SOCIETA'  
    di Antonino Provenzano    
       
    IL TRAPPOLONE    
   
Mi sorprende (e premetto che chi scrive possiede soltanto un telefonino Nokia da 40 euro) che voi, cari "giovani" perennemente connessi - sia che siate tali per ragioni anagrafiche ovvero, non avendo più l'età, per un'illusoria volontà di adesione ad una contemporaneità cui di fatto non appartenete più da tempo - non abbiate tenuto in debito conto di come le vostre rispettive esternazioni, una volta rese pubbliche via Facebook, si siano trasformate in macigni indistruttibili. E che non abbiate inoltre tenuto presente che, per ineludibile legge di natura, ogni azione comporti una relativa reazione eguale e contraria. Nella realtà infatti, come dicono gli inglesi :"there are no free luncheons".
Non si spiegherebbe altrimenti la vostra sbalordita indignazione, dopo anni di spensierato, irresponsabile e compulsivo smanettamento su Facebook, nello scoprire come la diffusione ai quattro venti della vostra intimità personale e relazionale sia stata mercificata ed asservita dal Grande "Fratellastro" virtuale ai più beceri interessi globali di natura economica e commerciale.
Ma si!, è proprio un bel birichino il vostro sorridente coetaneo Zuckemberg con la felpetta generazionale d'ordinanza (da 63 miliardi di dollari, ma vabbè, fa niente!) che vi ha spalancato da un giorno all'altro l'immenso oceano dell' Umanità intera nel quale vi siete tuffati felici e nudi sin dal momento in cui la morte del "padre", verificatasi nella seconda metà del secolo scorso nel nostro Occidente materialista, vi ha lasciato da soli nel bel mezzo di un guado epocale chiudendovi alle spalle le porte della famiglia e dell'originale contesto sociale di appartenenza per iscrivervi, si direbbe "d'ufficio", all'allargata comunità di tutti gli umani, siano essi da voi conosciuti, semi-conosciuti od anche del tutto estranei alla vostra esperienza esistenziale.
L'individuo, ormai senza più coscienza storica, riferimenti culturali, appartenenza sociale, condizionamenti religiosi e disciplina comportamentale condivisa (se si esclude, forse, un'acritica accettazione di tutto ciò che sembri apparire in qualche modo "politicamente corretto"), ha esteso a dismisura il proprio "io" includendo in esso un'immensa moltitudine di controparti esterne la cui reattività nei confronti dello stesso soggetto agente costituisce di fatto parte importante della ragione esistenziale di quest'ultimo.
Tale reattività telematica è così diventata la sola forma di riconoscimento della propria identità personale (selfie) ed esistenziale (what's up) dalle quali deriva l'unica percezione di se stessi come entità reale che si manifesta sotto forma di cellula/monade facente parte di una struttura perennemente interconnessa.
Per potere partecipare alla Storia come individualità percepita e percepibile bisogna dunque essere connessi "h 24" con i propri simili, relazionandosi con i quali si ottiene una sorta di certificazione della propria stessa esistenza e del suo relativo manifestarsi al mondo.
Se non è condiviso con altri, e quindi di fatto OSSERVATO dall'esterno nel così detto tempo reale, l'atto esistenziale non si concretizza e pertanto non esiste (si direbbe una manifestazione, in chiave "sociale", della fisica quantistica!). E ciò non soltanto da un punto di vista culturale, relazionale ed organizzativo della vita quotidiana, ma direi anche sotto un aspetto più marcatamente fisiologico.
Si è mai riflettuto infatti sull'esistenza di una sorta di "succo gastrico telematico" ormai agente via Internet nel nostro organismo ? Mi sembra infatti ormai assodato come una pizza consumata in trattoria venga gustata, e metabolizzata, in modo molto più gradevole se fotografata e condivisa via "what's up" con un certo numero di persone amiche i cui relativi "like" contribuiscono palesemente al suo sapore ed al relativo piacere. E cosa dire infine dell'adorabile visione del gattino che fa le fusa, del panorama mozzafiato, dell'oggetto di alta moda e della torta di compleanno di zia Maria condivisi su Facebook? Non sono tali immagini - ricevute sullo schermo del proprio high phone in connessione telematica da persona a persona - causa di produzione di gradevoli endorfine il cui atto stesso del condividere ne acuisce il piacere e l'emozione ?
E sì, cari "internetnauti" vi siete tuffati a pesce nel grande mare di Facebook senza riflettere sull'ineludibile realtà di come ad ogni beneficio sia collegato il relativo cartellino del prezzo e di come l'onnipotenza telematica della polpetta avvelenata del caro "Zuck" avrebbe necessariamente comportato la disseminazione planetaria ed incontrollata di ogni attimo della vostra vita con relativa, irreversibile nudità "coram populo" della propria personalità, carattere e modo di lettura individuale dell'universo mondo.
E' infatti accaduto che tutto ciò che fino a qualche decennio fa era oggettivamente un "FUORI" rispetto a voi stessi sia ora diventato componente intrinseco di voi stessi e della vostra, ahimè "non"-personalità. Avete ormai acriticamente inglobato tale "FUORI" immergendovi in esso, come suole dirsi, "booths and all" senza alcuna possibilità che l'incombente nuvola di Facebook possa mai restituirvi quanto da voi in essa depositato squadernando irresponsabilmente tutta la vostra vita "al primo che passa".
All'illusione di una falsa libertà meta-corporea ha infatti corrisposto un reale asservimento a poteri del tutto estranei, mercenari e nemici. Avete regalato la vostra umanità a Zuck ed egli l'ha venduta all'onnipotente mammona globale. Mi si consenta dunque una facile ironia: sarà senza dubbio una bella soddisfazione venire a sapere che ogni pizzaiolo del pianeta ha ora modo di essere informato sul piatto da voi preferito per potervi inserire in un elenco di appassionati consumatori di focaccia con funghi e mozzarella da tenere presente per ogni futura evenienza commerciale! Bisogna riconoscere come Internet e relativi "social" siano ormai la linfa circolante che lega le persone e la cui eventuale interruzione comporterebbe una sorta di "vulnus" nell'identità psichica, e forse per alcuni versi anche fisica (vedi pizza !), dei suoi entusiasti, ma superficiali, fruitori. Trattasi effettivamente un gran bel paradosso
Un'ultima breve considerazione sull'acritico esibizionismo della nudità individuale che i "social media" hanno comportato : un antico e crudo proverbio siciliano recita come il noto "cornuto" locale fosse manifesto come tale soltanto nel proprio paese mentre l'altrettanto noto "fesso" si sarebbe tradito ovunque egli si fosse recato nel mondo.
L'attuale villaggio globale che si snoda sulle autostrade dei social telematici ha permesso ai "fessi" di ogni razza (incluso naturalmente chi scrive) di valicare i ristretti confini dell'originaria comunità di appartenenza consentendo alla stupidità umana di espandersi, attraverso la libidinosa libertà di "click", per le vie dell'universo mondo inondandolo di superficialità ed incultura; ciò, con un'unica, presunta legittimazione: quella di poter dare vita - udite udite (!) - alla così detta "democrazia partecipata".
 
 
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