SCENARI  
    di Roberta Forte    
       
    NATALE    
   
Non vorrei arrivare a dare ragione a Benedetto Croce che si dice affermasse che gli italiani sono strani perché, da pignoli, cercano in ogni cosa il proverbiale pelo nell'uovo e quando lo hanno trovato mangiano il pelo e buttano l'uovo. Nel senso che ragionare sul Natale fa correre il serio rischio a chi scrive di apparire come un'iconoclasta, blasfema e sacrilega, volta unicamente a sfoggiare fatua pseudo-erudizione e ad esternare inverosimili congetture nei confronti di un evento accreditato tra le ricorrenze più sacre della cristianità.
Ma, di contro, astenermi dal farlo, sarebbe nascondere la testa sotto la sabbia; un atteggiamento neppure adottato dagli struzzi, i soggetti dell'infondato detto.
Perciò, in premessa, vorrei fare alcune puntualizzazioni: avverto profondamente, nell'intimo, la Natività del Figlio dell'Uomo1 e mai potrei adoperarmi per adombrarla o, addirittura, offenderla. Ma ciò non toglie che mi urtino, fino all'offesa, tutti quei contorni para-filosofici, pseudo-storici, materialistici e mercantilistici che l'evento ha assunto nel corso dei secoli fino a divenire una kermesse dell'effimero senza la quale non sembra che la 'festa' sia degna di tale nome. E questo è ciò che rifiuto, categoricamente. E, per rendere più specifica la mia concezione del Natale, si vorrà perdonare il sottostante parallelo, necessario solamente per visualizzare uno stato d'animo: un parallelo, chiedendo venia per l'accostamento, riguardante Padre Pio.
Non credo che il Sant'Uomo abbia bisogno di presentazioni. Ha dedicato una vita alla preghiera, vivendo tra confratelli nella cella n.5 del convento di San Giovanni Rotondo, a contatto costante con una moltitudine di fedeli in cerca della sua parola, provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo. Certo, i cospicui lasciti che gli sono stati destinati, soprattutto dalle 'figlie spirituali', tra denaro, valori, brevetti, saggiamente amministrati dall'improbabile amico Emanuele Brunatto, hanno reso possibile la nascita e l'attività dell'Ospedale 'Casa Sollievo della Sofferenza', tra i nosocomi più efficienti della Puglia.
Ma ciò non ha minimamente alterato la sua modestia, la sua bonomia, la sua elevata spiritualità checché ne possa aver relazionato il medico gesuita Padre Agostino Gemelli, su incarico del Vaticano.
Né, tantomeno, hanno scalfito la sua immagine di modesto frate i due procedimenti avviati dal Sant'Uffizio, uno alla fine degli anni '20 e l'altro negli anni '60, con l'interdizione di dire messa e di confessare, ambedue su segnalazioni diffamatorie persino di soggetti clericali, conclusi entrambi con un non luogo a procedere, dove però l'ultimo ha avuto come appendice, su esplicita richiesta del Papa Buono, Giovanni XXIII, il testamento del frate a favore del Vaticano.
Comunque, neppure tali traversie hanno alterato il suo stato di umile servitore fedele della Chiesa e la sua incommensurabile carica di umanità.
Tutto ciò posto, come può identificarsi con una tale figura la nuova chiesa dedicata a San Pio da Pietrelcina seppur costruita su progetto del mitico Renzo Piano? Un'architettura avveniristica tutta oro e argento al suo interno, a livelli persino stucchevoli che stride violentemente con la figura del monaco. E come risulta possibile concepire, attorno alla piazza e nelle vie circostanti, una miriade di negozietti di souvenirs che vendono pupazzetti da quattro al soldo raffiguranti il Padre di varie grandezze, abbigliato in modi alquanto disparati e persino incoerenti, quando non riprodotto su 'santini', su 'mattonelle', su crest, su copertine di libri e su quant'altro utile a testimoniare una 'visita' nella cittadina del Santo. E affanculo la spiritualità.
Con ciò voglio dire che la misticità del Padre, giunta sino alle stimmate, non gli ha impedito di essere pratico e di usare la sopraggiunta disponibilità a fin di bene. Così, di rimando, i diffamatori del Padre non hanno certo sminuito il ruolo della Chiesa. Né il pragmatismo di Giovanni XXIII ha alterato il sentimento popolare verso quel Papa. Né, tantomeno, la mercificazione del Santo fa breccia nel cuore dei suoi estimatori. Ecco, questo è il mio stato d'animo nei confronti del Natale.
Dicevo della kermesse dell'effimero. Ecco, per iniziare, qual è l'attinenza con l'Albero addobbato? Ooh! Non è che esso non abbia significati religiosi, tuttavia in nulla riguardanti il cristianesimo. Lo troviamo, infatti, nei passati credi mesopotamici, caro ad Ashera, dea della terra e degli alberi, sorella di Anata, dea del mare, in congiunzione trinitaria con la grande dea Ishtar. Ovviamente, non un abete bensì soprattutto tamerici e ulivi. Il vecchio Testamento, a latere, ce ne da contezza: Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell'eternità.2 Peraltro, l'aspetto benaugurale delle piante sempreverdi solleticò persino i Romani che usavano scambiarsi rametti alle calende3 di gennaio. Ma, in tempi più recenti, i veri cultori degli alberi furono i Celti e i Norreni.
Per i primi, l'albero, il Vilagfa, era considerato l'Asse del Mondo, con le radici che affondavano nel terreno e la chioma che s'innalzava verso il cielo. Ma sebbene i loro sacerdoti, i Druidi, abbiano fatto dell'abete un simbolo di vita, la vera considerazione la rivolsero alla quercia. Al riguardo, si sostiene, tra l'altro, che il nome 'druido' derivi, appunto, da 'duir', quercia.
Per i Norreni, invece, la pianta sacra era l'Yggdrasill, un frassino che sorregge con i suoi possenti rami i nove mondi (che costituiscono l'intero universo), fonte della vita, del sapere e del destino. E, non a caso, Odino, dopo aver sacrificato un occhio alla fonte della conoscenza di Mimir, s'immolò impiccandosi ad un ramo di quell'albero perché da lui scivolassero fuori le rune4, lo strumento per conoscere al di là.
L'aspetto curioso è che i cristiani, specie nel Centro/Nord Europa, presero a criticare fortemente l'addobbo degli alberi, soprattutto dopo la Riforma luterana, considerando quell'usanza tipica dei 'protestanti'. Ma, allora, da dove viene la consuetudine, soprattutto occidentale, di 'vestire' un abete con palle dorate e ammennicoli vari, ponendo come puntale, in un pot-pourri tra sacro e profano, una 'stella cometa' o, addirittura, un 'bambinello'? Si afferma che nel 1611, in Germania, la Duchessa di Brieg5 nell'adornare il suo castello per festeggiare il Natale, si accorse che un angolo di una delle sale dell'edificio era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala e là decorato in coerenza6.
Poi, le migrazioni e gli scambi di acculturati estetici hanno fatto il resto, portando l'abete adornato nel Vecchio e nel Nuovo Mondo, fino a giungere, gigantesco, sia in Piazza San Pietro (sic) sia in Piazza Venezia a Roma; quest'ultimo, prima con la Raggi che, comunque, per 'spelacchiotto', grazie agli sponsor non spese un soldo delle casse comunali; poi, con l'amministrazione attuale che pare abbia sborsato per l'albero illuminato da pannelli fotovoltaici, oltre 200.000 euro, senza bando. Per inciso, sono queste le incongruenze ipocrite, green, della cosiddetta 'sinistra' mentre il verde cittadino, il sistema dei trasporti, la rete viaria e il ciclo dei rifiuti urbani, avviati con la Raggi sulla 'via della perdizione', sono andati oggi definitivamente a perdersi.
Chiuso l'inciso relativo all'albero, dicevo del canuto vecchione rossovestito, alla guida di un tiro di animali cornuti. E, per approcciarlo, saccheggerò un mini-saggio, scritto da un amico, Paolo Boccuccia, dall'intrigante titolo di 'Babbo Natale, la Befana ed il Diavolo ingannatore - Lineamenti di una mitologia moderna'. Un saggio dove il protagonista è, appunto, un florido vecchione del quale se l'abbigliamento ne denuncia una origine nordica, il nome Santa Claus (contratto in Santa nell'uso universale) lo identifica con un personaggio meridionale, San Nicola, ossia Nikolaus di Mira, nato in Asia Minore nel IV sec. e divenuto vescovo di Mira nella Licia, il cui culto cominciò a diffondersi quando le sue reliquie furono trasportate a Bari nel 1087 divenendo così il patrono del capoluogo pugliese.
Il santo cristiano venne quindi trasformato in un vecchio dalla folta barba bianca che abita al Polo Nord e che nella notte di Natale ai bambini porta doni, trasportandoli con una slitta tirata da renne, e deponendoli accanto al camino, dalla cui canna egli scende col suo sacco ricolmo. Tuttavia, questa strana figura di nonno benefico, abbigliato con un costume rosso vagamente da lappone, non ha nulla da spartire con l'antico dignitario ecclesiastico della storia. Santa Claus (San Nicolaus) ed il vescovo di Mira hanno in comune solo il nome, Nicola, o meglio il suo abbreviativo Nick che fu rimosso dal personaggio nordico trasformandolo in Claus per aferesi. In realtà, Babbo Natale, alias Santa, è Nick o meglio Old Nick, Nick il Vecchio, altro nome di Old Horny, il vecchio dalle Corna della tradizione britannica. E che altro non è che il Diavolo.
Infatti, nelle leggende dei paesi settentrionali, il Diavolo viene dal Nord estremo (il Polo nord), il regno delle tenebre e del freddo; indossa un completo di pelliccia rossa (il colore del fuoco dell'inferno) e guida un tiro di renne, animali cornuti al pari del demonio. Scende dai camini sporcandosi di fuliggine e per questo è chiamato Black Jack o Black Man. Peraltro, porta con sé un gran sacco nel quale infila i bambini, che rapisce e confina all'estremo nord. E, in quanto Diavolo, egli è anche Pellegrino, per rovesciamento del significante positivo (il pio itinerante ad un santuario) in quello negativo.
Infatti, un tale ribaltamento nell'opposto (come Freud definisce il processo) venne operato nella prima metà del XIX sec.: così l'antico demone nordico divenne l'icona natalizia del vecchione benevolo: mito piccolo-borghese generatosi in seno alla cultura biedermeier7. E ciò per due diverse e concomitanti motivazioni. Da un lato, a seguito alla rivoluzione illuministica del secolo precedente, la pressione dell'ideologia religiosa ortodossa, sia cattolica che riformata, si allentò e la data del 25 Dicembre restò in parte svuotata del contenuto cristiano mentre si riempì del vecchio mito mitteleuropeo i cui contenuti angoscianti furono rimossi e, come detto, rovesciati nell'opposto. Dall'altro, in coerente con la situazione socio-politica del momento, si affermò un ceto medio, voglioso di dimenticare i fatti tumultuosi della Rivoluzione francese e del successivo impero napoleonico, e più attento all'avvento della Rivoluzione industriale che, nell'evoluzione dello stile, proponeva prodotti funzionali, dalle linee semplici e, quindi, facilmente industrializzabili.
Così, un bisogno generalizzato di quieto vivere depotenziò ed edulcorò le produzioni fantastiche medioevali in una prospettiva buonista, e perciò trasformò il diavolo in santo ed il rapitore di bimbi in munifico vecchio parente. L'antico contenuto fobico della figura demoniaca venne annullata in maniera radicale trasformando il Vecchio Nick, da spavento dei bambini, da Uomo nero, in San Nicola: operazione chirurgica estrema che, tuttavia, non poteva non lasciare un residuo irremovibile di negatività, un fondo di paura profondamente occultata dal grasso fantoccio del Santa Claus tutto bonomia e generosità della nuova mitologia natalizia. In tal modo, accanto al vecchione rubizzo e biancobarbuto venne posta l'icona della Befana, traslazione del termine 'Epifania', collegata nel mito cristiano all'arrivo dei 'tre Re magi' che portano doni al divino fanciullo.
Ancora, quindi, un personaggio benefico e, chiaramente, un duplicato del San Nicola natalizio: stavolta, però, il Vecchio Nick si presenta al femminile e con un aspetto decisamente meno rassicurante. La vecchia Befana, simile in tutto all'aspetto della Strega medievale fattrice di malvagi incantesimi ed alleata del demonio, rappresenta nel suo aspetto esteriore quel fondo incoercibile di minaccia che non era stato possibile svellere dall'icona di Santa Claus. Il demonio, infatti, può assumere qualsiasi forma, mancandone di una propria specifica. Puro spirito nel mito, pura angoscia nella realtà, egli può assumere l'aspetto di ogni essere vivente, compreso quello di animale: perciò le renne del tiro di Santa rappresentano icone zoomorfiche del loro conduttore.
A sua volta, la Befana vola a cavalcioni del manico di una scopa, che altro non è che la trasposizione in chiave femminile del bordone del diavolo-pellegrino, il quale, in questo suo aspetto di pericoloso demone e di benevolo compagno di viaggio, in un capriccioso alternarsi di burle malevoli e di favori inaspettati, ci riporta all'arcaica, universale figura del trickster, l''imbroglione', il 'burlone' quale è espresso dalle leggende e dal folklore dell'intera umanità. Uno spirito senza sesso e senza età, persino senza una forma antropica propria, né propriamente cattivo né propriamente buono: capriccioso, ironico, allegro mascalzone che si diverte a spaventare i viandanti ma anche a beneficiarli.
Per l'appunto, il kobold nel folklore tedesco, ma anche l'elfo, il goblin8 o il leprechaun9 in altre tradizioni, sono gli illustri antenati del mellifluo e banale Santa Claus vittoriano il quale nel tempo ha formato con Peter Pan la coppia coboldica vecchio-bambino, sintetizzabile nella figura solo apparentemente antagonista di Capitan Uncino. Ad ogni buon conto, i folkloristici antenati sono senz'altro più significativi ed interessanti dell'attuale Santa globalizzato, invasivo delle nostre giornate dicembrine; icona di mille iniziative commerciali e riprodotto in mille oggetti dozzinali, è stato reso tanto meschino dalla macchina della promozione pubblicitaria da perdere qualsiasi pur remoto valore per divenire solo un 'segno' insulso, ripetitivo e noioso.
Concluso su l'ulteriore 'simbolo', sono stata tentata di non parlare del presepe. Poi, mi son detta, ma sì, perché no? Perché non dovrei esprimermi su questo diorama che dovrebbe rappresentare la Natività, in uno scorcio di Palestina? Non conosco le caratteristiche del primo presepe della storia realizzato da San Francesco a Greccio, nel 1223, su autorizzazione di Papa Onorio III10. Ma sono restia a credere che il Santo, peraltro allora da poco reduce dalla Terrasanta, abbia potuto inserire in quel modello originario, in riproduzione di una caverna e dintorni appunto in Palestina, del muschio, ruscelletti nonché vialetti che s'intersecano e staccionate che si snodano tra colline verdeggianti.
Ma le mie perplessità non nascono solo da tali incongruenze perché, intanto, mi chiedo quale sia il motivo che ha indotto a scegliere, tra gli evangelisti, Matteo11 e Luca12 dove, a differenza degli altri due che omettono l'evento, il primo parla asetticamente solo di Betlemme come luogo di nascita mentre il secondo aggiunge più specificatamente una stalla, per indisponibilità di un letto nelle locande. Come, del resto, Matteo, l'unico a citarli, non indica il numero e il nome dei Magi. Nella tradizione occidentale, il solo atto, ovviamente apocrifo, che li cita e ne indica i nomi (Bithisarea, Melichior e Gathaspa) è 'Excerpta Latini Barbari13 (datato tra il 474 e il 518), definito dagli studiosi storicamente inaffidabile. L'ulteriore atto nella tradizione suddetta, apocrifo anch'esso, è il Vangelo di Nicodemo che ne da una stringata menzione, senza indicarne i nomi e il numero . Poi, in altre tradizioni, abbiamo il Vangelo dell'infanzia arabo siriano che, addirittura li rinvia alla predizione di Zaratustra15, nonché il Vangelo dell'infanzia armeno che ne menziona tre, li aggettiva persino come fratelli e ne indica i nomi in Melkon, Balthasar e Gaspar16. Peraltro, nessuno dei due evangelisti cita un 'bue' ed un 'asino'. L'unico documento che li indica è il cosiddetto Vangelo dello pseudo-Matteo17, testo ancora una volta apocrifo e, quindi, non ammesso nel canone, il quale, d'altra parte, è il solo a parlare di 'caverna'18.
Potrei proseguire con le incongruenze ma mi fermo qui per chiedermi come sia possibile che l'iconografia, la catechesi e la dottrina cristiane abbiano recepito rappresentazioni e figure a lei estranee? Be', mi verrebbe da dire 'in un modo abbastanza semplice'. Da un lato la fantasia degli amanuensi, dall'altro l'opportunità per i redattori di richiamarsi a contenuti profetici del passato per avvalorare eventi. Da un altro lato ancora, dalla creatività dei pittori: si pensi alla stella cometa. Nel 1301 d.C., quando nel cielo apparve quella di Halley, Giotto, nel dipingere in quell'anno 'l'Adorazione dei magi' e 'la Natività' nella cappella degli Scrovegni a Padova, realisticamente la inserì nel quadro.
Ma, si potrà obiettare, c'è l'evangelista Matteo che accenna ad un fenomeno celeste e parla di una 'stella'19. Ebbene, da carte astronomiche storiche, l'unica brillantezza all'epoca è verosimilmente derivare dal pianeta Venere che ogni 769 anni si sovrappone a Giove acquisendo così una di gran lunga maggiore irradiazione solare e una particolare brillantezza. Ed un fenomeno del genere, è riportato, accadde in una notte a cavallo tra il 7 e il 6 paradossalmente avanti Cristo. Questo, peraltro, chiama in causa l'ennesimo aspetto inerente al Natale: la data di nascita del Figlio dell'Uomo.
Atteso che la nascita, convenzionalmente indicata nell'anno 1, è accertato frutto di un errore del monaco cristiano scita Dionigi il Piccolo che per primo la calcolò, oggi pressoché tutti gli esimi studiosi sono concordi nell'affermare che essa sia avvenuta in un range che va dall'8 al 4 a.C. Ma non è tanto l'anno quanto il giorno a destare maggiore interesse. Infatti, sul piano puramente storico, l''invenzione' del Natale per come noi lo conosciamo è abbastanza avanti nel tempo e nasce per motivi, più che religiosi, fondati in larga parte sull'opportunità di soppiantare altri credi.
Intanto, va detto che il 25 dicembre è valido per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse. Per le Chiese ortodosse orientali la Natività cade invece il 6 gennaio, mentre è festeggiata il 7 gennaio per le Chiese ortodosse slave, che seguono il calendario giuliano. Non voglio entrare nel merito delle dispute dottrinarie ma la diversità di date tra chiese comunque cristiane ci da, intanto, la l'idea che essa, in quanto data di celebrazione, non sia assolutamente certa e che, a seguito di un ragionamento puramente dottrinario, sia stata assunta solo sul piano meramente simbolico, peraltro traendo a piene mani da dottrine 'pagane'. Difatti, alla domanda mai espressa da dove sia stata tratta la data di nascita di Gesù, la risposta sorprende perché fino al IV secolo d.C. nessuno si era mai posto il problema.
Non è presente nei primi elenchi di festività cristiane, è ignorata dal teologo Ireneo20 e pure dallo scrittore romano e apologeta cristiano Tertulliano21. Origene22, addirittura, è contrario tout court al festeggiamento di ogni compleanno. In un'omelia egli assicurava ai suoi ascoltatori che 'fra i santi nessuno tenne mai una festa o un banchetto per il suo compleanno, né fece baldoria il giorno della nascita di suo figlio o di sua figlia. Ma i peccatori fanno baldoria e festeggiano in quei giorni'23 . Per avere la prima menzione della Natività di Cristo alla data del '25 dicembre' occorre aspettare il 354 d.C. perché, inopinatamente, la troviamo in un almanacco, edito in quell'anno, chiamato 'Cronografo'24, redatto dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo25. Secondo il ricercatore e scrittore Joseph F. Kelly "… nel 336 la chiesa locale di Roma proclamò il 25 dicembre come dies natalis Christi."26.
Fermiamoci un attimo su tale affermazione dalla quale si deducono due importanti aspetti: il primo è la dizione 'la chiesa locale di Roma'. A quel tempo, infatti, la 'chiesa di Roma' era una tra le chiese che si dibattevano il primato papale generando, peraltro, un primo attrito con l'imperatore d'Oriente, geloso delle sue prerogative sulle chiese regionali. Solo nel 787 d.C., al secondo Concilio di Nicea, la sede apostolica romana - la locale Chiesa di Roma - sarà definita come 'capo di tutte le chiese'. Se ne può dedurre, pertanto, che la scelta del '25', intervenuta dopo quattro secoli di silenzio, riguardò solo una parte del mondo cristiano per altri quattro secoli e, per alcuni aspetti come sappiamo, non si è del tutto generalizzata.
Il secondo aspetto concerne l'umano interrogativo di dove Filocalo abbia tratto l'indicazione o, meglio, sulla scorta di cosa la 'locale chiesa di Roma' decise per quella data. L'autore citato più che affermare che "… il documento contenente l'affermazione del 25 dicembre come 'dies Natalis Christi' nel 336 si chiama "Il Cronografo del 354'27 non dice altro. E, del resto, lo sapevamo già. Alcuni studiosi hanno provato a formulare ipotesi circa possibili ragioni della scelta ma la verità è che le origini storiche della festa non sono note e sono state spiegate con varie ipotesi dove la più probabile è che essa, scientemente, sia stata indicata nel '25' per sostituire, peraltro in richiamo ad una profezia di Malachia dove si cita il 'Sole'28, la sentita festa del Natalis Solis Invicti, appunto.
Ma, del resto, la scelta del '25' trova ulteriori riferimenti che cito unicamente per cronaca. Sempre il '25 dicembre', infatti, sono nati Horus, figlio di Osiride, Adonis, Mitra, Krisna, Dioniso, Attis e, persino Zoroastro ed Ercole, buona parte dei quali da madre vergine, in una stalla/mangiatoia. Le similitudini col quadro di riferimento della nostra tradizione sarebbero molte altre ma non è questo che, alla fin fine, importa quanto il significato, personale e generalistico. René Guenon nel suo 'Considerazioni sull'iniziazione' ebbe a citare la favola dell'asino che porta le reliquie29 sottintendendo che quest'ultime sono precisamente un veicolo d'influenze spirituali; tale è la vera ragione del culto di cui sono l'oggetto, sebbene questa ragione non sia sempre cosciente nei rappresentanti delle religioni essoteriche, i quali sembrano talvolta non rendersi alcun conto del carattere molto 'positivo' delle forze che maneggiano; il che, del resto, - aggiunge Guenon - non impedisce a queste forze di agire effettivamente.
Non so se i redattori della dottrina cristiana, via via succedutisi, abbiano avuto contezza degli elementi introdotti forzatamente nella rappresentazione della Natività, peraltro importandoli da testi gnostici: la caverna, la verginità di Maria, il bue e l'asino, i doni dei Magi. Ma certo è che tali elementi formano, nel contesto dove sono introdotti, un perfetto richiamo al processo alchemico: la fecondazione di Maria Vergine da parte dello Spirito Santo è il flusso alchemico mentre il parto del Regale Bambino, il Regulus, è l'Opera al Bianco, a mezzanotte ovvero a metà dell'Opera, in una grotta cioè nell'Athanor, dove lo zolfo incontra il mercurio ed è esposto al lavoro del Solve (Asino) e del Coagula (Bue). Analogamente, i 'doni' dove la mirra, l'unguento con il quale si imbalsamano i morti, sta a significare l'Opera al Nero, l'incenso, equivalente magico del sangue sacrificale e dell'Agnello Puro, l'Opera al Bianco ed infine l'oro, simbolo di regalità, l'Opera al Rosso; in sostanza, la formazione, la manifestazione e l'elevazione dell'Uomo Nuovo. Un processo augurabile per ognuno.
Perciò, come ho specificato in premessa, avverto profondamente, nell'intimo, la Natività del Figlio dell'Uomo e se, per convenzione, la celebrazione dev'essere il '25', ebbene sia, consapevolmente, e ben venga. L'auspicio sarebbe non provare solo quel giorno il clima di bontà e di fratellanza puntualmente accompagnato dalle note sdolcinate di Silent Night, O Holy Night e Last Christmas per indurci agli acquisti. Bensì, tutto l'anno. Un auspicio, perciò, di costante commozione davanti allo stupore e alle risa di un bambino; di tenerezza che un ovattato manto di neve riesce a generare; di apprezzamento della ricchezza che la famiglia e l'amicizia sanno creare.
Sono comunque convinta che qualcuno, dopo aver letto la parte soprastante, si segni e mi additi come blasfema e sacrilega. Nell'eventualità, significherebbe che ha capito poco o punto del mio scritto ma quest'aspetto non sarebbe importante né tantomeno preoccupante perché in tal caso all'indignazione di diritto dell'eventuale soggetto seguirebbe, nella mia incommensurabile pochezza, solo un sorriso mesto e uno scuotimento di capo; la parte rilevante, invece, sarebbe che quell'eventuale soggetto, insieme ad una moltitudine di attenti ed informati, probabilmente ignora che ben altri atteggiamenti in essere sono piuttosto allarmanti.
Già il rifiuto di inserire nella carta costituzionale europea la menzione delle radici giudaico-cristiane aveva suscitato un qualche, inefficace, scalpore. Infatti, l'ondata, spacciata per 'inclusiva', che ha teso a rimuovere crocifissi, presepi e immagini sacre dalle scuole e da altri luoghi pubblici è quasi passata sotto silenzio. Se non fosse stato per la levata di scudi a Bruxelles, la Commissione Europea, nella persona del commissario Helena Dalli, sempre a dichiarati fini 'inclusivi', lo scorso anno, avrebbe cancellato con un provvedimento formale la parola 'Natale' per sostituirla con la generica 'Feste'30. Ma c'è di più: un teologo ricercatore del Trinity College, uno dei college più famosi dell'Università di Cambridge, ha proclamato che, secondo la sua ricerca, 'Gesù Cristo aveva un corpo trans31 ': peraltro, 'la ferita sul costato aveva la forma di una vagina', e 'poteva essere una donna'. Non basta: il filosofo del World Economic Forum, Yuval Harari, ha recentemente affermato che Gesù è una fake news32. E, ancora. Il think tank di Georges Soros, Open Society, ha proclamato che la crisi del coronavirus mostra che è ora di abolire la famiglia, descritta come prepotenza sessista.
Ora, qui non si tratta di essere 'inclusivi' bensì di cancellare ogni diversità per realizzare scientemente non un'unione tra diversi, arricchente e stimolante, quanto piuttosto un insieme di individui senza personalità. In pratica, un complesso di … gonadi senza gameti, sostenuti da una visione progressista, appiattente e mortificante, in comunella con la grande finanza. E, onestamente, io di contro voglio continuare a cercare il pelo nell'uovo, attenta a non ingoiarlo per dedicarmi, una volta tolto, alla degustazione dell'albume e del tuorlo.




Note:
1. Mt 8,20 – Ap 1,9 – 1,13, 14,14 – At 7,56 – Ebr 2,6
2. Gn 21,33-34
3. Il primo giorno di ciascun mese nel calendario romano.
4. Le rune norrene furono il primo sistema di scrittura sviluppati e usati dai norvegesi e da altri popoli germanici. Le rune funzionavano come lettere, ma erano molto più che semplici lettere nel senso in cui oggi intendiamo il termine. Ogni runa era un simbolo ideografico o pittografico di qualche principio o potere cosmologico, e scrivere una runa significava invocare e dirigere la forza per la quale rappresentava. Infatti, in ogni lingua germanica, la parola 'runa' significa sia 'lettera' che 'segreto' o 'mistero', e il suo significato originale, che probabilmente precedette l'adozione dell'alfabeto runico, può sono stati semplicemente 'messaggio (sotto silenzio)'.
5. Dorothea Sybille duchessa di Brieg, figlia di John George, principe elettore di Brandeburgo, nobildonna tedesca, nota per la sua inventiva.
6. https://collinadeiciliegi.wordpress.com/2014/12/14/lalbero-di-natale/ nonché https://www.focusjunior.it/scuola/storia/natale-chi-ha-inventato-l-albero-di-natale/#:~:text=Il%20primo%20vero%20albero%20di,edificio%20era%20rimasto%20completamente%20vuoto.
7. Il Biedermeier è stato un movimento artistico e ornamentale sviluppatosi nel periodo storico che intercorre tra il 1815 ed il 1848. Molto in voga tra la borghesia tedesca e austriaca, viene spesso definito di genere 'romantico'.
8. Il termine deriva dal francese gobelin, che a sua volta deriva probabilmente dal greco kobalos, il nome di uno spiritello associato ai riti di Dioniso, o dal tedesco antico Kobold, da cui deriva anche "coboldo".
9. Il leprecauno è una sorta di gnomo tipico del folclore e della mitologia irlandesi. Il sostantivo è talvolta reso in italiano con gnomo irlandese o, più genericamente, folletto.
10. Tommaso da Celano, Vita di san Francesco, X, p.85 – tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe
11. Mt 1,25 – 2,1
12. Lc 2,1-5 – 2,6-7 -
13. L'Excerpta Latina Barbari è una traduzione latina di una cronaca greca composta ad Alessandria durante il regno di Zenone (474-491) o di Anastasio (491-518). La cronaca greca originale era una variazione della Chronica Alexandrina.
14. Nicodemo, Cap IX par.3
15. Vangelo dell'infanzia arabo siriano, Cap VII
16. Vangelo dell'infanzia Armeno, Cap XI par. 3
17. Pseudo-Mt 14,1
18. Pseudo-Mt 2
19. Mt 2,1-12
20. Ireneo di Lione – (Smirne, 130 – Lione, 202) è stato un vescovo e teologo romano.
21.Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (Cartagine, 155 circa – 230 circa), conosciuto semplicemente come Tertulliano, è stato uno scrittore romano e apologeta cristiano, fra i più celebri del suo tempo
22.Origene, noto anche come Origene di Alessandria, detto Adamanzio; (Alessandria d'Egitto, 185 – Tiro, 254), è stato un teologo e filosofo greco antico. È considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli.
23.Origene - Omelia su Levitico xii 2 -
24. Calendario illustrato per l'anno 354, opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo e offerto a (o commissionato da) un aristocratico romano di nome Valentino. Composto a Roma negli ultimi mesi del 353 e probabilmente presentato a Valentino il 1° gennaio 354, oltre al calendario illustrato, per cui è maggiormente famoso, contiene una collezione di testi cronologici di tipo amministrativo, pagano e cristiano, non conservati altrove: tra questi, una serie di biografie dei vescovi di Roma, da cui ebbe origine il Liber pontificalis.
25. Furio Dionisio Filocalo (IV secolo; ... – ...) è stato un letterato e pittore romano. Fu il calligrafo di papa Damaso I e autore nel 354 di un calendario romano giunto fino ai nostri giorni.
26. Joseph F. Kelly – Le origini del Natale - Liturgical Press, 2004 - p. 64
27. Op. cit.
28. Libro di Malachia – III, 20 - Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete saltellanti come vitelli dalla stalla.
29. René Guenon – Considerazioni sull'iniziazione – Luni Editrice 2014 – p.52
30. https://www.adnkronos.com/natale-commissione-europea-ritira-le-linee-guida_4DyHuleglVHrpKhc3sOY8Z?refresh_ce -
31. https://www.maurizioblondet.it/universita-di-cambridge-gesu-poteva-essere-un-trans/
32. https://www.maurizioblondet.it/rivelazione-del-world-economic-forum-gesu-e-una-fake-news/
   
     
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