SCENARI  
    di Lino Lavorgna    
       
    EGOLOGIA    
   
INCIPIT
"Noi siamo epicurei. Ci accontentiamo di poco, purché questo poco ci venga dato il più presto possibile. D'altra parte perché sacrificarsi per i posteri? Che cosa hanno fatto questi posteri per noi? Allora dico, insieme al poeta Orazio: "[Carpe diem] Quam minimum credula postero"". (Luciano De Crescenzo, film "Così parlò Bellavista", 1984. Nel film la frase di Orazio fu pronunciata senza le due parole iniziali).
"All'interno della Cop ci sono solo politici e persone al potere che fingono di prendere sul serio il nostro futuro, fingono di prendere sul serio la presenza delle persone colpite già dalla crisi climatica. Ma il cambiamento non arriverà da lì dentro. Quella non è leadership. Questa è leadership!" "La Cop è un fallimento. Siamo stanchi di promesse vuote, di impegni di lungo periodo e non vincolanti. Siamo stanchi di bla bla bla. Non possono pensare di risolvere il problema utilizzando gli stessi metodi che ci hanno portato fin qui. I leader là dentro sanno esattamente quali valori stanno sacrificando per mandare avanti il loro "business as usual"". (Greta Thunberg, Glasgow, 1° e 5 novembre 2021: discorsi ai manifestanti del "FridaysForFuture", riuniti al Festival Park e in George Square durante i lavori della Cop26).
"Il Pianeta sta morendo e i popoli del mondo non hanno ancora compreso, in massima parte, il baratro nel quale stanno precipitando. Se non dovessimo correre ai ripari in fretta, nel giro di venti-trenta anni potrebbe essere davvero troppo tardi per intervenire. […] È la nostra stessa sopravvivenza a essere in pericolo e pertanto non posso che chiudere il mio intervento con il celebre motto di José Ortega y Gasset: "Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest'ultimo non preservo me stesso"". (Lino Lavorgna, Napoli, Hotel Terminus, 24 novembre 1977. Seminario di studi ecologici sul tema: "Ambiente e urbanistica a dimensione d'uomo").
"Vorrei solo dire a tutti i delegati che mi scuso per come si è svolto questo processo. Sono profondamente dispiaciuto. Capisco anche la profonda delusione…" (Alok Sharma, presidente della Cop26, Glasgow, 13 novembre 2021: discorso conclusivo dei lavori. Scuro in volto, dopo la parola "delusione" continua con tono poco convinto e con la voce rotta dall'emozione "…ma penso che, come avete notato, sia anche fondamentale proteggere questo pacchetto", per poi fermarsi per alcuni secondi, cercando di contenere le lacrime e la commozione, sostenuto dagli applausi dei presenti.
"La Cop26 si è conclusa. Ecco un breve riassunto: Bla, bla, bla" (Greta Thunberg, Glasgow, 13 novembre 2021).

PROLOGO

Sul confronto tra stoici ed epicurei, negli ultimi ventitré secoli, sono stati consumati non fiumi ma "oceani" d'inchiostro e il riferimento è molto opportuno per introdurre adeguatamente un argomento tanto angosciante.
È maledettamente complicato, infatti (per non dire "impossibile"), descrivere in modo accettabile le idee e i concetti che, concepiti in primis per indurre il genere umano a vivere nel rispetto di princìpi eticamente solidi, si sarebbero rivelati utilissimi, con crescente intensità dopo l'ultima guerra mondiale, per preservarlo da un rapido declino. Partire dal passato, come sempre, aiuta molto a comprendere il presente.
Già nella genesi del confronto la partita si mette subito male per gli stoici, intenti a raggiungere livelli di sapienza che consentano di vivere una vita moralmente retta, guidata dalla ragione e fondata su princìpi filosofici mutuati dalla logica, dalla fisica e dall'etica. Ai più viene il mal di testa solo nel leggere le finalità. Molto più allettante e di facile approccio il proposito di Epicuro, teso esclusivamente al raggiungimento della felicità attraverso la ricerca del piacere, in un "combinato disposto" che si identifica con il bene supremo e come unico criterio che deve orientare le scelte dell'uomo. Che bellezza! E non finisce qui!
Per Epicuro e i suoi gaudenti seguaci il piacere costituisce il fondamento dell'etica e risiede nell'assenza del dolore (aponìa) e nell'assenza del turbamento (atarassìa). Ora, per carità, con questo non si vuol dire che le masse contemporanee agiscano avendo ben chiare nella mente le succitate teorie, adeguandosi a quelle più affini al proprio essere, ma semplicemente che un "certo modo di vivere, di pensare e di agire senza darsi troppi affanni" si è prepotentemente imposto in tutti gli strati sociali, ivi compresi quelli incarnati da soggetti che, per formazione culturale, status e intelligenza, sarebbero in grado di effettuare scelte razionali.
Retaggio ancestrale, livello culturale e condizionamento ambientale, invece, determinano quei processi mentali magistralmente descritti da colui che, più di ogni altro, ha compreso la natura umana: "L'epicureo si sceglie la situazione, le persone o anche gli avvenimenti che si armonizzano con la sua costituzione intellettuale estremamente irritabile, rinunzia al resto, vale a dire al più, perché sarebbe per lui un cibo troppo forte e pesante.
Al contrario, lo stoico si esercita a trangugiare pietre e vermi, schegge di vetro e scorpioni e a essere insensibile alla nausea: il suo stomaco deve infine diventare indifferente a tutto quello che vi travasa il caso dell'esistenza [...] Per uomini con i quali il destino ama improvvisare, per quei tali che vivono in tempi di violenza e che dipendono da uomini bruschi e volubili, lo stoicismo può essere assai consigliabile. Ma chi prevede in qualche modo che il destino gli permette di tessere un lungo filo, fa bene a sistemarsi al modo epicureo; tutti gli uomini dediti al lavoro intellettuale hanno finora fatto così! Sarebbe infatti, per essi, la perdita peggiore tra tutte, rimetterci la loro delicata sensibilità e avere in regalo la dura pelle degli stoici con gli aculei del riccio".
(F. Nietzsche, Idilli di Messina, La gaia scienza, Scelta di frammenti postumi 1881-1882, Mondadori, 1965).

QUEL CANCRO CHIAMATO EGOISMO

Dall'epicureismo (in massima parte subliminale) all'egoismo (in massima parte consapevole) il passo è breve e anche in questo caso ci troviamo al cospetto di una grossa difficoltà esplicativa a causa delle troppe "distonie intellettuali" scaturite dalle sempre più veloci trasformazioni sociali susseguitesi negli ultimi due secoli: crescente affermazione dell'edonismo; trionfo del capitalismo e delle sue forme degenerative rappresentate in primis dalla finanza, soprattutto quella "sporca"; massiccia e nefasta divinizzazione del liberalismo con annessi ramoscelli irti di aculei velenosi; condizionamenti negativi delle masse facilmente praticabili grazie alla potenza dei moderni sistemi comunicativi e alla fragilità della stragrande maggioranza dei percettori, privi dell'unico antidoto in grado di contrastarli: una profonda cultura che consenta di non restare abbagliati dai falsi e pericolosi miti continuamente propugnati da abili sirene tentatrici.
La società contemporanea, in modo sempre più marcato, al di là delle "apparenze" che ben traspaiono dai programmi televisivi, dai media, dai politici sempre pronti, a parole, a celebrare il primato della solidarietà e la bellezza dell'altruismo, favorisce imperiosamente lo sviluppo dell'egoismo.
La spinta verso la competitività esasperata nei posti di lavoro, a raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo senza riguardo per i mezzi utilizzati, a concepire la ricchezza materiale il bene supremo e tutte le altre nefandezze tipiche dei modelli liberal-capitalisti, qui omesse per amor di sintesi, costituiscono il principale substrato dell'egoismo. Dagli USA, soprattutto, arriva materiale corrosivo devastante per capacità penetrativa: film e fiction di facile presa, ben diretti e ben interpretati, che favoriscono in modo subliminale il desiderio di bere alcolici, utilizzare armi da fuoco e assumere psicofarmaci come se fossero caramelle (è facile intuire quali lobby ne favoriscano la produzione con lauti finanziamenti); la fiction "House of Cards", per esempio, insegna a servirsi della politica e a gestire il potere con cinica protervia unicamente per favorire i propri interessi.
Molto grave anche l'utilizzo improprio di scienze fortemente condizionanti, quali la psicologia e la psicanalisi, manipolate con fini subdoli, lontani da qualsivoglia presupposto "curativo". Proprio in tema di "egoismo e altruismo", alcuni psicanalisti afferenti a ben determinate scuole di pensiero tendono a invertire le caratteristiche comunemente accettate: con ragionamenti astrusi, ma ben confezionati, inducono a considerare l'egoista un individuo che "vive per gli altri" perché di loro si interessa continuamente, non importa se per fregarli sul lavoro, derubarli, schernirli, denigrarli, batterli con mezzi illeciti; di converso, una persona che operi per il bene comune, che dia un senso alla propria vita, che trasformi in opportunità i propri limiti, siccome appaga dei sentimenti "interiori", non importa se fortemente positivi secondo l'accezione comunemente condivisa, per questi strambi soggetti (ma fino a che punto "strambi", verrebbe da chiedersi) sarebbe un "egoista".
Un secondo e purtroppo crescente substrato è rappresentato dalle "conversioni all'egoismo": molte persone, culturalmente predisposte ad operare per il bene comune, a un certo punto, stanche di batoste e inutili battaglie, si rendono conto che le troppe persone aduse a tirarsi la zappa sui piedi, restando sorde ai pressanti e "chiari" appelli, non meritano il loro sacrificio e pertanto cambiano "fronte operativo", asservendosi a uno dei tanti poteri nefasti che contribuiscono al declino del Pianeta, rendendo però agevole e confortevole la vita di chi li assecondi. ("I posteri si arrangiassero pure…" Bellavista docet). Quanto sia pericoloso il trionfo dell'egoismo lo vediamo ogni giorno, anche se con una rassegnazione che rende il problema ancora più grave.
Ne abbiamo già parlato in un articolo pubblicato lo scorso mese di maggio ("Per aspera ad astra"), ma repetita juvant soprattutto perché l'argomento riguarda i giovani, divisi da una forte linea di demarcazione tra quelli "modello Greta Thunberg", per fortuna tanti, e i prigionieri di un vuoto esistenziale spaventoso, purtroppo più numerosi. In un servizio televisivo si ponevano in evidenza proprio i terribili limiti culturali di tanti giovani intrisi di malsano egoismo e tesi solo a soddisfare la voglia di divertirsi, fregandosene della pandemia e dei rischi cui esponevano i familiari. Una ragazza, rispondendo alle domande della cronista, dichiarò candidamente di essere contraria alle restrizioni per il contenimento del virus perché "tanto a morire sono solo gli anziani", non lei o suo padre cinquantenne, cesellando il suo pensiero, poi, con una frase ancora più scioccante: "Arrivati a questo punto, dico la verità… io tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero". Quando si raggiungono tali livelli di aberrazione è evidente che le radici del male sono profonde, non distrutte a tempo debito e progressivamente sempre più difficili da sradicare.

IL BLA BLA BLA DEGLI EGOLOGISTI

Pur senza disconoscere la difficoltà oggettiva di pianificare un efficace intervento formativo sui giovani disastrati, sinistrati e privi delle più elementari basi educative per vivere degnamente in una società civile, "dobbiamo" pensare che ciò sia possibile, almeno per alcuni di loro.
Non bisogna farsi illusioni, invece, sulla possibilità redentiva dei potenti della Terra: sono irrecuperabili perché così ammalati di autoreferenzialità e delirio di onnipotenza da non riuscire nemmeno a rendersi conto del male che fanno, ritenendo che non esistano alternative al loro pensiero e che siano gli altri a sbagliare. Gli esempi che confermano tale assunto sono davvero tanti e qui ne citiamo uno recente registrato in occasione della "Youth4Climate", tenutasi a Milano dal 28 al 30 settembre: il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che già in passato ha dimostrato più volte di essere la persona sbagliata al posto sbagliato1, è stato filmato mentre si esprimeva con toni denigratori nei confronti di Greta Thunberg in un conciliabolo con un collaboratore che, ridendo compiaciuto, gli teneva bordone.
Non resta che attrezzarsi, quindi, per un nuovo ordine mondiale. Se la parte sana del Pianeta non sarà in grado di cimentarsi in questa impresa, il declino continuerà, irreversibile, fino al vero punto di non ritorno.
Sono trascorsi solo pochi giorni dal termine della Cop26, annuale Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che da ventisei anni consente ai potenti della Terra di concedersi dodici/tredici giorni di lussuose vacanze in luoghi stupendi, sonnecchiando e scorreggiando durante i noiosi e inutili interventi dei vari oratori, come accaduto a Biden prima con la pennichella provvidenzialmente interrotta da un solerte collaboratore corso a svegliarlo e poi con un peto "lungo e rumoroso" che, stando a quando riferiscono i bene informati, ha mandato letteralmente in tilt Camilla, moglie del principe Carlo2.
I media asserviti ai poteri forti contribuiscono con grande impegno all'inganno globale, riportando con toni enfatici le promesse e i propositi annualmente riproposti nella certezza che, finita la festa, torneranno nell'oblio.
"L'apocalisse climatica è vicina. Sarà dura, ma possiamo farcela" tuonava a caratteri cubitali "Il Corriere della Sera" il 2 novembre scorso, conferendo ampio risalto a Draghi, per il quale "è fondamentale ascoltare la voce dei nostri giovani, che hanno elaborato proposte e individuato priorità su questioni cruciali, come le modalità per favorire una ripresa sostenibile e noi dobbiamo rendere orgogliosi i giovani del nostro lavoro".
Magari sarebbe stato il caso di fargli notare che "alcuni giovani" hanno elaborato le proposte di cui parla mezzo secolo fa, ribadendole come un mantra anno dopo anno, dopo averle rielaborate in funzione dei continui disastri generati da chi è bravo solo nel bla bla bla (Vedere "Confini", nr. 89, ottobre 2020, pag. 4; nr. 72, marzo 2019, pag. 5; nr.55, giugno 2017, pag. 9).
Ora quei "giovani" sono vecchi, nonni o addirittura bisnonni e guardano con commossa simpatia a quella ragazzina svedese cui hanno lasciato il testimone dell'impegno ambientalista, sperando che riesca nell'impresa che loro non sono riusciti a compiere, senza illudersi più di tanto, ma anche senza rinunciare a sperare che le cose possano davvero cambiare. Marx non è certo un esempio da prendere in considerazione, ma un suo auspicio, mutuato in un contesto diverso da quello per il quale sia stato concepito, può essere "adottato" anche da chi, legittimamente, lo collochi tra i pensatori che hanno prodotto immani disastri: "Le condizioni disperate della società in cui vivo mi riempiono di speranza".
Al momento, tuttavia, possiamo solo registrare l'ennesimo fallimento di un convegno dedicato all'ambiente, per giunta snobbato da Cina (il Paese che più di ogni altro inquina il mondo) e Russia, presenti solo con alcuni delegati, avendo preferito Xi Jinping e Vladimir Putin lanciare, con la loro assenza, un forte segnale di disimpegno. Paesi "Egologicamente avanzati", quindi, ai quali si aggiunge l'India, che ha vanificato ogni sforzo per dare un senso al convegno imponendo, all'ultimo momento, di sostituire nel testo da approvare la frase che contemplava l'impegno per "l'eliminazione graduale del carbone" con "la riduzione graduale dell'energia a carbone". Greta Thunberg ha liquidato la Cop 26 con il breve Tweet trascritto nell'incipit e va anche detto che, a onta delle molteplici dichiarazioni sulla necessità di ascoltare "la potente chiamata dei giovani" (parole del presidente Alok Sharma, stretto collaboratore di Boris Johnson, che a sua volta ha fatto addirittura riferimento al bla bla bla da lei pronunciato in più occasioni) è stata tenuta ben lontana dalle stanze del convegno e costretta a parlare ai fan giunti da tutto il mondo nelle piazze di una città segnata dal freddo gelido.
Il bla bla bla dei potenti è risultato stomachevole, proprio perché sfacciatamente ripetitivo e solo l'intervento di Obama ha offerto spunti apprezzabili, almeno sotto il profilo "esortativo".
Nei precedenti articoli tematici abbiamo ampiamente tracciato un percorso che parte addirittura dal 1972, anno in cui fu pubblicato il famoso e inascoltato rapporto del MIT. Sarebbe bastato, tuttavia, che almeno dal 1997, dopo ben VENTICINQUE ANNI di continue denunce da parte degli ambientalisti, si fosse dato seguito a quanto previsto dal protocollo di Kioto, che imponeva ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas serra (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo) almeno del 5% rispetto a quelle registrate nel 1990 - anno scelto come riferimento comparativo - nel periodo 2008-2012.
Per conferire piena efficacia operativa al trattato, però, si sarebbero dovute verificare due condizioni: ratifica da parte di almeno cinquantacinque nazioni tra le centottanta che lo avevano sottoscritto; le nazioni in regola con la ratifica, nell'insieme, avrebbero dovuto produrre almeno il 55% delle emissioni inquinanti. (Della serie: facciamo finta di voler fare delle cose, ma creiamo i presupposti affinché non si facciano). Il target del 55% di emissioni fu raggiunto solo nel 2004, con l'adesione della Russia. Tutto risolto quindi? Non scherziamo. Nonostante ben 191 Paesi avessero provveduto a ratificare il trattato (ma non gli Stati Uniti, il che la dice lunga sulla volontà di intervenire seriamente sull'ambiente), ben presto iniziarono le marce indietro e le defezioni, favorite dalle spinte difficilmente ostacolabili delle multinazionali, che dell'ambiente se ne fregano altamente e sono pronte ad avvelenare sempre più il Pianeta pur di incrementare i profitti. Già nel 2011 Stati Uniti, Canada, Giappone e Russia dichiararono che non avrebbero sottoscritto alcun nuovo accordo vincolante, sancendo, di fatto, la fine del protocollo. I Paesi emergenti, guidati da Cina e India, si defilarono con modi spicci, facendo capire che loro avevano solo voglia di "crescere" e la stessa Unione Europea, che con tutti i suoi acciacchi comunque in materia di clima dettava la linea a livello mondiale, incominciò a vacillare. E da allora è andata sempre peggio, tra crescenti bla bla bla e continue prese in giro nelle periodiche e divertenti (per i partecipanti) riunioni annuali.
Nel 2015, a Parigi, ben 196 Stati sottoscrivono un nuovo accordo per ridurre l'emissione dei gas serra. Si tende a contenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto della soglia di 2°C, rafforzare la capacità dei Paesi di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e sostenerli nei loro sforzi. "L'accordo di Parigi è un ponte tra le politiche odierne e la neutralità climatica entro la fine del secolo" fu la frase che suggellò l'accordo tra i governanti del mondo, dopo aver ottemperato ai gradevoli impegni mondani e gastronomici in quella che è generalmente considerata la città più bella del mondo.
Manco a dirlo, anche gli accordi di Parigi si trasformarono ben presto in una bolla di sapone e nel 2017 l'allora presidente USA, Donald Trump, mandò tutti affettuosamente a quel paese asserendo, testualmente: "Sono stato eletto dai cittadini di Pittsburgh, non da Parigi". Nessuna volontà di contribuire alla riduzione dei consumi, in buona sostanza, perché costerebbe troppo in termini di "sacrifici" per un popolo nel cui dizionario la parola "sacrificio" evidentemente non esiste e il concetto di "equilibrio mondiale per vivere tutti meglio e preservare il Pianeta da un futuro catastrofico" è troppo difficile da comprendere.
Nel 2018 i grandi si riuniscono a Katowice in Polonia, per cercare di dare "ossigeno" agli accordi di Parigi. Troppo bella la città, però, con i suoi tanti edifici in stile Art Nouveau da visitare, per impegnarsi seriamente a salvare il mondo. La sintesi dei lavori è espressa in modo inequivocabile dagli osservatori di "Greenpeace" e del "Wwf": "Mancanza di risposte scioccante. Non puoi incontrarti e dire che non puoi fare di più"; "Mancanza di comprensione dell'attuale crisi".
A dicembre 2019 si replica a Madrid (sempre posti belli, ci mancherebbe!) con risultati che si possono sintetizzare trascrivendo uno dei tanti titoli ripresi dai media: "Il mondo ostaggio dei grandi inquinatori: la Cop25 è fallita".
In effetti, tra un pranzo di gala e l'altro, degustazioni di prelibatezze uniche al mondo quali il prosciutto Pata Negra, visite guidate in quella serie infinita di musei e bellezze architettoniche cittadine, shopping nell'iconica "Gran Via", la conferenza si chiude senza accordi. Tutto viene rinviato a quella successiva, prendendo consapevolezza della grande distanza che separa governi, società civile e scienziati. Spostata al 2021 a causa della pandemia, come si sia conclusa, lo abbiamo visto.

LE SCELTE DIFFICILI MA INELUDIBILI

Il continuo bla bla bla, è inutile girarci intorno, scaturisce proprio dall'incapacità di dire cosa effettivamente si renda necessario per salvare il Pianeta. Parlare, infatti, "di riduzione dei gas serra" senza spiegare da cosa nascano e la responsabilità oggettiva degli esseri umani, soprattutto di quelli "egoisti", menefreghisti e insensibili alle conseguenze del proprio agire, non ha alcun senso.
Cerchiamo di capirci bene, pertanto, perché se davvero vogliamo salvare il Pianeta non dobbiamo aspettarci nulla da chi lo governa ma agire in prima persona, con scelte difficili, ma ineludibili. La lista che segue è dolorosa, ma l'alternativa lo è molto di più. Anima e coraggio, quindi, senza tergiversazioni. Dipende tutto da noi perché nessuno ci imporrà di agire come effettivamente si dovrebbe agire.

1) Carni rosse. Da abolire in toto. Non solo fanno male alla salute (creando quindi anche problemi di natura sanitaria: costi per cure, intasamenti ospedalieri, problemi familiari a causa di malattie evitabili, etc.) ma da sole costituiscono l'elemento più attivo nella produzione di gas serra. Per una singola porzione di carne occorrono 12 kg di gas! Le proporzioni, anche approssimative, sono alla portata di tutti.
2) Olio di palma. Impedirne la produzione evitando di acquistare i prodotti che lo contengano. ("Tutti", anche quello "famoso" i cui produttori dichiarano di utilizzare olio di palma "sostenibile"… non so se ci siamo intesi). A prescindere dai danni che produce all'organismo (non date retta a chi sostenga il contrario; parlatene con medici "veramente amici" e di cui vi fidate al 100%), la produzione impatta in modo sensibile sull'ambiente. I Paesi maggiormente interessati sono l'Indonesia e la Malesia e, in forma minore, Cameroon, Liberia e Tanzania. Per incrementare le piantagioni di palma sono state distrutte intere foreste torbiere, ricche di biodiversità e di animali in via di estinzione quali l'orango, la tigre e il rinoceronte di Sumatra. I dati ufficiali del Governo indonesiano parlano di 24milioni di ettari di foreste distrutte tra il 1990 e il 2015 e 130mila ettari dal 2015 al 2018, il 40% dei quali in Papua, una delle regioni più ricche di biodiversità.
Le foreste vengono bruciate senza scrupoli, provocando immani disastri alle popolazioni locali. I piccoli agricoltori subiscono continue vessazioni e minacce affinché cedano i propri terreni al governo e alle grandi multinazionali, a prezzi stracciati e senza alcuna tutela grazie all'alto livello di corruzione che pervade il sistema. Numerose le vittime provocate dagli incendi indiscriminati (100mila solo nel 2015) che, ovviamente, rilasciano enormi quantità di gas serra. Se nessuno comprasse i prodotti che contengano olio di palma, il problema si risolverebbe alla fonte.
3) Trasporti. Vanno completamente "riconsiderati". Il 25% delle emissioni causate dall'uomo proviene da essi. In primis vanno evitati in assoluto i viaggi in aereo a breve raggio, che da soli sono responsabili del 5% del riscaldamento globale. In pratica, per recarsi da Milano a Roma, a Napoli, a Palermo, a Parigi, a Berlino, "occorre" preferire il treno, possibilmente quello "veloce", che ha un impatto irrisorio sull'inquinamento globale. Sempre in tema di trasporti, poi, va ridotto anche l'utilizzo degli aerei sulle tratte lunghe.
Un tempo si viaggiava per mare. Oggi si sta attuando un processo di riconversione nell'alimentazione delle grandi navi con "gas naturale liquefatto", miscela di idrocarburi a bassissimo impatto ambientale e innocua per la salute delle persone. Occorre spingere sempre più affinché si ripristino i viaggi via mare, con navi alimentate a GNL, anche per le trasferte transoceaniche, in modo da ridurre al minimo indispensabile l'utilizzo degli aerei. Cerchiamo di renderci conto, inoltre, che una delle grandi distonie del mondo contemporaneo, anch'essa fonte di immani disastri, è quella sorta di frenesia che induce tutti a correre all'impazzata, spesso a vuoto e in modo così malsano da perdere più tempo rispetto a chi faccia le cose con calma, rischiando anche di incappare in errori a volte davvero gravi e pericolosi per sé stessi e per gli altri. Impariamo a "rallentare e a prestare maggiore cura a ciò che facciamo": ne guadagneremo sotto tutti i punti di vista.
Va da sé, sempre in tema di trasporti, che è semplicemente pazzesco l'attuale utilizzo delle automobili, causa primaria del tanto tempo sprecato nel traffico, con conseguente incremento dell'inquinamento ambientale. Impariamo a ridurre sensibilmente l'utilizzo delle automobili, soprattutto in città, e liberiamoci di quelle alimentate a gasolio e a benzina, dando impulso alle auto elettriche, promuovendo anche utili iniziative per indurre le case produttrici a non speculare sul prezzo di vendita.
4) Vestiti. Anche l'abbigliamento va riconsiderato alla luce della drammatica realtà che stiamo vivendo. La produzione negli ultimi dieci anni ha determinato il 10% delle emissioni causate dall'uomo. Guardiamo nei nostri armadi: ci renderemo facilmente conto che acquistiamo molti più capi di quelli necessari a soddisfare le effettive esigenze quotidiane. Gentili signore, soprattutto voi, datevi una regolata.
5) Profumi. Un profumo è una miscela odorosa disciolta in alcool o in olio. Gli ingredienti generalmente indicati come "miscela" (limone, bergamotto, geranio, rosa, gelsomino, menta, arancio, muschio, ambra, zibetto, cuoio, caramello, patchouli, etc.) che già per loro natura non costano come l'oro, sono prodotti sinteticamente e quindi hanno un costo effettivo ancora meno consistente. L'alto prezzo di vendita, quindi, scaturisce da fattori che nulla hanno a vedere con la corretta equazione che dovrebbe stabilire gli utili nella catena che va dal produttore al venditore, ma a logiche di natura "psicologica", che consentono un colossale surplus di utile. Ai prodotti (lo stesso dicasi per i telefonini) viene imposto un prezzo di vendita per le varie fasce sociali e così esistono i profumi da 20, 50, 80, 120, 200 euro e anche 12mila euro per una mistura di sandalo indiano (un litro costa meno di quaranta euro e può servire per centinaia di bottigline), gelsomino arabo (una bella piantina costa 1,50 euro), olio di ylang ylang (per la versione femminile; mezzo litro una trentina di euro) e olio di noce moscata (versione maschile, sui venticinque euro a litro quello più prelibato) prodotto dal designer inglese Clive Christian. Avendolo regalato alla Regina d'Inghilterra, però, si può divertire (e che bel divertimento!) a stabilire il prezzo stratosferico invece di quello "onesto", che non dovrebbe superare i 15-20 euro (e forse sono anche troppi).
"Niente è più necessario del superfluo", diceva Oscar Wilde, e grazie "al superfluo" spregiudicati imprenditori guadagnano centinaia di migliaia di euro al giorno, consentendosi in tal modo di pagare sei milioni di euro alle star che fungono da testimonial per uno spot di trenta secondi e molti altri milioni per la pubblicità televisiva e cartacea. Follia? Allo stato puro, ma non certo da parte loro! Ognuno, ovviamente, è libero di spendere i propri soldi come meglio ritenga opportuno e anche di farsene fregare tanti acquistando prodotti con maggiorazioni superiori al 90% rispetto al prezzo corretto. Quanto ciò sia "opportuno", però, in una società così malata e dal forte gap economico, è tutto un altro discorso. Ora, considerato che i profumi (di basso medio e alto costo) contribuiscono sensibilmente all'inquinamento atmosferico, che ne pensate di farne a meno? Le star di Hollywood sono già ricche e non hanno bisogno di tanti soldi facili.
Se poi il profumo lo utilizzate per sedurre qualcuno che vi piace, sostituitelo con un libro di poesie, imparatene alcune e declamatele al momento giusto. Diventerete più "interessanti e seducenti" e contribuirete a salvare il Pianeta.
6) Aria condizionata e riscaldamento. Altro fondamentale punto dolente, del quale abbiamo parlato più volte, che ci vede tutti colpevoli, anche se non nella stessa misura. Una drastica riduzione dei consumi è più necessaria dell'acqua che disseta il viandante nel deserto e soprattutto va denunciato con forte determinazione quanto avviene negli USA, dove lo spreco di energia per un utilizzo improprio e ingiustificato dei condizionatori raggiunge livelli intollerabili. Per quanto concerne il nostro Paese occorre spingere chi ci governa a ripristinare in modo equo la buona idea dell'ecobonus 110%, rimuovendo gli ostacoli e le limitazioni recentemente varati. Avere case ecosostenibili consentirà di ridurre sensibilmente il consumo di gas e di energia elettrica e di aumentare la disponibilità economica delle famiglie. Un bel passo avanti verso quel futuro che oggi appare terribilmente compromesso dal dilagante "egoismo" ed "egologismo".

Tante altre cose si potrebbero aggiungere, ma sarebbe già grasso che cola se riuscissimo a dare corpo anche a uno solo dei punti succitati. Non dimentichiamoci mai, infatti, che l'egoismo dei potenti è "figlio" e non "padre" di quello dei popoli.










NOTE
1. In pochi mesi è riuscito a dire: "La transizione ecologica sarà un bagno di sangue, provocherà disoccupati, farà saltare in aria l'Italia; l'auto elettrica non è conveniente; il nucleare va preso in considerazione; gli ecologisti sono radical chic e sono peggio della catastrofe climatica". Ha poi praticato una cosciente disinformazione sul rincaro delle bollette elettriche, imputandolo al costo della CO2 pagato dalle aziende che producono energia e ricaricano sul prezzo del gas, mentre in realtà gli aumenti sono dovuti al taglio delle forniture di gas naturale da parte della Russia tramite il gasdotto Nord Stream 2, avversato dagli USA e dalla Nato. Il suo compito sarebbe stato quello di spiegare bene quanto sia necessario lo sviluppo delle energie rinnovabili per evitare che l'Italia resti vittima dei conflitti geopolitici legati al controllo degli idrocarburi, in modo da contenere e addirittura abbassare il costo della bolletta, non certo quello di sparare sulla struttura da lui diretta!
Immaginate l'AD di qualsiasi azienda che inviti pubblicamente a non comprare i suoi prodotti perché difettosi e più costosi rispetto a quelli della concorrenza? Sarebbe cacciato a calci nel sedere in un minuto.
2. A scanso di equivoci è opportuno rimarcare il tono scherzoso con il quale viene riportata la notizia di cronaca, senza alcun intento offensivo nei confronti di Biden. I colpi di sonno nei convegni non sono certo rari, a prescindere dall'importanza degli argomenti trattati, soprattutto tra le persone anziane. Chi scrive non ha difficoltà nel confessare di esserne rimasto vittima in fascia di età che non consentiva nemmeno l'alibi doverosamente riconosciuto a Biden, soprattutto in ambito professionale, durante corsi di formazione tenuti da docenti "improvvisati" che ne sapevano meno degli allievi. In quanto alle scorreggie, tutti sanno che è pericoloso trattenerle e quindi, se proprio non si riesca ad allontanarsi quando se ne percepiscano le avvisaglie, ben vengano anche in presenza di re, regine, principesse e imperatori. La loro incidenza sulla proliferazione dei gas serra, tra l'altro, è davvero insignificante.
   
     
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