SOCIETA'  
    di Antonino Provenzano    
 
    NON CI RESTA CHE PIANGERE    
   
"Nove per nove, farà mai ottantuno?"
Con tale domanda rivolta (nel loro favoloso film del 1984) da un ispirato Massimo Troisi al compagno d'avventura Roberto Benigni (entrambi catapultati per caso in un improbabile XV secolo) il primo tenta di darsi un dottorale contegno da sapiente per cercare di attirare la curiosità, e quindi l'attenzione, di un Leonardo da Vinci immerso in uno dei suoi tanti esperimenti scientifici.
La predetta premessa di natura cinematografica serve al modesto scrivente per rendere, diciamo più "plastica", la propria affermazione secondo cui, dell'incommensurabile universo dell'intera scienza, sia essa teorica che sperimentale, egli, in tutta onestà, non capisce proprio un tubo.
Così tanto, di un tale scibile, io sono dunque completamente digiuno quanto di scienziati "televisizzati" (mi si passi il neologismo) sento invece di essere più che in grado di discettare dato il mio attuale stato di forzato telespettatore seriale (pandemia da Covid, adiuvante). E cosa scopro? Niente popò di meno che: la sbalorditiva individuazione di una nuova, inedita categoria di accademici cultori del sapere scientifico, quella dello scienziato incazzato (rectius, in latino: Physicus Irritatus).
A questo punto necessita un doveroso passo indietro di qualche secolo .
Immaginiamo una bella seduta del Sant'Uffizio, presente Galileo Galilei seppure, ed ahimè, in carenza di telecamere. Come è noto "il 24 febbraio del 1616 il grande pisano viene interrogato dal Sommo consesso i cui teologi esaminano, censurandole, le due fondamentali proposizioni del De Revolutionibus di Copernico: la prima, secondo cui: "Sol est centrum mundi, et omnino immobilis motu locali", dal momento che essa contraddice le scritture; la seconda: "Terra non est centrum mundi nec immobilis, sed secundum se totam movetur, etiam motu diurno" è, per i teologi, censurabile in filosofia e almeno erronea nella fede. Il successivo 25 febbraio il papa Paolo V ordina al cardinale Bellarmino di ammonire Galileo ad abbandonare le due proposizioni e "a non insegnarle, difenderle o trattarle …..".
Il bravo Galileo china il capo davanti all'ingiusta imposizione limitandosi a quel lieve sussurro che avrebbe tuttavia cambiato il corso dell'intero scibile umano: "E pur si muove!"
Al contrario, l'odierno Physicus Irritabilis - assiso nell'agorà mezzobustista (sorry, per l'ulteriore, aggettivante neologismo) della TV generalista alla domanda del sedicente Bellarmino di turno che lo sfida, lo interroga, solleva dubbi circa i tanti quesiti irrisolti dalla scienza politicizzata (ovvero dalla politica scientificata, … fate vobis) in merito alla narrazione sanitaria, politica e sociologica del Covid - cosa mi combina? Come si atteggia nei confronti di ciò che per la vera Scienza dovrebbe essere pane quotidiano di conoscenza e cioè il sacrosanto DUBBIO? Semplice: si indigna, si irrita, prende auricolare (un giorno si diceva, prende cappello), si alza e se ne va. E' un dato di fatto: alle irritanti domande del Bellarmino il sommo Galileo, forte delle sue certezze, non abbandona indignato la sala del Sant'Uffizio; quattrocento anni dopo, alle legittime, seppur urticanti domande dei suoi laici interlocutori mediatici, il virologo di turno - in evidente penuria di certezze contro-deduttive - lascia, infuriato e offeso, la "piazza" televisiva ed il relativo dibattito sul dogma planetario del "virus-centrismo".
E si, ci vorrebbe proprio il Renzo Arbore dell'indimenticabile birra italiana del 1985: "meditate, gente, meditate!"
Roma 3 dicembre 2021
 
 
SOCIETA'
di Antonino Provenzano
IL SIGNOR GIOVANNI

Il Signor Giovanni, nome di "fantasia" (come direbbe oggi quella parte di pedestre giornalismo consapevole della propria incapacità di declinare una storia in forma indiretta e tale da riuscire a stare in piedi in decente italiano) è un povero nostro concittadino, galantuomo ed incensurato, che onora senza fallo ogni canonica scadenza fiscale, ma che, udite, udite(!), non si è ancora vaccinato contro il Covid- 19.
Il tapino, peraltro, non è affatto un "no vax" avendo egli cominciato a subire sieri immunizzanti sin dalla nascita. Una neonatale, vistosa cicatrice antivaiolosa, che caratterizza in modo irreversibile quello che fu un tempo il suo braccino sinistro di tenero infante unita ad una precoce inoculazione antidifterica, fanno da capofila ad una lunga serie di ulteriori vaccini che gli hanno poi consentito - unitamente ad altre immunizzazioni di tipo, diciamo, naturali (grazie mamma!) a valle di innocui contagi da pertosse, morbillo, varicella, rosolia e parotite - di, chessò, servire in armi la Patria (ex articolo 52 della Costituzione) o girare per lavoro l'intera Africa dopo aver incamerato tutte le opportune profilassi a fronte delle innumerevoli iatture sanitarie che affliggono, ahimè, quel meraviglioso continente. Mai un dubbio, una perplessità e, men che meno, un qualsivoglia ripensamento: ago conficcato (nel torace o nel braccio, a seconda dei casi) e, caro Giovanni, via andare!
Urge dunque chiarire che il nostro eroe non ha alcuna preclusione nei confronti degli attuali, svariati sieri anti-Covid che veementi politicanti, seriosi sanitari ed assatanati mezzibusti (ed, of course, mezzebuste) televisivi gli sbrodolano ogni sera dal tubo catodico (ma, esiste ancora tale "tubo"?), nel soggiorno di casa. Niente di tutto ciò. Giovanni è infatti ultra convinto e ben consapevole del fatto che, nel malaugurato ed esiziale caso egli dovesse beccarsi il Covid, nulla, ma proprio nulla, potrebbe proteggerlo meglio di uno degli svariati vaccini di giornata facendogli poi ringraziare il salvifico siero di averlo scudato (termine da genesi fiscale, ma qui ci sta proprio a fagiolo) nei confronti del subdolo e cattivissimo micro-organismo.
La incertezza/paura del nostro eroe è dunque di tutt'altra, e quasi opposta, natura: è cioè quella di inocularsi il siero e di NON (dicesi NON) incontrare poi il virus, come peraltro capitatogli nel corso degli ultimi 24 mesi. E ciò, grazie ad un'attenta e prudente gestione della propria quotidianità fatta di costante uso di mascherina FFP2, distanziamento maniacale dai propri simili, aborro di luoghi chiusi ed affollati, il tutto facilitato inoltre da una sua naturale inclinazione verso un'autosufficiente solitudine ed una informale socializzazione di tipo "solare ed all'aperto".
Giovanni teme infatti che il vaccinarsi, senza però un successivo incontro ravvicinato con il Covid-19, non possa che sfociare in due sole conseguenze che, seppur alternative l'una all'altra, gli sembrano entrambe negative, in quanto: inutile, la prima, pericolosa la seconda.
La prima, e cioè una vaccinazione senza successivo contagio, gli sembra essere, a prima vista, come una sorta di assicurazione R.C. auto non seguita da incidente. "Ottima e fortunata evenienza", direste voi, ed avreste ragione in quanto a fronte di un modesto aggravio di spesa si sarebbe acquisita quella serenità mentale di essere, appunto, assicurati contro un presunto male maggiore. Converrete con me, tuttavia, che, terminato il relativo anno solare con incidenti zero, l'assicurazione R.C. in parola ed il relativo costo si sarebbero di fatto dimostrati, "in re ipsa", del tutto "inutili". E siamo quindi alla prima conseguenza (quella, appunto, "inutile") ma alla quale si potrebbe obiettare con buona ragione: "dopo tutto, poco male!" : Verissimo.
Lasciamo però da parte, per il momento, la metafora "automobilistica" (ma, ahimè, ci ritorneremo!) e prendiamo in considerazione la seconda conseguenza, diciamo quella più "pericolosa". A questo punto, e sempre secondo il nostro caro Giovanni, le cose cambiano e di parecchio. Come è noto, il cosiddetto vaccino anti-Covid (ma, se decade nel breve periodo, che sorta di vaccino sarà mai esso?) è un siero ancora sperimentale di cui non si conoscono i reali effetti e/o conseguenze di lungo periodo e, checché ne dicano i pontificanti esperti televisivo/mediatici, il "futuro" non è certo appannaggio dei comuni mortali, ma forse, e soltanto, del padreterno.
Riflette quindi il nostro, apparentemente sprovveduto, amico: "se dunque io mi vaccino ma NON (ripeto NON) incontro il virus, in che condizione si verrà a trovare il mio povero organismo (sapete, dopo svariati decenni di serena convivenza, gli sono molto affezionato!) a seguito di una tale gratuita - e, nei fatti, oggettivamente inutile - inoculazione? Ed inoltre: "in tal caso, si sarebbe trattato per la mia povera persona come bere un innocuo bicchier d'acqua ovvero, e piuttosto, di un essersi sottoposta (dopo una vaccinazione di fatto inutilizzata) ad un gratuito, e di fatto inutile, "sfruculiamento" (mi si perdoni il termine poco scientifico, ma, credo, del tutto pertinente alla fattispecie) di quel vecchio suo corpo e relativo sistema immunitario che sono ormai tenuti insieme da un collante esistenziale molto tenue e di cui sarebbe forse meglio non disturbare la delicata precarietà? Per quanto riguarda il rapporto che Giovanni ha dunque con l'insieme della sua vecchia carcassa umana, egli non può far altro che martellarsi il capo senza giungere ad una risposta che sia frutto di sostenibile ragionamento.
Ma non è tutto. C'è da fare, purtroppo, i conti anche con l'irrazionale aspetto della "socialità" della questione. E qui, il frastornato Giovanni non può che rivolgere al cielo un'accorata preghiera: "somma divinità della logica, aiutami tu!". Egli ritiene infatti che nell'odierna, infuocata dialettica tra vaccinati e non vaccinati (ma certamente NON "no-vax"), sarebbe forse il caso di chiamare in soccorso anche il mitico Fedro (quello, per intenderci, del lupo e l'agnello: " superior stabat lupus, longeque inferior agnus") e secondo cui il forte, in posizione superiore, afferma di venire danneggiato dal debole in stato di inferiorità.
Riflette infatti il nostro amico (che appassionato di motorismo tiene, ahimè, una pertinente metafora sempre "in punta di penna") che l'odierno rapporto tra italici vaccinati (il 90 per cento) ed non vaccinati (appena il 10 per cento) sia comparabile con la relazione che intercorre, sulla strada, tra "S.U.V.isti" (nel senso appunto di guidatori di Sport Utility Vehicle) e scuteristi in precario equilibrio su due ruote, laddove i primi sarebbero assimilabili ai plurivaccinati ed i secondi ai refrattari al siero per qualsivoglia loro ragione. Ora il fatto che il "SUVista" di turno detesti il povero scuterista in base all'assunto che quest'ultimo metta a repentaglio la sua sicurezza e che la sua poderosa corazzata di ferro e lamiera possa avere qualcosa da temere da quel poveretto a cavallo di un aleatorio trabiccolo, è certamente faccenda molto singolare e non dissimile al summenzionato rapporto tra il "superior" canide e l'"inferior" ovino accusato di intorbidirgli l'acqua a monte: " cur turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?".
Il pingue signore o la vezzosa madamina dall'alto delle loro semoventi "turres metallicae", dovrebbero piuttosto considerare l'inerme motociclista come un qualcuno destinato alla miseranda fine di quel gatto in tangenziale di cinematografica memoria. Ed invece, no!: astio, rancore, risentimento vengono vomitati dai primi sui secondi con una veemenza degna di migliore e, certamente più razionale, causa.
Ma purtroppo la patologica gestione della "socialità" da virus non si limita alla contrapposizione, ormai del tutto politicizzata tra i cosiddetti "si-vax" - "no-vax" schierati metaforicamente in pubblica piazza in una sorta di contrapposizione di carattere quasi fisico; no, il sottile e subdolo veleno di tale divisione (di natura ormai prettamente politico/ideologica e non più scientifica) è ormai penetrato nella mente e nella psiche dei comuni cittadini, e dunque anche del nostro povero Giovanni, frastornando, sconcertando ed intristendo tutti oltre misura. Da semplice "non vaccinato", egli si è reso conto, con un urticante dolore quasi epidermico, dell'abisso mentale, concettuale, culturale e persino filosofico, che il suo stato di riluttante al siero lo separa ormai da larga parte di quella umanità che, fino a non più di un anno fa, egli riteneva amica, affine, sodale, complice e persino parente.
Sguardi sfuggenti, saluti appena accennati, e da lontano, bisbigli tra sodali e frecciatine verbali sussurrate al suo indirizzo, palpabile distanziamento interpersonale lo fanno ormai sentire un diverso, un escluso, non etichettabile ancora a norma di legge, questo sì, ma certamente collocato in una sorta d'inquadramento politico/ideologico d'intrinseca divisività non dissimile da quella (al netto della violenza fisica, al momento e per fortuna, scongiurata) dei momenti più conflittuali e bui della nostra storia patria.
Il nostro caro Giovanni non sa, ne può sapere, se lo scenario che si dipana al momento sotto i suoi occhi sia stato soltanto un caso del destino ovvero un qualcosa di auspicato, voluto, cinicamente organizzato e messo in atto, ma nulla può distoglierlo dal prendere atto della più esplicita delle evidenze e cioè di come - ammesso e non concesso che si sia mai voluto, da parte di qualcuno, rivoltare il mondo come un calzino - l'esperimento sia perfettamente riuscito e stia cominciando a dare i frutti sperati.
Roma, 01/12/2021
   
     
         
    di Lino Lavorgna    
       
    TV SPAZZATURA: SI SALVAGUARDINO ALMENO I MINORI    
    I FATTI
Sabato 4 dicembre: Rai1, programma di prima serata "Ballando con le stelle", in onda sin dal 2005 e caratterizzato da un ottimo share. Oltre al formato classico, che vede dei personaggi famosi in gara tra loro supportati da ballerini professionisti, vi è anche una gara tra giovanissimi, a volte poco più che bambini. Nella serata in questione vi è un talentuoso ballerino di danza classica, sui dodici-tredici anni, Leonardo D'Onofrio, contrapposto a una bimba con qualche anno in meno, che si esibisce con un balletto pretenzioso, assolutamente incomparabile per forma, stile e contenuto con l'eccellente esibizione della sicura futura étoile. Il voto, però, premia la bimbetta, figlia di una protagonista storica del programma, Sara di Vaira, presente in sala. Un cosa sconcia e disgustosa, che tra l'altro vede più vittima la vincitrice, letteralmente massacrata sui social.
Non sono solito guardare i programmi generalisti trasmessi dalla RAI e Mediaset, ma sono stato invitato a occuparmi della faccenda da vecchi amici ballerini, che hanno condiviso con me stupendi momenti quando organizzavo eventi legati allo showbiz.

MESSAGGIO INVIATO A LEONARDO
"Caro Leonardo, approfitto della bacheca (Facebook, N.d.R.) di Mamma per salutarti affettuosamente e complimentarmi con te per il tuo talento. Sicuramente, con genitori così bravi e attenti, hai ricevuto già ottime lezioni e sai che la vita è un grande imbroglio e la televisione esaspera in modo pazzesco tutte le distonie del genere umano. Ti invito caldamente, pertanto, non solo a non crucciarti, ma ad essere addirittura felice per l'eliminazione. La gara, infatti, non aveva alcun senso sotto qualsivoglia punto di vista ed è molto meglio, quindi, che si sia lasciato spazio alla bimbetta che ha fatto quattro saltelli, con mamma che lavora nel programma, dato sul quale non vale nemmeno la pena fare commenti.
Considera quei minuti che ti sono stati offerti, pertanto, esattamente per ciò che valgono: una vetrina per mettere in mostra il tuo talento, già corroborato da uno stile espressivo e da una personalità che sono più che eloquenti e lasciano facilmente presagire un futuro pregno di grandi successi e grandi soddisfazioni.
A vincere questa sera, credimi, ci avresti perso in dignità. Quella dignità che invece hanno perso i giurati... per quel che può valere: loro non sono nessuno e già da molto tempo annaspano nei piani bassi di quel pozzo senza fondo nel quale precipita chiunque si presti ai giochi sporchi.
Tu sei già "grande" e si vede. Aspetta, quindi, di confrontarti con chi sia realmente degno di misurarsi con te. Dei giurati del programma non ti curare proprio: stanno alla danza come un Tavernello annacquato da un oste disonesto sta a un Amarone Riserva Speciale.
In gamba e buona vita".

MESSAGGIO INVIATO ALLA MAMMA DELLA VINCITRICE
"Gentile Sara, sono vecchio e navigato e nulla più mi stupisce... capisco il cuore di mamma, ma mi chiedo come mai non abbiate pensato, voi tutti del programma, che esporre tua figlia in quel modo avrebbe determinato il suo massacro sui social. Le avete fatto solo del male e questa è una colpa imperdonabile, che vede senz'altro autori, giurati e conduttori del programma come principali responsabili, ma alla quale nemmeno tu puoi sottrarti perché ti saresti dovuta opporre con fermezza, soprattutto ben conoscendo il livello artistico di Leonardo".
MESSAGGIO INVIATO AI DIRIGENTI RAI (RIMASTO SENZA RISCONTRO)
PRESIDENTE CDA RAI - DOTT.SSA MARINELLA SOLDI - AD RAI - DR. CARLO FUORTES - PRESIDENTE COMM. VIGILANZA RAI - SEN. ALBERTO BARACHINI - DIRETTORE RAI 1 - DR. STEFANO COLETTA
"Gentili dirigenti,
i vostri ruoli e la vostra esperienza non necessitano di particolari lungaggini nell'esporre lo squallido episodio verificatosi ieri sera, nel corso del programma "Ballando con le stelle": la figlia di un'affermata ballerina che lavora da anni nel programma è stata messa in competizione con un talentuoso ballerino di danza classica, conquistando il diritto di partecipare alla finale riservata ai giovanissimi.
Un doppio imbroglio così palese di cui è rimasta vittima più la vincitrice, massacrata nel web insieme con mamma, autori, giurati e altri membri del programma, che lo sconfitto, beneficiato da decine di migliaia di complimenti, apprezzamenti e incitamenti.
Quanto accaduto è molto grave sotto qualsivoglia punto di vista: siamo tutti abbastanza navigati per comprendere che gli adulti non potranno mai eliminare i giochi sporchi, come la storia insegna, ma penso che ogni sforzo vada compiuto affinché da essi siano preservati i minori e i bambini, almeno fino al momento in cui non cresceranno abbastanza per comprendere le distonie del genere umano. Su quanto accaduto non si può glissare perché altrimenti avremmo superato, e non di poco, il limite oltre il quale si precipita davvero in un baratro senza fondo.
Adoperatovi con tutta la vostra autorevolezza, pertanto, affinché sabato prossimo si ponga rimedio in qualche modo a quella che si può definire solo come una grandissima schifezza.
Porgere le scuse al ballerino Leonardo D'Onofrio è il minimo che si possa chiedere, inducendo la conduttrice del programma a dichiarare, serenamente e senza giri di parole, che è stato commesso un errore nel mettere a confronto un ballerino di danza classica (per giunta di altissimo livello!) con una bimbetta che ha fatto quattro saltelli di ginnastica, portata alla vittoria solo perché figlia di Sara Di Vaira.
Sarebbe il caso, comunque, di trovare una soluzione che consenta anche a Leonardo di partecipare alla finale, sempre che a lui, a questo punto, interessi.
Altro non serve aggiungere nella consapevolezza che, una volta postovi il problema, troverete senz'altro il modo migliore per risolverlo.
Un cordiale saluto".

Ovviamente, com'era ampiamente prevedibile, il tutto è rimasto lettera morta e il sabato successivo nessuno ha fatto più cenno alla squallida vicenda.
Ne parliamo su questo magazine, che da sempre sollecita il rigore comportamentale e il rispetto della meritocrazia, affinché un domani, Leonardo, quando guarderà i trofei degnamente conquistati, potrà rileggerlo sorridendo, pensando a un tempo lontano nel quale ha dovuto far i conti con tanti infami, trovando però anche tante brave persone che lo hanno sostenuto e incoraggiato ad andare avanti.
   
       
         
di Silvio Sposito *
       
    CONSIDERAZIONI SULLO STATO ATTUALE
DELLA PANDEMIA SARS-COV-2
   
    Caro Direttore,
vorrei fare con lei alcune riflessioni sulla base dei dati attualmente a nostra disposizione avvalendomi anche di strumenti alquanto desueti come il cosiddetto "common sense" o buon senso e l'altrettanto comune pensiero logico. Stiamo attraversando un difficile momento: il prolungarsi della pandemia nonostante l'arrivo dei vaccini e, anzi, la ripresa dei contagi ha creato divisioni e contrapposizioni tra "bande" di "eletti" e "untori", divisioni purtroppo alimentate da improvvide dichiarazioni di esponenti di rilievo della comunità scientifica e della politica, spesso oltretutto amplificate a dismisura dai media giornalistici e televisivi. La Paura, il Conformismo e il complesso del "Puer/Senex" di James Hillman dominano potentemente anima e corpo della maggior parte della popolazione (nel saggio "Puer Aeternus" il puer, ovvero il popolo, rimuove profondamente l'idea che il senex, ovvero l'Autorità possa tradirlo e non perseguire sempre e comunque il suo bene; la sola idea che qualcosa di così orribile possa verificarsi viene negata e sepolta nelle profondità dell'inconscio).
Uno dei "leitmotiv" recentemente in voga consiste nel definire la cosiddetta "quarta ondata" un'epidemia dei non vaccinati. Già molti osservatori hanno criticato questo approccio osservandone la pericolosa divisività e la sostanziale scorrettezza motivata dai numerosi studi che hanno dimostrato una sostanziale capacità di infettarsi ed infettare anche per i vaccinati con doppia dose con gli attuali vaccini "genici".
Io vorrei approfondire ulteriormente il discorso con un argomento che finora non è stato - a quanto mi risulta - preso in considerazione. Supponiamo per approssimazione che ad un 85% di vaccinati si contrapponga un 15% di irriducibili non vaccinati; data l'ormai ampia e duratura circolazione del virus e delle sue principali varianti, dovremmo considerare che un'ignota percentuale di costoro sia già venuta in contatto con il virus anche solo in modo asintomatico o paucisintomatico, oltre ovviamente ai guariti da forme sintomatiche. Questi soggetti - come indicato da molteplici studi (uno per tutti lo studio di J. Turner, Nature, 24/05/21 o lo studio australiano di G.E. Hartley e coll., Science Immunology, 18/12/20) - saranno più o meno difesi da nuove infezioni e malattie in base al titolo anticorpale sierologico e all'entità dell'attivazione della memoria immunitaria dovuta ai linfociti B e T di memoria situati nel midollo osseo.
Ciò vuol dire che una discreta parte di questi soggetti sarà in pratica immune, ma quanti sono? Non lo sappiamo, ma vista l'ormai lunga compresenza con il virus (anche nella sua variante delta) possiamo supporre che tale numero non sia trascurabile; il Dr. Aaron Kheriaty (Brownstone Institute 24/11/21) riferisce una stima del 50/60% di popolazione naturalmente immune negli USA (molti dei quali quindi sottoposti a vaccinazione pur essendo già immuni per via naturale); in India uno studio a campione ha rilevato una percentuale di naturalmente immuni del 75%. Ritorna qui la questione della scarsa (e incomprensibile) sottovalutazione o del tutto assente valutazione della immunità naturale dei guariti, la quale - ricordiamo - è stata storicamente uno dei principali fattori determinanti la fine delle antiche pandemie (in totale assenza di ogni vaccino).
Kheriaty cerca spiegazioni a questa posizione dei CDC (Centers of Desease Control): il timore che molti ricerchino l'infezione piuttosto che il vaccino oppure l'idea che cercare gli anticorpi nel sangue complichi e ritardi la campagna vaccinale e induca molti a non vaccinarsi. La risposta è che ognuno sia libero (a proprie spese) di quantificare il proprio stato immunitario (anche con il test dei linfociti T di memoria oltre al dosaggio degli anticorpi) e decida liberamente di vaccinarsi o meno. Quanto ai "passaporti vaccinali", essi dovrebbero essere convertiti in "passaporti immunitari". Infine, qualche maligno potrebbe pensare che riconoscere l'importanza dell'immunità naturale potrebbe mettere in discussione le politiche volte a rallentare la diffusione virale (i blocchi di vario genere) e a rivalutare invece la strategia proposta a suo tempo (ottobre 2020) dai firmatari della Great Barrington Declaration.
In realtà in Italia sarebbe possibile farsi un'idea almeno approssimata del peso di questo fattore andando a studiare il titolo di anticorpi anti Sars-Cov2 in un campione rappresentativo di soggetti non vaccinati in varie città della penisola (sull'esempio dello studio indiano di cui sopra). Se la numerosità del campione fosse significativa si potrebbe estrapolare il dato "% di soggetti immuni non vaccinati" al totale della popolazione non vaccinata e ciò darebbe conto più realisticamente della situazione e del reale rischio di contagiare o essere contagiati per quanto attiene ai soggetti non vaccinati. Concludo questo argomento facendo riferimento all'autorevole appello del prof. Guenter Kampf igienista dell'università di Greifswald, pubblicato su The Lancet il 20/11 scorso: "stigmatising the unvaccinated is not justified" ovvero: stigmatizzare i non vaccinati non è giustificato. Lo stesso autore aveva già pubblicato un' esauriente disamina della questione dal titolo: "This is Not a Pandemic of the unvaccinated" ovvero: questa Non è una pandemia dei non vaccinati" sul sito del Brownstone Institute il 29/10/21.
Credo che le considerazioni del prof. Kampf dovrebbero essere lette attentamente dai nostri decisori politici. Temo però che, piuttosto che affrontare il problema in modo scientifico e serio si continui a prediligere affermazioni terroristiche e divisive, andando alla ricerca di un capro espiatorio come nelle peggiori tradizioni della storia delle epidemie, dalla "Storia della colonna infame" in poi. Ma almeno si sappia che le cose potrebbero stare in modo diverso e forse molto diverso.
Veniamo ora a questa "quarta ondata". Il tasso di positività è in crescita in tutti i paesi dell'emisfero boreale confermando la nota influenza della stagionalità sulla contagiosità virale. Ma vediamo che gli aumenti si stanno verificando anche in paesi con alta percentuale di vaccinati con doppia dose (Irlanda, Islanda, Israele, Gibilterra, UK, Germania, Austria) e gli stessi vaccinati non sono immuni da contagi e malattia (anche se spesso più lieve). Accade che la protezione vaccinale reale non eccede generalmente i 4/6 mesi, in particolare verso la variante delta ormai dominante. E accade che possa diffondersi tra i vaccinati una falsa sensazione di sicurezza che porta al venir meno della necessaria prudenza in luoghi chiusi e affollati (anche se frequentati solo da vaccinati e possessori di "passaporto verde"). Se poi il suddetto "passaporto" si fa valere 12 mesi quando la protezione vaccinale effettiva non pare superare i 6 (4 per Astra Zeneca secondo un recente studio della università svedese di Umea, in pubblicazione su The Lancet) ecco che il rischio di contagio - anche solo tra vaccinati - potrebbe essere significativo.
Conclusione dei discorsi appena fatti: epidemia di non vaccinati, ma anche (e forse soprattutto in questa fase) di vaccinati.
Che fare dunque ora con un nemico così insidioso e sfuggente?
Alcuni studiosi, fin dall'inizio di questa brutta storia, avevano esplicitato le difficoltà della messa a punto di un vaccino efficace contro un virus a RNA capace di elevata capacità di mutazione nei suoi determinanti antigenici. Purtroppo sembra che siano stati buoni profeti. Gli esperti di HIV (il virus dell'AIDS) hanno da sempre auspicato e perseguito verso questo virus una strategia combinata: terapie antivirali anche multiple associate ad un vaccino. Dopo molti anni di incessanti ricerche le terapie ora ci sono, il vaccino ancora non c'è.
Vediamo ora la situazione dei vaccini anti-Sars-Cov-2 disponibili nei nostri paesi: la loro efficacia appare purtroppo transitoria e in particolare ridotta verso la variante delta, tanto che la stessa Pfizer ha ufficialmente comunicato di stare predisponendo un vaccino riprogrammato verso delta (al momento non ancora disponibile). Dunque è documentato un problema di calo di efficacia, sia per calo nel tempo del titolo anticorpale, sia per una parziale e forse troppo debole memoria immunitaria, sia per l'emersione di varianti che sfuggono, almeno in parte, ai vaccini.
Alcuni autori poi, ipotizzano una possibile compromissione - nei vaccinati - della immunità naturale a seguito del fortissimo stimolo immunitario "specifico". Se davvero fosse così (non risulta al momento dimostrato) i vaccinati si ritroverebbero, dopo alcuni mesi, in una situazione addirittura peggiore rispetto ad individui mai vaccinati!
Vi è poi l'importante aspetto "sicurezza" sul quale presto potremmo avere dati più significativi visti i dati statistici man mano più completi (vedi lo studio molto recente ed esaustivo della Fondazione Hume del prof. Mario Menichella) e gli studi anatomo-patologici in corso in Germania (prof. P. Schirmacher, Università di Heidelberg e prof. A. Burkhardt e W. Lang, Istituto di Patologia di Reutlingen). Dai primi risultati di questi studi autoptici sembra emergere, per le gravi reazioni avverse post-vaccinali, un meccanismo patogenetico di tipo immunologico (estese infiltrazioni linfocitarie di vari organi e tessuti - tra cui cuore, cervello, fegato, reni e gonadi - come si osserva nelle più gravi malattie autoimmuni).
Ciò renderebbe conto del minor rischio per le fasce di età più alta e quindi del miglior rapporto rischio/beneficio negli anziani (l'inverso varrebbe per giovani e giovanissimi, data la loro maggior reattività immunitaria). Un'attenta analisi dei dati del VAERS americano (farmacovigilanza passiva, quindi con dati molto sottostimati rispetto ad una attiva) evidenzia - sommando gli effetti di tutti i tipi di vaccini dagli anni '90 ad oggi - la comparsa di un altissimo picco di eventi avversi gravi nel 2021 rispetto agli anni precedenti. Un secondo grafico sembra suggerire un possibile nesso di causalità tra vaccini "genici" e decessi temporalmente correlati ad essi. Esso rappresenta, giorno per giorno, il n. di decessi segnalati nel primo mese dopo la vaccinazione: se la correlazione fosse casuale e solo temporale osserveremmo un n. di eventi molto simile dal giorno 1 al giorno 30 (l'altezza degli istogrammi risulterebbe grosso modo equivalente essendo equivalente la probabilità di una correlazione esclusivamente temporale e casuale).
Ebbene si osserva invece una concentrazione di eventi nella prima settimana dopo la vaccinazione con brusco calo nei giorni successivi. Ciò indica chiaramente la presenza di un fattore causale che agisce prevalentemente nella prima settimana, mentre in seguito prevale una correlazione di tipo temporale. Il prof. Schirmacher ha stimato - sulla base della sua casistica autoptica - che un 30/40% delle segnalazioni di decessi correlati a vaccinazione sia realmente causato da quest'ultima. Ciò si tradurrebbe in molte migliaia di morti ovunque siano in uso questi prodotti "genici". Sono in corso esami immunoistochimici per rilevare la presenza della proteina spike virale nei tessuti esaminati. La presenza di questa proteina nei tessuti lesi sarebbe prova inconfutabile di un suo ruolo diretto (e quindi di questi vaccini "genici") nella dinamica dei decessi. Sarebbe inevitabile trarre le dovute conseguenze anche da parte degli Enti regolatori dei farmaci (FDA, EMA, AIFA). O no?
Ricordiamo infine come il profilo di sicurezza di un vaccino non possa equipararsi a quello di un qualsiasi altro farmaco. I farmaci si somministrano a malati, con distribuzione più o meno diluita nel tempo e nello spazio. E' possibile assumere in questo caso un rischio maggiore in vista dei possibili benefici. Un vaccino si somministra a un enorme numero di persone - sia sane che malate e di qualsiasi età - in tempi brevi e pressoché ovunque e quindi non è il caso di assumere rischi troppo alti.
E' chiaro come il loro profilo di rischio debba essere di gran lunga migliore e diverso da qualsiasi altro farmaco. Paragonare perciò i rischi da vaccino a quelli enumerati sui foglietti illustrativi di un farmaco come l'aspirina (come fatto pubblicamente persino da esimi colleghi) è assolutamente improprio e sostanzialmente sbagliato.
Da un punto di vista teorico possiamo osservare come la tecnologia basata su RNA messaggero sia molto interessante e promettente per lo sviluppo di terapie innovative verso malattie rare e di difficile o finora impossibile trattamento (malattie congenite, tumori etc). Promettente anche l'uso per lo sviluppo di nuovi vaccini, ma nel nostro attuale caso si possono fare due tipi di obiezione: la prima concerne l'uso come immunogeno di un antigene virale (la proteina S o spike) che è sì la chiave di ingresso del virus nella cellula, ma che - al tempo stesso - risulta non essere di per sé priva di attività biologica e che addirittura sembra in grado di riprodurre da sola, in modelli animali, la maggior parte dei sintomi clinici del virus. Si tratterebbe dunque di un importante fattore patogenetico del virus stesso in grado di produrre lesioni sia attraverso attivazione anomala della coagulazione a livello del microcircolo, sia attraverso la messa in moto di reazioni autoimmuni a carico di vari organi e tessuti. Viene da chiedersi se sia stato saggio istruire le nostre cellule, con adatto RNA messaggero, a produrre quantità industriali della suddetta proteina.
La seconda obiezione è relativa al fatto di suscitare da parte del nostro sistema immunitario una reazione molto forte - è vero - ma molto specifica e limitata ad un solo anticorpo neutralizzante diretto contro un singolo antigene virale (la proteina spike, appunto). Ove infatti il virus tendesse a "sfuggire" all'attacco di questi potenti anticorpi mutando in modo significativo proprio nella proteina spike sottoposta a fortissima "pressione selettiva", avremmo una variante (tipo la delta) verso la quale la risposta dell'organismo potrebbe essere deficitaria.
Diversamente da questi prodotti innovativi (e mai usati finora nell'uomo), i "vecchi" vaccini, a partire dal capostipite - ovvero quello antivaioloso di Jenner - esponevano il soggetto ad un virus intero (con tutti i suoi vari antigeni) che poteva essere "attenuato" in vario modo o "inattivato", producendo in tal modo una risposta molto ampia, valida e duratura (anche se diversa da vaccino a vaccino e tra i singoli individui). Si otteneva così una risposta costituita da un insieme di anticorpi diretti contro un insieme di antigeni virali, tale da rendere molto più difficile la "fuga immunitaria" da parte del virus nel frattempo mutato in uno solo dei suoi antigeni (ad esempio la proteina spike del Sars-Cov-2).
Ma un ulteriore limite di questi prodotti "genici" sembra essere la loro insufficiente capacità "sterilizzante" in senso epidemiologico, ovvero la capacità di ridurre o interrompere la circolazione virale. Questo fattore, insieme alle difficoltà pratiche di vaccinare molto velocemente grandi numeri di soggetti, spiega ciò che stiamo vedendo in molti paesi, ovvero il mancato controllo della pandemia con importante ripresa dei contagi. Un importante e approfondito studio (S.A. Rella et al, Scientific Reports, 30/07/21) ha analizzato nel dettaglio le condizioni che possono decretare il successo o il fallimento di una campagna vaccinale: tempistica di intervento, stagionalità, velocità di somministrazione, numero di infetti all'esordio. Oltre a fattori intuitivi (ad esempio: bassa velocità di immunizzazione o vaccinazione al picco dei contagi) viene descritto un sorprendente fattore contro-intuitivo.
Gli studiosi affermano che il maggior rischio di stabilizzazione di un ceppo virale resistente al vaccino si manifesta quando gran parte della popolazione è stata vaccinata ma la trasmissione virale non è sotto controllo. Sembra una situazione molto simile a quella attuale! Gli autori sottolineano in questo caso l'importanza di mantenere rigorosamente le misure di sicurezza individuali per tutti (vaccinati e non) nelle condizioni ad alto rischio di trasmissione (luoghi chiusi non areati, assembramenti etc).
Anthony Fauci disse lo scorso autunno che, con l'imminente arrivo dei vaccini, in pochi mesi la pandemia sarebbe stata sotto controllo. Evidentemente non è stato così e non è così. E' urgente riconsiderare la strategia generale anti-pandemia. Molti studiosi, internazionali e italiani, consigliano una strategia combinata o "a tenaglia": associazione di terapie precoci (ora ci sono e altre sono in arrivo, ma su questo non mi soffermo) con vaccini dotati di maggior capacità "sterilizzante", più attivi verso le varianti virali e con miglior profilo di sicurezza: vaccini a sub unità proteiche? (Novavax e Sanofi/GSK), o vaccino a nanoparticelle+RBD? ("receptor binding protein" la porzione terminale della spike virale, dotata di immunogenicità ma atossica, sviluppato dalla Washington University) o vaccini a virus inattivato? (Coronavac) di grande sicurezza anche per bambini e donne in gravidanza - sempre che sia davvero necessario vaccinare queste categorie.
Una vaccinazione di massa con gli attuali strumenti "incompleti" e "leaky" (che perdono come un rubinetto difettoso) sembra essere scarsamente efficace da un punto di vista epidemiologico (mancato controllo della pandemia, impossibilità di conseguire la cosiddetta immunità di gregge) e anche non priva di rischi, in particolare per i più giovani. Riconoscere i propri errori e correggerli sarebbe segno di saggezza e buonsenso. "Errare humanum est sed perseverare diabolicum".
Tuttavia è imperativo continuare a mostrarsi positivi e ottimisti per cui io credo che, utilizzando al meglio farmaci e vaccini veramente efficaci, economici e sicuri, usciremo del tutto dalla situazione di incertezza e divisività in cui ci troviamo. La barca può ancora essere raddrizzata per entrare finalmente in porto in acque tranquille. Ma occorre cessare di alimentare odio e incomprensione tra i cittadini e piuttosto avere l'umiltà (sì, l'umiltà, questa grande dote misconosciuta) di riconoscere gli errori commessi e cambiare rotta.
Per concludere con il buonsenso, una semplice considerazione che non richiede approfondite conoscenze di immunologia o biologia molecolare e che chiunque può fare propria: vediamo sempre di più illustri ricercatori, accademici, clinici, epidemiologi i quali esprimono dubbi crescenti e perplessità sulle attuali strategie vaccinali e di contrasto alla pandemia, e propongono vie e soluzioni alternative, argomentando il tutto su solide basi scientifiche. L'elenco di questi studiosi, italiani e stranieri, è straordinariamente lungo, così come l'elenco dei loro titoli. E' possibile che tutti costoro siano improvvisamente impazziti o colpiti da demenza presenile o senile? E' mai successa una cosa simile nella storia della medicina? O non potrebbe esserci qualcosa di vero nelle loro preoccupazioni e domande?
La vera scienza progredisce sulla scia del dubbio e guidata dalla modestia di chi "sa di non sapere", non su certezze apodittiche e sull'arroganza dell'ipse dixit.
Grazie per l'attenzione

* Endocrinologo, medico nucleare, scrittore
   
       
         
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