanti, pedestri e demagogiche.

Quando la verità si post-post-modernizza
Oggi, plasmata dall'economia, dalla scienza e dalla tecnica, ci ritroviamo una società 'decentralizzata' e dominata dai media, nella quale le idee, come denuncia Scott Lash nel suo Modernismo e postmodernismo2, sono divenute semplici simulacri e solo rappresentazioni autoreferenziali e copie tra di loro. Insomma, stanno venendo meno fonti di comunicazione e di senso realmente autentiche, stabili o anche semplicemente oggettive. Fonti di comunicazione, peraltro, anche artatamente costruite, che lo slang definisce 'fake news'; una sorta di mistificazione, quindi, che Freud, in taluni casi, ha identificato come meccanismo di difesa dell'essere umano, accentuato nei disagiati psichici.
Perché la premessa? Perché la verità, alla fine, emerge comunque. Recentemente, il segretario del PD, in un'intervista rilasciata alla giornalista Isa Soares dell'emittente americana CNN, ha affermato che l'eventuale vittoria di FdI alle prossime elezioni renderebbe felici Trump, Putin e, in Europa, Orban. Poi ha aggiunto che: "… Le forze di destra hanno fatto cadere il Governo Draghi: è stato un grande errore e una pessima scelta per l'Italia".
Nessuno lo ha informato, riguardo a Trump, che questo preferisce Conte3 e che il governo è stato prima reso traballante dallo stesso Conte e poi dal centro-destra ma che, alla fine, nonostante la maggioranza comunque in essere, è volutamente 'caduto' da solo. Ciò dimostra che non è bene rendere completamente partecipi le persone buone, troppo buone: fanno confusione, certo a fin di bene ma tendono a romanzare la verità e a peccare di buonismo. Come nel caso della leader di FdI: perché omettere che, dell'eventuale sua vittoria sarebbero felici, non solo i 'nipotini' di Gengis Khan per una novella invasione ma anche i venusiani, pronti a soggiogarci grazie alla 'quinta colonna'?

Quando la dissociazione diviene preoccupante
Freud osservava che, sovente, di fronte a complessi d'inferiorità e a frustrazioni derivate dalla ossessiva consapevolezza delle altrui doti, si genera un fenomeno che egli definiva 'ribaltamento nell'opposto'. In pratica, il paziente tende a magnificare sé stesso attribuendosi meriti appartenenti ad altri o assegnando a questi demeriti che invece gli sono propri.
Recentemente, il leader di Insieme per il futuro, Luigi di Maio, ex M5S, ha dichiarato che l'eventuale vittoria della 'destra' sarebbe una iattura per il Paese in quanto quella formazione è, testualmente, una 'sfasciaconti'. Ovviamente, non so dove l'attuale ministro degli AA.EE. abbia tratto un simile convincimento, visto che la gestione del Cavaliere è stata piuttosto parca. Con il leader della Lega, poi, ci ha addirittura governato mentre la leader di FdI ha 'occupato' un insignificante Ministero per la Gioventù per un paio d'anni. Peraltro, senza portafoglio.
E', invece, allarmante il fatto che abbia dimenticato la sua militanza nel M5S e le cariche ricoperte che lo hanno portato a chiedere e ad ottenere quanto di più assurdo ci possa essere in un'amministrazione: la distribuzione a pioggia di risorse, senza la benché minima preoccupazione circa la loro costituzione. Con l'aggravante che 9 miliardi l'anno di esborsi pseudo assistenziali, senza alcun controllo, passati sotto il nome di reddito di cittadinanza, sono totalmente a debito. Ma non basta: il suo governo in due anni di pandemia ha elargito, sempre a debito, talmente tanti inutili bonus che per cercare di capirne il senso e lo scopo c'è stato bisogno di un bonus per lo psicologo.
L'ulteriore aggravio è stato che una così 'allegra' gestione dei conti pubblici veniva attuata mentre l'economia era totalmente ferma. E non basta ancora: la gestione enormemente dispendiosa del 'circo pandemia' da parte del suo Governo sembra che debba motivare mirate attività inquisitorie per i prossimi anni. In ogni caso, qualcuno dovrebbe ricordargli che dichiarazioni del genere, fatte da un ministro in carica, non fanno onore al Paese e non depongono per l'Italia agli occhi della comunità internazionale. Semmai ritenesse proprio necessaria la più becera demagogia, potrebbe farla praticare a qualche suo sodale. Ma non credo che la sua formazione e la sua sensibilità siano bastevoli per comprendere il concetto aristotelico che la forma è sostanza.
Ma, nel caso che volesse proprio esternare nella sua veste di ministro in carica, senza dimenticare la sua appartenenza al M5S addirittura come capo, dovrebbe correggere o semmai integrare le dichiarazioni del segretario del PD circa la 'vicinanza' tra Putin ed esponenti del centro-destra. Dovrebbe farlo sotto due ordini di ragioni: la prima è che, come detto, l'America è 'gelosa', sia nella veste repubblicana che democratica. Per cui, fare simili 'accuse' o lasciare che impunemente vengano lanciate significherebbe, per la proprietà transitiva, sconfessare la 'lungimiranza' americana e cercare di innervosire i repubblicani. Se va bene a lui …
La seconda è che dovrebbe egli stesso ritrattare sue precedenti 'simpatie': nel 2016, il pentastellato Manlio di Stefano, a quel tempo 'semplice' parlamentare, venne spedito in Russia onde dare significativa presenza al congresso di 'Russia Unita', il partito di Putin. Per cui è da ritenere che quel viaggio sia stato indotto dal suo 'movimento'. Ma non è questo il punto quanto ciò che in quell'occasione sembra abbia affermato nel corso dei suoi otto minuti d'intervento:
- l'Ucraina è uno Stato fantoccio manipolato dagli USA;
- in Ucraina c'è stato un golpe voluto da USA e Ue per portare la NATO ai confini della Russia e fare pressioni sulla Russia;
- la partecipazione dell'Italia alla NATO va ridimensionata e rivista;
- il governo italiano si è piegato all'eutanasia economica e le sanzioni alla Russia vanno abolite;
- la Russia è un modello di globalizzazione giusto e bilanciato4.
Per inciso, sembrano osservazioni riguardanti l'attualità ma è bene ricordare che un 'pacchetto' sanzioni alla Russia è in essere dopo i fatti del Donbass e della Crimea del 2014. Comunque, le opinioni vanno rispettate, tutte. Così come è lecito per l'essere umano raziocinante rivederle se cambiano i parametri. Basta farlo con onestà. Senza perdere lucidità, come gli ha raccomandato Massimo Franco del Corriere. Ma l'affaticamento, si sa, gioca brutti scherzi. E, peraltro, non è il solo a provarlo.
L'umanissimo Letta, si è scagliato contro la leader di FdI perché nel programma ha inserito l'attenzione allo sport, anche per lenire le devianze giovanili. Al che, apriti cielo. Nella sua parossistica critica, l'umanissimo Letta è arrivato persino ad affermare, testualmente, che la 'devianza' è la nostra 'ricchezza' e "rende la nostra società creativa, geniale e moderna"5. Non ho idea di cosa abbia inteso come 'devianza' ma se si fosse consultato almeno con il (suo) Ministro dell'Interno avrebbe appreso che le 'devianze' giovanili, sulle quali persino l'UNICEF è impegnato con preoccupazione, sono uno dei massimi gravosi problemi sociali all'attenzione di quel dicastero, come peraltro formalizzato in apposita circolare.
Si affianca allo zoppicante binomio il leader di Azione che ha recentemente affermato che il destino dell'Italia in caso di vittoria del centro-destra è prefigurabile nella condizione del Venezuela. Non conosco a menadito la situazione venezuelana ma non dev'essere allettante. È pensabile, comunque, che il suo passato mentore, Luca Cordero di Montezemolo, qualche parola di spagnolo la borbotti o che, comunque, disponga di ottimi traduttori. Quel che è certo è che i suoi passati compagni di cordata si sono adoperati allo strenuo pur di eguagliare il Venezuela: 'preso' nel '94 un Paese, l'Italia, con un bilancio sostanzialmente in pareggio, l'hanno condotto dopo vent'anni di progressista gestione a quota 135% di disavanzo, in un peggioramento drammatico delle condizioni sociali. E ciò senza considerare l''allegra', affossante, gestione pentastellata e pidina del circo pandemia che ha 'bruciato' in due anni altri 35 punti percentuali di disavanzo.
Un tutto che per il leader di Azione sembra ridursi alla demagogia e ad evitare alleanze strategicamente 'scomode', alla Fratoianni. Comunque, si tranquillizzi circa la destinazione del Paese: tra non molto, a prescindere dall'eventuale vittoria del centro-destra, le choses venezuelane, le baracche sulle pendici attorno a Maracaibo, caratterizzeranno il centro delle maggiori città italiane.
Sono davvero preoccupato per i tre. E per noi.

Quando l'epistemologia diviene commedia dell'arte
Ognuno, ovviamente, è libero di cimentarsi nell'agone politico e di impegnarsi per il bene della comunità ma sarebbe auspicabile che il candidato limitasse la sua esternazione ad un che di razionale; non foss'altro che per il suo bene. Mi spiego: che il prof. Crisanti, esimio virologo, abbia voglia di contribuire dalle file pidine al 'progresso' del Paese è lodevole ma credo venga meno alla sua integerrima formazione quando afferma che in caso di vittoria del centro-destra i morti da Covid saliranno a 300.000.
Sembra che egli tragga motivo della sua affermazione dal riscontrare nelle file 'avversarie' un atteggiamento da No-vax. Per cui, se tanto mi dà tanto, è dell'avviso che la pandemia sarebbe più virulenta e con un maggior indice di mortalità.
Ma non sarebbe questo un processo all'intenzione, privo di riscontri oggettivi, che non dovrebbe caratterizzare il pensiero di uno scienziato? Sarebbe come se io, stupito dall'agire di un così illustre personaggio, arrivassi a definirlo un 'ciarlatano', senza averne peraltro piena contezza. Del che mi guardo bene, non essendo uno scienziato né, men che meno, un politico. Comunque, ha sentito il bisogno di rispondergli l'ex premier, Renzi, che in una logica stringente ha affermato che: "Ricordo con preoccupazione alcune frasi folli del virologo Crisanti e spero che non porti in Parlamento una cultura di lockdown illiberale e inutile. Se vince la linea del Pd-Crisanti, al primo raffreddore finiamo tutti in quarantena"6. Forse, sottintendendo i gravosi effetti economici che ha procurato al Paese un lockdown di due anni, non paragonabile, in nessun senso, ad alcuna parte del mondo.

"
Mi fermo qua perché mi sto deprimendo e ho voglia di un po' d'umorismo. E, a questo punto, qualcuno potrebbe pensare che il mio disappunto sarcastico s'indirizzi solo contro una 'parte', quasi a voler fare un atto di partigianeria. In realtà, non mancano spunti sarcastici anche dall'altra 'parte', che si sommano a quelli generali contenuti dai programmi degli schieramenti. Ad esempio, è un must che in campagna elettorale i partiti richiamino il mito dell'evasione fiscale, cavallo di battaglia di generale attenzione che in un programma fa sempre la sua figura. Del resto, sono trent'anni che è nel copione e fa sempre piacere 'leggerlo'. Manca Orlando che sfodera Durlindana e, mentre il puparo muove la crocera, il pubblico applaude.
Poi, abbiamo l'attenzione all'Europa, altro punto cruciale che puntualmente viene riproposto mentre, paradossalmente, le uniche volte che the people ne sente parlare è quando occorre una giustificazione a politiche assolutamente impopolari. Che ci vogliamo fare? È l'Europa a chiedercelo. Ma, in ogni caso, fa fine. È segno di un'aspirazione della quale però, ad oggi, mancano completamente le basi e la cultura relativa. Un sogno.
Diversamente, come spiegare l'ordine sparso degli Stati circa la crisi energetica e, prima ancora, contro la pandemia? E come giustificare o, per meglio dire, ammettere il ruolo assunto dalla Turchia nella vicenda Ucraina? Con tutto il rispetto, un Paese, questo, che, in quanto membro della NATO, dovrebbe adottare al pari degli altri Paesi i relativi e restrittivi atteggiamenti. Invece, è divenuta unico luogo di contatto tra i contendenti e disinvolta interlocutrice, molto interessata peraltro, dei due. Resta, comunque, candidata a divenire membro UE dalla quale, intanto, per la questione profughi, rifugiati e altro, beneficia di miliardi di euro a fondo perduto e varie altre concessioni. Come dicevo, al momento l'Unione resta un sogno.
Ovviamente, si è aggiunta in questa tornata elettorale la sottolineatura generale della presenza nell'Alleanza Atlantica, neppure a dirlo da rafforzare, con il balteo, le cinghie, le fibbie e gli alamari lucidati, petto in fuori e pancia in dentro, con il mento orgogliosamente in alto e lo sguardo verso l'orizzonte. E che nessuno osi dubitare della vittoria finale, portata dal fatidico destino nell'ora fatale che rintocca sul quadrante della Storia. Neppure uno, però, sembra seriamente riflettere sul fatto che la tanto decantata globalizzazione economica è morta e con essa tutto il contenuto di quel 'bugiardino' di opportunità che avrebbe dovuto muovere dal 'piccolo' per giungere al 'grande' attraverso le cosiddette reti lunghe.
Dopo trent'anni, siamo nuovamente tornati alla contrapposizione Est/Ovest mentre il dramma vero, era e resta il divario Nord/Sud. Ma questo continua ad animare seminari, 'caminetti', impegnati documentari nonché la duttile 'macchina' della cooperazione internazionale sulla sete e sulla fame del Terzo Mondo. No, accidenti, non è politicamente corretto: sete e fame di quella parte del mondo 'in via di sviluppo'. Il 'quando' svilupperà non ha importanza. Certo, il Sud motiva e anch'esso fa fine. In piccolo, come in Italia.
Ciò che, invece, non è morta ma si rafforza ogni giorno di più è la globalizzazione finanziaria e il liberissimo muoversi dei capitali, apolidi per antonomasia e insensibili ai destini delle genti e alle loro contrapposizioni. Non intendo buttarla sulla lirica né, tantomeno, sulla retorica demagogica ma vista l'articolazione e la vastità degli interessi della grande finanza, fatta di banche d'affari e fondi d'investimento, la cui interessata presenza si riscontra in ogni dove, anche se inaspettata, paradossale o persino irragionevole, non sembra che i fatti di questo mondo siano divenuti una generale, oppressiva, presa per il culo?

"
Chiusi gli aspetti comuni più rilevanti, restano le 'perle' del centro-destra. Ma qui facciamo abbastanza alla svelta, anche perché queste non sono ammantate dalla patina appiccicosa della salvifica rivelazione. E, neppure a dirlo, il Cavaliere non poteva non aprire lo spettacolo spettacolare con le sue proposte d'effetto: gli avversari puntano al green? Ebbene, lui s'impegna a piantumare un milione di alberi. Immaginiamo, per un attimo, l'impulso all'economia che darebbe una simile, impossibile, azione da espletare nel corso di un mandato. Senza voler considerare l'età, con annessi gesti apotropaici.
Comunque, non pare abbia capito (?) che l'impegno 'verde' della UE, sostenuta 'dai compagnucci della parrocchietta' avrebbe chiosato l'Albertone nazionale, altro non pare essere che un consegnarci mani e piedi a Russia e Cina, le uniche a detenere il monopolio delle sostanze e dei materiali necessari alla svolta green. Il che appare alquanto assurdo, vista l'attuale situazione. A meno che i nostri attuali 'mentori', i 'dem' americani (scherzo), fautori negli ultimi settant'anni di una pace da conseguire con largo impiego di risorse belliche (non sempre coincidente, però, con la vittoria dei 'buoni'), non abbiano in mente di 'conquistare' quei territori (continuo a scherzare). Nessuno, del resto, potrebbe essere così folle (?). In ogni caso, nessuno dei 'contendenti' nostrani sembra notare lo stridere dei fatti. Il Cavaliere, però, mette le mani avanti: non si sa mai cosa ci riservi la vita.
Ed a quest'ultimo proposito, visto il rovesciamento della piramide demografica, perché (ha pensato) non donare un po' di felicità agli anziani, la parte più cospicua della società? Ma sì, diamogli un sorriso smagliante e la possibilità di addentare in sicurezza una mela. Diamogli le cure dentarie gratis. Il Cavaliere, si sa, è un noto 'altruista' al quale, però, nessuno ha detto che la gratuità delle cure dentarie è già in essere. Forse si riferiva al ticket che comunque resta gravoso ma di ciò avrebbe dovuto parlarne prima almeno con i suoi 'governatori' viste le competenze in materia. Chissà, forse tramite un accordo con le Università, si potrebbe pure arrivare a sopperire la scarsità di laboratori e sale operatorie così da abbattere il 'pannicello caldo' del numero chiuso delle facoltà e assumere un po' di medici italiani (con tutto il rispetto dei 500 medici cubani in procinto di assunzione7). A meno che, muovendo dai denti, il Cav non pensi proprio di rivedere il Titolo V della Costituzione. Si sa, con Lui l'inseguimento delle interpretazioni e delle rettifiche è d'uopo.
Salvini, poi, non si discosta dalle sue 'quote', stavolta poste a '41', non riuscendo, però, a stabilire se esse sono la parte con la quale il singolo concorre a formare un insieme, o quella parte dell'insieme che spetta al singolo. Il resto dei borbottii sembra un diesel d'altri tempi, in confronto con l'ultimo ritrovato della tecnologia nei motori endotermici. Resta la leader di FdI che, in quanto ad exploit, forse è in gara col Cavaliere. Mi riferisco alla sua proposta di obbligare chiunque arrivi da un paese extra UE e voglia aprire in Italia una nuova attività, ad accendere una fidejussione bancaria a garanzia del pagamento delle tasse. E ciò tra l'altro, dichiaratamente, per evitare 'concorrenza sleale di quegli imprenditori, spesso stranieri, che, senza alcuna regolamentazione e in assenza di controlli, hanno costruito la loro fortuna sulle spalle degli italiani'8.
Siamo certi che l'UE accetterebbe una simile iniziativa, viste le norme sulla concorrenza nel libero mercato, ad eccezione dei prestabiliti contingentamenti? E, in ogni caso, perché 'senza alcuna regolamentazione e in assenza di controlli'? Le norme ci sono, come penso sappia. Forse, mancano i controlli: infatti, mediamente, un'attività imprenditoriale viene 'visitata' ogni 14 anni e mezzo. Fanno in tempo ad andare in prescrizione ben due quinquenni. Per cui, forse, sarebbe meglio chiedere il potenziamento dei controlli/riscontri sia fisici che digitali. Un impegno che dovrebbe valere, ovviamente, per grandi e piccoli.
Ma, per restare alla proposta, su quale ammontare di ricavo e, quindi d'imponibile, calcolare la fidejussione visto il non ancora inizio dell'attività? Comunque, anche ammettendo che essa possa essere accesa, il suo costo è mediamente del 3%: cosa impedirebbe ad un'impresa di aprire, fare 'lauti guadagni' e poi chiudere pagando il solo 3%? Ci guadagnerebbe. Chiuso l'argomento, resta la notazione finale che riguarda sempre la leader di FdL: all'uscita di Salvini sulla opportunità di rivedere le sanzioni alla Russia ha espresso il suo secco diniego e ha aggiunto che 'l'Italia non sarà l'anello debole dell'Occidente9.
L'anello debole?!?!? Di quale catena? E di quale Occidente? Le risulta, forse, l'esistenza di un insieme di vincoli europei che costringa gli Stati ad un comportamento uniforme? E' a conoscenza che i comportamenti, invece, sono difformi sino ad 'aggirare' le sanzioni in parola? E, di contro, le risulta forse che il sunset dell'Occidente, con il semplice allineamento agli USA, possa invertire il corso e tornare to rise again? C'è, forse, all'orizzonte un qualche confronto più serrato di una guerra per procura durante la quale è possibile chiedere al deprecato avversario di avere la cortesia di continuare ad inviarci gas e petrolio mentre noi inviamo armi dalla tecnologia più avanzata per combatterlo?
Oppure, dovremmo intendere che, in caso di vittoria, l'Italia possa uscire dalla UE e chiedere di divenire un specie di Porto Rico con tutti i poteri di governo delegati dal Congresso USA? Almeno, in quella parte di mondo gli investimenti americani sono stati cospicui. Chissà … forse in futuro? In quanto nel presente lo 'stomaco gorgoglia' e perché si possa avere un 'tozzo di pane' occorre pagarlo ai nostri alleati d'oltre oceano il 50% in più del recente passato. Ovvero, sarebbe da immaginare che, in caso di vittoria, la creme delle genti italiche possa fregiarsi sui loro revers della 'spilletta' di alleati della prim'ora così da rivendicare importanti posti nel Nuovo Ordine Occidentale?
Ciò che invece vorrei davvero sapere, a proposito di anello debole, della UE stavolta, è il dove si era cacciata l'opposizione, silente e inane, durante tutti gli anni di illuminata, progressista gestione che ha fatto di questo Paese uno strame. Ma non mi aspetto una risposta.







Note:
1. Epitoma III Libro rei militaris - Prologo
2. Ed. Armando 2000
3. https://www.fanpage.it/politica/trump-e-lendersement-per-conte-giuseppe-e-un-mio-amico-spero-vinca-le-elezioni/
4. Il Giornale – Fabrizio De Feo – 28.8.2022 nonché IL TEMPO.it – 27.8.2022
5. Il Giornale – Giuseppe De Lorenzo – 24.8.2022
6. Il Giornale.it – Francesca Galleci - 17 Agosto 2022
7. https://calabria.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2022/08/25/calabria-500-medici-da-cuba-ricorso-al-tar-contro-le-assunzioni-della-regione-11b308f6-9dd6-433d-a9f2-750199c047c5/#:~:text=SINDACATI-,Calabria%2C%20500%20medici%20da%20Cuba%3A%20ricorso%20al%20Tar,contro%20le%20assunzioni%20della%20Regione&text=Il%20sindacato%20dei%20medici%20Federazione,determinato%20di%20497%20medici%20cubani.
8. https://www.corriere.it/elezioni/22_agosto_18/elezioni-2022-meloni-gli-extra-ue-presentino-fidejussioni-aprire-un-impresa-3ced8a34-1ed7-11ed-92ac-ee7067074578.shtml
9. La Repubblica.it - Tommaso Ciriaco – 4.9.2022
   
         
       
    POLITICA    
    di    
 
         
         
       
    POLITICA    
    di    
         
 
         
    POLITICA    
    di    
         
         
         
       
    POLITICA    
    di    
         
         
         
       
    POLITICA    
di
         
         
         
       
  Home Avanti  
Archivio Politica