SOCIETA'  
    di Silvio Sposito*    
    LA PANDEMIA VERSO L'INVERNO: PROSPETTIVE E PROBLEMATICHE    
   
Sono trascorsi più di 28 mesi dal presunto inizio della pandemia da coronavirus - inizio che parrebbe in realtà doversi retrodatare ad inizio autunno del 2019 in Cina - e stando alle serie storiche delle passate pandemie dovremmo essere giunti al suo epilogo. Dovremmo. Ma qual è la presumibile situazione?
Quasi ovunque dovrebbe essere stata raggiunta la condizione di immunità di popolazione grazie all'elevata % di infezioni - e guarigioni - da varianti Omicron, con il concorso dei vari tipi di vaccinazioni. Ricordiamo che in paesi come l'India sono stati introdotti vaccini a virus inattivato (Covaxin) con buoni risultati in termini sia di efficacia che di sicurezza. Problemi maggiori in Europa, UK, USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda dove - dopo il fallimento dei vaccini a vettore virale e Dna - anche i vaccini a base di mRna e nanoparticelle lipidiche stanno suscitando non poche preoccupazioni per l'efficacia rapidamente evanescente, l'evasione immunitaria delle nuove varianti virali, e - soprattutto - il profilo di sicurezza sempre più in discussione.
Fortunatamente abbiamo assistito negli ultimi mesi ad un succedersi di varianti virali sempre più contagiose ma sempre meno virulente, e l'ultima omicron 5 non sembra peggiore di una comune infezione stagionale delle alte vie respiratorie. Sorge quindi spontanea la domanda se valga la pena sottoporre ancora l'intera popolazione, o parte di essa, a nuove campagne vaccinali. Tanto più essendo ormai numerosi i farmaci rivelatisi molto utili nel controllare l'infezione purché assunti fin dal primo giorno di malattia; quindi senza nessuna vigile attesa! Eppure le autorità regolatorie europee, inglesi e americane continuano ad approvare quarte e quinte dosi - anche con vaccini "bivalenti" - persino per giovani e bambini naturalmente esenti dal rischio di malattia grave, e pur essendo ormai acquisito il fatto che queste vaccinazioni non bloccano a sufficienza la diffusione del contagio. Viene quindi del tutto meno la necessità di vaccinare giovani e bambini per proteggere gli anziani. Ma per lo stesso motivo decade qualsiasi giustificazione e base scientifica per cosiddetti "green pass", "super green pass" e obblighi vaccinali di qualsivoglia natura. Questi prodotti farmaceutici proteggono solo - in parte - dagli esiti peggiori i cosiddetti "fragili" - ovvero anziani, ma anche meno anziani o giovani, con gravi patologie. Chi si vaccina lo fa allora per proteggere se stesso e non gli altri. Nessun "dovere morale" dunque, nessun "impegno sociale" in vista del "bene comune": il bene è solo e soltanto il proprio. Questo fatto eclatante dovrebbe essere ormai ben chiaro ed evidente, ma sembra che ancora - per qualche strano motivo - non lo sia. Ma si dirà: e se ora arrivassero nuove varianti minacciose e mortali? Le nuove varianti ci sono e altre ne verranno in quanto il virus non ha nessuna intenzione di lasciarci. Dovremo conviverci per molti anni a venire, visto che il virus influenzale della tremenda pandemia "spagnola" del 1918/20 è ancora tra noi, pur causando solo innocue infezioni delle alte vie respiratorie.
In oriente si sta diffondendo la XBB e altre ancora in occidente, nessuna di queste dando tuttavia per ora segni di maggior virulenza rispetto a omicron 5, semmai si osservano segnali di minore patogenicità. Dobbiamo allora concludere che la pandemia è in via di esaurimento e ci avviamo verso l'endemia e la convivenza con il virus? Direi proprio di sì; attendiamo solo la comunicazione ufficiale da parte delle autorità internazionali, OMS in primis. A meno che in qualche laboratorio più o meno segreto - e più o meno di alta sicurezza - qualche impavido ricercatore non sia impegnato proprio ora in studi di "gain of function" per produrre, con raffinate tecniche di ingegneria genetica, nuove pericolose varianti virali, o altri agenti patogeni altamente letali. Fantascienza? Purtroppo no, vista anche la recentissima notizia da Boston di un ibrido virus di Wuhan/omicron letale per l'80% nei topi di laboratorio.
Altre notizie attuali di rilievo: dopo Joe Biden e Anthony Fauci, anche Rochelle Walensky - direttore/direttrice dei CDC di Atlanta - dopo 5 dosi si è ammalata, ma soprattutto - sempre come Biden e Fauci - ha avuto una ricaduta una settimana circa dopo aver completato il suo ciclo di Paxlovid - il nuovo (e costoso) antivirale della Pfizer! Ben le sta, direte voi; ma che genere di "vaccini" e di "antivirali" ci stanno propinando? Dico io. Intanto gli inquietanti eccessi di mortalità per tutte le cause - e per tutte le fasce di età - comparsi in tutti i paesi "occidentali" a partire da aprile/maggio 2021 - ovvero non molto dopo l'esordio delle campagne vaccinali - proseguono senza sosta. Evidentemente sarebbe ormai imperativo impostare una seria ricerca per individuare le cause precise di questo fenomeno e cercare di porvi eventualmente rimedio. La cosa strana è che i principali "media" giornalistici e televisivi non sembrano preoccuparsi più di tanto di un evento tanto serio e misterioso. Perché? Ma almeno le Autorità dovrebbero iniziare a preoccuparsi, io credo. In testa alla lista delle patologie riscontrate in aumento troviamo gli eventi cardiovascolari acuti improvvisi, anche in giovani, giovanissimi e sportivi, sia dopo sforzi fisici che durante il sonno. Su questi gravi aspetti torneremo eventualmente in una successiva occasione. Ora vorrei soffermarmi un attimo su una questione di recentissima attualità che sta suscitando non poche polemiche. Mi riferisco al rientro in servizio dei sanitari sospesi per non aver ottemperato all'obbligo vaccinale. A rigor di logica la questione semplicemente non si pone, in quanto - come detto sopra - questi vaccini non proteggono a sufficienza dalla trasmissione del contagio, quindi un medico vaccinato non garantisce affatto al paziente una maggior sicurezza, contrariamente a quanto continua ad essere affermato come certo.
Oltretutto, gran parte dei sospesi sono in realtà guariti, quindi con immunità di gran lunga migliore rispetto a quella - rapidamente calante e incompleta - dei vaccinati non guariti. La questione potrebbe allora addirittura porsi in senso inverso! La cosa è dunque paradossale, tuttavia accade che si insista a voler discriminare gli innocui sanitari sospesi, già pesantemente penalizzati, insultati, discriminati e fatti oggetto di infamanti accuse destituite di qualsivoglia fondamento scientifico.
E' una scandalo inaudito e una persistente vergogna per la sanità italiana: divisa, tormentata, colpita al cuore, e ormai al collasso - più che organizzativo, etico e valoriale. Si vorrebbe addirittura demansionare i poveri sanitari reintegrati in servizio, quindi discriminarli ancora, magari contrassegnandoli con una sorta di marchio di infamia - perché no una bella stella gialla? Sembra inaudito, eppure qualcuno ha fatto davvero proposte del genere! Siamo al più completo annichilimento morale, alla più totale assenza di coscienza critica, tolleranza, buon senso e solidarietà. Siamo all'Orrore - totale e definitivo - del colonnello Kurtz, nel profondo della giungla indocinese, mentre precipita senza scampo nell'abisso del suo delirio nichilista. Che fare per porre un argine a questo disastro, umano prima che medico e scientifico? Forse potremmo ricordare a costoro le parole che il nostro Salvatore rivolse ai persecutori dell'adultera: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra!" Ecco, cari colleghi - o presunti tali - rispettosi delle "regole", chiedetevi - magari guardandovi allo specchio - "Chi di noi è senza peccato? Chi? E c'è anche chi ha dubbi sul diritto a esercitare la medicina da parte di chi non "crede nella scienza" e non ha "fiducia nei vaccini"; anche se dovremmo chiederci in verità di quale scienza parliamo e di quali vaccini!
Io ad esempio, più che "credere" nella scienza, mi sforzo umilmente di seguire il metodo scientifico, e ho la massima fiducia nei vaccini dimostratisi davvero tali - ovvero quasi tutti quelli utilizzati finora. Ho invece parecchie riserve su questi agenti farmaceutici immunostimolanti e parzialmente immunizzanti, aventi le caratteristiche di un pro farmaco di tipo genetico, ad azione terapeutica più che profilattica - una precisa definizione farmacologica essendo anche piuttosto difficile. Essi sono stati "promossi" a vaccini grazie alle modifiche nella definizione di vaccino fatte prima dalla OMS e poi dai CDC di Atlanta, modifiche che hanno consentito l'autorizzazione all'uso in emergenza - negli USA - e in via condizionata - in Europa; altrimenti questi farmaci avrebbero dovuto sottostare alle procedure di autorizzazione ordinarie, molto più articolate e complesse. Stessa cosa potrebbe e dovrebbe avvenire in caso di approvazione di una qualsiasi terapia dimostratasi sicura ed efficace: sarà forse questo il motivo dell'ostracismo verso qualsiasi terapia che "minacciasse" di rivelarsi utile, sicura ed efficace? Ma no, io sono senz'altro eccessivamente malizioso e sospettoso …
Ma, se queste sostanze farmacologiche non sono veri e propri vaccini, perché definire "no vax" professionisti che hanno solo esercitato legittimi - e scientificamente fondati - dubbi e perplessità solo ed esclusivamente verso un farmaco molto innovativo, ma incompletamente studiato circa le sue azioni complessive nell'essere umano e i possibili eventi avversi a medio e lungo termine? Dove è finito il Principio di Precauzione? Dove, il Giuramento di Ippocrate con il suo "primum non nocere"? Può definirsi "vaccino" un prodotto la cui efficacia relativa (misurata rispetto al placebo) è del 95% (in seguito rapidamente calante), ma la cui efficacia assoluta (soggetti protetti verso non protetti) è invece appena dello 0,84%, occorrendo cioè vaccinare 119 soggetti per proteggerne davvero uno solo? Ed è vero vaccino quello la cui capacità sterilizzante in senso epidemiologico- ovvero la capacità di ridurre la trasmissione e quindi la complessiva circolazione virale - è altrettanto esigua e transitoria?
Come d'altronde osserviamo nella vita reale, dove Biden, Fauci e Walensky docunt. Alla fin fine, resta solo - e meno male che qualcosa resta - la capacità, in realtà più terapeutica che profilattica, di impedire o limitare la comparsa di malattia grave; ma - attenzione - nei soggetti a ciò predisposti per età avanzata o la compresenza di patologie gravi e multiple, non certo in soggetti giovani e sani, i quali risultano essere perfettamente protetti dal proprio ben funzionante sistema immunitario. Dobbiamo sempre ricordare infatti la presenza del nostro meraviglioso e complesso sistema immunitario, evolutosi nel corso di milioni di anni e in grado di proteggerci da una miriade di malattie - in primis infettive - e senza il quale non saremmo certamente qui, né come individui, né forse come specie umana.
Ritengo quindi che se qualcuno dovesse tornare nelle aule universitarie, questi sono in realtà coloro che hanno ciecamente obbedito a regole assurde e ascientifiche (i medici e infermieri inglesi scatenarono un putiferio quando fu ventilata anche per loro la possibilità di un obbligo vaccinale; e ricordiamo anche che un obbligo vaccinale per i sanitari esiste in pochissimi paesi al mondo). A posteriori possiamo infatti affermare con certezza che molto più efficace sarebbe stata la messa in atto di rigorose misure di protezione individuale (come già fatto anteriormente all'introduzione dei vaccini), abbinate alla purificazione dell'aria all'interno di ogni locale (a maggior ragione se di piccola cubatura) mediante ventilazione - ove e quando possibile - o con l'uso di scambiatori d'aria esterno/interno, oppure tramite una vera e propria purificazione dell'aria interna con adatti apparecchi a raggi UV di tipo C.
Invece di monopattini e banchi a rotelle, sarebbe stato più opportuno incentivare l'uso di tali apparecchiature per migliorare la qualità dell'aria in tutti i luoghi chiusi, e per diminuire o abolire la capacità infettiva di aerosol contaminati (dai quali è impossibile difendersi anche con mascherine o distanziamento, utili ed efficaci solo verso le molto più grandi "droplets" o goccioline di Flugge).
E' stato fatto? No, salvo in sporadici centri privati e alcuni edifici scolastici. Tornando all'opportuno aggiornamento dei colleghi (quelli restati in servizio, non i sospesi), essi potrebbero approfondire un po' lo studio di biologia generale, patologia generale, immunologia, anatomia patologica, igiene e medicina preventiva, ma soprattutto bioetica ed etica medica! Ma al di là delle materie mediche, io mi sento di consigliare a questi colleghi la lettura attenta e meditata della "Storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni che fu espunta dai "Promessi Sposi" e pubblicata a parte.
Ricordiamo brevemente come nella Milano sconvolta dalla peste del '600 alcuni cittadini vengono accusati di essere "untori". Arrestati, sono torturati fino alla "confessione" dei loro presunti crimini, e condannati a morte. Dopo l'esecuzione viene eretta, in una piazza della città meneghina, una "colonna infame" a imperitura memoria dell'orrendo crimine dei malefici untori. Solo molti anni dopo, Pietro Verri dimostrerà l'innocenza dei poveri disgraziati, ma le Autorità cittadine opporranno resistenza ad ammettere i passati errori per non "compromettere il buon nome" dei loro predecessori! Passeranno così altri anni prima che la colonna infame sia rimossa dalla piazza, oltreché dalla memoria dei milanesi.
A volte mi chiedo come sia possibile che questi colleghi abbiano potuto mettere da parte ogni spirito critico, ogni dubbio costruttivo e ricerca indipendente. Per conformismo? Cieca fiducia nei loro superiori o nelle autorità sanitarie, in realtà non meritevoli di tale fiducia? Desiderio di quieto vivere, o forse viltà? Paura di sanzioni, perdita del prestigio sociale e dello stipendio, problemi familiari o economici? Oppure - la cosa più triste e peggiore - conflitti di interesse? O qualche combinazione di uno o più fattori? Qualunque sia il motivo, non posso credere che non abbiano compreso dove sia la verità e che, nell'intimo della loro coscienza, non provino vergogna per il loro comportamento verso gli innocenti colleghi. E' anche vero - purtroppo - che burocrati e sindacalisti medici mantengono ottusamente e protervamente le loro posizioni e fanno resistenza persino alle decisioni governative! E' il veleno della politica che inquina le acque, appanna la vista e indurisce i cuori? O l'incapacità di fare autocritica e ammettere esplicitamente i propri errori? Ma non voglio credere che questi atteggiamenti negativi prevalgano, e vorrei quindi rivolgere un appello ai colleghi di reparti e ambulatori: egregi colleghi - non solo medici, ma anche infermieri, amministrativi e personale di supporto - cessate, vi prego, ogni astio, divisione, intolleranza, malanimo, incomprensione, e alimentate piuttosto solidarietà, condivisione, cameratismo, empatia, tolleranza. Accogliete i colleghi al loro rientro come il padre si narra abbia accolto il figliol prodigo (in questo caso ingiustamente allontanato dalla casa paterna). Porgete loro le vostre scuse, esprimete loro il vostro rammarico per quanto accaduto e per i torti che a loro sono stati fatti. Basta rancori, divisioni, discriminazioni, violenza verbale, o addirittura odio! E' il tempo della riconciliazione e del perdono reciproco - anche se qualcuno in verità ha molto da farsi perdonare, e qualcun altro molto poco o nulla. Molte sono le vittime in questi due anni e mezzo di pandemia: vittime materiali - i troppi deceduti per la malattia e quelli per terapie tardive o incongrue o per gravi eventi avversi - e vittime morali - i semplici cittadini ingannati, manipolati, plagiati ed illusi, e ancor più quelli ingiustamente e perversamente discriminati, emarginati, umiliati e offesi, colpiti pesantemente nella loro dignità umana e persino negli affetti familiari e nelle capacità economiche.
Ma molti - troppi - sono anche i responsabili di gravi e intollerabili errori e ingiustizie, nonché di reati e veri e propri crimini, e moltissimi - un'intera schiera - i loro complici e manutengoli, appartenenti alle categorie più varie e non irrilevanti della società. Ben venga allora la riconciliazione, ben venga il perdono - la più cristiana delle virtù. Ma giunga anche - ove irrinunciabile - la Giustizia. E a questo proposito vorrei ricordare - in particolare a chi voglia insistere in atteggiamenti discriminatori e persecutori, e ancor più ai vertici di comando che hanno avallato e promosso questi oltraggi alla verità scientifica e alla dignità umana - vorrei ricordare loro, come dicevo, le parole del Manzoni - stavolta nei "Promessi Sposi" - quando Fra' Cristoforo, dopo aver invano perorato la causa di Lucia, sta per essere brutalmente allontanato da un protervo Don Rodrigo: "Verrà un giorno …"; sì, verrà quel giorno, se non qui e ora in qualche altro luogo e tempo, ma state pur certi che verrà!
Roma, 03 11 202


*Specialista in endocrinologia e medicina nucleare

 
 
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