POLITICA  
    di Pietro Lignola    
       
    QUANDO L'ORDINE DIVENTA POTERE    
   
La notizia della settimana si chiama Palamara. Luca Palamara, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, si è dovuto dimettere perché indagato per corruzione. La sua posizione è la punta di un iceberg che minaccia i vertici della magistratura: infatti anche la componente togata del Consiglio Superiore della Magistratura è nell'occhio del ciclone. Il consigliere Luigi Spina, accusato di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento, come il P.M. romano Stefano Fava, si è dovuto dimettere. Altri due consiglieri, Luigi Lepre e Corrado Cartoni, intercettati mentre discutevano, con Palamara e i parlamentari "dem" Cosimo Ferri e Luca Lotti, sulla scelta del nuovo Procuratore Capo di Roma, si sono autosospesi per evitare sanzioni.
Per evitare confusioni, è opportuno distinguere due scandali diversi.
Il primo è l'accusa di corruzione formulata nei confronti di Palamara. Siamo nell'ambito di quella che, ahinoi, è l'ordinaria criminalità dei colletti bianchi. L'unica grossa novità è che stavolta l'indagato eccellente non è un politico, bensì un magistrato e, più precisamente, un pubblico ministero, come tutti i magistrati investiti da queste vicende. Non è la prima volta che un magistrato finisce sotto processo, direte voi. È vero: ma in passato le accuse si riferivano sempre a pretesi rapporti con la criminalità organizzata, insinuati dal solito "pentito". Raramente a ragione, più spesso per distruggere persone non allineate, come dimostra la morte per processo che colpì molti innocenti e di cui ho altra volta scritto. Stavolta, invece, si tratta di un magistrato "ortodosso", legato ad ambienti della sinistra politica e operante con metodi tipici dei politici. Qualcuno ha rilevato un'altra piccola anomalia: per analoghe accuse i politici, specie se non di sinistra, vanno subito in galera o almeno agli arresti domiciliari, mentre stavolta il passo è più felpato. Cane non mangia cane?
Quello molto più interessante, perché solleva un velo su un fenomeno non nuovo, ma sempre in passato ricoperto di fittissimi veli, è il caso meno grave penalmente, ma infinitamente più preoccupante sul piano politico. Si tratta di una faida interna alla magistratura, che attiene al controllo delle Procure per ragioni non ideologiche bensì di camarille.
Tutto deriva dall'andata in pensione del Procuratore della Repubblica di Roma: Giuseppe Pignatone, e con lui l'aggiunto Paolo Ielo, non era gradito a Palamara, probabilmente per l'inchiesta Consip a carico di Luca Lotti, in cui sembra lo stesso Palamara sia in qualche maniera coinvolto. Il principale candidato alla successione è Giuseppe Creazzo, Procuratore Capo a Firenze, che al Csm, in Commissione, ha avuto tre voti contro uno a ciascuno degli altri due candidati, Lo Voi e Viola; ma anche Creazzo non è gradito a Palamara per l'inchiesta contro i genitori di Matteo Renzi e la misura cautelare ivi chiesta ed ottenuta. Uomini di Palamara sporsero denunzie contro Pignatone e, il mese scorso, contro Creazzo. Palamara e compagni dovevano, allora, pilotare la nomina di altro magistrato, sperando potesse essere meno pericoloso.
Come ha lamentato un p.m. della corrente di sinistra, lo scontro fra correnti non è più ideologico, ma di potere personale, ad imitazione di quanto è avvenuto nella politica vera e propria. E' vero ed è grave.
Ma ben più grave è il fatto che si tratta di un secondo gradino disceso da una certa parte della magistratura (non tutta, per fortuna, perché ogni tanto constatiamo che "c'è un giudice a Berlino").
Il primo scalino fu disceso quando la magistratura dimenticò di essere un "ordine" per diventare "terzo potere". L'ordine è un gruppo di persone che si propone una missione (si pensi agli ordini religiosi, militari, cavallereschi), nel nostro caso quello di amministrare la giustizia. Se degenera in potere si propone altri fini, così prevaricando su altri gruppi costituiti, nel nostro caso i poteri dello Stato. Fa, cioè, politica, arrogandosi poteri propri del legislatore e del governo. Questo scalino fu disceso nel secondo dopoguerra, quando la magistratura fu ideologizzata dalla sinistra per poterla usare come strumento di lotta.
Senza questa prima caduta non sarebbe stata possibile la seconda, con il passaggio (effettivamente parallelo a quello della politica) dalla corrente (il partito) al potere personale. Non è un caso che al centro della vicenda, con Luca Palamara, ci sia Luca Lotti, uomo di punta del potere renziano. Tutto ciò è davvero triste e diventa urgente correre ai rimedi, attuando la separazione delle carriere (giudicante e requirente) da decenni invano auspicata, ma anche riducendo i poteri e l'irresponsabilità degli uffici inquirenti.
Cari amici lettori, questo discorso mi ha molto amareggiato. Voglio allora finire con una battuta sui nomi di battesimo.
Come sapete, 'o Patatèrno primma 'e ffà e po ll'accócchia: Luca Palamara e Luca Lotti, Giggino De Maio e Giggino de Magistris, Matteo Renzi e Matteo Salvini.
Certo, in quest'ultimo caso i due stanno da parti opposte, ma in una cosa s'assomigliano, poiché il leader ha offuscato il partito. Solo che il dem lo ha colato a picco, mentre il leghista lo ha innalzato alle stelle.
   
   
         
    POLITICA    
    di Antonino Provenzano    
       
    PSICOANALISI DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA    
    Premetto che la parata militare del 2 giugno l'ho vissuta un paio di volte, sia come attore che come spettatore.
La prima, agli inizi degli anni '70, da appiedato Capo carro dell'allora "8°reggimento Lancieri di Montebello " di Roma dato che i nostri "Patton M47" furono, nell'occasione, tenuti in caserma in quanto - secondo la versione ufficiale - le vibrazioni dei cingoli avrebbero potuto ripercuotersi negativamente sulle fondamenta del Colosseo. La seconda nel 2011 inquadrato in una compagnia di formazione in rappresentanza delle associazioni d'Arma di militari in congedo.
A tali due partecipazioni, diciamo sul terreno, si sono aggiunte un altro paio di presenze nella tribuna d'onore riservata al Corpo diplomatico straniero accreditato a Roma; ciò nel corso del mio quarantennale servizio di funzionario presso il nostro Ministero degli Affari Esteri.
Ritengo pertanto di poter asserire con cognizione di causa come si possa "leggere" tale significativo evento sia dall'ottica della "strada" ( a cui va peraltro la mia totale simpatia) che da quella del "palco". In entrambi i casi trattasi comunque di evento/spettacolo di particolare emozionalità.
L' "attenti a…. !" al Presidente della Repubblica ed alle più alte cariche dello Stato non può - nonostante il più incallito cinismo esistenziale che possa eventualmente albergare nell'animo di qualcuno dei protagonisti di strada e/o di tribuna - non far correre lungo la schiena un sottile brivido di commozione. Ad ogni modo, l'evento è, o dovrebbe almeno essere considerato, come il più alto momento, in forma ed in sostanza, di omaggio plasticamente manifesto al Paese, alla sua identità ed ai suoi simboli più rappresentativi, primo fra tutti le Forze Armate.
Oggi età e pensionamento mi inducono, ahimè, ad assistere alla parata militare senza quella diretta relazione - cadenzata dai passi sul selciato - tra strada, tribuna ed emozione, ma relegato piuttosto alla poltrona di casa con vista televisiva condita da vari rumori di sottofondo. Essi spaziano dall'innocente inno della gloriosa Brigata Sassari alle dichiarazioni lunari del Presidente della Camera Fico. Ciò con la sentita esigenza di assumere una dose di "Cariprazina antipsicotica di terza generazione" che pare possa far miracoli contro le sindromi schizofreniche. Cos'altro ormai potrebbe venirci in aiuto di fronte a quella imperante fenomenologia da malattia mentale caratterizzata da dissociazione e disordine percettivo chiamata appunto schizofrenia ?
E cominciamo dalla dedica "ufficiale" dell'evento 2019 : una non meglio specificata idea di INCLUSIONE "tout court", senza "se" e senza "ma", cosi almeno per come è stato annunciato a noi supini spettatori televisivi, dalla piacente cronista della TV. La sfilata militare, condita peraltro dalle ormai più che consolidate dosi massicce di solidaristico buonismo socio-civile, sarebbe quindi dovuta servire nelle conclamate intenzioni ad un generico invito ad una acritica inclusione, senza potersi peraltro ben comprendere chi debba includersi "in" qualcosa o debba mai venire incluso "in" qualcos'altro. In mancanza di meglio mi aiuto leggendo dall'onnipresente Wikipedia :
INCLUSIONE : " si riferisce a tutti gli individui, si rivolge a tutte le differenze, mira all'eliminazione di ogni forma di discriminazione, mira alla costruzione di contesti inclusivi capace di inglobare le differenze di tutti eliminando ogni forma di barriera, etc. etc. ". Di grazia, mi si può cortesemente chiarire cosa diavolo c'entrino tali sublimi concetti con una festa il cui asse portante è comunque la celebrazione di forze militari, per quanto si voglia al totale servizio della democrazia, ma comunque "armate" e certamente ispirate all'idea del conflitto ed al ferreo principio latino : "si vis pacem para bellum" ? Appunto "bellum" cioè guerra. Mi soccorre ancora una volta l'ottima Wikipedia :
GUERRA : " fenomeno collettivo che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati. Il termine deriverebbe dalla parola "werran" dall'alto tedesco antico che significa mischia ". Mi si vuol amabilmente spiegare quale sia il rapporto tra i concetti di inclusione, da un lato, e di guerra, dall'altro ? Credo che a questo punto la Cariprazina sia oltremodo opportuna.
La patologia dissociativa continua a manifestarsi : dichiarazione del presidente della camera On. Roberto Fico : " Festa dedicata ai migranti, Rom e Sinti". Intuizione naturalmente molto azzeccata questa (si fa per dire) qualora si voglia dare un pacifico messaggio/augurio di inclusione attraverso appunto la più appropriata delle cartoline, quella di uomini in armi marcianti in quadrate legioni che si mantengono in costante allerta di "guerra" per la sacra e legittima difesa del suolo patrio !
Un solerte consigliere di pubbliche relazioni del tutto scevro da inclinazioni schizofreniche e che avrebbe voluto servire molto più realisticamente ed efficacemente il proprio capo, terza carica della Repubblica, piuttosto che la secca dichiarazione di cui sopra, avrebbe dovuto invece sottoporgli alla firma una più coerente ed articolata letterina (naturalmente da inviarsi via "what's up") più o meno del seguente tenore:
Roma, lunedì 3 giugno 2019
" Mio carissimo clandestino migrante,
sono consapevole che questa mia ti giungerà mentre siedi, con i tuoi compagni di viaggio, su un minuscolo gommone sperduto in qualche ignoto punto del mar Mediterraneo in attesa di essere "soccorso/salvato" da solerti volontari pronti a sfidare tutto e tutti pur di poterti venire ad incontrare costì ove ti trovi.
Sappi comunque che ieri, qui da noi, è stata festa grande e che tale evento è stato del tutto dedicato e te e soltanto a te! L'obbligatorio orario mattutino di una peraltro splendida giornata di sole ci ha purtroppo impedito di fare tale festa nella molto più adeguata atmosfera di oscurità serotina che sarebbe stata incomparabile più adatta ai balli ed alle esplosioni di fuochi d'artificio che avremmo avuto in mente di predisporre (rappresentanti del padreterno ovviamente in testa) in tuo accogliente benvenuto, ma, tant'è, ci siamo dovuti accontentare di qualcosa d'altro pur se affatto inferiore per pompa e contesto: la festa delle nostre forze armate. Ma ti prego di non preoccuparti, "absit iniuria verbis"! Si è trattato di gioiosa e solare occasione di incontro all'aria aperta di tanta bella gente con banda, musiche e variopinte persone molto ben vestite.
E' quindi con gioiosa soddisfazione che ti trasmetto qui unite alcune, per te, rasserenanti istantanee che mi sono premurato di scattare col telefonino nell'occasione. Eccole e ti prego di notare quanto siano belle! : 1) paracadutisti della "Folgore" dal vezzoso basco amaranto e dal simpatico fucile d'assalto "Beretta ARX 160" (che carini !), 2) analoga "tenue de sport" per i Carabinieri del battaglione "Tuscania" alcuni dei quali opportunamente indossanti apposito balaclava nero per rendersi irriconoscibili per ovvi motivi di sicurezza (ma vi prego non preoccupatevi, non vi è nulla da temere!), un robusto contingente di volontari della Croce Rossa, corpo appositamente dedicato ad occuparsi dei feriti sul campo di battaglia, ma seguito - e mi concederete tale "dulcis in fundo" - da un plotone di leggiadre crocerossine professionalmente atte a lenire nel corpo e nella mente chi, in guerra, abbia avuto la malaugurata sorte di prenderle di santa ragione.
Credete a questo punto, miei cari amici, che io abbia un tantino esagerato in ottimistico buonismo ? Non sia mai ! Tengo infatti in serbo, e per ultima, la prova regina di tutte le evidenze. Voi conoscete naturalmente il nostro burbanzoso ministro dell'interno On. Matteo Salvini, ma suvvia non tremate al solo sentirlo nominare! In omaggio alla evidentemente condivisa, gioiosa atmosfera di inclusione universale egli non ha voluto essere da meno facendo sfoggio di un liberatorio collo nudo privo della stringente cravatta d'ordinanza, unico esempio tra tutti i presenti sul palco autorità (purtroppo incluso anche il sottoscritto) soggiogati dell'evidentemente condiviso, acritico asservimento cravattistico ad un residuo sentire di doverosa, formale costrizione. Siete ora rassicurati, contenti e convinti della bontà dell'evento?
Siamo rientrati tutti a casa la sera, stanchi ma felici.
Vi aspetto a braccia aperte, Vostro affezionatissimo, Roberto "
Roma 4 giugno 2019
   
       
       
         
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