SOCIETA'  
    di Pierpaolo Sicco    
 
    L'ESTATE PIU' CALDA DI SEMPRE    
   
Quante volte abbiamo sentito questa frase?
Una di quelle cose dette per spezzare il silenzio, per avviare una conversazione e rompere la formalità degli incontri più occasionali. "Ma veramente io ricordo negli anni 60, quando facevo la maturità, era molto più caldo". Questo potrebbe affermare un signore over 65, che ha impresso nella memoria il caldo torrido delle estati in stile prima repubblica, quelle senza aria condizionata e tanta spensieratezza.
È evidente, mi affretto a pensare, un conto è la temperatura reale, diversa è quella percepita.
Il nostro giudizio è risultante di un mix tra stimoli sensoriali e condizionamenti personali.
Quasi sicuramente, i 30 gradi di Catanzaro e Palermo "peseranno" di più di quelli che si possono percepire nel bel mezzo del Trentino Alto Adige tra boschi e natura rigogliosa.
Eppure, ci sarà un fondo di verità in quella che i sociologi definiscono "conoscenza basata sul senso comune". Non serve essere un climatologo per rendersi conto che in estate fa sempre più caldo, in autunno piove sempre di meno, l'inverno è sempre più corto. Cambiamento climatico, riscaldamento globale, tutte definizioni formali di un processo che è reale. Non lo vede solo chi non vuole vedere.
Ma i mercanti del dubbio, come li ha definiti Naomi Oreskes, storica della scienza e cattedratica statunitense, nel suo libro dal titolo omonimo1, sono sempre in agguato. Quelli che negli anni Venti del Novecento presentavano le Lucky strike come un ottimo ricostituente per la gola. O ancora quelli che negli anni Cinquanta dicevano che il fumo faceva dimagrire.
Il radio non era un ottimo per concime per i campi? E l'amianto, come si poteva a farne a meno?
Intorbidire le acque, screditare la scienza ufficiale, diffondere falsità prive di evidenze empiriche. Oggi si chiamano fake news.
E si, dire che il cambiamento climatico non esiste, è una fake news.
In questo caso il senso comune non tradisce l'oggettività della scienza. Anzi la rafforza.
Non resta dunque che recuperare, a piccole dosi, il caro e vecchio senso comune.
Un termometro naturale ed innato nell'uomo, una delle caratteristiche che distingue l'intelligenza umana da quella artificiale.
Forse ha ragione Pedro Domingos, professore emerito di computer science, quando afferma "la gente teme che i computer siano troppo intelligenti e che conquistino il mondo, ma la verità è che sono troppo stupidì e lo hanno già fatto "2.
Presa di coscienza o Realpolitik, resta il fatto che dobbiamo uscire dal fango corrosivo della post verità, del dubbio elevato a valore supremo, dall'ansia di combattere il potere a tutti i costi.
Altrimenti rischiamo di fare la fine del Barone di Munchausen, il quale finito in una pozza di fango, pensava di uscirne fuori tirandosi dai capelli3.








Note:
1. Merchants of Doubt, 2010.
2. The Matester Algorithm, 2015.
3. Il Trilemma di Munchausen

 
 
SOCIETA'
di Lino Lavorgna
 
BONUS 110%: NON SI LASCINO VINCERE I DELINQUENTI
PREMESSA
Questo articolo è stato pubblicato nel quotidiano on line "Ondazzurra" lo scorso 28 giugno. Purtroppo risulta non solo ancora tristemente attuale ma addirittura "aggravato" dagli sviluppi recenti che investono un provvedimento importantissimo per assicurare al Paese quell'efficientamento energetico da sempre auspicato e reso ineludibile dalla terribile contingenza attuale.
Nell'articolo, ovviamente, si fa riferimento al presidente Draghi e questa rielaborazione viene effettuata all'alba del 15 luglio, dopo le sue dimissioni. Non è facile prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni e pertanto quando "CONFINI" sarà on line potremo avere un nuovo governo Draghi o un governo tecnico di transizione per il voto anticipato o qualsiasi altra diavoleria che i nostri fantasiosi politici saranno in grado di individuare. Chiunque dovesse prendere il timone tra le proprie mani, comunque, sappia che il Superbonus, ben gestito, è un provvedimento di cui l'Italia proprio non può fare a meno.

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28 giugno 2022
È di queste ore la notizia che la Guardia di Finanza, nelle sole province di Caserta e Napoli, ha sequestrato quasi 800 milioni di euro a finti titolari di credito. Ben 143 le persone fisiche e giuridiche coinvolte nella colossale truffa, che fa seguito a quelle precedenti, per importi ancora più consistenti, rilevatrici della grande abilità delinquenziale che troppe persone mettono in campo a fronte di importanti azioni di politica sociale, sempre utili e, mai come in questo momento, fondamentali per contrastare i costi delle risorse energetiche, in quotidiana crescita.
A quanto pare tra i beneficiari dei crediti figurano parcheggiatori abusivi, soggetti privi di partita Iva, addirittura un detenuto e, con altissima percentuale, percettori del reddito di cittadinanza (insulso provvedimento che si è trasformato in un boomerang per i troppi abusi, determinando tra l'altro una vera crisi in tanti settori imprenditoriali, costretti a chiudere le attività per mancanza di mano d'opera). Non ci vuole un mago per comprendere che costoro siano solo la "facciata" di un articolato sistema, gestito a ben più alti livelli criminali.
Come a tutti noto, il presidente Draghi, pregno del pragmatismo tipico di tutti i grand commis dell'alta finanza, è un netto oppositore della misura di incentivazione. La sua formazione culturale, ovviamente, è ancorata ai dettami di quel liberal-capitalismo da sempre fonte delle profonde iniquità sociali e già da molto tempo degenerato verso i complessi e oscuri lidi della finanza sporca, incomprensibili dai comuni mortali, che ne possono solo patire le nefaste conseguenze.
Offrirgli sul piatto della bilancia le troppe distonie che traspaiono dalla cattiva gestione del progetto, gli consente di esprimersi con toni di disapprovazione ancora più marcati e argomenti non facilmente confutabili.
Non bisogna demordere, tuttavia. Gli sviluppi di una crisi planetaria per ora non facilmente decantabili, ma ben prevedibili nelle grandi linee a meno che non intervengano drastici e immediati interventi risolutori, hanno reso ben evidente quanto fosse importante l'autonomia energetica per evitare di dipendere da chi vuole spostare all'indietro le lancette dell'orologio, utilizzando le proprie risorse come arma di ricatto pur di continuare impunemente a massacrare il popolo ucraino.
I momenti di grande turbolenza sociale generano sempre quel "caos" che, lungi dal manifestare le immaginifiche e talvolta stupende rappresentazioni offerte da filosofi, letterati, scienziati, psicologi e artisti, mettono in luce precipuamente i limiti della natura umana, le debolezze di troppi soggetti che popolano le stanze del potere e soprattutto la nefasta propensione ad approfittarne per tornaconto personale. Dopo decenni di battaglie a favore delle energie rinnovabili, infatti, le drammatiche vicende di questi ultimi mesi stanno spingendo già troppe persone "importanti" a parlare di ripristino delle centrali a carbone e, addirittura, di ritorno al nucleare.
(Mi sia consentita una nota personale: avevo ancora i pantaloni corti quando fondai un'associazione ecologica e iniziai a diffondere le tematiche elaborate nel famoso (e disatteso) rapporto del MIT -, dicendo, di fatto, le stesse cose che dice oggi Greta Thunberg - e a combattere contro le centrali nucleari, fortunatamente con pieno successo. Ritornare a parlarne a distanza di mezzo secolo mi riempie il cuore di tristezza).
Premesso, quindi, che la strada per rendere sempre più fruibili le fonti energetiche rinnovabili è "segnata" e si può solo andare avanti in tal senso, senza alcun cedimento verso pericolosi passi indietro, la straordinaria idea della riqualificazione edilizia con l'ecobonus "non deve" essere assolutamente accantonata solo perché inficiata da una miriade di delinquenti. Si sbattano in galera i delinquenti, si presti maggiore attenzione nella fase dei controlli, ma si vada avanti senza indugi, colpendo severamente anche gli speculatori che hanno determinato l'ingiustificato aumento dei costi delle materie prime.
Per gli esperti in materia è un gioco da ragazzi calcolare quanti miliardi si possono risparmiare con l'isolamento termico delle abitazioni, la sostituzione dei generatori di calore, la coibentazione, i pannelli fotovoltaici. Altro che ritorno al nucleare, con i rischi connessi ai possibili incidenti e il problema (irrisolvibile) delle scorie, senza considerare - cosa che evidentemente sfugge a chi parla a vanvera - che per costruire una centrale nucleare occorrono non meno di nove-dieci anni, mentre noi dobbiamo ridurre "subito" i costi dell'energia elettrica e del gas per tutelare le famiglie allo stremo e le attività produttive che, in ogni settore, sono prossime al fallimento. Al momento, la piena attuazione dell'efficientamento energetico, realizzabile in tempi brevi, costituisce una delle soluzioni più valide alla tragedia che sta condizionando pesantemente la vita di milioni di cittadini.
Molti soggetti, soprattutto i proprietari di singole unità abitative, si sono sottoposti già a cospicui esborsi economici sia per le parcelle corrisposte ai tecnici esecutori dello studio di fattibilità e dell'analisi preventiva dei costi e dei benefici sia per gli oneri connessi al deposito delle pratiche nei comuni di pertinenza. (Non avrebbero dovuto anticipare nulla ai tecnici, ma sono state costrette a "subire" le richieste economiche pena il rifiuto dell'incarico). Queste persone, con il blocco dei lavori, corrono il rischio di aggiungere al danno la beffa, mentre molti truffatori si stanno godendo fior di milioni guadagnati solo con un pizzico di fantasia. Sintomatico quanto dichiarato da uno di loro che, con i suoi complici, degustando "pizza, panini e birre", passava le nottate a caricare sulla piattaforma digitale dell'Agenzia delle Entrate i crediti di imposta: "Sono diventato uno squalo! Cinquanta milioni di crediti in appena quindici giorni. Lo Stato italiano è pazzesco; vogliono essere fregati, praticamente".
Può il Governo permettere tutto questo? Sui parlamentari non è lecito contare più di tanto perché ora sono tutti occupati a "trovarsi" una sistemazione personale, considerata l'imminenza delle elezioni politiche e l'evidente impossibilità, per tanti di loro, di essere rieletti. Non è un delitto, tuttavia, ricordare loro che dovrebbero operare "soprattutto" nell'interesse dei cittadini e ogni tanto sarebbe opportuno rispettare questo mandato.
Si provveda subito, pertanto, a rimediare con chiari provvedimenti esecutivi che rendano possibile, soprattutto a chi si trovi "a metà dell'opera", di portarla a compimento. Una proroga generale, se non proprio sine die almeno di tre-quattro anni, si rende necessaria per consentire la reale e totale ristrutturazione energetica del Paese. Una proroga, però, che deve essere ancorata ad una efficace prevenzione delle inevitabili truffe che saranno tentate. Uno Stato che si rispetti non può essere prigioniero dei delinquenti e deve liberarsi soprattutto di coloro che possono commettere i crimini grazie al potere scaturito dal ruolo esercitato.
Alle forze dell'ordine giungano il plauso e la gratitudine della parte sana del Paese per la loro meritoria opera in chiave repressiva. Non smettano mai e s'impegnino sempre più. Più delinquenti si assicurano alla giustizia, meglio staremo tutti.
   
     
         
    di Lino Lavorgna    
       
    TWITTER: IL LIBERO ARBITRIO DEI SERVI    
    Sulla differenza tra libertà e libero arbitrio si sono affannati fior di filosofi sin dall'antichità e pertanto chi avesse voglia di "indottrinarsi" in modo approfondito ha solo l'imbarazzo della scelta tra centinaia di opere disponibili. Qui basti dire che il libero arbitrio consiste nella capacità di decidere liberamente come operare e come giudicare eventi e persone, facendo attenzione a non lasciarsi sopraffare né dai pregiudizi né dai propri convincimenti. Quando ciò accade, esso si trasforma in tirannide, ossia una delle più schifose forme della condotta umana, minando pericolosamente l'altrui "libertà di pensiero e azione".
Questa pericolosa deriva del "libero arbitrio" ho avuto modo di riscontrarla e subirla in uno dei più famosi Social network del mondo, specializzato in microblogging: Twitter.
Veniamo ai fatti. Nell'account dal quale risulto "ben identificabile" sia anagraficamente sia professionalmente, ai primi di luglio ho pubblicato dei post critici sulla diffusa volontà di approvare la liberalizzazione della cannabis, che trova eco anche in una classe politica sempre più decadente sotto tutti i punti di vista. Contestualmente ho pubblicizzato il famoso testo di uno dei più grandi psicoterapeuti al mondo, il prof. Claudio Risé: "Cannabis - Come perdere la testa e a volte la vita" (San Paolo Edizioni, 2007).
I post, ovviamente, eccezion fatta per poche critiche espresse civilmente, sono stati subissati di commenti pregni di offese; insulti; volgarità; becera ilarità; accuse di vario genere addirittura relative a mostruosità dell'essere da me sempre combattute in tutti gli ambiti sociali nei quali abbia operato e ancora operi, come facilmente evincibile grazie alla facile e abbondante reperibilità, in rete, di centinaia di articoli.
Soggetti di bassissimo livello etico e culturale, quindi, si sono permessi di commentare senza nemmeno accertarsi con chi avessero a che fare. Non solo: in tanti si celavano dietro falsi profili con nomi di fantasia e avatar al posto della propria foto, privi di qualsivoglia informazione che consentisse di individuare l'effettiva identità dei titolari. Uno di loro mi ha addirittura accusato di essere complice della criminalità organizzata che gestisce lo spaccio della droga!
Eccezion fatta per i pochi che avevano mosso critiche anche sciocche e prive di fondamento scientifico, o con i soliti riferimenti redatti ad arte per favorire la liberalizzazione, ma senza prodursi in offese, ingiurie, minacce e volgarità, ho segnalato "gli account" che, a mio giudizio e secondo il "mio libero arbitrio", meritavano di essere censurati.
La risposta è stata negativa per tutte le segnalazioni: nessuno di loro, infatti (quindi anche i profili non identificabili, dietro i quali si potrebbe celare "chiunque"), secondo le valutazioni effettuate dagli addetti al delicato compito, violava il codice etico e le linee guida del network. Dopo la notifica mi è stato chiesto di inviare un feed back sulla mancata accettazione dei reclami e ho risposto spiegando, con estrema chiarezza, che non ero assolutamente d'accordo con la loro decisione per i seguenti motivi: nessuno ha il diritto di "entrare" in casa d'altri e offendere utilizzando espressioni scurrili e volgari; nessuno ha il diritto di "etichettare" le persone, attribuendo loro appartenenze partitiche o di qualsivoglia altra natura magari antitetiche rispetto all'effettivo pensiero;
criticare è lecito, ma sempre nel rispetto dell'altrui libertà di pensiero; per nessuna ragione dovrebbero essere permessi i profili "fake", che consentono alle persone di offendere impunemente perché non identificabili: se qualcuno si permettesse di rivolgermi gravi e false accuse o di offendere la mia reputazione, potrei avvalermi della facoltà di denunciarlo, cosa impossibile nei confronti dei molestatori anonimi.
Tutto ciò a prescindere dalle altre gravi distonie evinte nella lettura dei post, anche non strettamente connessi ai miei. Alcuni giorni dopo ho pubblicato un post decisamente "ironico" traendo spunto da un articolo pubblicato sul quotidiano "la Repubblica", il cui titolo con relativo catenaccio recitava testualmente, sopra la foto di qualcuno che fumava allegramente uno spinello: "Cannabis, gli Stati Generali a Milano: "È il vero campo largo, sì alla legge".
Ho effettuato lo screenshot del titolo e l'ho montato in una foto sul cui lato destro figuravano in alto un vasto campo di papaveri e in basso una vasta piantagione di cannabis. Sulla linea di demarcazione delle due foto ho scritto: "IL CAMPO LARGO DEL PD". Ho poi pubblicato il composit commentandolo come di seguito trascritto: "Che definizione reboante! Chi farà la parte di Filippo il Bello? Non si fumava nemmeno nella sua epoca! E il campo largo come sarà? Come quello nella foto, immagino! SUICIDATEVI! Droga libera? No grazie!" Ho aggiunto, quindi, per l'ennesima volta, il link al libro di Risé acquistabile su IBS.
Combatto le droghe (tutte!) sin da quando porto i pantaloni corti e ora incomincia a far paura la crescente propensione verso questa pericolosa deriva, protesa alla legalizzazione. Con mia somma sorpresa, tuttavia, il giorno successivo mi sono visto bloccare l'account per alcune ore essendo stato imputato di "istigazione al suicidio!" Mi rifiuto di commentare "seriamente" questo provvedimento per rispetto della mia dignità e dell'altrui intelligenza: solo un cretino, infatti, potrebbe non cogliere il sarcasmo e la sottile ironia ben armonizzate tra foto e testo, non certo inficiati da quel "Suicidatevi", utilizzato al posto di "andate a quel paese" per enfatizzare, a mio avviso doverosamente, l'avversione più totale a un'iniziativa molto pericolosa, essa sì portatrice di morte.
La risposta più eloquente alla vicenda di cui sono rimasto vittima, comunque, proprio nello stesso giorno, è stata fornita da un articolo di "Milano Finanza" (trascrivo il link alla versione integrale: www.milanofinanza.it/news/senza-musk-chi-ci-perde-e-twitter-202207111551008879) nel quale si legge testualmente: "Il social media è troppo politicizzato. La decisione di Elon Musk venerdì 8 luglio di annullare l'acquisto di Twitter è una perdita per il sito di social media e per la libertà di espressione. Gli unici vincitori saranno i progressisti, che appoggiano la censura del sito sulle opinioni non conformi alle loro idee su politica, clima e molti altri argomenti. […] La crescita degli utenti del sito sta rallentando e Twitter ha perso 1,3 miliardi di dollari negli ultimi due anni, anche se i profitti delle società tecnologiche sono aumentati. […] I tweet dei conservatori che presentano anche informazioni puramente fattuali su argomenti come i trattamenti Covid e il clima vengono spesso etichettati come disinformazione. Gli account vengono sospesi senza spiegazioni. Nessuno sa chi siano i maghi dietro le quinte che prendono queste decisioni e Musk dice che consentirebbe un dibattito più aperto".
L'articolo è molto chiaro nella sostanza, a prescindere dai termini inappropriati come "progressisti", per definire l'universo sinistrorso che sta al progresso come un vinello da novanta centesimi sta un Barolo Riserva Monfortino, e "conservatori", per definire gli antagonisti, nonostante il termine sia ormai obsoleto, dal momento che le persone veramente "sane e sagge" hanno ben poco da conservare e guardano al futuro con lungimiranza e prospettive protese a preservare la migliore "tradizione", che proprio non va confusa con "il conservatorismo" caro a chi, dal dopoguerra ai giorni nostri, magari predicando bene e razzolando male, ha fatto strame della democrazia e dei diritti dei cittadini, precipitandoci in quella sub cultura che si sta diffondendo a macchia d'olio a livello planetario, anche grazie alla multimedialità. Il vertice di "Twitter", quindi, detta una linea "politica", cosa di per sé già molto grave. Questa linea, poi, soprattutto in Europa, viene osservata da dipendenti che si dimostrano "più lealisti del re", imprimendovi quel "libero arbitrio" che appaga il loro senso di onnipotenza: il libero arbitrio dei servi, appunto, tra le cose più nefaste che affliggono l'umanità.
Le bazzecole di Twitter, comunque, rapportate alla mia persona, sono insignificanti e non mi toccano: ho due blog, due testate giornalistiche con le quali collaboro liberamente ed è in arrivo una terza testata che mi vedrà come direttore responsabile. Un po' dappertutto, quindi, posso scrivere tutto quello che voglio, senza problemi. Ciò che ben traspare dall'articolo di "Milano Finanza", tuttavia, evidenzia "il grave problema" che impatta con la "libertà" di milioni di persone, non certo nella mia condizione, costrette a subire il "libero arbitrio" di un "arbitro" non neutrale, che sospende gli account con modalità dittatoriali. Twitter dovrebbe garantire a tutti la possibilità di esprimersi civilmente, censurando chi non sia in grado di rispettare il prossimo e, proprio come ha detto Musk, combattere con maggiore determinazione i falsi profili, per buona parte "pilotati" dalla componente più schifosa e marcia della società mondiale. Se questo non accade, è lecito ritenere che di quella componente il vertice di Twitter sia correo.
   
       
         
di
         
         
   
   
       
         
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