SOCIETA'  
    di Pièrre Kadosh    
       
    ABOMINIO!    
   
Non so se Marcello Dell'Utri sia o meno colpevole del reato ascrittogli, sono propenso a credere che sia stato condannato un innocente, come non è infrequente in Italia e che sia stato immesso nel tritacarne della cosiddetta giustizia per motivazioni squisitamente politiche, ben 11 i complessivi procedimenti a suo carico, indagato dal 1994, guarda caso, anno del suo ingresso in politica.
Un reato fumoso il "concorso esterno", non previsto in alcun codice, puramente indiziario e presuntivo, frutto di interpretazioni dei giudici e non di una specifica legge. Ennesima colpa di una politica inane. Un reato controverso quello di Dell'Utri: 9 anni in primo grado nel 2004, riduzione a 7 anni in appello nel 2010, annullamento in Cassazione (andrebbero lette le motivazioni) e rinvio a nuovo processo di appello nel 2012, conferma a 7 anni nel 2013. In carcere dal giugno del 2014 per effetto di estradizione dal Libano.
Lo hanno anche rinviato a giudizio per la "Trattativa Stato - mafia, condannato a due anni per estorsione (anche nei confronti di Berlusconi), sentenza annullata in Cassazione, accusato di istigazione alla calunnia (assolto in Cassazione), rinviato a giudizio per la P3, indagato per corruzione per un impianto solare (accusa archiviata), condannato a 9 mesi per la costruzione di una casetta su un albero i cui permessi, di Comune e Soprintendenza, sono stati reputati illegittimi, rinviato a giudizio per peculato per la presunta sottrazione di 1500 volumi dalla biblioteca dei Girolamini di Napoli, accusato per la ricettazione di 3000 volumi, condannato a 4 anni per frode fiscale in quanto presidente di Publitalia.
Questi i reati contestati negli anni al "criminale" Dell'Utri. E si comprende quanto sia rischioso per un cittadino finire nel tritacarne giudiziario. Lo si comprende anche con le vicende giudiziarie di Berlusconi. Non c'è difesa né partita.
Eppure Marcello dell'Utri è un uomo colto, amante dei libri antichi e delle buone letture, dell'editoria e delle iniziative culturali. Un uomo che ha cercato di migliorare sé stesso. Non ha il profilo del mafioso, nè quello di un fiancheggiatore di mafiosi.
Oggi è anche un uomo anziano provato e malato, molto malato. Eppure gli è stato anche sottratto, insieme alla libertà, il diritto di curarsi adeguatamente fuori dal carcere, nonostante il parere favorevole dei periti giudiziari. Il Tribunale di sorveglianza si è dichiarato non d'accordo ed ha negato che il "detenuto" fosse trasferito in una struttura idonea (a 7 mesi dal fine pena).
E' forse questa la "pietas"? No, è solo abominio!
 
 
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