PUNTO DI VISTA  
    di Antonino Provenzano    
       
    L'OSTERIA DELLA STORIA    
   
Di sicuro c'è che tutto stia accadendo sotto i nostri occhi.
Purtroppo, il tormentone politico/mediatico relativo al fenomeno in parola riguarda SOLTANTO la dialettica sulla GESTIONE di tale imprevedibile patologia con la conseguenza che, almeno per il momento, i responsabili deputati a tale incombenza producano unicamente velleitarie proposte terapeutiche sicuramente inefficaci nel medio/lungo periodo. E null'altro.
Mi spiego :
il dibattito pubblico italiano sull'emigrazione dall'Africa nera verso l'Europa è caratterizzato:
1) da una sconcertante confusione - appunto, democratica (!) - in merito alla lettura degli accadimenti,
2) da una mancata, sia pure elementare, analisi dell'evento alla luce di una prospettiva storica di più ampio respiro (almeno manifesta) e
3) da lunari proposte "profilattiche" del tutto prive di qualsiasi seria diagnosi della "patologia" e degli essenziali dati anamnestici del caso.
In parole povere: l' "Oste della Storia" sta presentando il conto, ma non si capisce ancora bene cosa stia effettivamente succedendo.
Il sadico ristoratore infatti non consegna, purtroppo come tutti i suoi umani colleghi, il foglietto dell' "addition" ben ripiegato sotto l'ultimo bicchierino di ammazzacaffè. No; al termine del pranzo egli finge di distrarsi, guarda altrove, consente all'incredulo avventore di sgusciare via dalla taverna indisturbato, di dileguarsi e di vivere poi sereno e del tutto dimentico del debito contratto.
Passano due o tre secoli, ed almeno una dozzina di generazioni, ed ecco che il fatidico pezzetto di carta viene improvvisamente recapitato (non di certo all'originario consumatore della bella abbuffata, ormai defunto da lunghissima pezza), ma bensì ad un ignaro e distratto pronipote immerso - come egli si trova oggi - nella frustrante gestione di un incolto e consumistico "perenne presente", orbato da qualsivoglia memoria storica. L'"addition" in parola provoca quindi sgomenta sorpresa, angoscia e rabbia in quanto essa viene vista come frutto di un gratuito ed inesplicabile sadismo della Storia (perchè proprio a me, a noi ?!).
E si, cari contemporanei della nostra bella Europa! Proprio a voi che, mancando di qualsivoglia cultura di tipo comparativo, potreste considerarvi con qualche legittima ragione (poveri voi!), vittime di un'apparente ingiustizia perpetrata da un cinico fato oppure, se non altro, da una stramaledetta sfiga. Ma rassegnatevi, in ciò che vi sta capitando non vi è nulla di non dovuto e niente che, da parte vostra, possiate fare. Il conto è certamente corposo e salato, ma onesto. Mettetevi quindi il cuore in pace e riflettete con calma sul vostro debito verso la Storia.
Fuor di metafora
I barconi che, carichi di neri, attraversano il Mediterraneo verso le coste del nostro continente (con tutto ciò che ne consegue per le parti in causa, sia in termini attivi che passivi) sono un assaggio di ciò che l'Occidente europeo di matrice cristiana verrà chiamato a pagare nei prossimi decenni, come forma di doveroso contrappasso (ieri, NOI da LORO, oggi LORO da NOI). Ciò a cagione di tre imperdonabili DELITTI o, peggio, ERRORI (Talleyrand dixit) perpetrati nei confronti dell'Africa nera nel corso degli ultimi tre secoli di storia :
ERRORE: a) MORALE il primo, b) di MIOPIA il secondo, c) di STUPIDITA' il terzo. Quali?
Eccoli :
a) Errore MORALE e cioè il FEROCE SCHIAVISMO
b) Errore CULTURALE e cioè il MIOPE COLONIALISMO
c) Errore TECNICO e cioè la STUPIDA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO.
E cominciamo :

Lo SCHIAVISMO
E si, era estremamente facile razziare branchi di umani (considerati senz'anima in quanto ignoranti del nostro cristianesimo), che si muovevano nomadicamente da cacciatori e pastori (ma non ancora stanziali agricoltori e quindi fondatori di città - cioè di Civis, cioè di "Civiltà") nell'immenso territorio dell'Africa nera. Null'altro che un bene economico, potenziale bestiame da catturare ed addestrare alla soma nei paesi degli schiavisti. Il danno all'identità individuale ed al tessuto di relazioni sociali con la conseguente frattura di ancestrali, consolidati equilibri tra umanità, territorio, risorse animali e vegetali che consentivano a quel continente un saldo perennemente paritario tra esigenze esistenziali e risorse disponibili, fu in brevissimo tempo, tragico ed irreversibile.
Naturalmente a chi più ebbe beneficio dai proventi del "delitto/errore", e cioè gli Stati Uniti d'America, più sottile, perfido e quindi doloroso fu il "conticino " presentato loro dal nostro amico OSTE.
In effetti il mondo non si è mai fatto mancare nei millenni forme di feroce asservimento dell'uomo sull'uomo, ma nel caso dello schiavismo africano, soprattutto in America (il peggiore di tutti) la situazione fu molto differente. Gli schiavi, ad esempio, dell'impero cinese, dei regni indiani, dell'impero romano, frutto anch'essi si spietate conquiste e sopraffazioni, avevano tuttavia una caratteristica comune. In tali contesti padroni e servi appartenevano generalmente alla stessa "razza" o almeno ad una simile coloritura di pelle. Ad esempio lo schiavo romano (ma analogamente, pur nelle loro rispettive diversità, il cinese o l'indiano) di provenienza soprattutto europea o almeno euroasiatica, diventava, all'indomani del decreto dell'imperatore che lo rendeva liberto e "civis romanus", del tutto indistinguibile dalla maggioranza degli altri abitanti della stessa città. Abramo Lincoln purtroppo non tenne presente, a suo tempo, tale particolare aspetto del fenomeno per cui "once black, always black" e, nonostante la liberazione, i diritti civili e pesino l'elezione di un Presidente federale nero, il problema razziale negli USA è ancora, e purtroppo, presente anche se talvolta sottotraccia. Il nostro perverso "ristoratore" ha, in questa occasione, non soltanto presentato il suo conto, ma versato altresì nella minestra un dose di veleno sociale ad effetto immediato e sicuramente più sottile e micidiale (la colpa MORALE americana è stato infatti più grave delle altre due soprattutto europee). Il dovuto richiesto è stato quindi tempestivo, particolarmente salato ed intrinsecamente dirompente.
All'Africa nera fu inferto in tal modo un primo, durissimo colpo.

Il COLONIALISMO
Il delitto di miopia del colonialismo, se mai fosse stato possibile, fu ancora più dirompente del precedente misfatto schiavistico. Imperdonabile errore, il colonialismo, frutto di carenza culturale, di egocentrico solipsismo, di totale mancanza di considerazione del "diverso". Sotto i padroni bianchi, i cacciatori/pastori neri sono stati fatti diventare, udite, udite, superbi giocatori di ... ..cricket ... e cultori del tè alle 5 del pomeriggio(!). Da perfetti gestori millenari del proprio ambiente correlato ad adeguata cultura e relative tecniche, essi sono stati trasformati forzatamente in eredi (di facciata) di incomprensibili "Stati di Diritto" (Platone, chi era costui ?), in formali imitatori di una sorta di (per loro, inconcepibile/incomprensibile) democrazia in quanto basata su una, ai loro occhi, innaturale parità tra gli esseri umani. Sorta di eguaglianza questa che, nella legge della savana imperante fino a qualche decennio prima, sarebbe stata inimmaginabile, deleteria, pericolosa, inutile e foriera di sicuri disastri. Un esercizio quindi sterile e dannoso.
Concorderete inoltre con me, gentili lettori, come non vi sia traccia alcuna negli archivi delle Cancellerie europee di qualsivoglia documento che faccia stato di una richiesta dei popoli neri dell'Africa di venire "civilizzati" dai bianchi o pallidi che dir si voglia. Al contrario vi è ampia testimonianza di come detti portatori di "civiltà" (di tipo economico, sociale o religioso che sia) siano stati accolti con la più manifesta ostilità.
Una prova di tutto ciò ?
L'ignominiosa fuga del "tutti via, di corsa a casa" con cui, dopo il secondo conflitto mondiale, l'insieme delle potenze coloniali - tutte, dico tutte - imperanti in contesti, diciamo etnici, si sono dileguate dai loro possedimenti lasciando soltanto in piedi forse la pudibonda foglia di fico del Commonwealth britannico (naturalmente escludendo da ciò stati occidentali e bianchi come il Canada, l'Australia o qualche altro stato prettamente di contorno, tanto per gradire).
L'elenco dell'eredità degli orrori? Il conflitto indo-pakistano, quello Biafra- Nigeria, le guerre civili in Angola e Mozambico, il conflitto arabo-israeliano, la guerra d'Algeria, il conflitto etiopico-eritreo, la guerriglia in Mauritania, lo sfascio della Somalia, le tragedie del Sudan e dell'Uganda, la patologia del Sud Africa dell'apartheid... e mi fermo qui per mancanza di fiato.
Tale "cura" cristiano-occidentale ha inferto all'Africa un irreversibile colpo mortale distruggendo la millenaria, perfetta dialettica tra popolazioni e territorio che funzionava impeccabilmente sin dal primo apparire dell'"homo sapiens" qualche milione di anni fa, appunto in Africa. La sconvolgente conseguenza che ne è derivata è stata che gli autoctoni abitanti di quella che fu la PRIMA dimora dell'essere umano si siano ritrovati, in meno di due secoli, del tutto "stranieri" nella loro terra. Essi non sono stati più in grado (nel tempo storico di un "fiat") di relazionarsi con la loro patria stravolta da culture importate, incomprensibili nei valori e del tutto inadatte alla consolidata realtà di quello che fu, una volta, lo splendido Continente nero. E colui che non si ritrova più in casa propria quando la terra madre diventa matrigna, non può fare altro che andare VIA. Gli africani quindi NON fuggono - come la vulgata politico / giornalistica vorrebbe farci credere - da guerre e povertà. Essi SCAPPANO dalla STORIA e tale fuga non può assolutamente essere arrestata

La COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
E veniamo infine, e questo è davvero imperdonabile, alla CONSAPEVOLE STUPIDITA' (no, non è un ossimoro!) che ha guidato - ed ancora si auspica di realizzare - la Cooperazione internazionale per lo Sviluppo dell'Africa nera, bilaterale o multilaterale che essa sia.
Facendo pervicacemente finta di aver dimenticato - per non doverne fare onestamente i relativi conti e considerandoli per come mai verificatisi - i due misfatti di schiavismo e colonialismo si è voluto sadicamente perpetrare l'ultimo e tombale delitto nei confronti di quelle popolazioni con la FINTA carità pelosa della cosi detta Cooperazione allo Sviluppo. Somme enormi allocate, scaturenti unicamente dall'insopprimibile senso di colpa (di facciata) dell'Occidente cristiano e presentate come lavacro, prettamente formale, dei trascorsi "peccati" nei confronti dei neri (mi concentro soltanto sull'Africa sub-Sahariana, tralasciando volutamente altri scacchieri, ma è a quelle popolazioni che guarda, soprattutto, la preoccupata Italia vacanziera). Alleviarne la povertà, favorirne lo sviluppo? Ma per carità! I veri beneficiari di tutte le iniziative di "cooperazione" sono stati, nell'ordine:
1) Le imprese appaltatrici, sia nazionali che internazionali, dei vari programmi/servizi,
2) I vertici dei governi africani in barba alle più essenziali esigenze della rispettive popolazioni,
3) I funzionari nazionali ed internazionali gestenti le varie iniziative di intervento,
4) I politici "politicanti", ma all'unico scopo di poter sbandierare ai quattro venti i loro presunti meriti "solidaristici".
E non mi si venga a dire che alcuni programmi sanitari e/o agricoli di massa abbiano fatto il bene delle popolazioni.
Lo spostare ogni volta di poco più in là la soglia del ripetitivo, tragico ma ineludibile appuntamento dell'Africa con il DOLORE non ha fatto altro che posticipare di qualche anno l'avvento e le dimensione delle crisi. Crisi vere, anche se manifeste in forme del tutto differenti ed al tempo imprevedibili. Ad esempio, la sottrazione di poveri bambini a decessi neonatali (impresa certamente "spot" e, date le circostanze, assolutamente del tutto giusta e sacrosanta). Ma, mi domando: prima del colonialismo, qual'era colà il vero rapporto nascita/morte nel primo anno di vita? Onestamente non lo so, (ma temo che il problema non fosse così drammatico). Temo però che il miope entusiasmo interventista di tante anime belle precipitatesi a salvare gli africani animate dalle migliori intenzioni - ma non hanno essi riflettuto sul fatto che la cosiddetta via dell'inferno sia spesso lastricata dalle migliori di esse? - ha creato, al contrario, le forse involontarie, ma evidenti, precondizioni di una crescita senza speranza di giovani leve frustrate, disperate e sulla via di fuga. Avrebbero dovuto riflettere gli (forse) ingenui entusiasti e (stranamente) generosi europei sul fatto che nella loro cultura storica esiste ancora memoria di un qualcuno che disse : " non di solo pane vive l'uomo" e mi permetto, sommessamente, di aggiungere "anche di sogni" e quindi di ineludibili, adeguate esigenze di vita di tipo spirituale, morale e socio-economiche. Chi scrive è siciliano e quindi ben consapevole di cosa sia una storica, tragica necessità/esigenza di emigrazione. Gli africani invece, e sin dai tempi dello schiavismo, non sono mai stati considerati da noi europei veramente degli umani alla nostra pari, ma soltanto individui bisognosi di mera sopravvivenza fisica. Ci si è limitati unicamente a pensare: "aiutiamoli a sopravvivere OGGI con il minimo indispensabile (vaccinazioni di massa ed aiuti alimentari d'emergenza su base episodica)". Poi, per il loro futuro, "inshallah".

***

Guardiamo quindi la realtà in faccia senza ipocrisie e/o paure. Sui barconi (o navi delle ONG che siano) in rotta nel Mediterraneo verso l'Europa naviga il colpo definitivo e mortale alla nostra bimillenaria civiltà greco-romano-cristiana. La partita infatti, comunque vada a finire, si concluderà, per noi europei con una epocale e cocente SCONFITTA MORALE.
Qualora infatti si dovesse decidere di contrastare tale flusso con una qualsiasi forma di opposizione "violenta", di "forza" con le relative, inevitabili perdite di vite umane, dirette o indirette e con le sofferenze ed ingiustizie che ciò comunque comporterebbe, la coscienza giuridica, umanitaria, morale e storica di noi europei ne uscirebbe irrimediabilmente distrutta e, con essa, la fine della nostra bimillenaria identità. Non saremmo più in grado, come suol dirsi, di guardarci allo specchio.
Se al contrario si consentisse l'inarrestabile flusso di nuove genti inconciliabili per mentalità, costumi e lettura del mondo con quanto noi si è andato costruendo nei secoli, diluiremmo allora a tal punto la nostra identità "nazionale europea" da non sapere più - ed il tutto purtroppo in tempi relativamente brevi - chi siamo, da dove veniamo e quindi dove potremmo pensare di andare. Sarebbe il colpo finale - ma attenzione, in modo subdolo, impalpabile e senza l'uso di alcuna violenza percepibile - alla definitiva dissoluzione della civiltà occidentale attraverso un'invasione di gente "straniera" che avrà più a che vedere con l'inconciliabilità delle culture piuttosto che di quella concernente il colore della pelle. Ciò segnerà il termine di un galoppante processo di destrutturazione endogena europea iniziatosi ad accelerare in modo travolgente a partire dall'immediato, secondo dopoguerra. A questo punto l'Africa nera - scardinandoci, senza colpo ferire, dalla nostra radice socio/culturale - ci avrà allora reso identica pariglia ovvero, come suole dirsi, " pan per focaccia".
Il nostro conto con l'Oste della Storia sarà allora stato definitivamente saldato e questi non avrà più nulla a pretendere da noi.

P.S.
Prego infine il gentile lettore di darmi un'ulteriore prova di pazienza oltre a quella fin'ora riservatami: Se dovessi aver dato l'impressione che chi scrive abbia mostrato posizioni riconducibili ad una qualche forma di "razzismo", invito cortesemente a ricredersi. Il sottoscritto si ritiene del tutto impossibilitato, quasi per ragioni "genetiche", ad essere razzista, essendo egli convintamente un "classista", cioè uso a valutare le persone dai rispettivi caratteri e comportamenti e non certamente dal colore della pelle o, men che meno, da inesistenti morfologie di presunta "razza". Come credo sia abbastanza evidente, le due forme di lettura del sociale sono assolutamente antitetiche e del tutto inconciliabili tra loro.
Grazie.
   
     
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