SOCIETA'  
    di Roberta Forte    
       
    UNA TRISTE VISITA    
   
Non so se qualcuno, di recente, ha avuto la disavventura di visitare Roma. A me è toccato per onorare impegni parentali e, devo dire, al di là del piacere di rivedere e abbracciare consanguinei e acquisiti, la tristezza, da un lato, e la rabbia dall'altro mi hanno accompagnata per tutta la durata del soggiorno.
Lo so… detto così non dà l'idea dei motivi del mio stato d'animo ma il fatto è che non so da dove iniziare. O, meglio, mi vien da dire, come in una sorta di grido angosciato, che la città, la capitale d'Italia, il luogo di maggior interesse turistico, è in un degrado pazzesco. Non c'è strada che non presenti problemi nel manto stradale: da dissennate crepe a deliranti buche che pretendono la perizia di uno slalomista. E non c'è giorno senza che si verifichi il funerale di un cerchione o di una gomma o la caduta rovinosa di uno scooterista.
La Via Pontina, poi, soprattutto nella parte urbana, sembra un percorso di guerra. E, alla mia meraviglia per l'esistenza di un così evidente pericolo per i circolanti mi è stato candidamente risposto che è inutile fare rattoppi dal momento che dovrà essere rifatto l'intero tratto urbano della strada in questione. Sarà che sono vecchia e tarda di comprendonio ma non mi sono accontentata della risposta che, a mio ricordo, viene ripetuta di anno in anno. Perciò, sono 'andata' sulla sesquipedale Wikipedia a cercare 'Via Pontina' e, neppure a farlo apposta, sotto gli occhi dell'intero globo terracqueo, è emersa la febbricitante verità: 'Con ordinanza ASTRAL n.2 del 28/02/2014 sul tratto tra Spinaceto e Pomezia il limite è stato ulteriormente abbassato a 70 km/h data la sua pericolosità.' Chissà in quale millennio si metterà mano ai lavori di rifacimento.
Molto ingenuamente, ho provato a chiedere le cause di tale abbandono a persone che sembravano al dentro delle cose e, molto pedestremente ma con altrettanta sicumera, mi hanno risposto che governare una città di tale portata non è cosa semplice: le disponibilità vanno gestite, opportunamente indirizzate, sapientemente allocate, e che le gelate del marzo di due anni fa hanno notevolmente aggravato la situazione, data la loro straordinarietà. Beh! Questo posso concettualmente accettarlo ma come spiegare a distanza di oltre un biennio il persistente, pericoloso disagio?
Devo a questo punto dedurre che gli effetti dei venti straordinari che nei mesi passati hanno spazzato l'Italia da Nord a Sud e che a Roma hanno spezzato rami e divelto tronchi persisteranno almeno per un biennio, visto che non è difficile trovare in città tumuli di terra che mostrano radici a vista attaccate ad un accenno di tronco. Gli addetti ai parchi e ai giardini, in tutta evidenza, sono andati a tagliare e a prelevare la porzione superiore ma il 'pane' delle radici era al di sopra delle loro possibilità. Forse si aspetterà che marcisca così da poter ricorrere a mezzi ordinari (almeno quelli) per l'asportazione.
In ogni caso, non credo alle straordinarietà e alle oggettive difficoltà di programmazione nell'affrontarle. E, a sostegno di tale mia convinzione, ci sono i rifiuti che non hanno alcunché di straordinario. Roma è diventata una città sporca. Non dico il centro, con le sue vie sapientemente illuminate dove lustri sampietrini mandano riverberi. Perla nel brago. Mi riferisco, invece, all'hinterland dove cumuli di spazzatura giacciono accanto a cassonetti pieni. Parlo di strade che da tempo non vengono spazzate, che a ogni folata di vento fanno da palcoscenico alle vane giravolte delle cartacce; strade dove ogni slargo mostra depositi ad libitum di rifiuti maleodoranti che nell'indifferenza generale aumentano giornalmente. Non è infrequente, come ho riscontrato, che qualche ruspante benpensante, abitante nei dintorni dei 'depositi', attacchi cartelli del tipo (me li sono appuntati): Aho! Se ce riprovi, te strippo, oppure Se te ce pio, te sfonno, quando non Se te ce trovo te pio a carci tutti volti a dissuadere la giungla degli incivili che gravitano sulla città.
Parlo di strade che mostrano materiali di risulta di lavori di intervento su reti fognarie, telefoniche, di energia, lasciati in bellavista: strutture metalliche di protezione accantonate con pezzi di nastri bianchi e rossi che svolazzano allegramente, bobine industriali lasciate alle intemperie a decomporsi; il tutto con calcine a vista poste a lato, tanto per movimentare la skyline urbana. Parlo di assenza di programmazione dei lavori al punto da scavare dove due giorni prima si era colmato. Parlo di assenza di manutenzione programmata del verde tanto da determinare caduta improvvisa di rami e crescita a dismisura di oleandri posti a divisorio di carreggiate di grande scorrimento nell'area cittadina (l'Olimpica, ad esempio) al punto da impedire la visuale e persino il transito nella corsia di sorpasso.
Non parliamo, poi, del traffico. Nove anni di attesa e, mi dicono, di sofferenze, per veder completata la terza corsia degli ultimi ventidue chilometri di raccordo anulare (l'Autosole, ben 759,4 Km, fu realizzata in soli otto anni, tra il '56 e il '64) senza veder minimamente risolto il problema dei 'tappi' che improvvisamente si creano, degli intasamenti farneticanti, accompagnati da stridenti clacsonate, che quotidianamente si formano all'uscita di alcune consolari perché la conseguente rete viaria non riceve, senza che un qualche intervento lenisca i patimenti degli utenti. Del resto, che si può fare? Sono zone ad alta densità abitativa è la risposta più becera che mi sia stata fornita.
Ma non è solo la questione del traffico su G.R.A. a lasciare allibiti: vie cittadine intasate soprattutto perché intervallate da ottusi semafori quando almeno l'assessorato all'urbanistica dovrebbe conoscere l'invenzione di Eugène Hénard, urbanista francese: la cosiddetta 'rotatoria' o rondò. In città, generalmente, non se ne vedono e qualcuna di quelle pochissime realizzate mi dicono fosse sbagliata tanto da essere rifatta. Ribadisco: fatta due volte. E che diamine, neppure un semplice cerchio?
Certo, si potrebbe ovviare, almeno in parte, ai problemi del traffico se i mezzi pubblici funzionassero. Ma non è dato di sapere se e quando la loro gestione raggiungerà il regime ottimale. Qualcuno mi ha ventilato che il quaranta per cento del parco automezzi è fermo per manutenzione e che a volte si ricorre alla cannibalizzazione. Un articolo di Floriana Bulfon su Repubblica del 26 luglio dello scorso anno conferma il dato e ci informa che, a quel tempo, nell'arco di un anno e mezzo, ben sessanta bus avevano preso fuoco. Ma il problema persiste (l'altro giorno, se n'è incendiato un altro) e non sembra legato alla vetustà dei mezzi: prendono fuoco quelli di oltre 16 anni (abitualmente viaggianti con grandi sbuffi inquinanti) e quelli con poco più di tre anni. Afferma la Bulfon che nel deposito di Grottarossa, uno dei più grandi alla periferia di Roma, ci sono decine di autobus parcheggiati che non saranno più messi in circolazione. Sembra di essere in uno sfasciacarrozze, afferma la giornalista: dai mezzi sono stati sottratti pezzi di ricambio riutilizzabili per rattoppare altri bus. E così le macchine che circolano ricordano Frankenstein, mostri composti da parti di diversi cadaveri, di cui è impossibile censire le condizioni reali o prevedere quando vadano cambiati.
La metro, infine, è un discorso a sé stante. Non tanto per l'esiguità delle linee, tre, (a completare la prima, sembra siano occorsi vent'anni) quanto per l'agibilità e l'estetica. Mi dicono che non sia infrequente che importanti stazioni del centro restino chiuse per un irragionevole lasso di tempo adducendo il motivo a lavori di manutenzione. Apro una parentesi: mi è capitato nel mio soggiorno di prendere la metro e di scendere a Spagna, da poco riaperta. Ebbene, anche in quella stazione, sporca da non credere, è presente materiale di risulta, in bella vista di frotte di turisti reduci dalla visita alla universalmente conosciuta Trinità di Monti e alle mitiche boutiques della zona dalle griffes più prestigiose.
Certo, posso capire che quando una comitiva di russi decide di fare la danza del cosacco sulle scale mobili, come hanno riportato tempo addietro i mass-media, queste possano cedere. Ma se i mugiki sono lontani, quali lavori potranno mai coinvolgere stazioni come Spagna, Repubblica, Barberini, Flaminio al punto da chiuderle per tempo immemore? Interrogata in proposito la Sindaca ha affermato di aver disposto la disdetta del contratto con l'azienda che cura la manutenzione. D'accordo. Ma non riesco ad immaginare quali difficoltà si possano incontrare nel trovarne un'altra.
Comunque, la farneticante affermazione che i disagi saranno alleviati dal trasporto di superfice postula l'esigenza di un ottimo psicoterapeuta, quando non di uno psichiatra perché è evidente una dissociazione, 'a capa nunn'è bona: un insieme di percorsi urbani dove non sono delimitate corsie preferenziali e laddove lo sono, queste vengono abitualmente invase da auto private che ci trasportano il caos circostante. Il massimo lo si raggiunge quando l'automobilista è costretto ad occupare la corsia preferenziale perché la corsia di marcia è ostruita da auto parcheggiate in seconda fila. Mi dicono che il paradosso, poi, si realizza quando l'automobilista che invade la corsia preferenziale a causa degli assurdi parcheggi viene ripreso da telecamere e multato.
A questo punto qualcuno potrà chiedersi dove mai siano i vigili urbani. L'immancabile Wikipedia ci dice che il loro corpo ammonta a circa 6.000 unità. Forse sarà una questione di turni o forse di una mia disattenzione ma, ad esempio, nel tratto di Viale Liegi e nel suo proseguimento in Viale Regina Margherita, percorsi più volte nel periodo di visita romana, difficilmente ho visto un vigile nonostante il parcheggio in doppia fila mi dicono sia abitualmente paranoico, aggravato dalla sosta di mezzi di trasporto per lo scarico delle merci. In verità, una volta mi è capitato di vedere, passando, una pattuglia che osservava lo scorrere a rilento del traffico, tra slalom, frenate, improperi e strombazzate mentre i bus nel primo tratto e i tram del secondo erano fermi in attesa che il traffico si dipanasse.
Non voglio emettere giudizi perché non ne ho la competenza ma mi chiedo, leggendo dalla stampa, non sono forse quei vigili che nella notte tra il 31.12.2014 e il 1.1.2015, nel numero di ben 767 elementi, sono 'spariti' dai turni? Luigi Irdi, in Repubblica del 7.4.2017, ci rappresenta la paradossale situazione di allora con i meccanismi e le pseudo-motivazioni che l'hanno determinata; dice l'articolista, tra medici collusi, vigili assenteisti, finte malattie, telefonate mai sentite, telefonini spenti o fuori campo. Rinviati a giudizio tre degli assenti, questi, inizialmente condannati dal tribunale con decreto penale per rifiuto di obbedienza e interruzione di pubblico servizio, sono stati successivamente assolti con formula piena.
Beh! Non c'è che dire, un allegro quadretto di un tranquillo weekend di stress. Mi è capitato in questi giorni di udire dichiarazioni della Raggi alla quale non imputo certo l'avvio del degrado urbano ma certo è che non sembra abbia fatto molto perché non si accentuasse il clima da Blade Runner. Ma sicuramente è una mia disattenzione andando a Roma saltuariamente. Comunque, ho ascoltato delle dichiarazioni della Sindaca, dicevo, intanto in risposta alla domanda di come spiegava il tonfo pauroso del M5S avvenuto particolarmente a Roma, sottintendendo l'infelice staticità del suo mandato. In questo caso, ha dichiarato che l'efficacia della sua azione andrà verificata alla fine. Tre anni sono passati. Speriamo non aspetti ancora molto perché potrebbe non trovare più il Movimento che la sostenga per un secondo mandato. Nel senso che il Movimento sparisca ovvero che costata l'inefficacia della sua azione non la ricandidi? Non so, fate un po' voi.
Il secondo tipo di dichiarazioni, alquanto risentite, dirette soprattutto al suo partito, riguardano il farraginoso cammino del decreto cosiddetto Salva-Roma che non sembra andare in porto. Salvare Roma da cosa? Lo scopriremo solo vivendo, cantava Lucio Battisti. Ma del resto, peggio di così? Me ne torno nella mia periferia dell'impero con una tristezza infinita mentre un'imperscrutabile nebbia di cazzate staziona stupidamente sulla città.

 
 
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