SOCIETA'  
    di Antonino Provenzano    
    THE GREEN OXYMORON    
   
E sì: prima o poi doveva accadere. Il re galantuomo, morale padre "fondatore" della nostra Patria, passa idealmente il testimone all'algido banchiere d'oggidì, tecnico padre "affondatore" della stessa in termini di paese democraticamente sovrano. I, seppur diversificati, creativi contemporanei del primo: Cavour, Garibaldi, Mazzini, etc., passano analogamente la mano - nel breve arco di un secolo e mezzo - ad omologhi, ma distruttivi antagonisti: Speranza, Bassetti, Burioni, Galli, Crisanti e compagnia cantante. E ciò, per portare a termine un percorso storico che, partito da un innegabile vitalismo risorgimentale di tipo individualistico, si arena oggi nelle secche di una nazione pecorile, passiva, impaurita, depressa e mestamente acquartierata in un peninsulare stazzo al centro del Mediterraneo.
È impressionante constatare come un popolo abituato da oltre 15 secoli a diffidare, nelle sue più intime corde seppur non sempre in forma palese, di qualsivoglia potere costituito ed ad opporvisi, sia in modo diretto ed esplicito che in termini indiretti o dissimulati, sia caduto - nel giro di pochi mesi, in grande maggioranza e senza che vi sia stato alcun uso di evidente costrizione e, men che meno, di forza bruta - in un tranello ordito da un "potere" capace di ridurlo ad irrazionale, amorfa massa, confusa e spaventata.
Tale potere si è servito di un meccanismo di condizionamento dall'apparente scopo di offrire salvifiche soluzioni per una minaccia sanitaria seria, ma mal comunicata e peggio ancora gestita, ed amplificata in modo esponenziale da una narrazione mediatica che, ormai da un biennio, priva il popolo italiano di quello stato quarantennale di festa mobile fatta, ahimè, di edonistico consumismo e di costante ricerca di piacere e divertimento.
Illusione quest'ultima di mera natura artificiale, lontana dalla realtà, ma pur tuttavia foriera di una qualche energia esistenziale indispensabile nell'attuale momento storico di totale assenza di tensioni d'ordine spirituale. Il governo ha infatti fatto sapere agli italiani: "Miei cari, voi siete in pericolo, ma io lavoro per ridarvi al più presto quella spensierata serenità sociale che vi ha gratificato - al netto, naturalmente, di ogni singola, inevitabile sofferenza individuale - nel corso degli ultimi otto lustri e per restituirvi alla collettiva illusione di un "magnifico avvenire" del tutto teso, "ca va sans dire", a mero benessere materiale".
Ed ecco che con la mitizzazione di un vaccino apparentemente salvifico - ma dimostratosi di fatto utile soltanto per rendere la pandemia meno grave (naturalmente "dose dopo dose") e non certamente per fermare definitivamente la malattia - si è indotto tutto un popolo all'adorazione di un totem socio-sanitario pervicacemente imposto e supinamente accettato come panacea di tutti i mali e soprattutto "conditio sine qua non" per consentire l'auspicato ritorno ad un passato fatto di illusorio "ricordo" di un'artificiale felicità.
Naturale conseguenza di tale impostazione è il cosiddetto "green pass", chiave elettronica (in mano al governo, "of course") di una sorta di "apriti sesamo" indispensabile al cittadino per accedere ad attività fondamentali tra cui, ed "in primis", il costituzionale diritto al lavoro. Ma domandiamoci in tutta onestà: cos'è, in sostanza, tale pseudo-certificato di natura indifferenziata (in quanto vaccino o tampone fa lo stesso) e che, dal punto di vista prettamente sanitario assicura, di fatto, il nulla dato che i cittadini autenticamente prudenti pretendono, per lasciarsi avvicinare da vaccinati plurimi, oltre al "green pass" anche un tampone H 48? Duole dirlo, ma esso è niente altro che un vero e proprio ossimoro nel senso etimologico del termine (cioè accostamento di due aspetti concettuali di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro). Una sorta - mi si conceda l'ardita metafora- di nitroglicerina, ma del tutto fasulla. Infatti, mentre il mitico esplosivo, tramite l'accostamento di elementi chimici tra loro del tutto estranei e ben differenziati (glicerina + acido nitrico + acido solforico), genera alla fine una potente sinergia, seppur detonante e distruttiva, il "certificato verde" fa invece l'opposto: mistura amalgamante elementi giuridico/sanitari ben diversificati tra loro (un vaccino, dalla valenza futura di qualche mese - salvo prossima dose, naturalmente - ed un tampone che suggella invece un passato seppur stiracchiato di appena 48 ore), il "documento verde" produce invece un miserrimo "flop" concettuale, nonostante l'acritico, pecorile successo di massa decretato a tale forma di ricatto governativo. L'Autorità, trovatasi nell'impossibilità di imporre per legge (per paura di eventuali, negative responsabilità) l'obbligo vaccinale, ricorre infatti ad un surrettizio raggiro dell'inerme cittadino, senza neanche l'onestà mentale di ammettere l'intrinseco contrasto logico che l'inane "green pass" (ben altro che la detonante dinamite!) racchiude nella sua più intima essenza.
Analizziamo infatti, separatamente, le componenti chimiche di natura, diciamo, sanitario-giuridica, contenute in detto lasciapassare: 1) il vaccino. Questi è di tipo, si potrebbe dire, futuribile nel senso che ha un valenza temporale rivolta al - e valida per - l'avvenire (dal momento della puntura, per un indefinito, ed indefinibile, periodo di tempo); 2) il tampone. Questi è invece un elemento che potremmo definire di natura passatista dato che la sua valenza temporale è circoscritta al semplice presente, considerato come punto terminale di un periodo già trascorso e dunque archiviato. Nel momento in cui tale tampone viene effettuato, esso si limita infatti a certificare (qualora negativo) che il paziente risulta, in quel preciso istante, mondo(?) da Covid 19. Nulla esso ci dice in merito ad un qualsiasi futuro.
Di conseguenza, attraverso un contatto infettante che dovesse aver luogo non appena effettuato il controllo, un"tamponato" sfortunato potrebbe ben ricevere dal primo che passa una carica virale tale da mettere fuori uso un intero reggimento; e ciò, senza che il relativo "green pass" nulla possa al riguardo indicare e, men che meno, prevenire. Analogamente, una possibile infezione, seppur asintomatica o poco grave, può ben avere luogo poco dopo essere stati vaccinati trasformandone comunque il vettore in analogo agente infettante. In conclusione, una certificazione di tipo passatista ed una sorta di scommessa di tipo futurista convivono nel medesimo documento, poco garantendo in termini di mera profilassi sanitaria di valenza sociale. Al contrario, il certificato verde molto rivela in termini di volontà di controllo individuale da parte di un governo che mostra chiari segni di voler assurgere a mosca cocchiera europea (con un test da laboratorio nazionale) attraverso un esperimento d'avanguardia in un determinato paese, l'Italia, per collaudare in esso procedure di condizionamento di massa (oggi in ambito sanitario, domani chissà) eventualmente trasferibili all'intera popolazione del vecchio continente. Dato che il gioco è, per il governo, gratificante e ben remunerativo in termini di potere (dicono nulla i perduranti, e mai più archiviati, planetari controlli aeroportuali a seguito del fatidico, ed ormai lontano, "11 settembre 2001"?) credo che virus, vaccino e relativi condizionamenti, in qualsiasi modo e per qualsivoglia finalità, non mancheranno di accompagnare ancora a lungo la vita sociale di noi poveri cittadini di questa maltrattata repubblica. D'altro canto ed in tutta sincerità: cos'altro invero ci si sarebbe potuti aspettare (dal momento che qui da noi il "popolo sovrano", in misura di dieci milioni di consensi, ha consentito tre anni fa ai ragazzini ed ai loro improbabili "capo classe" di impossessarsi dell'aula per una utopica, seppur inebriante ricreazione) se non che ad un certo punto piombasse dall'alto un severo preside che, bacchetta alla mano, rimettesse tutti in riga a futuro monito di cosa realmente sia - una volta per tutte ed ahimè - un'autorità?
Roma, 28 ottobre 2021



P.S.:
Credo, per inciso, che sia del tutto evidente come l'astiosa e trasversale contrapposizione che caratterizza in Italia l'ormai l'acido confronto tra "vaccinati" e "non vaccinati" nulla abbia da invidiare - se non che forse in peggio - a qualsiasi altra delle innumerevoli, e spesso tragiche, fratture sociali di tipo ideologico che hanno caratterizzato la nostra Storia nel corso degli ultimi 1600 anni. A questo punto sorge allora un legittimo dubbio: non è che l'evidente, pubblica acrimonia - che può ormai definirsi di natura del tutto fideistica - dei pasdaran del vaccino verso chi si azzardi a rifiutarne il salvifico siero (la cui elusione, in fin dei conti, danneggia eventualmente soltanto colui che vi si sottrae) sia forse inconscia manifestazione di un intimo, inconfessato, ed inconfessabile, dubbio/timore di tali paladini nei confronti del loro stesso acritico appiattimento su null'altro che una semplice, ma martellante, propaganda mediatica? Come suole dirsi: ai posteri l'ardua sentenza!
 
 
SOCIETA'
di Antonino Provenzano
DE VEHEMENTIA
Come direbbe - ex Maurizio Crozza - il mitico Presidente del Veneto Luca Zaia: "Ragionateci su!"
Ma su cosa? Semplicemente sul destino che tocca sempre, prima o poi, a tutte le forme di manifestazioni diciamo "tribunizie". Cioè di quelle verità, affermazioni, asserzioni che - urlate appunto da una tribuna sia essa materiale o mediatica, con la tecnica della ripetitività e della ridondanza dalla facile presa sull'auditorio - apparecchino per esse un gramo destino di iniziale, acritico, plebiscitario successo seguito da ineluttabile declino di feroce e definitivo vituperio (dice niente la fine riservata ai vari palchi comunisti, fascisti, nazisti, nonché a numerosi pulpiti?).
Ci si è dunque mai chiesti il perché di un tale fenomeno riscontrabile in ogni tempo ed in ogni luogo nella plurimillenaria storia dell'Umanità? Secondo la mia modesta opinione, la risposta è abbastanza semplice: una qualsiasi "verità" che necessiti - per poter essere veicolata e quindi accettata dalle masse - di una ripetitiva ridondanza di carattere, appunto, tribunizio, per non parlare addirittura dell'uso della forza, celi in se medesima "sic et simpliciter", un'intima menzogna.
Se io fossi infatti convinto (come naturalmente lo sono) dell'esistenza, diciamo, della gravitazione universale e dovessi, a titolo d'esempio, confrontarmi con un qualcuno che invece asserisse che in questo nostro mondo un oggetto sfuggito di mano, invece di cadere per terra si librasse verso l'alto, io gli rivolgerei, tutto al più, uno sguardo di pietosa compassione condito da ironico sorriso e lascerei cadere l'argomento. L'incongruenza infatti tra la consolidata esperienza gravitazionale e l'insostenibile affermazione del mio interlocutore sarebbe tale da non meritare alcun seguito dialettico.
Ma qualora invece all'affermazione di costui io mi ergessi a focoso ed irritato paladino della scoperta di Newton senza limitarmi ad una sua pacata enunciazione, ma aggredissi invece il tapino che mi fronteggia con epiteti insultanti, sia nei confronti del suo stesso essere che della sua intelligenza e, con occhi fuori dalle orbite e paonazzo in volto, ribadissi la mia "verità" in contrapposizione alla sua "menzogna", ci sarebbe allora da chiedersi se tale surreale dialogo sarebbe davvero indicativo dell'evidente errore del mio interlocutore quanto piuttosto di una qualche mia carenza di intimo convincimento in merito ad un fenomeno sul quale io nutra di fatto (nonostante la sua ineludibile evidenza) un qualche remota, inconfessabile, ma intimamente dirompente, sorta di dubbio.
Veemenza e verità sono distoniche e profondamente inconciliabili. Calma, pacatezza e serenità dovrebbero invece essere le ineludibili ancelle di ogni "vera" Verità. Ho invece testimonianza - tanto per ricondurre questa mia breve considerazione all'attuale, grama divisione nazionale tra "vaccinati e "non vaccinati" - di epiteti come "irresponsabile, parassita, pericoloso, sorcio etc." elargiti da invasati, nostrani "pasdaran" pro vaccino e pro "green pass" nei confronti di coloro che, per legittima convinzione o sacrosanta paura, abbiano deciso, (rifiutandoli entrambi) di usufruire dell'inalienabile diritto ad un sorta di "habeas corpus" sanitario in merito al proprio stato di salute fisica.
"Ragionateci su!", Appunto.
Milano, 2 novembre 2021

   
     
         
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