SOCIETA'  
    di Antonino Provenzano    
    LE SCOMODE VERITA': DA DARWIN... AL PROF. ORSINI    
   
Ammettiamolo: che meraviglia sono fantasia ed immaginazione! Esse ci consentono di spaziare senza limiti ne vincoli, di planare su qualsivoglia scenario, verosimile o inverosimile, di intrattenerci su ogni concepibile argomento, tema o congettura, di creare improbabili o assurde scenografie! E quindi, con il vostro permesso miei cari lettori, io mi ci tuffo a capofitto ed, appunto …. fantastico.
Immaginiamo dunque che già nella metà dell'800 esistessero nell'Inghilterra vittoriana televisori a colori, "talk show" di prima e seconda serata, seriosi "mezzibusti" (e, naturalmente, altrettanto seriose "mezze buste") in concitata conduzione degli stessi, nonché ampia platea di ascoltatori costretti a casa da epidemia influenzale, depressi da venti di guerra europea (che, come fonte di angoscia, non smettono mai di soffiare), nonché impoveriti da crisi economica ed inflazione galoppante.
In tale immaginario contesto inizia dunque a circolare per le vie di Londra uno strano personaggio dalla fluente barba bianca e dalle ancora più strane idee circa una possibile evoluzione delle specie viventi a seguito di mera selezione naturale ed intreccio tra contesti ambientali e lo scorrere del tempo. Tesi, questa, fino ad allora inaudita e soprattutto minacciosa per millenarie narrazioni storiche, filosofiche, religiose e sociali: ben funzionale però ad accese risse televisive con conseguente ampia "audience". Va tuttavia premesso che il buon Charles, da scienziato serio, scrupoloso e mentalmente onesto quale egli era, esponeva tali propri convincimenti come mero omaggio a comprovate evidenze scientifiche e senza alcun'altro recondito fine. Le cose però sembravano volgere decisamente al brutto: poteri costituiti, chiese di ogni possibile credo, consolidate tradizioni popolari, granitiche costruzioni sociali, prospettive di celestiali trascendenze e svariati futuribili di ogni sorta, tutto, ma proprio tutto, veniva infatti messo in tal modo in discussione da una lettura della vita umana e della sua Storia che nulla avrebbe più avuto a che vedere con quanto graniticamente sedimentato da plurimillenaria narrazione biblica.
Inefficaci apparivano peraltro le pacate precisazioni dell'ottimo Darwin secondo cui egli non intendeva affatto farsi paladino di tesi polemiche, ne partigiano di capziose letture del reale per, Dio solo sa, quali presunti, reconditi fini di natura polemica, rivoluzionaria, politica o, men che meno, di eventuale tornaconto personale. Nulla da fare: insulti, polemiche, ostracismi, minacce, emarginazioni a non finire. Unica sua salvezza/beneficio? L'effettivo riconoscimento della "vis polemica" di cui tali sue teorie godevano tra la cosiddetta gente e la loro conseguente spendibilità mediatico-televisiva. Ecco quindi ripetute ospitate in TV a condizione che egli accettasse di sottoporsi a preliminare, esplicito appiattimento su :
1) Pensiero unico dominante,
2) Correttezza politica imperante,
3) Inserimento concettuale delle proprie tesi nella più generale e dominante "vulgata" del momento,
4) Riconoscimento di aprioristici capisaldi concettuali come obbligatorie chiavi di lettura del fenomeno in argomento.
Praticamente, un supplizio, ma tant'è!
Dopo di che, ed in chiaro subordine di rilevanza espositiva, ecco finalmente vedersi concessa la vigilata libertà di esternare il proprio pensiero seppur distonico alla consolidata narrazione del momento. Ma ciò, sempre attraverso uno "slalom" di interruzioni volte a magnificare, di volta in volta, una crema per i brufoli, un assorbente igienico (che manco il Sahara dopo un breve acquazzone) e un detersivo "che più bianco non si può! "Ma non è tutto: prima ancora di aprir bocca il nostro Darwin, insediato di fronte alla vaporosa conduttrice, deve inoltre premettere (pena perentoria, improvvisa interruzione a favore dei predetti consigli per gli acquisti):
a) di credere in Dio,
b) di ritenere il libro della Genesi trattato dal sommo rigore scientifico,
c) di considerare come assodato il fatto che, al momento della loro divina creazione da fango e costola, i nostri due progenitori dell'Eden avessero già le definitive fattezze di biondo criniti contemporanei ( tanto per intenderci, alla Brad Pitt ed Angelina Jolie) come peraltro testimoniato senza fallo da affreschi di innumerevoli chiese.
Dopo di che - con circospezione e lessico misurato e confermando ad ogni piè sospinto come egli sia in procinto di concludere tra un attimo il proprio ardito dire - ecco il nostro eroe insinuare timidamente che, forse, i due primigeni danti causa dell'umanità, piuttosto che a glorificati divi di Hollywood, fossero forse più rapportabili a pelosi scimmioni della primordiale foresta africana. Concesso dunque al nostro Charles qualche breve istante di ansimante ed inedito sfogo concettuale, il mezzo-busto/a di turno lo consegna in pasto ai suoi circostanti corifei affinché abbia subito inizio in diretta TV il dilanio delle sue povere sinapsi cerebrali affinché nulla (ma proprio nulla!) resti delle sconcezze concettuali dal tapino appena pronunciate.
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A questo punto bando ad estemporanee fantasie dell'irrealtà e caliamoci, seppur frastornati ancora dai residui mentali di tale immaginifica divagazione, nella stringente e drammatica contemporaneità delle trasmissioni TV e sempiterni "talk show" imperniati oggi sulla guerra in Ucraina e la cui ineludibile divulgazione mediatica si basa, con un'assertività degna anch'essa del miglior dogmatismo biblico, su alcuni indiscutibili capisaldi, tipo :
1) Putin è un dittatore folle e sanguinario. Stop,
2) Zelensky è un eroico resistente ad una ingiustificata invasione straniera. Stop,
3) La Russia è uno stato aggressore ed ha soltanto torti. Stop,
4) L'Ucraina è uno stato aggredito ed è soltanto vittima. Stop,
5) La NATO ha sempre ragione e non ha mai sbagliato una mossa. Stop,
6) La posizione di Mosca, in quanto potenza invadente, è indifendibile "tout court" e va condannata, come suole dirsi, senza se e senza ma. Stop,
7) Gli USA sono gli indiscussi leader del mondo occidentale e pertanto tutto ciò che essi dicono e fanno è, per assioma, sempre ben detto e ben fatto. Stop,
8) L'Italia è membro della NATO e dell'Unione Europea e deve quindi astenersi dal portare avanti un suo qualsivoglia autonomo ragionamento che non sia supinamente appiattito su Washington e Bruxelles … "e più non dimandare !".
Bene: volete sapete cosa io pensi al riguardo?
Che tutto quanto sopra potrebbe, forse, avere una sua validità ed, al limite, essere anche giusto e condivisibile, ma a condizione che le predette affermazioni SEGUANO e non PRECEDANO un ragionamento storico-politico articolato e lineare. Cioè che ad esse si pervenga soltanto DOPO, E NON PRIMA, un'onesta disamina di merito scevra da preconcetti asserviti a tesi pre-definite e mirate soltanto a porre surrettiziamente in atto politiche di parte scaturenti da contraddittori ed oscuri interessi e la cui genesi potrebbe NON (dicesi NON) essere figlia di ponderata valutazione dei migliori vantaggi per il nostro paese, sia di breve che di lungo periodo. Da qui l'esigenza di un onesto dibattito pubblico, sia parlamentare che mediatico, sulla natura del conflitto in Ucraina, sua scaturigine, relative responsabilità e prospettive future. Nulla di tutto ciò succede, ahimè, nei nostri inguardabili "talk show" televisivi (tranne una sporadica eccezione come avrò il piacere di menzionare più avanti) ed il cui più recente esempio di una tale "patologia informativa" è l'ignobile trattamento riservato In TV al garbato Professor Alessandro Orsini.
Questi (novella sorta di contemporaneo "Darwin" della fattispecie in esame nella misura in cui egli vorrebbe farsi portavoce di un'autonoma lettura delle diversificate sfaccettature della crisi ucraina in buona parte distonica alla consolidata, dogmatica ed indiscutibile "verità" precostituita) ha tentato a fatica di proporre una narrazione "concatenata" dei vari accadimenti pre-bellici al solo scopo di analizzare a freddo elementi che non portassero acqua (in modo acritico, ripetitivo e senza alcuna possibilità di letture alternative) sempre e soltanto al mulino degli otto punti di cui sopra.
Di conseguenza? Apriti cielo e dategli addosso senza pietà!
Fatto inaccettabile questo, anche se a parziale, onesta e soprattutto affettuosa "colpevolizzazione" dell'ottimo e competente studioso vanno ascritte, a mio modesto parere, due sue - forse involontarie, fate vobis - mancanze o ingenuità:
1) Il non aver tenuto presente che (nel nostro paese: rincitrullito da pluriennali, massicce dosi di "correttezza politica", da martellante manipolazione mass-mediatica, da strutturale incultura di fondo, e da acritico edonismo consumista appiattito su americana superficialità) il cercare di spiegare un fenomeno con un ragionamento fatto di premessa, svolgimento e conclusione e che non origini da cartesiano assioma di aprioristica ed acritica accettazione di premesse imposte dal sistema dominante, significa una (ed una sola) cosa soltanto: voler GIUSTIFICARE L'EVENTO.
Nella fattispecie, se si accenna appena ad un qualche fattuale ragionamento storico-filosofico per meglio sviscerare i più profondi motivi per cui Putin avrebbe deciso di invadere l'Ucraina, si viene, immediatamente e senza scampo, etichettati come beceri giustificatori, se non addirittura esecrabili sostenitori di una violenza militare comunque inaccettabile. Nella nostra TV se non ci si appiattisce sulla vulgata dominante, se non ci si schiera sull'assioma condiviso, si parteggia di fatto per il "nemico".
L'antica linearità fatta da tesi, antitesi e sintesi di scolastica memoria è ormai offerta al vituperio delle genti. Oggi qui da noi, nei confronti di qualunque tema che si metta in pubblica analisi mediatica, deve valere soltanto il riesumato, aprioristico, famigerato concetto del : "credere, obbedire, combattere (!)" e guai a chi se ne discosti, seppur con ogni meritorio intento di onestà intellettuale. Il bravo professor Orsini, da chiarissimo docente universitario quale egli è, ha tentato di impostare ragionamenti a fini puramente esplicativo-didattici: lo hanno voluto invece far passare per un filorusso, putiniano ed anti-ucraino.
Ed ecco il motivo per cui, prima di aprire bocca in qualsivoglia comparsata televisiva, l'ottimo docente (al pari del mio immaginario Darwin da "talk show" che, prima di interloquire, avrebbe dovuto farsi precedere, come già detto, da esplicite assicurazioni su fede in Dio, scientificità della Genesi e certezza di creazione di Adamo ed Eva in già compiuto antropomorfismo) dovrà, a sua volta, proclamare esplicitamente la sua preliminare condanna senza appello dell'invasione dell'Ucraina, unitamente ad affermazioni di suo assoluto pacifismo, antifascismo, antimilitarismo, europeismo ed atlantismo.
2) Il mezzo scelto e cioè quello del dibattito televisivo. L'impostazione espositiva del Professor Orsini (peraltro docente di Sicurezza internazionale alla LUISS) è infatti egregiamente strutturata per frequentare cattedre universitarie, seminari scientifici, gabinetti di ricerca, alti consessi accademici, tutti quanti lontani purtroppo le mille miglia dei "talk show" televisivi di prima serata ove è impossibile esprimersi in presenza di conduttori televisivi che ti alitano sul collo terrorizzati, come essi sono, che un concetto che abbia bisogno di più di dieci secondi per essere esternato possa far correre all'editore di riferimento l'esiziale rischio che il telespettatore TV (in attesa di rissa verbale tra gli ospiti della trasmissione e, meglio ancora se, condita da insulti) cambi canale e si perda il ricorrente e munifico magnificat di creme, assorbenti e detersivi.
Ed ecco il motivo per cui l'ottimo Professor Orsini manifesta la costante apprensione di venire interrotto, di vedersi troncato un ragionamento dal consequenziale rigore espositivo per essere convertito - d'emblée e con un semplice cambio d'inquadratura - in un ottimo …. rimedio per la stitichezza. In tale deprimente scenario va evidenziata un'unica eccezione: un "talk show" (di seconda serata, naturalmente) sul canale "9", condotto da Luca Sommi e Marco Travaglio, intitolato "Accordi e Disaccordi" ove sono stati concessi al predetto Professor Orsini - udite, udite! - inediti quattro minuti senza interruzione per consentirgli di completare un suo, peraltro illuminante, discorso.
Dunque ed in conclusione:
Gentile Professore Orsini - e, per quel che vale, anche mio caro Dottor Darwin - mi consenta di esprimerLe il mio sincero apprezzamento personale, unitamente all'amichevole suggerimento di vagliare sempre con attenzione, caratteristiche, appartenenze politico-economiche e finalità editoriali delle trasmissioni televisive alle quali Ella - in modo, temo, ancora strumentale - verrà in futuro invitato a partecipare.
Con viva cordialità, mi creda,
Suo,
Antonino Provenzano
Roma, 30 aprile 2022
 
 
SOCIETA'
di Lino Lavorgna
SCEMENZE DI RITORNO: IL DOPPIO COGNOME
Premessa
Chi ci pensava più al doppio cognome? Era una barzelletta di moda alcuni anni fa che poi, come tante barzellette che non fanno ridere, finì nel dimenticatoio, surclassata da altre barzellette a loro volta dimenticate quasi subito e dai fatti più gravemente consistenti che, sommandosi ai precedenti, rendono sempre più faticosa la vita in questo Paese. A fine aprile, invece, come un fulmine a ciel sereno che di tanto in tanto squarcia il cielo, arriva la notizia che lascia tutti a bocca aperta: "Cognome del padre, stop automatismo: ai figli quello di entrambi i genitori. Questa la decisione della Corte costituzionale, anticipata con un comunicato stampa, che bolla come discriminatoria e lesiva dell'identità del figlio la regola in base alla quale il cognome del padre viene attribuito di default. I giudici delle leggi passano così un colpo di spugna definitivo su una concezione patriarcale della famiglia. Ora il figlio assumerà il cognome di entrambi i genitori nell'ordine da loro concordato, a meno che non decidano di attribuirgli soltanto il cognome di uno dei due. In mancanza di accordo resta salvo l'intervento del giudice in conformità con quanto dispone l'ordinamento giuridico". Siccome maiora premunt, per commentare questa "scemenza di ritorno", trascrivo integralmente un articolo pubblicato ben sei anni fa in questo magazine (Nr. 49, novembre 2016) e replicato nel quotidiano "Secolo d'Italia" in data 11 novembre 2016.
Doppio cognome: scenari futuri
Qualche mese fa i coniugi Franco Bianco e Milena Rosso hanno avuto un pargolo: Rosario. I coniugi, refrattari a ogni contesto che si configuri come tradizione, hanno deciso che Rosario debba avere entrambi i cognomi e la Corte Costituzionale ha sancito che possono farlo. (Lo aveva deciso già allora? Approfondirò con calma questo punto; ora non ho tempo. N.d.R.) Il pargolo, pertanto, si chiama Rosario Bianco Rosso. Un'altra coppia di giovani sposi, Umberto Verde e Virginia Seppia, è in attesa della prima figlia. I due sono amici di famiglia della coppia Bianco Rosso e hanno già deciso il nome della bimba, che nascerà tra un paio di mesi: Patrizia. Anche loro, manco a dirlo, vogliono il doppio cognome per la nascitura che, pertanto, si chiamerà Patrizia Verde Seppia. È molto probabile che Rosario e Patrizia, frequentandosi in virtù dell'amicizia dei rispettivi genitori, s'innamorino e decidano di sposarsi. Avremo, in tal modo, la coppia Rosario Bianco Rosso e Patrizia Verde Seppia. Chi si sposa, generalmente, mette al mondo dei figli e noi tutti auguriamo a Rosario e Patrizia di averne tanti e tutti bravi, belli e buoni. Magari il primo lo chiameranno Walter, nome che, a detta degli studiosi, ritornerà di moda fra una ventina di anni. Il primogenito, pertanto, si chiamerà Walter Bianco Rosso Verde Seppia e, ironia della sorte, frequentando il prestigioso liceo internazionale di Verona, s'imbatterà in un'avvenente fanciulla che gli farà battere forte il cuore: Margot Della Valle Dello Stretto Piano. È un colpo di fulmine! Fidanzamento immediato e matrimonio subito dopo le rispettive lauree, baciato dalla nascita di un bellissimo pargolo, Ivan, altro nome che, sempre a detta degli studiosi, ritornerà di moda tra una quarantina di anni. Ivan cresce splendidamente, coccolato dai genitori e dai nonni. Quando s'iscrive alla prima elementare, però, un destino crudele gli spezza il sorriso. La maestra, infatti, facendo l'appello, chiama Ivan Bianco Rosso Verde Seppia Della Valle Dello Stretto Piano, suscitando l'ilarità della classe. Ivan, rosso in volto per la vergogna, prende una penna e la conficca nell'occhio del suo compagno di banco, che stramazza al suolo. Attonito, vedendo il sangue che scorre a fiumi e gli altri bimbi che scappano terrorizzati, subisce un terribile shock. Il compagno di banco, che si chiama semplicemente Biagio Brambilla, dopo un delicato intervento chirurgico e un trapianto, riacquista la vista e torna a vivere normalmente, diventando, grazie a quella triste esperienza, una importante star televisiva, uno scrittore di successo e un seguitissimo attore. Ivan, purtroppo, non si riprende e peggiora anno dopo anno. Viene ricoverato in una clinica psichiatrica di Zurigo, famosa per nuove formule terapeutiche studiate appositamente per curare i figli dei genitori cretini. La terapia, però, è ancora allo stato sperimentale e non sempre funziona. Ivan, un pomeriggio, riesce a eludere il controllo e sgattaiola nella zona cucine, dove è ubicata una enorme cella frigorifera tarata a venti gradi sotto zero. Vi entra e si sdraia sul lato opposto dell'ingresso, tra due gigantesche spalle di manzo. Lo troveranno dopo due giorni, con l'espressione che aveva Jack Nicholson, alias Jack Torrance, nella scena finale di Shining.
Gentili mamme che bramate il doppio cognome, non me ne vogliate per questo mio scritto e non consideratemi un vostro nemico: è vero l'esatto contrario. Sono un vecchio cavaliere errante, oramai, che considera la Donna il fiore più prelibato di quel magico giardino, ubicato nello spazio infinito, convenzionalmente chiamato Pianeta Terra. Alla pari di tutti i cavalieri erranti, la venerazione tributata all'universo femminile trascende i limiti dell'umano sentire e s'impregna dei colori percepibili solo sulle vette del "sublime". Da quelle vette osservo i fremiti di una umanità sempre più smarrita, nella vana ricerca di un senso lì dove un senso proprio non esiste. E intanto le lancette dell'orologio avanzano impietose, incuranti di chi non riesca a godersi le albe perché imbragato nelle tenebre di una insulsa esistenza.
A conclusione di questo articolo, pertanto, consentitemi di invitarvi a tornare a sorridere e di abbandonarvi tra le braccia di colui che amate, restandovi a lungo, rinunciando ai pensieri oscuri e dando sfogo solo alle sensazioni. Vedrete che sarà bello (ri)scoprire una nuova dimensione del vostro essere. Una dimensione che sa d'antico, certo, e proprio per questo ha radici solide per "proiettarsi" in modo sano in quel futuro che, anche grazie a voi, potrà essere più roseo e scevro delle troppe distonie che avvelenano il presente. Acquisita questa consapevolezza, sarà meraviglioso accarezzare i vostri figli, che non correranno alcun rischio di finire in una clinica di Zurigo. Tutti gli "Ivan" che verranno, vi ringraziano anticipatamente.
   
     
         
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